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Marco Rizzo: un "comunista" inutile

La categoria "nemici del popolo" non ci è mai piaciuta perché ci ricorda un periodo in cui questa definizione, oltre che agli avversari di classe, veniva affibbiata anche a chi, nell'ambito del socialismo, aveva idee diverse da quelle della leadership. Il destino di questi militanti era la marginalizzazione politica, la detenzione o peggio.
Non ci piace nemmeno la categoria "popolo" perché troppo estensiva e perché comprensiva in sé di onesti e i disonesti, di chi fa il proprio dovere e chi no, chi paga le tasse e di chi evade, di chi è benestante e di chi no, ...
Dobbiamo però ammettere che i frequenti interventi di Marco Rizzo ci stanno inducendo a riesumare per lui questa categoria.
Di Marco Rizzo conosciamo la militanza nel PCI, in Rifondazione Comunista, nel Partito dei Comunisti Italiani (quello che sostenne il Governo D'Alema durante i bombardamenti nei Balcani), nel Partito Comunista di cui è stato fondatore e segretario fino al 2023. Più di recente ha collaborato con il movimento Italia Sovrana e Popolare e attualmente è coordinatore di Democrazia Sovrana e Popolare.
Ascoltando i suoi podcast rimaniamo allibiti dalla sua indubbia capacità di mescolare principi del socialismo con le posizioni più bieche della destra sovranista europea.
Parla di diritti sociali, ma li contrappone ai diritti civili, attacca in toto la cultura woke contrapponendo ad essa una serie di valori tradizionali che non tengono conto della complessità della società attuale.
Accusa la comunità LGTB di voler imporre i propri gusti sessuali alla maggioranza, attacca i gay pride, non gradisce gli spot in cui compaiono personaggi di colore o stranieri, ribadisce con espressioni "colorite" la sua eterosessualità.
In mezzo a queste invettive aggiunge attacchi alla guerra, alla NATO, a Ursula von der Leyen, ai padroni, alle oligarchie, ...
Ultimamente ha poi invitato a non votare ai 5 referendum allineandosi a chi, al Goveno, ha invitato all'astensione.
Ma il punto più basso lo conquista, con impeto degno di miglior causa, quando attacca l'immigrazione (anche quella regolare) accusando gli stranieri di togliere il lavoro agli italiani, contrapponendo gli ultimi ai penultimi nella pura logica della guerra fra poveri.
Di "comunisti" così non se ne sente proprio il bisogno.

nota: la cultura woke, pur con alcuni eccessi imperdonabili, è condivisibile quando presta attenzione alle questioni sociali legate a disuguaglianze, discriminazioni e ingiustizie nel contesto del razzismo e dei diritti delle minoranze.

Cividale del Friuli, 4 luglio 2025

la redazione del sito

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