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sanità regionale:
di male in peggio |
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La sanità regionale è
ancora al centro dell'attenzione dei comitati e delle associazioni
che difendono la sanità pubblica e i presidi sanitari
periferici. E' di pochi giorni fa la notizia della prossima chiusura
della RSA di Roveredo in Piano (PN) e anche il futuro della RSA
di Sacile si preannuncia ricco di incognite.
Incerti sono anche i destini dei Punti di Primo Intervento di
Gemona e Cividale per i quali stanno crescerndo i timori che
possano ridurre la loro attività a 12 ore o essere addirittura
accorpati alle Case di Comunità. Non mancano poi le perplessità
su queste ultime strutture che, in un contesto di carenza di
medici di base, personale infermieristico e operatori socio-sanitari,
potrebbero non adempiere efficacemente alle funzioni per cui
sono state realizzate.
Il carico di lavoro
nei grandi ospedali e nei pronto soccorsi è molto elevato
e numerosi operatori si sono trasferiti verso il privato che
garantisce migliori condizioni di lavoro.
Se poi aggiungiamo che in alcune aree periferiche regionali (Carnia,
Livenza, Alto Isontino) manca circa il 37% dei medici di base,
c'è da chiedersi quanto sia efficiente la sanità
regionale.
Crescono infatti i tempi di attesa per le visite e per gli interventi
programmati e aumentano le disuguaglianze basate sul reddito:
chi non ha soldi si cura poco e si rivolge alla sanità
in ritardo.
A questo contesto noi riconduciamo anche la "crisetta"
della Giunta Fedriga che, avviata dalle dichiarazioni del ministro
Luca Ciriani relative alle lungaggini per l'avvio dell'attività
del nuovo ospedale di Pordenone, sembra essersi risolta in una
tregua armata fra le due parti, nella speranza di porre rimedio
alle importanti difficoltà sanitarie del Pordenonese.
Per parlare della riforma sanitaria, il Presidente Fedriga, qualche
mese fa, ha dichiarato che gli effetti degli interventi del centro-destra
nella sanità si vedranno nel lungo periodo, come se non
governasse ininterrottamente dal 2018. La Giunta Fedriga e l'assessore
alla Sanità Riccardo Riccardi, fra tagli, riorganizzazioni,
razionalizzazioni e programmazioni sbagliate, hanno molte responsabilità
nella situazione attuale della Sanità regionale.
Il centro-destra cerca di nascondere questo quadro desolante
alzando cortine fumogene (cosa in cui eccellono) e spostando
l'attenzione su altre "criticità" (sicurezza,
ordine pubblico, immigrazione, ...) nella speranza di distrarre
l'attenzione dai problemi che riguardano la salute dei cittadini.
nota: le Residenze Sanitarie Assistite
(RSA) sono delle strutture che assistono coloro che, per età
o condizione temporanea o cronica, non sono autosufficienti e
hanno bisogno di costanti cure mediche e attenzioni infermieristiche
e rappresentano inoltre un sostegno per le famiglie dei pazienti.
I Punti di Primo Intervento (PPI) sono piccole strutture
che gestiscono bisogni terapeutici e assistenziali di basso livello
o, nei casi più gravi, inviano i pazienti in un Pronto
Soccorso.
La Casa di Comunità è una struttura attrezzata
prevista dal PNRR in cui opera sulle 24 ore un gruppo di medici
di base, di personale infermieristico e assistenti sociali. Ha
il compito di fornire assistenza ai malati che ad essa si rivolgono
valutando, dopo le prime cure, se mandarli strutture più
attrezzate (Ospedale di Udine) o dimetterli rimandando il paziente
a casa. La casa di comunità può anche essere il
luogo di breve permanenza di un malato dimesso dall'ospedale
a cui prestare assistenza prima del rientro a casa.
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Cividale del Friuli, 28 giugno 2025 |
la
redazione del sito |
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