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sanità pubblica: codice rosso

i problemi della Sanità Pubblica (parte prima)

--Proponiamo nelle righe seguenti alcuni punti di uno
--studio elaborato dal dr.Stefano Pustetto in merito allo
--stato della Sanità Pubblica in Italia. Lo pubblichiamo
--in 2 puntate di cui quella che segue è la prima parte.
--Entro mercoledì 11 marzo pubblicheremo la seconda
--parte.----------------------------------------------Buona lettura.

Le linee guida per la sanità pubblica sono state contrassegnate da tre verbi:
sbagliare (la programmazione), mortificare (il personale) e non incentivare (il merito). Tre azioni in cui i gestori della Sanità Pubblica sono riusciti ad eccellere in modo incontrastato.

Programmazione: ogni anno, su mille laureati in medicina, 260 non entrano mai negli ospedali perché i finanziamenti alle Scuole di Specialità sono insufficienti. A questo punto diventa ragionevole chiedersi se alla base di questo problema ci sia il numero chiuso (parlare di numero programmato, visto che non si è programmato un gran che, è fuori luogo) o la volontà di risparmiare sulla formazione?
Di chi è la responsabilità se su 1.000 ospedalieri che vanno in pensione si programmano solo 650 nuovi ingressi?
Adesso aumentano in numero le borse di studio, ma non si vuole incentivare l'accesso alle specialità nelle quali mancano i medici. Chi è il responsabile di questa situazione?

Medici di Medicina Generale (MMG), detti anche medici di famiglia o medici di base: Il primo anello della catena che tutela la salute dei cittadini è rappresentato dai medici di famiglia che sono considerati spesso dei medici di serie B perché prescrivono visite, farmaci, esami, ...
Molti di loro si stanno organizzando per fornire prestazioni a pagamento secondo il modello già rodato della sanità privata.
La connivenza pubblico-privato è fatta di coincidenze di interessi. Siamo al livello di "Tu mi porti voti, io ti accredito e tu fai quello che ti pare". La professione dei medici di base deve essere rivista completamente con regole nuove e più chiare e questo è il periodo migliore per farlo.
Il compito principale del Medico di Base medici di base è il triage territoriale: valutare se il disturbo di un paziente è di lieve entità, se deve essere inviato in pronto soccorso o necessita di una visita specialistica. Questo filtro oggi non funziona più bene.
Pier Luigi Bortoletti, il Vice Segretario della FIMMG, il principale sindacato autonomo dei medici di base (raccoglie le adesioni del 63% dei professionisti sindacalizzati), nel corso di una riunione svoltasi il 21 ottobre 23 ha affermato che i colleghi si devono dotare nei propri ambulatori di ECG, ECO, Spirometri in modo da poter eseguire gli esami di primo livello a pagamento.
Preso atto che ci sono 40 miliardi di euro di spese mediche pagate dai cittadini di tasca propria, senza rimborso assicurativo e copertura del Sistema Sanitario Nazionale (SSN), ci sono associazioni professionali che pensano che questa fascia di mercato debba essere presa in carico da loro per poter incrementare gli stipendi dei medici.
Il medico di base è un libero professionista convenzionato e ogni 3 anni i loro sindacati contrattano i servizi che devono garantire ai pazienti. I contratti nazionali non definiscono mai nei dettagli quali sono le cure di cui devono farsi carico. Alcune prestazioni se non previste dall'Accordo Collettivo Nazionale (ACN) ricadanono sulla tasca del paziente.

Come vengono formati i MMG: in Germania i corsi di specializzazione, che sono equiparati a quelli delle altre specialità, durano 5 anni e gli allievi medici sono stipendiati e lavorano come assistenti. Nei loro corsi sono previsti 3 anni obbligatori in ospedale, di cui 2 in Medicina e, a rotazione, in Chirurgia, Pediatria, Ostetricia e Ginecologia. Nei restanti 2 anni devono frequentare gli studi dei Medici di famiglia fungono loro da tutor.
In Francia i corsi specialistici dei medici di base durano 3 anni con 200 ore di lezioni teoriche più vari tirocini semestrali in ospedale.
In Spagna i corsi di specializzazione dei medici di base durano 4 anni con 18 mesi di frequenza a rotazione nei vari reparti ospedalieri.
In Italia le Regioni si fanno carico della formazione post laurea dei medici di base con un corso che dura 3 anni. I corso dovrebbe essere articolato in 1.600 ore di teoria e 3.200 ore di pratica da svolgersi in Ospedale o negli ambulatori dei Medici di Base. Di fatto non si insegna nemmeno all’utilizzo dell’elettrocardiografo, dell'ecografo e dello spirometro e le loro borse di studio solo di recente sono state parificate a quelle dei dottorandi di altre specialità.
I Medici Formatori dei futuri Medici di Base (docenti universitari, ricercatori e medici tutor territoriali) dovrebbero essere selezionati in base a criteri quali la competenza, la capacità e l'esperienza. Molto spesso questi criteri non sono seguiti e finiscono in mano a docenti che hanno ruoli di rilievo nei sindacati medici (FIMMG, SNAMI e SIMG).
Non sempre sono chiari i rapporti che i referenti di questi sindacati hanno con il Ministero delal Salute e con i Medici di Base.
Claudio Cricelli, attualmente Presidente Emerito della Società Italiana dei Medici di Medicina Generale (SIMG) ha promosso per anni l'informatizzazione degli studi medici proponendo il software di Millenium, azienda leader internazionale nel settore dei software clinici. In un conflitto di interessi che a noi pare evidente, Claudio Cricelli dal 2004 al 2013, è stato membro del CdA di questa azienda.

I direttori sanitari: considerato che la sanità è di competenza delle Regioni, nelle ASL la collocazione dei Direttori privilegia più la fedeltà politica più che la competenza. Per facilitare le cose, si sommerge la Sanità Pubblica di burocrazia facendo in modo che la sanità privata possa concentrarsi sulle prestazioni più remunerative e non su quelle più necessarie.

I soldi: I soldi aiutano a saltare le code, ma tutto dipende dal problema sanitario che si deve affrontare. Considerato che lo stipendio medio degli italiani è di 1.700 euro mensili diventa chiaro come non a tutti sia possibile saltare le code, spesso lunghe anche molti mesi, pagando spesso cifre importanti.

Le nuove mutue: cominciano a farsi avanti le polizze sanitarie (fondi sanitari integrativi) fornite da compagnie di assicurazione il cui atteggiamento rimanda alle vecchie mutue di 50 anni fa. Molto diffuse sono le assicurazioni sanitarie inserite nei contratti di lavoro. Sono pagate dal datore di lavoro al posto degli aumenti salariali, ma garantiscono una copertura modesta e di solito scadono il giorno del pensionamento o, in alcuni casi, al compimento del 75° compleanno.

Lobbies: Il sistema sanitario è in mano alle lobby. Gli stessi sindacati dei Medici di Base sembrano essere sempre meno interessati alla difesa della sanità pubblica preferendo privilegiare battaglie e interessi corporativi. Probabilmente sono più interessati al fatto che le cose rimangano così, piuttosto che a un miglioramento reale della Sanità Pubblica, la sanità di tutti.

I pronti soccorsi: il finanziamento al SSN è sistematicamente insufficiente e mancano molti specialisti della medicina d’urgenza e della chirurgia. L'Agenzia Nazionale Per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS) nel 2023 ha certificato che su 18,5 milioni di accessi ai Pronti Soccorsi (+ 7% rispetto al 2022) 12,4 milioni sono stati codici bianchi e verdi e 4 milioni sono stati impropri. Se i medici di base svolgessero bene la loro funzione di filtro, si ridurrebbe "la spesa sanitaria pubblica" e si ricostruirebbe il rapporto fra medici di base e pazienti

Redditi e pensionamento: nel 2022 il reddito medio pro capite dei medici di base è stato di 107.270 euro lordi (in Friuli Venezia Giulia 114.000 euro lordi). Da questi importi vanno tolte le tasse, i contributi e le spese di gestione dello studio però, se vogliono, possono integrare il loro reddito svolgendo attività in libera professione.
Dal 2024 al 2030 andranno in pensione 12.600 su 40.000 medici di base e al loro posto subentreranno 10.714 nuovi assunti.

Le farmacie: le farmacie presenti in Italia nel 2025 sono poco più di 20 mila (una ogni 3.300 abitanti). Tre sono le attività che possono svolgersi al loro interno: la vendita di farmaci/ cosmetici/integratori, l'offerta di servizi sanitari a pagamento (es.: analisi del sangue, spirometrie, ...) e le prenotazioni al CUP finanziate dall'Azienda Sanitaria Locale (ASL).
Dal 26 marzo 2024 possono somministrare vaccini ( sopra i 12 anni ) e fare servizi di telemedicina. Andrea Mandelli, Presidente dell'Ordine dei Farmacisti, già Vice Presidente dell aCamer adei Deputati e responsabile sanità di Forza Italia, ha auspicato che in un prossimo futuro anche queste prestazioni siano rimborsate dal SSN. Per ora sono a carico del cittadino.
Di fatto le farmacie si stanno trasformando in facilitatori di prestazioni a pagamento: dalla diagnosi, al farmaco curativo. Il paziente in Lombardia, previa prescrizione medica, può recarsi in farmacia per eseguire un esame che poi verrà inviato in una centrale operativa in cui lo specialista redigerà una diagnosi comprensibile e utile per il paziente e il medico curante. Naturalmente la Regione riconosce un rimborso per la prestazione, che prima di una sentenza derl TAR, è stata superiorte rispetto a quello riconosciuto all'ambulatorio ospedaliero.
Questa strada potrebbe ridurre le liste di attesa, ma presenta due rischi: un incremento di consumo di prestazioni anche non necessarie e il doversi recare dal medico di base o al pronto soccorso al primo esame che riporti dati fuori norma. Non è detto che questo tipo di attività
riduca le liste di attesa.

Allarmi inascoltati: il 27 settembre 2011, l'Associazione Nazionale Aiuti e Assistenti Ospedalieri (ANAAO) dichiarò che nel 2021 sarebbero mancati circa 25.000 medici ospedalieri per esodo pensionistico e per carenza di posti nelle Scuole di Specialità. Si sapeva infatti che a fronte di 60.000 medici in uscita era prevista l’entrata nel SSN di 35 .000.
Per formare un medico specialista ci vogliono circa 10 anni e il costo per il conseguimento della sola Laurea in Medicina ammonta a circa 115 mila euro.
Fino al 2014 il numero dei posti nelle varie specialità era stabile e solo dopo sono iniziate a crescere in modo graduale. Il problema è dato dal fatto che il numero dei medici che si devono formare non è programmato in rapporto alle necessità, ma in base ai soldi stanziati per la loro formazione.
Nel 2024 al 2030 le stime prevedono una uscita dal SSN di 78.252 medici. Andranno in pensione 27.568 Medici di Base e Pediatri di Libera Scelta, 43.370 Medici Dirigenti e 7.414 Medici Specialisti Interni.

Posti letto: in Germania ci sono 8 posti letto per acuti (persone affette da patologie a rapida evoluzione e con sintomi violenti in un breve intervallo di tempo) ogni 1.000 abitanti, in Francia sono 6,2; in Corea del Sud 13,1 e in Italia solo 3,2 (di cui solo 2,6 per acuti). Una differenza rispetto agli altri paesi molto marcata che dà l'idea dei tagli eseguiti nel corso degli ultimi 20 anni.

Gettonisti: solo dopo il primo anno della pandemia del Covid le Scuole di Specialità registrano un aumento dei posti del 75%. Le specializzazioni che dovrebbero essere privilegiate sono quelle di Medicina d'Urgenza, Rianimazione e Medicina di laboratorio perché proporio in questi settori è più marcata l'esigenza di Medici Specialisti. L'incremento dei posti nelle varie specialità arriva in ritardo e non permetterà di coprire i turni scoperti di molte corsie ospedaliere. Per fare fronte a questa situzione si decide di ricorrere ai "medici gettonisti".
I gettonisti sono liberi professionisti esterni alla struttura ospedaliera pagati a turno. L’ospedale non riuscendo a coprire i turni di lavoro li individua con una gara di appalto e di solito sceglie una cooperativa (di solito quella garantisce prezzi più bassi).
i requisiti di accesso sono spesso minimi e ben lontani da quelli richiesti ad un medico interno all’ospedale che, come minimo, deve essere specializzato.
Uno studio dell’estate 2022 ha segnalato che un paziente in Pronto Soccorso ha 1 probabilità su 4 di essere assistito da un gettonista. Durante la notte questa percentuale raddoppia (1 su 2).
Un medico ospedaliero, con più di 15 anni di servizio, può arrivare a guadagnare 85.000 euro lordi all'anno. La stessa cifra può esser percepita da un gettonista in 84 turni (poco più di 4 mesi di lavoro) anche se le ferie e la malattia sono a suo carico.
La cooperativa guadagna dal 7 al 15% e la scelta del medico è a sua discrezione. Un medico ospedaliero, prima di entrare in un ospedale ha dovuto laurearsi, specializzarsi, sostenere una prova scritta, una orale e una pratica e deve obbligatoriamente avere un riposo settimanale.
La presenza dei gettonisti presenta alcuni problemi che vanno dalla continuità dell’assistenza, all’intesa con i colleghi e alla conoscenza dell’organizzazione dell’ospedale. Senza regole chiare in merito al loro utilizzo, non è facile eseguire controlli sulla loro esperienza professionale e sul reale carico di lavoro che effettuano nei vari reparti.
Nel solo anno 2022 i turni appaltati ai gettonisti in Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna sono stati di poco superiori ai 100.000 e dal 2019 al 2023 i medici e gli infermieri gettonisti sono costati alleRegioni 1,7 miliardi di euro.
Alcune Regioni hanno tentato di porre rimedio a questa situazione aumentando la paga oraria da 60 a 100 euro per quei medici che si fossero resi disponibil a fare turni extra. In un contesto in cui il personale sanitario è inferiore a quello previsto dall'organico questa soluzione non poteva che essere un tampone di modesta efficacia.
Nel 2023 una norma dello Stato ha stabilito di interrompere i contratti con queste cooperative di servizi, lasciando alle Aziende Sanitarie la verifica dell'idoneità del personale e e della qualità delle prestazioni (cure).
Come sempre gli errori commessi dai Governi di turno ricadono sui cittadini. La progressiva disaffezione dei medici nei confronti del SSN è dovuto alle frustrazioni che derivano da richieste di prestazioni quasi impossibili da soddisfare. In più, con una svalutazione professionale ed economica conclamata. Le cifre relative ai loro stipendi sono riportae qui di seguito:

- ai Medici Ospedalieri - Primari i con più di 15 anni di anzianità di servizio, uno stipendio 8.600 euro lordi al mese;
- ai Medici con 15 anni di servizio, 6.665 euro lordi mese;
- ai Medici tra 5 - 10 anni di servizio, 6.300 euro lordi al mese;
- ai Medici con meno di 5 anni di servizio, 4.600 euro mensili.

I medici italiani, considerati gli aumenti contrattuali del 2024, percepiscono il 73% in meno dei medici olandesi, il 67% meno dei medici tedeschi e il 39% meno dei britannici (cifre elaborate in base alla parità del potere di acquisto). Nonsiamo sicuri che con queste cifre si riesca a convincere i medici a restare negli ospedali pubblici e nei reparti in cui i medici preferiscono non andare per gli alti carichi di lavoro.
Con la legge Bindi i medici ospedalieri possono rinunciare al vincolo di esclusiva per poter così lavorare a pagamento, fuori dall’orario di lavoro, nelle strutture private. Quello che perdono (dai 250 a 1.800 euro mese comprensivi di una idennità specifica) lo incassano con meno di 10 visite. E' probabile che i 200 euro in più nello stipendio non bastino a tenerli in corsia. Gli ospedali privati pagano in media il 20-30 % in meno del pubblico, ma il personale prende una percentuale su visite, esami ed interventi. Più operi più guadagni.

Professionisti stranieri: solo nel 2027, almeno sulla carta dovrebbe finire l’emergenza legata alla carenza di personale. Attualmente. lavorano in Italia 28.000 medici stranieri di cui 87 % extra Ue . Al termine degli studi solo il 45% dei neolaureati stranieri resterà in Italia.
Dal 1989 (legge Martelli) è possibile per chi ha studiato in Italia iscriversi all’ordine dei medici anche senza la cittadinanza Italiana (bisogna però essere in regola con permesso di soggiorno).
L’esercizio delle funzioni pubbliche, quindi anche del medico, è riservato ai cittadini italiani. Solo nel 2020 in piena emergenza Covid si è stabilito che, per la durata dell’emergenza epidemiologica, si poteva andare in deroga ai precedenti decreti sul riconoscimento dei titoli di studio.
Nel 2019 solo il 25% dei medici stranieri lavorava nel SSN oggi il loro numero è salito al 40% dei medici stranieri.Per loro non è prevista nessuna assunzione a tempo indeterminato.
I gravi errori commessi dalla politica (mancanza di una programmazione sanitaria lungimirante) e l’incompetente gestione sanitaria hanno prodotto danni molto pesanti alla professione medica. Le contromisure adottate per far fonte alla carenza medica hanno già espresso il massimo della loro potenzialità.
Intanto la metà dei posti nelle scuole di specializzazione in Medicina di Emergenza - Urgenza resta vuoto, idem in Radioterapia, Patologia Clinica, Anatomia Patologica, Biochimica clinica. Quasi tutti occupati i posti in Chirurgia Plastica, Dermatologia, Oftalmologia, specializzazioni che permettono di svolgere una attività privata remunerativa.Il rischio concreto è rappresentato dal fatto che ci siano troppi medici che non servono.

Infermieri: in Italia, dati risalenti al 2024, sono iscritti all'albo circa 456.000 infermieri e circa 415.800 medici con un rapporto infermieri/medici di circa 1,5 lontano dalal merdia OCSE di 2,7.
Le case della comunità richiederanno, una volta ultimate in tutta Italia, ulteriori 20.000 infermieri.
La situazione paradossale in cui ci troviamo è data dal fatto che il numero di laureati in Infermieristica, pur con un trend in crescita, è inferiore ai laureati in Medicina.
Non è un problema legato ai posti a disposizione nei corsi universitari di Infermieristica, ma al numero degli abbandoni che secondo alcune stime, oscilla dal 19% al 25%.
Fra le cause di questi abbandoni la progressiva consapevolezza di entrare in un percorso professionale pesante, non adeguatamente remunerato e che offre poche possibilità di carriera nelle strutture ospedaliere.
I turni vanno dalle 7 alle 10 ore giornaliere con decine di pazienti in carico, con turni di notte spesso consecutivi, con festività e riposi che saltano per carenze di personale.
Un altro dato interessante è dato dal numero di Infermieri di Libera Professione che, nel 2017 erano 38.000, ora sono 45.700 con remunerazioni annuali medie di circa 29 mila euro lordi (dati relativi al 2024). Bisogna però considerare che circa 10.000 all'anno si cancellano per abbandono o trasferimento all'estero.
Ricordiamo inoltre che, nel corso del 2023, circa 3.000 infermieri sono andati a lavorare all’estero (in Svizzera gli infermieri hanno retribuzioni di circa il 60 % superiori a quelle italiane).
Nei prossimi anni, nel personale infermieristico, il saldo tra ingressi e uscite, sarà di meno 35.000.
Per rimediare a questa situazione si può agire aumentando la retribuzione, favorendo con borse di studio la frequenza a master post laurea quinquennale e riducendo il numero delle professioni sanitarie da 23 a 8 o 10 (in Germania sono 8).
Al momento l'unica l’unica soluzione adottata risale al 2023 e prevede l'eliminazione del vincolo di esclusività. Non potendo garantire stipendi migliori, la Sanità pubblica permette agli infermieri di lavorare anche nel privato una volta finito il tuo turno presso l'ospedale in cui esercita la sua professione.

Scuole di specializzazione: nel 1999 il Governo D'Alema introduce il numero chiuso (numero programmato) per evitare una pletora di disoccupati e per permettere ai medici una formazione adeguata.
Ogni anno le università comunicano i posti disponibili e la Conferenza Stato-Regione raccoglie i dati sul fabbisogno dei medici da lì a 10 anni.
Fino al 2018 su 60.000 domande di accesso alle scuole di specializzazione, solo circa 10.000 medici sono riusciti ad entrare nei corsi specialistici.
Nel 2024-25 gli studenti ammessi alle scuole di specializzazione sono stati 20.867 con un incremento, rispetto al 2018, di circa il 113%.
Il vero problema è l’imbuto formativo "al contrario" ; ci sono più contratti di specializzazione che candidati idonei o intererssati in alcune branche (es.: Medicina d'Urgenza)..
Nel 2018 il fabbisogno stimato di specialisti era di 8.569 medici, ma i contratti di formazione specialistica sono stati appena 6.200 vale a dire 2.369 specialisti in meno. Ricordiamo inoltre che la formazione di un medico specialista costa allo Stato dai 102.000 euro a 128.000 euro.
Non meno significativo è il dato relativo all'occupazione dei posti disponibili nelle Scuole di Specialità perché, come abbiamo già detto, non tutti i posti disponibili sono occupati. Per ovviare a questo problema il Ministero dell'Università, in base al fabbisogno stimato, dovrebbe ridurre i posti in alcune specialità e aumentarli in altri dove le carenze di personale ospedaliero specialistico è più marcata.

Scuole di Specialità "fuori legge": un altro problema rilevante è la qualità e la competenza dei futuri specialisti. Le Scuole di Specialità sono 1.438 e fanno a capo alle 45 Università sede dei corsi di specializzazione. Lo Stato le finanzia con 1,6 miliardi e le Regioni ci aggiungono altri 121,5 milioni.
Una scuola di specializzazione richiede i seguenti requisiti:

- due docenti competenti in base alla loro attività scientifica
- un tutor ogni 3 specializzandi;
- aule, laboratori, supporti informatici e biblioteche adeguate;
- essere inserita in una rete di strutture sanitarie (pubbliche o private) che offrano una sufficiente casistica clinica
--indispensabile per imparare;
- un numero minimo di interventi chirurgici ( 90 interventi da primo operatore e 145 da secondo operatore)

All'Osservatorio Nazionale della Formazione Medica Specialistica spetta il compito di decidere quali strutture abbiano i requisiti richiesti per l’accreditamento.
Dal 2017 le Scuole di Specialità vengono censite e valutate con criteri precisi. L'osservatorio, nell'agosto del 2017 accertò che 135 scuole non erano in grado di garantire una formazione adeguata. Il 47,2% non era del tutto in regola e il 43,3% erano state autorizzate con riserva.
Nel febbraio 2019 l’Osservatorio ha evidenziato che, in 386 scuole, gli insegnati o non sono in numero sufficiente o non hanno i requisiti minimi di qualità scientifica richiesti. In conclusione, su 1.359 Scuole di Specializzazione, 1 su 4 dovrebbe essere chiusa e con l'aumento del numero degli specializzandi la situazione non migliorerà.
In un quadro di sciatteria e inadeguatezza, ottenere l'accreditamento comporta l'incasso delle tasse universitarie, un po' di prestigio per i docenti e la facoltà e forza lavoro gratis in corsia.
L’aumento dei posti disponibili nelle Scuole di Specialità riduce l’attrattività della carriera di Medico di Base e in alcune Regioni gli aspiranti che possono accedere ai sono meno dei posti disponibili.
Se gli interventi di programmazione sanitaria sono fatti in modo approssimativo e scoordinato non solo non producono i risultati sperati, ma rischiano di essere anche controproducenti.

Le liste di attesa: nell'ultimo trimestre del 2023 ci sono stati 8 milioni di esami a carico del SSN in meno rispetto ai tre mesi di inizio anno. Il crollo delle analisi si è registrato soprattutto nelle strutture private convenzionate, meno 6 milioni, mentre nel pubblico il calo è stato di circa 2 milioni. Un sensibile calo si è registrato per le TAC, le ecografie, le risonanze, ...
Un dato imputabile al fatto che il privato esegue gli esami fin tanto che ci sono i soldi dei rimborsi. Quando terminano, gli esami e le visite sono rinviati all'anno successivo. In caso di necessità e urgenza si può ricorrere alle prestazioni a pagamento.
Un sistema sanitario che fino a pochi anni fa era uno fra i migliori al mondo ha subito nel corso degli ultimi anni un pesante indebolimento a cui tutti i politici promettono di porre rimedio. Nel frattempo liste di attesa si allungano, molte prestazioni sono a pagamento e molte persone rinunciano alle cure perché non riescono a sostenere le spese ad esse necessarie.
Dal 2019 il Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa (PNGLA) ha istituito le classi di priorità:

- U = urgente (la prestazione deve essere fornita entro 72 ore);
- B = breve (entro 10 giorni);
- D = differibile (entro 30 giorni per una visita ed entro 60 giorni per un esame);
- P = programmabile (la prestazione deve essere erogata entro 4 mesi).

Tutte queste tempistiche sono saltate con la pandemia da Covid-19.
Gli evidenti ritardi nel fornire le risposte che, a termine di legge, dovrebbero essere soddisfatte nei termini sopra citati sono dovute al fatto che il meccanismo di controllo delle Regioni non funziona.
Il calcolo dei tempi di attesa viene eseguito su periodi ristretti, l'indice che verifica i tempi di attesa è stabilito a discrezione della Regione, non sono monitorate tutte le prestazioni stabilite per legge e non sono specificati i tempi entro cui le prestazioni andrebbero eseguite in base ai codici di priorità.
La normativa obbliga le Regioni a rendere pubblici i dati dei tempi di attesa, ma le lascia libere di scegliere i criteri di misurazione. Infine, fino al 2024, non c'è nessuna sanzione per le Regioni inadempienti.Con il Decreto Liste di Attesa sono stati introdotti controlli più stringenti e "poteri sostitutivi" del Governo in caso di gravi inadempienze.

nota relativa alle liste di attesa: la Legge prevede che, se i tempi massimi dio attesa sono superati, il cittadino abbia diritto alla prestazione intramoenia (all'interno dell'ospedale) pagando solo il ticket. Un diritto ancora poco noto.

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Cividale del Friuli, 7 marzo 2026

la redazione del sito

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