Nel 2025 Nova
Gorica in Slovenia e Gorizia in Italia saranno insieme Capitale
europea della cultura, a simbolo di un rapporto di amicizia tra
popoli ricostruito nel corso di decenni. Ma il governo Meloni
dopo aver sospeso, a ottobre scorso, il Trattato di Schengen
per i due Paesi, oggi sta rafforzando la presenza di militari
e polizia. E le nuove generazioni, cresciute senza lidea
di una frontiera militarizzata allinterno dellUnione
Europea, ora sono costrette a fare un tuffo in un brutto passato
Era stata una
giornata di mezzo autunno, una di quelle che sembrano riportare
lorologio indietro a quando cerano le stagioni.
Promossa e organizzata dallAmbasciata dItalia in
Slovenia si era svolta, il 21 ottobre 2023, lannuale commemorazione
al Sacrario militare italiano di Caporetto (in sloveno Kobarid).
Il Sacrario raccoglie i resti dei Caduti italiani (7.014) nelle
battaglie combattute su questo fronte del fiume Isonzo (in sloveno
Soca) nel corso della Prima guerra mondiale, nel periodo 1915-1917.
Presenti le autorità civili e militari italiane e slovene.
I discorsi richiamano lassurdità della guerra e
si svolgono a tratti sotto una pioggia battente e fredda. Numerose
le associazioni darma rappresentate.
La sezione Anpi di Cividale del Friuli partecipa da sempre a
questa cerimonia, con il suo vessillo che rappresenta la pace
e i rapporti di fratellanza con il popolo sloveno, rinsaldati
dalla comune lotta contro il nazifascismo. Esauriti i discorsi,
il programma prevedeva il trasferimento nel cimitero di Caporetto,
dove è collocato il monumento che ricorda i Caduti partigiani
sloveni nella lotta di Liberazione del 1941-1945, molti di loro
uccisi dalle truppe del Regio Esercito italiano e, dopo l8
settembre 1943, dai nazisti appoggiati dalle formazioni collaborazioniste
italiane, tra le quali spicca il Reggimento alpini Tagliamento.
Costituito dopo larmistizio attingendo ai residui delle
Legioni Camicie Nere 55° e 63°, decimate nella disastrosa
Campagna di Russia, questo Reggimento si macchiò, in funzione
antipartigiana, dinnumerevoli crimini contro la popolazione
civile e onestamente di alpino aveva ben poco (1).
In questo territorio,
martoriato dalle guerre del secolo scorso, la popolazione residente
in età di leva, già nel 1914, fu arruolata nellImperiale
e Regio esercito austro-ungarico. In gran parte questi soldati
furono destinati al fronte della Galizia, a combattere contro
lEsercito Imperiale russo. A pochi chilometri di distanza,
le minoranze linguistiche slovene delle Valli del Natisone, del
Torre, di Resia furono inquadrate invece nel Regio Esercito italiano.
A seguito della vittoria degli eserciti della Triplice Intesa,
ai quali si era aggiunto nel 1915 il Regno dItalia, nel
1920, con il Trattato di Rapallo, il confine venne ridisegnato,
segnando lespansione della sovranità italiana in
un territorio abitato quasi esclusivamente da sloveni e croati.
Il servizio militare ora si fa nel Regio Esercito italiano. La
crescente politica di snazionalizzazione forzata e di oppressione
etnica induce però i comandi militari a non fidarsi di
queste popolazioni recalcitranti ad accettare la loro cancellazione
come comunità nazionale. Gli alloglotti vengono
perciò inquadrati in Battaglioni speciali collocati lontano
dai fronti delle guerre fasciste, privi darmamento e in
gran parte stanziati in Sardegna. Listituzione di questi
Battaglioni speciali aveva come scopo principale quello di allontanare
da queste zone i giovani sloveni e croati, per impedire il loro
arruolamento nelle file dellesercito partigiano (2).
l 6 aprile 1941
il Regno dItalia, insieme alle altre forze dellAsse,
aveva infatti aggredito il Regno di Jugoslavia, rinfocolando
le legittime istanze dei popoli jugoslavi: il movimento resistenziale
si fa di conseguenza molto più forte. Alla fine i partigiani
dellEsercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia libereranno
la loro nazione (o meglio le loro nazioni) e fonderanno la Repubblica
Federativa Socialista di Jugoslavia.
Un
nuovo confine tra Italia e Jugoslavia venne tracciato e sancito
dal Trattato di pace di Parigi nel 1947, questa volta a danno
dellItalia, divenuta, da pochi mesi, Repubblica.
La storia di questo nuovo confine, tralasciando qui le date relative
ai vari contenziosi (vedasi in calce), accordi e trattati, è
ben descritta nella sua sostanza da Rudolf Rudi imac
(3): Cercherò di dimostrare il mio pensiero con
laiuto della storia appena trascorsa. Con le opportune
semplificazioni posso affermare che questo confine ha conosciuto
due fasi: nel periodo postbellico durante il periodo di chiusura
del confine il nostro vicino non suscitava il nostro interesse,
appunto perché il confine era più o meno chiuso;
la seconda fase, quella odierna, è la fase del confine
più aperto dEuropa. Il confine, chiuso o aperto,
ha caratterizzato la funzione di questi territori. Quando il
confine era chiuso ci trovavamo in tutti i sensi ai margini degli
eventi e ciò in conformità alla logica poiché
vivevamo alla periferia dei nostri rispettivi paesi e stati.
Con lapertura del confine il nostro è diventato
il territorio di collegamento tra due stati, due sistemi economici
e rappresenta il corridoio dove hanno luogo tutti gli scambi,
sia economici sia altri, tra questi due territori (4).
Ulteriore fase,
logica e successiva, di questi rapporti transfrontalieri, è
stata labolizione, il 21 dicembre 2007, dei controlli di
frontiera tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Slovenia
(erede degli accordi e dei valichi di frontiera della Federazione
jugoslava).
Ma ritorniamo al 21 ottobre 2023: le commemorazioni sono finite,
il pomeriggio sono rientrato verso casa a Cividale del Friuli,
da Caporetto sono una ventina di chilometri lungo la valle del
fiume Natisone, attraversando il valico confinario di Stupizza.
Da oltre 16 anni i controlli confinari non ci sono più
e si è consolidata labitudine di passare il confine
senza alcun tipo di impedimento: si tratta di una strada che
si percorre ormai liberamente, con i soli vincoli dei rispettivi
codici della strada.
Le nuove generazioni sono cresciute senza lidea di un confine
militarizzato, senza i fastidiosi controlli di un confine tra
Stati. Quello che mi aspetta però, appena allingresso
del territorio italiano, sono una serie di cartelli che intimano
lalt, mezzi di polizia e della guardia di finanza, un tendone
montato sul piccolo piazzale del confine, un generatore elettrico
che fornisce energia anche a una serie di potenti fari che illuminano
la strada
a pochi metri da una grande caserma in stato
di abbandono costruita pochi anni prima dellabolizione
dei controlli doganali di confine. Proprio il 21 ottobre 2023
laccordo di Schengen sulla libera circolazione degli individui
allinterno dellUnione Europea veniva sospeso! Davanti
a me cè già unautovettura ferma, il
conducente è invitato a scendere e ad aprire il bagagliaio.
Finalmente tocca a me: mi chiedono i documenti, miei e dellautovettura,
e da dove provengo. Qualche sospetto destano le custodie delle
bandiere che ho nel bagagliaio, mai poi va tutto bene: posso
proseguire.
Questa
circostanza è indice di un notevole salto indietro, che
proietta il suo effetto sulla percezione di questo confine, unoperazione
che piace alla destra storicamente schierata nella
posizione di non riconoscere il nuovo confine del 1947 e che
ha visto nella istituzione del Giorno del ricordo
loccasione di rinfocolare le tensioni tanto care ai neofascisti
italiani: come Berlino, Gorizia è divisa in due, qui passa
ancora oggi la cortina di ferro, il pericolo slavo
è ancora presente!
Il 22 novembre 1989 il segretario del Movimento Sociale Italiano,
Gianfranco Fini, insieme a un manipolo di fascisti presi dalleuforia
per la caduta del muro di Berlino, si recano al confine di Gorizia,
di fronte alla stazione ferroviaria della Transalpina di Nova
Gorica, per compiere una storica missione: picconare la recinzione
(si trattava di un muretto alto una cinquantina di centimetri
sormontato da una rete metallica per complessivi circa 1,70 metri)
che delimitava il confine tra i due Stati.
Oggi, a sei mesi dalla sospensione di Schengen, circa 350 uomini
(tra esercito e polizia) sono stati inviati da altre località
dItalia per coadiuvare i colleghi già presenti sul
territorio, per presidiare, con considerevole costo e con discutibili
risultati, i principali valichi di frontiera (24 ore su 24) dallimmigrazione
clandestina e dal rischio terrorismo (5).
Un segnale questo,
concreto, delle politiche di destra di cui si sta pericolosamente
nutrendo lUnione Europea.
Nel 2025, Nova Gorica in Slovenia e Gorizia in Italia saranno
insieme Capitale europea della cultura. Capitale transfrontaliera,
introiettando tutto il vissuto di questo confine.
Si legge su Nuova Gorizia: Sviluppare una strategia transfrontaliera
innovativa, uno spiccato senso di coesione e uno sforzo comune
di comunicazione. Due Paesi, due città e molte persone.
GO!2025 (questo è il nome delliniziativa) supera
le barriere fisiche e culturali tra le nostre società,
a dimostrazione che una governance transfrontaliera impatta positivamente
sulla crescita delle periferie europee, tasselli irrinunciabili
del mosaico dellUnione (6).
Linaugurazione
avverrà l8 febbraio 2025, i confini saranno sicuramente
aperti, le menti chissà! Due giorni dopo, il 10 febbraio,
la giornata del ricordo.
Si spera che le Istituzioni italiane sappiano cogliere lo spirito
delliniziativa, che pochi giorni prima avranno sicuramente
elogiato, prendendo finalmente in carico le risultanze della
Commissione storico culturale italo- slovena relativa ai rapporti
italo sloveni 1880-1956, esempio di come bisogna affrontare i
rapporti conflittuali tra le diverse nazioni in chiave dintegrazione
europea. Una lunga strada con buoni precedenti, ma anche con
pericolosi cedimenti sul fronte del nazionalismo e della divisione
preconcetta. Suonano infatti come macigni le parole pronunciate
a Basovizza nel 2019 dal presidente del Parlamento europeo: Viva
Istria e Dalmazia italiane.
Scrive Giorgio Valussi: Il termine confine viene spesso
confuso con quello affine, ma non coincidente di frontiera, che
deriva dal linguaggio militare. Questo secondo temine non indica
un fatto lineare statico, ma piuttosto una fascia dinamica, qual
è appunto un fronte militare, che ha sempre una certa
profondità ed è soggetto a continui movimenti
(7).
È indubbio
che il confine, anche se militarizzato, rappresenta una linea
di demarcazione tra due Stati con le loro organizzazioni sociali,
politiche, culturali, economiche
Nel caso specifico del confine orientale dItalia questo
è vissuto dai residenti, da decenni, in maniera molto
più allargata rispetto alla precisa linea di demarcazione,
in virtù di ragioni storiche, di rapporti sociali, famigliari,
economici.
Inoltre la presenza delle minoranze nazionali, da entrambe le
parti, ha ulteriormente favorito e incentivato questi scambi.
La grande mobilità determinata dagli accordi italo-jugoslavi,
che prevedevano particolari facilitazioni ai cittadini di entrambi
i Paesi in una fascia su entrambi i lati del confine, è
stata uno straordinario motore dintegrazione, scambio e
stemperamento dei conflitti tra due Stati che allepoca
facevano riferimento anche a due sistemi sociali radicalmente
diversi. Pur esistendo quindi il confine (con tutte le sue implicazioni),
in questo caso ha rappresentato anche unopportunità
per approfittare delle diverse disponibilità di merci
e di prezzi offerte dai due sistemi economici. In parallelo ai
rapporti di tipo economico si sono sviluppati i rapporti sociali
e culturali. Il confine fu unanimemente definito come il
confine più aperto dEuropa.
Ecco lanalisi
di Claudio Sambri: Quando la popolazione delle regioni
di frontiera è mistilingue si presentano motivazioni di
natura etnico-culturale a sollecitare un movimento transconfinario
che può incidere notevolmente sui processi di integrazione
nazionale e sulla configurazione dellopinione pubblica
locale. In ogni caso nelle regioni di frontiera risiedono
ingenti forze amministrative e militari, le quali, entrando in
comunicazione col tessuto popolare, provocano conseguenze di
varia natura, che vanno dallaccentuazione dei contrasti
fra correnti nazionalisitiche, localiste ed esterofile, fino
alla formazione di schieramenti psico-sociali compattamente orientati
in senso difensivo della nazione (8).
Da questo deriva linteresse della destra nazionalista,
xenofoba e sovranista a rinfocolare lidea di
frontiera, a militarizzare il confine anche se allinterno
dellUnione Europea.
La maggiore libertà di movimento, sancita dai vari accordi
e trattati, fu compensata da parte italiana con limposizione
di pesantissime servitù militari che insistevano su tutto
il territorio regionale del Friuli Venezia Giulia e in particolare
proprio nella fascia oggetto degli accordi di transito agevolato.
Il confine quindi è vissuto dalle Istituzioni e dai militari
secondo quanto descritto da Buzzati nel Deserto dei Tartari:
una fortezza che si contrapponeva ai due blocchi (Nato
Patto di Varsavia), nonostante la Jugoslavia fosse un Paese neutrale
ma col marchio, indelebile, di socialista.
Scrive ancora Giorgio Valussi: Ogni Stato si preoccupa
di controllare gli scambi che avvengono nei punti di intersezione
fra le vie di comunicazione e il confine e di difendere il suo
territorio; perciò le fasce di frontiera sono sempre organizzate
da un apparato burocratico e militare, che ha proprie sedi e
proprie installazioni ed è per lo più costituito
da elementi estranei alla regione interessata. Ne risente la
composizione sociale che si presenta assai più articolata
per la presenza di funzionari statali e delle forze armate. Siccome
le esigenze burocratiche e militari sono sempre considerate prioritarie
rispetto a quelle delleconomia locale, ne derivano acuti
contrasti fra gli interessi locali e quelli generali dello Stato,
i quali riescono a condizionare ogni processo di sviluppo civile
ed economico delle regioni di frontiera (9).
In effetti la regione Fvg è stata per decenni una regione
sottosviluppata e terra di emigrazione. Lo spopolamento delle
Valli del Natisone (passate da oltre 20.000 abitanti a circa
5.000) ne è un chiaro esempio. Ora il territorio regionale
è cosparso di aree militari dismesse, polveriere, caserme,
bunker che generazioni di militari di leva hanno inutilmente
presidiato e che restano come cicatrici nel territorio e problemi
di grande rilevanza per le amministrazioni locali.
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Cividale del Friuli, 20 aprile 2024 |
Luciano
Marcolini Provenza |
Scheda: trattati
e accordi italo-jugoslavi- sloveni
1947 Trattato
di pace di Parigi 10 febbraio 1947
1949 Accordo di Belgrado Legge 10 marzo 1955, n°121
Accordo di Udine Legge 5 dicembre 1949, n°1141
Accordo di Roma Decreto Presidente della Repubblica 11
gennaio 1950, n°179
1954 Memorandum di Londra 5 ottobre 1954
Accordo di Belgrado Decreto Presidente della Repubblica
10 gennaio 1966, n°575
1957 Convenzione tra la Repubblica Italiana e la Repubblica
Popolare Federale di Jugoslavia in materia di Assicurazioni Sociali
14 novembre 1957
1965 Accordo di Roma Decreto Presidente della Repubblica
10 gennaio 1966, n° 575
1968 Accordo di Roma DPR 22 maggio 1969, n° 830
1975 Trattato di Osimo
1983 Protocollo esecuzione Accordo di Roma 3 luglio 1965
DPR 28 febbraio 1985, n° 255
1983 Accordo esecuzione Trattato di Osimo
1988 Ratifica ed esecuzione art. 4 Traatato di Osimo Legge
7 novembre 1988, n° 518
1992 Subentro accordi con Repubblica di Slovenia 9 marzo
2009
2007 Memorandum Bruxelles coop. Italia-Slovenia 14 maggio
2007
Note
1) Fabio Verardo Il Reggimento alpini Tagliamento alla
sbarra. I processi per collaborazionismo nel dopoguerra
in Storia Contemporanea in Friuli n°53 Istituto Friulano
per la storia del Movimento di Liberazione 2023;
2) Dorica Makuc Sardinci, battaglioni speciali in Sardegna
Coop. Gorika Mohorjeva 2000;
3) Rudolf Rudi imac (1935-2016) È
stato Sindaco di Nova Gorica dal 1969 al 1974. Membro del Parlamento
jugoslavo ha diretto la Commissione affari esteri e difesa. Dal
1974 al 2002 è stato dirigente di varie e importanti aziende
slovene. Dal 2002 al 2006 ha ripreso lattività politica
come Consigliere comunale a Nova Gorica. Dal 2007 al 2012 ha
ricoperto la carica di Presidente associazioni delle società
culturali slovene;
4) in Atti e documentazione sul Convegno Lurbanistica
nella Mitteleuropa Gorizia 14-17 novembre 1970 Tip.
Sociale Gorizia 1971;
5) Video Rainews;
6) Nuova Gorizia;
7) Giogio Valussi Il confine nordorientale dItalia
Ed. Lint Trieste 1972 pag. 11;
8) Claudio Sambri Una frontiera aperta. Indagini sui valichi
italo-jugoslavi Forni Editore Bologna 1970, pag.
27;
9) Giorgio Valussi Il confine nordorientale dItalia
Ed. Lint Trieste 1972, pag. 270.
nota della
redazione:
l'articolo riportato in questa pagina è stato scritto
da Luciano Marcolini Provenza, Presidente della sezione ANPI
di Cividale del Friuli, e pubblicato su "Patria indipendente",
periodico on-line dell'ANPI nazionale.