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medicina e territorio

in merito a un incontro pubblico
sul futuro della sanità territoriale

Siamo consapevoli delle grandi difficoltà in cui si trova oggi la sanità pubblica per la carenza di personale medico e infermieristico, per la strisciante privatizzazione dei servizi, per la sempre maggior difficoltà a soddisfare il bisogno di salute di una popolazione in progressivo invecchiamento.
Sono sempre più presenti patologie croniche che determinano un peggioramento delle condizioni di vita e spesso risultano invalidanti. Particolarmente sensibili alle patologie croniche sono i soggetti a reddito medio-basso, quelli per intenderci che, non avendo soldi, non riescono ad avere in tempi brevi analisi specifiche e visite specialistiche perché le liste di attesa sono lunghissime. Chi ha le possibilità economiche può saltare le liste di attesa ricorrendo al privato, chi non le ha o aspetta molti mesi o rinuncia alla visita e alla cura. Questa situazione determina il venire meno del diritto alla eguaglianza della prestazione sanitaria a parità di patologia.
Se da un lato la Costituzione stabilisce che "la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti", nella realtà dei fatti oggi constatiamo che l'accesso alla salute ha caratteristiche di classe. Questo stato delle cose è il frutto avvelenato di una azione di demolizione della sanità pubblica che si protrae da più di 20 anni e, nella nostra Regione, ha visto l'impegno trasversale delle maggioranze di centrodestra e di centrosinistra, da Tondo, a Illy, alla Serracchiani fino a Fedriga.
In questo contesto, venerdì 19 aprile si è parlato di sanità nel corso di un incontro pubblico organizzato dalla minoranza consiliare di Cividale a cui hanno partecipato di alcuni medici famiglia e addetti del settore.
E' emerso il disagio dei medici a cui è demandato il compito di capire quali siano i problemi di salute del paziente, di avviare una terapia, di indirizzarli ad analisi di livello più alto per una diagnosi più precisa e una conseguente più adatta terapia o di inviarli in ospedale per un ricovero.
Il carico di lavoro annuo, come ha precisato il dott. Marino Sodde, è notevole con, nel suo caso, 14 mila accessi, 38 mila prescrizioni, 22 mila accertamenti di laboratorio, a cui bisogna aggiungere le visite a domicilio, le certificazioni per assenze da lavoro, i cambiamenti di priorità nelle visite specialistiche, ...
Un carico di lavoro pesante, caratterizzato da una burocrazia che toglie spazio all'esercizio medico e a una attività professionale più dedicata alla prevenzione.
Nel corso dell'incontro si è parlato delle AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali) che potrebbero migliorare la situazione della medicina di base. Le AFT, così come previste dalla normativa, sono delle strutture presenti in un distretto sanitario in cui operano medici di base, personale infermieristico e personale socio-sanitario. Le AFT dovrebbero assicurare una assistenza sanitaria continua a bassa intensità in cui svolgere visite ambulatoriali con un medico di base, esami di primo livello, il monitoraggio di malati cronici e, negli ospedali di comunità, garantire l'assistenza di pazienti nella fase intermedia fra dimissione ospedaliera e rientro a casa.
Non una proposta nuova perché, già prima della pandemia da Covid17, si erano sperimentati nella nostra Regione i CAP (Centri di assistenza Primaria) con funzioni quasi analoghe a quelle della AFT. L'esperienza terminò molto presto perché non riuscì ad ottenere i risultati sperati. Il timore è che, pur essendo in preparazione nuove strutture con i fondi del PNRR, la carenza di personale possa condizionare l'attività delle nuove AFT.
Si è trattato di un incontro in cui è prevalso l'approccio tecnico-sindacale al problema della sanità di base. La grande assente è stata la politica, intesa sia come discussione sulle scelte da fare per migliorare la sanità che come visione del futuro. Nessun intervento di consiglieri comunali di minoranza, nessun consigliere regionale a portare un suo contributo e nemmeno una proposta fattibile a breve per ridurre le code delle liste di attesa e ridurre il fenomeno del "turismo sanitario" che costringe i pazienti a recarsi in ospedali anche lontani per svolgere analisi in tempi solo leggermente più brevi.
L'Italia è uno dei paesi europei dove, nella sanità, si investe la minor quota percentuale del PIL, dove il centrodestra alla guida di molte Regioni sostiene che alla sanità non mancano i soldi, ma che questi devono essere utilizzati meglio (un modo, nemmeno molto elegante, per dire che non c'è un euro in più a disposizione) e dove ai tagli allo stato sociale corrispondono aumenti delle spese militari approvati in modo bipartisan. Considerata la situazione generale è difficile pensare a un miglioramento della situazione della sanità pubblica.
Se non si faranno scelte politiche radicali controcorrente, uno dei pilastri dello stato sociale sarà destinato a indebolirsi sempre di più a favore di una sanità per pochi. Una prospettiva poco rassicurante.

Cividale del Friuli, 20 aprile 2024

la redazione del sito

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