-

-

-

-

identità della politica:
destra e sinistra

In questa pagina riportiamo i passaggi, a nostro avviso più significativi, di un dibattito incentrato sull'identità nella politica, organizzato dalla SOMSI di Cividale. Moni Ovadia e Marco Revelli in un confronto mediato da Mario Brandolin hanno parlato di destra e sinistra e di cosa sono oggi destra e sinistra.

Mario Brandolin: destra e sinistra sono due categorie che hanno una connotazione identitaria chiara e definita. Sul piano politico le due posizioni non sono più nettamente distinguibili

Marco Revelli: il concetto di destra e sinistra è nato con la Rivoluzione francese nell'agosto del 1789, quando, nel corso delle riunioni degli Stati generali, si discuteva sul diritto al veto del sulle decisioni dell'assemblea. Si trattava di scegliere, in sostanza, se doveva permanere l'Ancien Règime della monarchia assoluta o se il potere della assemblea fosse superiore a quello del sovrano. Allora si votava "con i piedi" spostandosi da un lato all'altro della sala che ospitava l'assemblea. I contrari alla tradizione e al potere regio assoluto si collocarono a sinistra del Presidente dell'assemblea e i monarchici a destra
Destra e sinistra sono una rappresentazione di un ordine nuovo di tipo orizzontale in cui le due parti hanno la stessa dignità. Questo ordine si contrappone all'ordine verticale pre rivoluzionario con in cima il sovrano, poi il clero, poi a scendere i nobili e infine il terzo stato formato dal resto della popolazione. Potremmo dire che la sinistra nasce con la modernità.
Oggi queste due posizioni non sono più chiare e nette come in passato perché l'idea di sinistra è particolarmente in crisi. Per la destra le cose sono più chiare perché la destra si schiera per l'ordine naturale delle cose che stabilisce che il più forte comanda e gli altri obbediscono seguendo delle gerarchie che rappresentano l'ordine feroce della natura e che vengono poste come fondamento dell'ordine sociale. Oggi la destra aderisce alle disuguaglianze, le cristallizza e le tutela perché le considera buone. pochi giorni fa, in un servizio televisivo, ho ascoltato una deputata di FdI criticare l'ipotesi di una minima tassazione sui capitali di plurimiliardari globali sostenendo che sarebbe punitiva per quelli che con il loro valore hanno fatto fortuna.
La sinistra è una casella vuota perché la politica, come arte di governare la polis e di tessere relazioni nella polis mediando fra i conflitti, è fallita ed è stata sostituita dalla guerra. Noi siamo immersi nella guerra con massacri terribili in Ucraina e in Medio Oriente a Gaza e in Palestina. Vediamo la non volontà di fermare queste guerre da parte dei governanti del mondo che sono fantocci in mano a poteri superiori finanziari che si sottraggono al controllo popolare e ci stanno portando al distruzione dell'umanità. Questo è il fallimento della politica. Quando si passa alla guerra ("guerra = politica condotta con altri mezzi", secondo von Clausewitz) significa che la politica ha fallito.

Moni Ovadia: la politica oggi serve interessi e non è al servizio della polis. Oggi i partiti che portano la parola sinistra nel loro nome non avrebbero titolo a usare questo termine perché sono asserviti a interessi che rappresentano l'esatto contario del senso di questo parola. Posso accettare che un uomo di sinistra si dichiari liberale e non di destra, ma quando un partito accetta l'economia liberista non può essere di sinistra. L'economia liberista, quella selvaggia in cui oggi siamo immersi, non ha in sè alcun valore riconducibile al concetto di sinistra. La degenerazione della sinistra in occidente è partita con l'impianto teorico di un sociologo inglese Anthony Giddens (il teorico della "Terza via"), che attuato da Tony Blair in Inghilterra e da Matteo Renzi in Italia, ha legittimato un rapporto di collaborazione ovvero di sottomissione al credo liberista. Questo è stato chiamato "riformismo" quando in realtà sarebbe stato più adatto il termine "tradimento". Questi personaggi hanno ricevuto l'incarico di distruggere la sinistra dall'interno agendo come un verme nella mela. Non è un caso che oggi Tony Blair, il riformista, il rinnovatore della sinistra europea, un criminale di guerra a piede libero, lavori come consulente per la JP Morgan una delle più importanti banche del mondo.
Le forze cosidette di sinistra hanno abbandonato i valori forti alla base del concetto di sinistra, hanno reciso il rapporto con la classe operaia e le fasce sociali più deboli diventando un comitato elettorale e, quando governano, un comitato d'affari. Partecipano alle elezioni e chiedono il voto ai cittadini per fare cosa?
La destra esiste non cambia, in buona sostanza è reazionaria, regressiva, poco interessata alla libertà è sostenitrice dell'economia ipeliberista ritenuta giusta come giuste sono le disuguaglianze. Preferisce ritenere i cittadini sudditi e si adopera per vanificare il senso delle elezioni riducendolo ad una crocetta apposta sulla scheda senza che cambi nulla.

Mario Brandolin: siamo di fronte a una situazione che è legata a uomini o a idee? Le difficoltà sono riconducibili a qualcosa che non funziona nel passaggio da proclamazioni di programmi e la loro attuazione? Perché la destra resiste anche se la sua classe dirigente è modesta?

Marco Revelli: siamo di fronte ad una situazione che dipende da uomini e da processi sociali in senso ampio. L'idea di sinistra e il movimento reale di popolo che aveva riempito piazze, le sezioni dei partiti e i luoghi della politica sono cominciati ad evaporare quando il denaro ha sostituito il lavoro nella definizione dei valori.
Il '900 è stato il secolo del lavoro, il lavoro era il terreno della legittimazione sociale e il terreno su cui si giocava la sorte di ogni paese. Questa centralità stata sostituita dalla centralità del denaro nel momento in cui si è passati dalla economia industriale all'economia finanziaria. La misura del mondo è diventata la ricchezza, quella che si sposta veloce da un luogo all'altro, quella che si concentra nelle mani di pochi.
Questo fenomeno è cominciato fra gli anni '70 e '80 del XX secolo quando gli USA hanno abbandonato il sistema monetario basato sulla convertibilità oro-dollaro che, se non altro, agganciava il denaro a qualcosa di materiale. Oggi il valore del denaro ha cominciato a fluttuare e a dipendere dalla domanda e dall'offerta. Il secondo passaggio di questo percorso è stato negli anni '80 quando la premier inglese Margaret Thatcher disse che la società non esiste, esistono solo gli individui. Un vulnus a una visione antropologica di una civiltà basata sull'insieme di relazioni che intercorrono all'interno del tessuto sociale.
il terzo momento di questo percorso è stato il desiderio di molti leader
delle sinistre nel mondo, penso a Tony Blair (GB), Bill Clinton (USA), Francoise Hollande (F), Walter Veltroni (I), hanno cominciato a vergognarsi della propria diversità e a sgomitare per essere come quelli che contano, di piacere al agente che piace e a rinunciare alla propria primogenitura per un piatto di lenticchie, per entrare in qualche posto di potere. Hanno cancellato l'aspirazione al trascendimento dell'esistente, che e stato l'anima della sinistra. La sinistra non ha mai aderito allo stato presente delle cose, ma ha sempre pensato di andare oltre accendendo il desideri di cambiamento nelle coscienze di milioni di persone.

Moni Ovadia: Nel quadro tracciato da Marco Revelli aggiungerei un elemento: il crollo dell'URSS, come alterativa, pur con tutti i suoi limiti, al mondo capitalista. Ma io credo che la grande sconfitta del crollo del mondo del socialismo reale sia stata la socialdemocrazia. I socialdemocratici, nell'aspro confronto con i comunisti, ritenevano che il capitalismo fosse emendabile dei tratti più duri e aggressivi. Ritenevano, basandosi anche sulle idee di John Keynes, che, con l'intervento dello stato in economia per regolare del storture del mercato, si potesse instaurare un sistema capitalista più controllato. Quando URSS è crollata, il mondo del capitalismo che aveva spezzato i legami con la realtà per trasformarsi in capitalismo finanziario, ha preso il sopravvento. Warren Buffet, imprenditore ed economista americano, sostiene che la lotta di classe esiste e che l'abbiano vinta i capitali finanziari. I Socialdemocratici non servivano più e l'idea del profitto ad oltranza ha preso il sopravvento. I socialdemocratici servivano fino a che c'era una potenziale alternativa al capitalismo, poi sono diventati elementi di fastidio.
I riformisti non hanno elaborato la sconfitta e non hanno pensato a come uscirne. Hanno inventato la "Terza via" e i leader di questa corrente di pensiero, pur manifestando qualche idea di sinistra, si sono comportati come elementi di destra e progressivamente hanno eroso tutte le conquiste dello stato sociale e della classe operaia del '900 con la privatizzazione della sanità, di molti servizi sociali e, in prospettiva, della scuola pubblica. Ciò che è pubblico è fastidioso e va espunto dalla dinamica economica.
Un reazionario di razza, Piero Ostellino, tracciò una differenza fra socialdemocrazia keynesiana e la sedicente democrazia capitalista: la sinistra è libertà di ..., la destra libertà da ...
Da che cosa? Dallo Stato. Non essendoci società a cosa serve il pubblico. La sinistra, specie quella italiana ha rinunciato a tutti i suoi valori fondanti, anche a quelli che erano costati molte vite nella lotta antifascista e nella Resistenza. Ha ceduto per ottenere dal macellaio un osso da rosicchiare abbandonando operai, disoccupati, poveri e accettando la precarizzazione del lavoro.
Oggi io ritrovo i valori della sinistra in Jean Luc Melenchon. Nelle sue parole e nelle sue azioni sento vibrare la cultura del movimento operaio, la cultura progressiva. I lavoratori in Francia hanno combattuto una battaglia durissima contro la nuova legge sulle pensioni e contro il Presidente Macron. Hanno perso una battaglia, la sedicente sinistra italiana ha perso la guerra.

Mario Brandolin: cosa non ha funzionato? E' possibile rilanciare l'idea di socialità, di abbattimento delle differenze sociali?

Marco Revelli: io credo che noi scontiamo alcuni decenni di blocco di una riflessione critica. Luciano Gallina, grande sociologo e autore di testi importanti, non era un rivoluzionario né tanto meno un bolscevico. Era un sociologo di qualità che si era accorto dell'abisso in cui rischia di precipitare la società individuando due fattori potenzialmente catastrofici: il trionfo della stupidità e la fine del pensiero critico. La sinistra non pensa più dagli anni '80 - '90, non ha tessuto un cm di riflessione sulla grande trasformazione che stava avvenendo e sull'impatto che la tecnologia avrebbe avuto sulla classe operaia privata di una sua soggettività. Ha pensato di riproporre luoghi comuni popolarissimi e propagadandistici messi in circolo dai media berlusconiani. Non si coglieva criticamente quella che sarebbe stata la conseguenza di quei processi: la finaziarizzazione e la globalizzazione dell'economia. Non due processi naturali inevitabili, ma processi sottoscritti dalle classi politiche dei vari paesi che hanno determinato la libertà di movimento dei capitali e la polverizzazione del lavoro. Processi che hanno avuto l'appoggio di leader come Bill Clinton, Romano Prodi e di cui stato artefice Mario Draghi. Questi processi hanno tagliato la lingua a chi sta in basso e hanno prodotto una oligarchia feroce che sta producendo un processo di concentrazione del potere insostenibile.
Il processo di trasformazione del capitalismo industriale in capitalismo finanziario è qualcosa di più ampio e feroce del tradizionale concetto di capitalismo finanziario formulato nel secolo scorso. Oggi il capitalismo finanziario è una macchina totalizzante di dimensione planetaria che è diventato tale grazie alla digitalizzazione e all'interconessione. E' un meccanismo centripeto di estrazione di valore a livello generale e di successiva concentrazione nelle mani di pochi. Oxfam, una istituzione benemerita che ha il compito di descrivere il processo di crescita delle disuguaglianze, sostiene che pochi super miliardari oggi possiedono più del 50% della ricchezza globale. Questo super potere é fragile perché non può mai fermarsi e men che meno fare delle inversioni. Nel momento in cui dovesse cessare di crescere collasserebbe perché costruito su bolle borsistiche.
Blackrock, grande conglomerato di origine americana, possiede più del 20% della borsa, controlla di fatto l'economia della USA e può dettare la linea a Trump, Harris e alle modeste classi dirigente europea.
Blackrock nelle fasi iniziali della guerra in Ucraina sperava in un crollo della Russia per poter spolpare quel pezzo di mondo. Dietro le tensioni in Medio Oriente c'è anche il progetto di costruire un canale di comunicazione fra India e Europa che bypassi il canale di Suez e sostituisca la via della seta cinese.

Moni Ovadia: la politica in occidente non può fare niente. Gli unici due paesi in cui ancora la politica comanda sull'economia sono la Cina e la Federazione Russa. In Russia ci sono oligarchi che però non dettano la linea politica a Putin (chi ci ha provato, non è finito bene). Le democrazie occidentali sono nei fatti delle oligarchie in cui i potentati economici impongono le scelte politiche. Lo abbiamo visto quando si è avanzata l'ipotesi di tassare i cosiddetti extraprofitti di banche, assicurazioni, ...
Il sistema iperliberista, proposto da quella banda di gangster che erano i Chicago Boys, ha formulato l'ipotesi che un arricchimento sfrenato dei ricchi avrebbe prodotto per "gocciolamento" della ricchezza un miglioramento delle condizioni di vita dei poveri. La crisi di Lehman Brothers, uno dei maggiori operatori mondiali nei servizi finanziari, è stata resa possibile grazie alla legge promulgata da Bill Clinton che ha rimosso la differenziazione fra banca di affari e banca commerciale demolendo uno dei provvedimenti assunti da Franklin Delano Rosvelt che impediva questa commistione.

Mario Brandolin: quali sono le prospettive per il futuro?

Marco Revelli: il mondo occidentale e gli USA in particolare stanno attraversando un momento di crisi e questa parte di mondo si sta accorgendo che non è la totalità del mondo che credeva di essere con la globalizzazione. Ci sono nuove potenze emergenti ed è in corso un processo che rischia di demolire alcuni pilasti della egemonia occidentale. I paesi aderenti ai BRICS stanno mettendo in discussione l'universalità del dollaro come moneta di scambio e questo avrebbe come conseguenza la perdita da parte degli USA del controllo sull'economia globale e la possibilità di scaricare all'esterno tutte le proprie contraddizioni.
Non sono ottimista sul futuro perché sono convinto che le potenze in declino siano più pericolose delle potenze in ascesa. Se il tracollo dell'URSS è stato nel complesso pacifico, temo che il declino degli USA possa originare tensioni e guerre. In Europa vediamo l'aumento delle spese militari e credo sia realistica la possibilità della trasformazione dell'economia in economia di guerra con un ruolo crescente dei complessi tecnologici militari. Solo una forte mobilitazione delle nuove generazioni può impedire questa svolta.e sostituire alla guerra la politica.

Moni Ovadia: io sono più ottimista perché in un recente summit a San Pietroburgo, a cui sono stato invitato, ho visto la dinamicità di paesi emergenti come l'India e di paesi quali Cina e Russia. Il non accettare supinamente da parte loro le politiche di USA ed Europa può mettere in crisi certi meccanismi che sono stati alla base del dominio occidentale. Io credo che il venir meno dei propri privilegi e il timore che l'Europa possa scivolare nel II o III mondo possa in qualche misura attivare, in questo sistema terrificante, dei movimenti di massa e dei sommovimenti.
Il mio timore è che manchi una classe politica adeguata a guidare questo cambiamento..

Cividale del Friuli, 19 ottobre 2024

la redazione del sito

-

-