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Askatasuna

Il centro sociale Askatasuna di Torino è stato sgomberato con l'intervento di camionette, camion idranti e numerose forze dell'ordine, tra polizia, carabinieri e guardia di finanza, chiudendo anche, a sorpresa, per tre giorni le scuole adiacenti allo storico edificio che lo ospitava.
Il sindaco di Torino Stefano Lo Russo ha fatto sapere che il patto tra Comune e Askatasuna – che prevedeva la trasformazione graduale del centro sociale in bene comune attraverso lavori di riqualificazione, in cambio della possibilità di continuare le attività ed evitare lo sgombero – è definitivamente saltato. Ufficialmente perché, durante le perquisizioni nella sede del centro sociale, sono state trovate sei persone che dormivano all’interno, in “violazione delle prescrizioni relative all’interdizione all’accesso ai locali di corso Regina 47”.
Dopo l'assalto alla sede della La Stampa avvenuto lo scorso 28 novembre, le opposizioni hanno fatto pressing continuo sul sindaco affinché si decidesse a ordinare lo sgombero. L’azione contro la sede del quotidiano torinese è avvenuta nell’ambito dello sciopero nazionale indetto contro il riarmo e per la Palestina: decine di persone si erano staccate dal corteo di Torino per avvicinarsi alla sede del quotidiano La Stampa e imbrattare i muri esterni e interni. L’intero sistema di informazione mainstream ha fatto muro compatto con il quotidiano contro quella che molti hanno definito un'azione "squadrista” e in città subito si è puntato il dito contro Askatasuna. Ma nel paniere delle accuse contro il centro sociale sono finite tutte le proteste degli ultimi mesi, dal blocco dei binari del treno alle azioni contro Leonardo fino alla protesta alle Officine Grandi Riparazioni in occasione della visita a Torino di Jeff Bezos. Si è attaccata l’idea non solo di uno spazio, ma di un progetto, di un mondo e una città diversa.
Askatasuna è un punto di riferimento per le lotte sociali cittadine da ormai trent’anni: si è impegnato per la Palestina, nella lotta No TAV, per la liberazione dell’imam Mohamed Shahin, diventando un obiettivo di perquisizioni, sgomberi e repressione da parte delle autorità.
L’ultimo atto degno di nota si è concluso questa primavera, quando 16 attivisti del centro sociale, imputati per il reato di associazione a delinquere per varie azioni di protesta avvenute in Val di Susa, sono stati assolti per non sussistenza dei fatti.
A fare l’annuncio ufficiale ci ha pensato il Ministro dell’Interno con un post su Instagram: “Sgomberato il centro sociale Askatasuna di Torino. Dallo Stato un segnale chiaro: non ci deve essere spazio per la violenza nel nostro Paese”.
Noi esprimiamo tutta la nostra solidarietà ad Askatasuna e sosteniamo il suo impegno per un mondo diverso da quello che ci viene presentato come il migliore. Dopo il Leoncavallo di Milano e l'Askatasuna, chi sarà il prossimo bersaglio?

Nota: al fine di evitare penosi equivoci, consideriamo i danneggiamenti alla sede di ogni giornale come un atto sbagliato che ci rimanda ai tempi in cui i fascisti assalivano i giornali di opposizione. La libertà di stampa, anche di quella politicamente indecente che fiancheggia il centrodestra e di quella in mano a imprese che pagano salari da fame ai giornalisti precari, è tutelata dalla Costituzione.

Cividale del Friuli, 18 dicembre 2025

la redazione del sito

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