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8 e 9 giugno 2025:
cinque SÌ ai referendum

I prossimi 8 e 9 giugno i cittadini italiani saranno chiamati a rispondere con un o con un no a 5 quesiti referendari che hanno al centro tematiche legate al Jobs Act, alle tutele contrattuali dei lavoratori, agli infortuni sul lavoro e alla possibilità di dare ai migranti residenti regolarmente in Italia la possibilità di ottenere la cittadinanza italiana in tempi più brevi.

1° QUESITO: chiede l’abrogazione della disciplina sul licenziamento introdotta dal Jobs Act, per dire basta ai licenziamenti illegittimi, privi di giusta causa o giustificato motivo

2° QUESITO: chiede la cancellazione del tetto massimo di 6 mesi dell’indennità per i licenziamenti illegittimi nelle piccole imprese, permettendo al Giudice, e non al padrone, di stabilire il giusto risarcimento spettante al lavoratore

3° QUESITO: chiede l’eliminazione di alcune norme sull’utilizzo dei contratti a termine, per ridurre la vergognosa piaga del precariato e rendere il lavoro più stabile

4° QUESITO: interviene in materia di salute e sicurezza sul lavoro al fine di chiedere la modifica delle norme attuali, che impediscono, in caso di infortunio negli appalti di estendere la responsabilità all’impresa appaltante

5° QUESITO: chiede di dimezzare da 10 a 5 anni il tempo di residenza legale in Italia per la richiesta di concessione della cittadinanza italiana, così come è stato fino al 1992

Nel corso del dibattito pubblico non sono mancate critiche alla scelta di usare lo strumento referendario per dare maggior tutela ai lavoratori, contrastare l’aumento della precarietà e la piaga degli incidenti sul lavoro causati dal mancato rispetto delle norme di sicurezza, ma riteniamo che si debbano usare tutte le opportunità possibili per la tutela dei diritti dei lavoratori e dei cittadini.
Invitiamo tutti ad andare a votare, non solo perché il voto è un dovere civico, ma anche perché il mancato raggiungimento del quorum (devono votare almeno il 50% + 1 degli aventi diritto) non solo lascerebbe in vigore le norme esistenti, ma rafforzerebbe le posizioni di coloro che sono contrari all’incremento del potere contrattuale dei lavoratori e al riconoscimento dei diritti dei migranti.
Inoltre, in caso di mancato raggiungimento del quorum l’effetto politico negativo sarà tanto maggiore quanta più bassa sarà la partecipazione al voto. Si aprirebbe la strada a un ulteriore taglio di diritti dei lavoratori e si rafforzerebbe le politica reazionaria del Governo Meloni.

Nota: nei giorni scorsi, sul TgR del Friuli Venezia Giulia, abbiamo ascoltato l'appello al non voto da parte di Michelangelo Agrusti, Presidente di Confindustria Alto Adriatico, l'associazione degli industriali delle ex-Provincie di Gorizia, Pordenone e Trieste. Che Confindustria non gradisca l'abolizione delle leggi che hanno penalizzato il lavoro è cosa che ci aspettavamo.
Contro il mondo del lavoro, ad opera anche di questi signori, è in corso un attacco che utilizza le nuove tecnologie e l'intelligenza artificiale come strumento di ricatto per sfruttare, sottopagare e licenziare i lavoratori e trasformarli in sudditi rassegnati di chi vuole profitti sempre più alti e più concentrati in poche mani.

Cividale del Friuli, 17 maggio 2025

la redazione del sito

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