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Il TgR del FVG
del 27 gennaio, Giorno della Memoria, ha segnalato la scarsa
partecipazione alla cerimonia in memoria della Shoah svoltasi
a Trieste nella Risiera di San Sabba, campo di sterminio, unico
in Italia, dove furono rinchiusi ebrei, oppositori politici,
partigiani italiani e jugoslavi, ...
Il
Rabbino di Trieste, Alessandro Meloni, ha stigmatizzato l'assenza
dei giovani e delle scuole, purtroppo un dato di fatto che ha
riguardato anche altre iniziative analoghe. Il servizio del TgR
ha evidenziato anche l'assenza del pubblico, meno di un decimo
della capienza del luogo e meno della metà di quello presente
lo scorso anno.
Secondo Alessandro Meloni è il segnale del fallimento
del Giorno della Memoria perché ne è andato perso
il senso.
Il Rabbino ci ha ricordato che il Giorno della Memoria è
stato istituito per ricordare a tutti che, quanto accaduto agli
ebrei (la Shoah), è stato reso possibile perché
c'è stata la partecipazione di tutta la società
di allora.
Una frase severa che richiama la responsabilità di chi
istituì le leggi razziali e collaborò alla deportazione
degli ebrei con delazioni, consegnando gli elenchi dei cittadini
di religione ebraica ai nazisti, collaborando alle retate, ...
La frase però è troppo "tranchant"
perché ci furono anche persone che aiutarono gli ebrei
a nascondersi e a sottrarsi alla deportazione, spesso mettendo
a repentaglio la propria incolumità personale. Fu l'azione
di una minoranza di oppositori che agirono nell'indifferenza
di molti altri?
Sì e questo non riduce le responsabilità individuali
di chi collaborò nel nostro Paese allo sterminio degli
ebrei, ma i "giusti", quelli che aiutarono gli ebrei,
non vanno nemmeno dimenticati.
Abbiamo trovato infelice l'attualizzazione della frase secondo
cui "l'ebreo che piace è quello morto!"
e l'aggiunta che "l'ebreo che si difende o vuole vivere,
disturba".
A "disturbare", in tempi di razzismo, violenza crescente
e odio diffuso, oggi sono le minoranze, gli stranieri, i migranti
e i numerosi popoli ritenuti di troppo, di cui si auspica la
sparizione o la deportazione o il confinamento.
Anche a Cividale, domenica scorsa, anticipando la cerimonia per
il Giorno della Memoria, sono state ricordate le vittime delle
persecuzioni nazifasciste. Negli ultimi anni si sono raccontate
le storie di Elvira Schoenfeld Piccoli e Amalia Piccoli, cittadine
deportante e uccise ad Auschwitz-Birkenau, di Leo Levi, medico
ebreo che riuscì a sfuggire miracolosamente alla cattura
da parte dei nazisti e del medico ebreo polacco Zygmund Osser,
ucciso dai cosacchi a pochi Km da Cividale.
Quest'anno si è raccontata la storia di Lojze Bratu,
musicista e compositore sloveno di Gorizia morto nel 1937, dopo
6 settimane di agonia, per le conseguenze di una brutale aggressione
fascista in cui fu costretto a ingerire una miscela a base di
olio di ricino e olio minerale.
Strenuo difensore dei diritti degli sloveni pagò con la
vita il suo essere diverso e punto di riferimento di una comunità
perseguitata.
Nella cerimonia svoltasi al Museo Archeologico che da anni ospita
le iniziative dedicate al Giorno della Memoria, si devono evidenziare
le assenze: nessun studente della Scuola Media Statale "Elvira
e Amalia Piccoli" e, se non erriamo, nemmeno di altre scuole.
Sappiamo che le scuole sono attente alle tematiche della memoria
e che non mancano iniziative didattiche legate alla Shoah, ma
la loro assenza a questa cerimonia ufficiale non è stato
un bel segnale.
Pur se patrocinata anche dal Comune di Cividale, parimenti significativa
è stata l'assenza di un qualsiasi rappresentante della
Amministrazione cittadina.
Un altro dato sconfortante.
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Cividale del Friuli, 27 gennaio
2026 |
la
redazione del sito |
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