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Mercato del sabato - La proposta di trasferire il Mercato
del sabato dall'attuale sede (il piazzale circostante la vecchia
stazione ferroviaria) a Borgo di Ponte ha suscitato nuove polemiche.
Sebbene lo spostamento sia indispensabile per permettere la realizzazione
di alcuni importanti interventi di riqualificazione dell'area
dove il mercato è ospitato da molti anni, gli esercenti
del centro non gradiscono il nuovo posizionamento.
Portarlo oltre il Ponte del Diavolo non favorirebbe il flusso
di persone verso il centro e questo non permetterebbe di rianimare
le attività commerciali site in loco. La nuova sede, invece,
sembra aver trovato l'apprezzamento degli esercenti posti più
vicino alla nuova area destinata al mercato perché, sulla
falsariga del Baule del Diavolo (una iniziativa commerciale che
si svolge l'ultima domenica di ogni mese in cui si vendono cose
vecchie e usate) vedrebbero una maggiore presenza di persone
presso i loro esercizi.
Catia Brinis, l'Assessore alle Attività Produttive di
Cividale, ha sottolineato come la nuova collocazione abbia, per
il momento, carattere provvisorio e che la sua individuazione
sia il frutto di un percorso di consultazione attento e prolungato
con le parti in causa.
Non sappiamo cosa dire. Crediamo che la collocazione del Mercato
del sabato, qualunque sia la sua sede, non produrrà significativi
e diffusi benefici economici al commercio in centro e a trarne
beneficio sarebbero principalmente gli esercenti più vicini
al flusso del pubblico. Sempre che, per distribuire equamente
i benefici economici indotti dalla presenza del flusso di acquirenti,
non si voglia rendere itinerante anche il mercato collocandolo
ogni sabato in posizione diversa nello spazio tridimensionale
cittadino.
Le piccole attività commerciali sono in difficoltà
un po' dappertutto per la concorrenza dei grandi centri commerciali,
per la crescita degli acquisti on line, per il mancato ricambio
generazionale degli esercenti, per la difficoltà a percepire
le nuove esigenze della clientela, per le incertezze economiche
in cui vivono molte famiglie. Questi sono dati di fatto.
Che la sede del mercato del sabato possa esser decisiva nel rilancio
del commercio cividalese ci sembra una affermazione poco sensata.
Sanremo
on my mind - il Messaggero
Veneto di giovedì 26 febbraio ci ha informato della presenza
a Sanremo, nell'ambito delle manifestazioni collaterali al più
noto festival canoro, di una serie di aziende regionali pronte
a promuovere alcune specialità enogastronomiche del nostro
territorio, principalmente vini, dolci tipici, prosciutti. Montasio,
Frico e chissà cos'altro. Non mancherà la commemorazione
del terremoto del 1976 che, immaginiamo, sarà contornata
da degustazioni alimentari ed enologiche che tanto si adattano,
lo diciamo con amara ironia, a quel tragico evento.
Eh, sì perché "allegri bisogna stare"
e anche gli eventi drammatici della nostra storia devono finire
nella variante nostrana del "tarallucci e vino". Anche
quest'anno è presente a Sanremo il Distretto Turistico
Commerciale Corte Natisonis che è impegnato a promuovere
le peculiarità enogastronomiche del Cividalese e delle
Valli del Natisone.
Il distretto sarà rappresentato dal suo manager, Cristian
Sedran, da Manlio Boccolini, delegato del Comune di Cividale
e referente del distretto, da un gruppo di allievi del Civiform
e da alcuni produttori enogastronomici locali. Non conosciamo
i costi di questa presenza come non sappiamo quale sia la reale
incidenza di questa partecipazione nella promozione del nostro
territorio. Poiché il distretto è sostenuto con
fondi pubblici è giusto sapere in che modo questi soldi
sono utilizzati e quale sia la reale ricaduta nel territorio
della sua azione promozionale. Attendiamo nei prossimi giorni,
sulla pagina locale del MV, il solito articolo celebrativo.
Nota: per vedere il nostro commento alla partecipazione
del Distretto alla edizione del Festival dello scorso anno
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Ospedale di Cividale: le ultime
notizie - lo scorso primo
dicembre è iniziata l'attività della Casa di Comunità
di Cividale. Attualmente è collocata in alcuni spazi della
vecchia struttura ospedaliera cittadina, ma probabilmente nella
seconda parte dell'anno (siamo ottimisti), sarà ospitata,
assieme all'Ospedale di Comunità, nel nuovo edificio in
costruzione nel parco dell'ex ospedale. E' intanto in scadenza
il contratto per la gestione del Punto di Primo Intervento, attualmente
affidata ad una cooperativa, e non abbiamo notizie su chi subentrerà
ad essa. Come al solito, lo scopriremo all'ultimo minuto, alla
fine di un percorso decisionale in cui chiarezza e trasparenza
sono ritenuti dei fastidiosi optional.
Quando tutto funzionerà a dovere, l'Ospedale di Comunità
sarà dotato di 20 posti letto per degenti a bassa intensità
di cura, di un medico, di un infermiere, di un operatore socio-sanitario
(OSS), forse di un fisioterapista e poco altro. Ci è stato
detto che l'Ospedale di Comunità sarà la struttura
in cui verranno ospitati i degenti post acuti, in attesa del
loro rientro a casa alla fine di un percorso che li ha visti
ospiti di un reparto ospedaliero per cure di una certa complessità.
Detto così, è una idea apprezzabile che probabilmente
sarà concretamente rielaborata in area in cui smistare
pazienti ospedalieri per liberare letti da assegnare a nuovi
malati bisognosi di una azione medica più complessa. Il
rischio è che i pazienti usciti dall'ospedale, prima di
rientrare a casa finiscano in Ospedali di Comunità che
non hanno alcun rapporto con il territorio in cui vive. Insomma
dei centri di smistamento dove parcheggiare degenti.
La sanità vive un periodo di difficoltà prolungato
e le varie novità introdotte negli ultimi anni non hanno
certo migliorato la qualità dei servizi sia nella nostra
Regione che in altre aree del nostro Paese. Con la riduzione
della quota di PIL destinata alla Sanità prevista per
i prossimi anni, temiamo che la Sanità pubblica possa
collassare definitivamente a favore della sanità privata
convenzionata, quella che fa profitti e eroga dividenti sfruttando
la richiesta di salute dei cittadini.
un po' di silenzio non guasterebbe
- sul Sole 24 Ore di
giovedì 26 febbraio è apparso un articolo in cui
si propongono alcune frasi di un intervento di Carlo Modica de
Mohac di Grisì (caspita, che nome lungo) Presidente del
Tribunale Amministrativo Regionale del Friuli Venezia Giulia.
Parlando della complessità dell'attività quotidiana
della magistratura, ha affermato che "Tutti vantano,
più o meno a ragione, diritti: i migranti, i delinquenti,
gli zingari, gli animali, ma pochi ricordano di avere doveri
e soprattutto oneri".
Una frase infelice perché apparenta gli zingari e i migranti
agli animali e che, crediamo, riveli un retropensiero dell'autore
più burocratico che virato sull'umanità. Speriamo
si tratti di una gaffe o una "voce dal sen fuggita".
Il contesto sociale e politico, in cui la prepotenza e l'accanimento
contro i poveri e i diversi sono frequenti, ci fa ritenere che
non ci sarà alcuna precisazione o correzione da parte
del magistrato. Circa la scarsa memoria di molti cittadini verso
i doveri e gli oneri, basti considerare l'indifferenza alle regole
ampiamente diffusa in molti furbetti che frequentano il mondo
della politica e dell'economia italiana. Sono pericolosi perché
alimentano la sfiducia e fomentano la rabbia di chi è
corretto nei confronti dell'Amministrazione Pubblica e degli
altri.
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Cividale del Friuli, 28 febbraio
2026 |
la
redazione del sito |
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