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cave e biodiversità: una
operazione di green washing?

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riceviamo e pubblichiamo

Lunedì 19 febbraio, presso la sala del Comune di San Pietro al Natisone, si è svolto un convegno dedicato alla biodiversità delle cave di pietra piasentina.
All’incontro hanno presenziato alcuni proprietari di cave aderenti al Consorzio Produttori Pietra Piasentina, sindaci o loro delegati di comuni del nostro territorio dove hanno sede attività estrattive o di lavorazione della pietra piasentina, due consiglieri regionali di Cividale e un folto gruppo di architetti (probabilmente attirati dai crediti formativi che la partecipazione al convegno riconosceva).

Molto interessanti sono stati gli interventi di Tobias Kostl e Daniel Wuttelj (E.C.O Istituto di Tecnologia di Klagenfurt) che hanno presentato gli esiti di un Progetto Interreg Austria - Italia sulla misurazione della biodiversità in due cave austriache e in due cave del nostro territorio (cava Noglaret di Torreano e cava di Clastra a San Leonardo).
Sostanzialmente, esaminando le cave dismesse e ripristinate anche solo parzialmente, è emerso un dato significativo: questi spazi accumulerebbero nel tempo una biodiversità maggiore di quella del territorio circostante, ospitando progressivamente un maggior numero di specie sia a livello vegetale (anche con la presenza di specie esotiche infestanti che dovrebbero essere rimosse) che animale (rettili, uccelli e pipistrelli).
Naturalmente il recupero di biodivesità varia da cava a cava e nel corso del convegno sono emersi i buoni risultati della cava di Clastra e i risultati modesti della cava di Noglaret.
Si è inoltre parlato di problemi ambientali anche nella prospettiva della neutralità di CO
2 prevista per il 2050. L’attività estrattiva e la lavorazione della pietra hanno una impronta ecologica significativa perché consumano energia nella fase di estrazione, di trasporto al sito di stoccaggio, di trasporto al sito di lavorazione e qui nella successiva lavorazione. Importante è il consumo di acqua, la produzione di polveri, l’uso di agenti flocculanti per eliminare i fanghi e la produzione di scarti e rifiuti. Su quest’ultimo tema è intervenuto il prof. Peter Harsaniy (Università di Scienze Applicate della Carinzia) che ha illustrato un possibile uso di alcuni scarti di lavorazione per la produzione di cementi speciali e piastrelle ad alta resistenza.

Siamo usciti dal convegno sicuramente con alcune conoscenze in più, ma non possiamo nascondere una certa delusione perché il problema delle cava è stato affrontato in modo monotematico (biodiversità). Poco si è detto dell’incidenza delle cave sul paesaggio, poco si è detto dell’impatto dei rumori che l’estrazione della pietra produce, nulla si è detto sull’impatto che il trasporto dei blocchi di pietra piasentina ha sulla viabilità, sul rapporto costi e benefici per l’intero territorio (non solo per una singola categoria).
Nell’atto di presentare il Convegno non sono mancate le usuali richieste di sburocratizzare l’attività estrattive (mani libere?) sia nell’intervento del Presidente del Consorzio che nell’intervento del Presidente di Confartigianato FVG.

Questo convegno ci è sembrato finalizzato a costruire una immagine positiva delle attività estrattive sotto l’aspetto dell’impatto ambientale (green washing). Non è la prima volta che segnaliamo questo fenomeno perché crediamo abbia la stessa finalità anche l’apertura al pubblico, in alcune giornate dell’anno, della cava di Clastra, sicuramente ripristinata a dovere, ma di fatto presentata ai visitatori in modo tale da far pensare che tutte le cave siano un bel giardino con castagni e pecorelle.

Cividale del Friuli, 20 febbraio 2024

lettera firmata

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