-

-

-

-

lavoro precario in
Friuli Venezia Giulia

Il sistema economico e politico vigente nel nostro Paese è caratterizzato dalla centralità dell'impresa privata con governi e amministratori pubblici che promuovono provvedimenti e incentivi volti alla massimizzazione del profitto e alla riduzione dei costi. E cosi da decine di anni a favore delle imprese sono arrivate agevolazioni fiscali, decontribuzioni, sburocratizzazioni (alias meno controlli), finanziamenti a privati per opere di utiiltà discutibile, privatizzazioni, ... il tutto in un vortice di denaro pubblico che ha girato e gira attorno a imprenditori, faccendieri, amministratori pubblici e partiti di riferimento.
Il tutto in un contesto politico bipartisan inquietante al punto da far ritenere in troppo ottimista l'affermazione "rubano come prima, ma non si vergognano più", in riferimento alla situazione attuale rispetto alla Tangentopoli degli anni '90.
Se sul lato dell'impresa è tutto un fiorire di sostegni, sul lato dei lavoratori c'è molta meno attenzione. Non esiste un salario minimo decoroso, gli stipendi sono fermi, l'inflazione erode i salari, carenze nella sicurezza, lavoro femminile sottopagato e discriminato, aiuti ai meno abbienti che sanno di elemosina, precarietà, futuro pensionistico incerto, ...
E' di pochi giorni fa la notizia di una ricerca della CGIL che ha rilevato come nella nostra Regione le nuove assunzioni abbiano prevalentemente carattere precario. Nel 2023, su 269 mila assunzioni solo 26 mila sono state a tempo indeterminato, il 9,6% del totale.
Tutto il resto è lavoro precario con 136 mila contratti a termine, 43 mila somministrazioni, 56 mila fra intermittenti, parasubordinati, domestici, tirocini, apprendistato, ...
I dati non sono rassicuranti perché, rispetto al 2023, i primi 3 mesi del 2024 hanno rilevato una ulteriore diminuzione del lavoro stabile.
Gli stessi dati forniti dalla Regione Friuli Venezia Giulia evidenziano come precarietà e bassi salari siano le caratteristiche principali del mercato del lavoro.
Negli ultimi 10 anni, circa 43 mila giovani hanno lasciato la nostra Regione per cercare migliori prospettiva salariali e di lavoro all'estero. Il dato percentuale più alto in Italia con un tasso del 3,6 per mille contro il 2,6 per mille nazionale.
Non crediamo che la situazione possa migliorare se, come sembra, per il futuro si voglia insistere sulllo sviluppo del turismo, settore in cui stagionalità e precariato sono la norma.
Anche per le morti sul lavoro e gli infortuni la situazione non è delle migliori. Nell'anno 2023 si sono registrati nella nostra Regione 22 infortuni mortali e il trend per l'anno 2024 è analogo a quello dell'anno scorso.
Però sui mezzi di comunicazione questi dati trovano poco spazio. E' più facile infatti scatenare la pubblica indignazione insistendo sulla insicurezza derivante dalla criminalità giovanile, dagli arrivi di immigrati che nasconderebbero nelle loro fila fior di terroristi o di converso segnalare la presenza "rassicurante" delle forze dell'ordine in tutti luoghi sensibili. E quando le notizie sulla condizione dei lavoratori sono presentate al pubblico o vengono minimizzate o nascoste nella solita melassa nazional-popolare.

Cividale del Friuli, 25 maggio 2024

la redazione del sito

-

-