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personaggi che non apprezziamo

Di Roberto Menia conserviamo solo ricordi spiacevoli. Figlio di una esule istriana, in gioventù aveva manifestato frequentemente la tendenza ad alzare il braccio destro per esibirsi nel saluto romano e ad alzare le mani contro sloveni e comunisti, veri o presunti. E' stato segretario a Trieste del Fronte della Gioventù e ha assunto in seguito numerosi incarichi sia a livello locale (Assessore alla Cultura a Trieste) che a livello parlamentare, sempre in formazioni politiche di destra, da AN a FLI e, più di recente in FdI di cui oggi è Senatore.
Non ha mai fatto mistero delle sue posizioni nazionaliste e di lui ricordiamo anche un viaggio a Belgrado, durante la guerra che ha insanguinato i Balcani negli anni '90, per discutere del destino dell'Istria che, immaginiamo, avrebbe gradito sottratta alla sovranità di Slovenia e Croazia per poterla annettere all'Italia. Più di recente ha richiesto di rendere l'italiano lingua ufficiale del nostro Paese e si è lasciato andare a un pesante attacco allo studio del Friulano nelle scuole, lasciando, generosamente, la possibilità di parlarlo in casa e nelle associazioni. Non poteva mancare l'appello a togliere i fondi pubblici all'ANPI da lui accusata, in merito alla complessa storia del Confine orientale, di negazionismo e giustificazionismo. Chiuso nella corazza del nazionalismo, oggi nella versione "modernizzata" del sovranismo, non si presenta mai come uomo del dialogo disponibile ad ascoltare le argomentazioni degli altri.
Ne parliamo in queste righe perché il prossimo 15 febbraio sarà presente, in "concomitanza differita" con il Giorno del Ricordo, ad una una iniziativa organizzata dal Comune di Lusevera e dall'Unione degli Istriani (una organizzazione di esuli per diritto ereditario) che vedrà l'intitolazione di una via ai Martiri delle Foibe. Che le foibe non abbiano nulla a che vedere con la storia di Lusevera è un particolare secondario. Non ci risulta nemmeno che a Lusevera ci siano monumenti specifici dedicati alla Resistenza e alla Zona Libera del Friuli Orientale di cui, questo Comune, fece parte dal luglio 44 al settembre 44, quando questa esperienza democratica fu soppressa nel sangue dalle forze tedesche. Si tratta di una iniziativa politica finalizzata a stabilire l'italianità di un territorio e a celare la complessità degli intrecci linguistici a cavallo dell'attuale confine. Ma da un Sindaco con posizioni antislovene a cui piacerebbe il ritorno di Plezzo e Caporetto all'Italia e che il 25 aprile celebra la Festa della Libertà e non quella ufficiale della Liberazione, non potevamo aspettarci nulla di meglio.
Dal sito del Comitato 10 Febbraio abbiamo appreso che, dopo la cerimonia a Lusevera, Roberto Menia sarà a Cividale per presentare nella Sala del Consiglio Comunale il suo libro "10 febbraio. Dalle foibe all'esodo", nel corso di una iniziativa promossa dal Comitato 10 Febbraio.
Sia chiaro, ognuno può chiedere di presentare il libro dove vuole, ma consentire di presentarlo nella Sala dove c'è anche il Gonfalone cittadino con la Medaglia d'Argento al VM per fatti della Resistenza, ha tutto l'aspetto di un insulto alla memoria delle 105 vittime delle Fosse del Natisone e degli 8 partigiani (italiani e sloveni) uccisi dai nazifascisti al campo sportivo intitolato ai "Martiri della Libertà".

Cividale del Friuli, 9 febbraio 2026

la redazione del sito

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