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odissea italiana in
Russia e
un libro interessante |
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Domenica 12 gennaio, durante
un servizio del TgR dedicato alla cerimonia in ricordo del XXX
anniversario dello scioglimento del Battaglione "Cividale",
abbiamo sentito pronunciare dal generale Gianfranco Beraldo,
Presidente dell'associazione "Fuarce Cividât",
la seguente frase dedicata agli alpini morti in guerra: "I
caduti non muoiono quando vengono abbattuti sul campo
di battaglia, ma quando sono dimenticati dalle persone".
Una frase bizzarra, intrisa di vuoto patriottismo che, se proposta
a chi a suo tempo vide morire sul campo di battaglia un parente,
un familiare, un amico, sarebbe risultata incomprensibile.
Le
guerre a cui ha partecipato l'Italia nel corso del '900 sono
state guerre di aggressione spesso indirizzate verso paesi poveri
di risorse quanto il nostro (Etiopia, Albania, Grecia) o guerre
volte ad annientare un nemico ideologico quale l'allora Unione
Sovietica. In queste guerre, come abbiamo già avuto modo
di dire, hanno combattuto principalmente operai, contadini, povera
gente, spesso coinvolti in operazioni militari di cui non capivano
le ragioni, specie dopo aver scoperto che dall'altra parte c'erano
persone come loro e molto diverse da come venivano descritte
dalla propaganda.
Di recente è stato pubblicato in Italia un libro dedicato
alla campagna militare delle truppe italiane in Russia e nell'Ucraina
orientale ( ) nel
periodo 1941-43 e alla controffensiva sovietica che si rivelò
decisiva per la sconfitta del nazifascismo.
L'azione dell'Armata Rossa determinò una disfatta pesantissima
per le truppe italiane (Esercito e Camice nere) e diede avvio
a una odissea per l'esercito di Mussolini nelle steppe della
Russia. Ai sopravvissuti, al rientro in Italia, fu riservata
una accoglienza fredda, quasi ci si vergognasse di loro, del
loro aspetto segnato dal freddo e dalla fame, ma molti di questi,
consapevoli delle responsabilità del fascismo, entrarono
nella Resistenza dando un contributo rilevante alla Guerra di
Liberazione. Il libro di Filatov parte da documenti italiani
(anche quelli caduti in mano russa durante la ritirata delle
nostre truppe) e mettono in evidenza l'impreparazione degli italiani
in una guerra condotta in un ambiente difficile, lontano dall'Italia,
ma insistentemente voluta da Mussolini per fare bella figura
con i tedeschi e, soprattutto, per partecipare alla spartizione
del bottino (risorse minerarie, petrolifere ed alimentari) che
si sarebbero ottenute al tavolo della pace dopo la capitolazione
(che non si realizzò) dell'Armata Rossa.
Un libro interessante che andrebbe letto, insieme ad altri, anche
da parte di coloro che, nel celebrare il coraggio dei soldati
italiani, dimenticano o fanno finta di non ricordare la natura
di quella guerra: una guerra di aggressione fascista.
( ): Georgij Semenovi
Filatov - "La campagna orientale di Mussolini"
- ed.: Res Gestae
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Cividale del Friuli, 16 gennaio
2025 |
la
redazione del sito |
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