- 22 dicembre
2010 - Messaggero Veneto - Attività scomparse - Ho letto che il sindaco di Resia Chinese
è stato ascoltato dal Comitato paritetico istituzionale
per i problemi della minoranza slovena in Friuli (Messaggero
Veneto cronaca di Tarvisio, 1 dicembre). Ha ripetuto che loro
sono resiani per cui avevano deliberato a favore delluscita
di Resia dai comuni compresi nella legge 38 del 2001, quella
relativa alla tutela delle minoranze slovene. Ancora una volta
si sono dovute sottolineare lunicità della lingua
resiana, diversa dallo sloveno, e la realtà storica che
distingue la Val Resia unitamente alle Valli del Natisone e a
quelle del Torre che fanno parte della Slavia friulana. Non è
assurdo? A proposito della Valle del Torre, cè una
recente ricerca dellingegner Paolo Pellarini di San Daniele,
noto anche per i suoi recenti studi sullemigrazione friulana
e sugli imprenditori friulani che hanno lavorato allestero,
che va segnalata. Il Pellarini si richiama al Cipra (ente di
protezione delle Alpi), secondo il quale in Friuli non sarebbero
state attuate le giuste iniziative per un futuro sviluppo proprio
delle Valli sopraccitate con la conseguenza di unemigrazione
anomala della popolazione. Il Pellarini parla di Lusevera e cita
un suo libretto dal titolo Dodici racconti di confine
nel quale ne narra le vicende. Tra laltro racconta che
in giro per il Friuli cè la scritta Formaggio
di Pradielis mentre a Pradielis non cè più
una mucca: quindi niente latte, niente formaggio. A parte ogni
facile ironia, la Regione invece dice di aver avviato una promozione
per il recupero della produzione casearia in montagna, ma di
essa nella Valle del Torre non cè traccia. Qualche
cosa non torna allora. Secondo il Pellarini cè invece
un crollo delle colture tradizionali. Noi le stesse colture,
che erano il fiore allocchiello delleconomia del
posto, le importiamo dallestero e questi prodotti, oggi,
giungono nei supermercati dal Trentino, dallAlto Adige
e dal Piemonte. Ma altrettanto si deve dire dei prodotti dellartigianato
e che doveva essere avviato uno stabilimento dacqua minerale
definita rara e molto richiesta da prelevare dalle sorgenti del
Torre. Doveva, poi, essere approfondita almeno la potenzialità
che poteva essere fornita dallenergia idraulica. Minima
è diventata la produzione di legno pregiato. Nel suo Le
Alpi Giulie e la Slavia friulana ne parla appunto lingegner
Pellarini. Si legge che nellAlta Val Torre scendevano fieno,
carbone di legna, burro, latticini, legname, castagne, castrati.
Oggi questa economia alpina è crollata. Se seguita, avrebbe
permesso alla Slavia friulana di fregiarsi del titolo di piccola
Svizzera. Qualcuno invece si è perduto dietro lo
slogan che è la Slovenia italiana. Sono stati
trascurati lagricoltura di montagna, lallevamento
caprino, quello delle trote, il turismo locale, la pesca sportiva,
la vendita dei prodotti locali. È stato abbandonato un
parco non più ripopolato faunisticamente con stambecchi,
caprioli, camosci e altri animali. È ora che la Regione
dia lavvio a questo programma. (Nello San Gallo - Udine)
- 16 dicembre
2010 - Messaggero Veneto - Minoranza slovena: fondi e loro uso - Ritenevo inopportuno
reagire alle chiare provocazioni del consigliere regionale Roberto
Novelli laddove, in una vis polemica e preconcetta nei confronti
della comunità slovena del Friuli Venezia Giulia, elencava
in modo sommario, superficiale e inesatto i finanziamenti pubblici
che sarebbero destinati alla minoranza slovena in Italia. Tali
affermazioni, non accompagnate da precisi riferimenti normativi, palesano
una non velata volontà di spargere insinuazioni, con lunico
obiettivo di innescare un clima conflittuale degno
dei migliori anni della cortina di ferro. Lintervento del
signor Giovanni Rossi e molti altri commenti su queste pagine
mi hanno invece convinto del fatto che qualche indicazione
più precisa, riferita alla normativa esistente forse aiuterà
chi non è in mala fede a comprendere meglio qual è
la reale situazione finanziaria della comunità slovena
in Italia. Le leggi dalle quali le organizzazioni della minoranza
slovena possono attingere i finanziamenti sono tre: due nazionali
(482 del 1999 e 38 del 2001) e una regionale (26 del 2007). La
legge regionale è a oggi senza fondi; la legge 482
comprende, per le 12 minoranze linguistiche storiche presenti
in Italia, un paio di milioni di euro destinati per lo più
alle pubbliche amministrazioni per la cartellonistica bilingue,
gli sportelli linguistici, eccetera. La norma più importante
per la minoranza slovena rimane la 38 del 2001 che allarticolo
16 prevede: «Per le attività e iniziative culturali,
artistiche, sportive, ricreative, scientifiche, educative, informative
ed editoriali promosse e svolte da istituzioni e associazioni
della minoranza slovena lo Stato assegna ogni anno i contributi
che confluiscono in un apposito fondo nel bilancio della regione
Friuli Venezia Giulia che provvede poi a destinarli. Lammontare
del fondo è determinato annualmente dalla legge finanziaria»
e consiste negli ultimi dieci anni in circa 5 milioni di euro,
vale a dire, in termini reali, meno della somma che lo Stato
italiano destina alle organizzazioni della minoranza slovena
dal lontano 1992 (allora 10 miliardi di lire). Quindi, se
il consigliere regionale Novelli potesse esplicare meglio le
sue affermazioni, ciò sarebbe utile a tutti, ma soprattutto
alla credibilità dellistituzione che rappresenta.
Inoltre, in modo del tutto improprio, coinvolge in questa vicenda
il Comitato istituzionale paritetico, i cui membri non percepiscono
alcun gettone di presenza... Per ciò che riguarda le altre
questioni poste, posso solamente ricordare che con il comma 3
dellarticolo 21 della legge di tutela della minoranza slovena
si finanziano le ristrutturazioni di piazze e marciapiedi,
la tinteggiatura delle facciate delle case, eccetera dei vari
Comuni dalle valli del Natisone fino a Resia e Tarvisio, anche
se non comprendo quali siano i riscontri concreti in termini
di tutela degli interessi sociali, economici e ambientali e soprattutto
di sviluppo del territorio come previsto dalla legge di tutela.
Questi sono solamente alcuni elementi riferiti alla legge 38
e quindi rimango disponibile per qualsiasi incontro o confronto
basato su dati precisi e concreti, al fine di eliminare ogni
possibile incomprensione e soprattutto per sviluppare quel
clima di collaborazione e convivenza che può portare definitivamente
le nostre terre fuori dalla palude conflittuale del secolo scorso,
nella giusta direzione indicata dai valori fondanti dellUnione
europea. Concludo con lauspicio che questa volontà,
da dimostrare con i fatti concreti, sia condivisa anche dal consigliere
Novelli, le cui parole, per adesso, vanno purtroppo in direzione
opposta. (Livio Semolic - segretario regionale Skgz - Unione
culturale economica slovena - Gorizia)
- 16 dicembre
2010 - Messaggero Veneto - Lingue minoritarie: una questione più ampia
- A mio
parere, la questione della minoranza linguistica non riguarda
meritoriamente solo la parlata della val Resia, bensì
tutti i comuni del Friuli orientale confinario, nei quali alcuni
consiglieri comunali si sono arrogati il diritto di sostituirsi,
anche se leggi nazionali lo prevedono come seconda opzione, alla
volontà (richiesta del 15%) della popolazione indigena
locale. Per cui ormai Resia, Torre e Natisone «sono del
gatto» come ha ben precisato il presidente del Comitato
misto paritetico regionale nella recente audizione del sindaco
di Resia; il quale presidente lho sentito anchio
in tv ha ben evidenziato che finché non saranno
modificate le leggi nazionali qualsiasi iniziativa locale non
potrà avere conseguenze locali. Ciò purtroppo è
vero, anche se, qualora ci fosse stata la volontà politica
a livello parlamentare, bastava modificare quegli articoletti
(3 della 482/99 e 4 della 38/01) dando la piena e dovuta dignità
alla gente interessata di scegliersi democraticamente la tutela
del proprio peculiare idioma senza che questo debba essere inquinato,
come già sta succedendo con le tabelle toponomastiche
e gli sportelli bilingui italo-sloveni dalla lingua slovena classica
che già si sta adottando a livello regionale più
o meno surrettiziamente. Stiamo quindi pagando lo scotto della
scelta attuata solo da alcuni consiglieri comunali che si sono
assunti la grave responsabilità peraltro non meramente
amministrativa di far inserire, senza prima sentire la
propria gente, il loro comune nellambito della tutela linguistica
di carattere generale. Mi riferisco soprattutto e prego
vivamente il Messaggero Veneto di pubblicare questa mia lettera
alla mia natia alta val Torre. Infatti nel 2003 le persone
firmatarie della richiesta erano solo otto, sindaco compreso,
anche se lui non era consigliere comunale; ora, benché
la situazione politica sia rimasta invariata, solo uno è
ancora in carica e un altro mi ha personalmente dichiarato, in
pubblico locale, di non aver mai firmato alcunché, anzi
ha aggiunto di sentirsi orgogliosamente prima friulano e poi
italiano. Quindi sufficiente cognizione di causa, sul tessuto
sociale e linguistico dellignara gente. E così è
definitivamente fagocitato il proprio peculiare idioma che inevitabilmente
subirà leutanasia col beneplacito di alcuni interessati
e dei sorestans amanti del quieto vivere. Con un abbraccio fraterno
ai nostri contermini resiani, ricordando loro che Roma e Trieste
sono troppo lontane per recepire i lamenti delle genti friulane
del confine orientale, che peraltro si sentono amichevolmente
vicine a quelle slovene essendo ora tutti in Europa, però
mantenendo i propri usi e costumi e soprattutto la propria etnia
linguistico-colturale. (Lidio Buttolo - Lusevera)
- 8 dicembre
2010 - Messaggero Veneto - Minoranza: privilegi e tutela - Grazie allintervento
del consigliere regionale Roberto Novelli, comincia a diradarsi
la cortina fumogena che occulta lentità reale del
fiume dei finanziamenti che sommergono la comunità nazionale
slovena del Friuli Venezia Giulia. Roberto Novelli, in risposta
al tentativo dei rappresentanti della minoranza nazionale slovena
in consiglio regionale di fare sottoscrivere a tutti i gruppi
consiliari un ordine del giorno di sollecitazione al Governo
nazionale a non ridurre nonostante la gravità della
crisi economico-finanziaria generale che rende necessari pesanti
tagli a tutti i capitoli di spesa i finanziamenti alla
minoranza nazionale slovena, è riuscito a individuare
un primo, incompleto elenco dei finanziamenti che piovono su
quella comunità: circa 20 milioni di euro lanno!
A questo proposito andrebbe fatta una precisazione. Troppo spesso
si confonde la legittima e sacrosanta tutela dei cittadini italiani
di nazionalità slovena con gli insostenibili privilegi
della casta burocratica autoreferenziale operante, senza alcuna
legittimazione democratica, nelle Valli del Natisone, del Torre
e Resia. Va dato atto alle organizzazioni slovene di essere riuscite
a fare confondere finanziamenti destinati alla comunità
con sussidi alle loro sovra dimensionate strutture burocratiche
che promuovono attività molto spesso inutili e comunque
fini a se stesse. «Devo spendere per dimostrare di esistere»,
questo sembra essere la loro ragion dessere. Fatte queste
premesse, mi congratulo con Roberto Novelli che ha iniziato a
scoprire questo incredibile tesoro e lo invito a
proseguire la sua azione chiarificatrice. Formulo, inoltre, una
proposta della quale potrebbe, egli stesso, farsi promotore,
nelle sedi opportune: 1) fare una ricognizione completa dei finanziamenti
destinati agli sloveni, ivi compresi quelli provenienti dalla
vicina Repubblica (erano quasi 8 milioni di euro nel 2007); 2)
riconoscere pari dignità tra sloveni e friulani, adeguando
agli standard adottati per gli sloveni i finanziamenti alla comunità
friulana (30.000 sloveni di fronte a 600.000 friulani); 3) fare
una verifica critica dellutilizzo dei fondi stanziati:
per esempio quanti soldi sono stati spesi per gli sportelli bilingui
e quante sono state le pratiche effettivamente evase per i sette
Comuni delle Valli del Natisone? I dati potrebbero interessare
anche la Corte dei conti; 4) invitare la Repubblica di Slovenia
a rispettare la sovranità dello Stato italiano, considerando
la questione della tutela culturale e linguistica dei cittadini
italiani di nazionalità slovena e di quelli di origine
slava di antico insediamento della provincia di Udine, una questione
interna allo Stato stesso; 5) infine, investire il 75% dei finanziamenti
destinati alla minoranza in provincia di Udine alle iniziative
di cui al comma 3 dellarticolo 21 della legge 38/2001 relative
a «interventi volti allo sviluppo dei territori dei comuni
della provincia di Udine compresi nelle Comunità montane
del Canal del Ferro - Valcanale, Valli del Torre e Valli del
Natisone». Concludo invitando le forze politiche di centro-destra
a smetterla di snobbare questa questione. Non è un problema
locale di marginale importanza da risolversi tacitando alcuni
esagerati appetiti con abnormi finanziamenti. Trattasi, invece,
di una questione politica di rilievo internazionale attinente
ai diritti umani che, nel nostro territorio, sono quotidianamente
calpestati dallarroganza del denaro. La pazienza degli
elettori che hanno garantito un ampio consenso ai partiti di
centro-destra alle ultime elezioni parlamentari, regionali, provinciali
e comunali è agli sgoccioli. Il voto democraticamente
espresso era una chiara indicazione di rifiuto dellassimilazione
di queste comunità alla minoranza slovena: che la politica
ne tenga gran conto, anche in sede di Finanziaria nazionale e
Bilancio regionale. (Giovanni Rossi - San Pietro al Natisone)
- 1 dicembre
2010 - Messaggero Veneto - Il sindaco in Regione: siamo solo resiani - Il sindaco di Resia è
stato ascoltato ieri dal Comitato paritetico istituzionale per
i problemi della minoranza slovena. Il primo cittadino ha dovuto
illustrare le motivazioni che hanno spinto il Consiglio comunale,
lo scorso mese di agosto, a deliberare a favore delluscita
di Resia dai comuni compresi nella legge 38 del 2001, quella
relativa alla tutela delle minoranze slovene. Una decisione,
come ha ribadito Chinese, «presa per garantire la sopravvivenza
della lingua resiana e della sua unicità. Non abbiamo
nulla a che fare con la minoranza slovena e con la lingua slovena,
siamo una realtà a sé che come tale vuole essere
considerata». Il Consiglio, inoltre, aveva deliberato di
far rientrare la comunità di Resia tra quelle tutelate
in quanto friulane nellambito della legge nazionale
482 del 1999. Dopo aver ascoltato le ragioni del sindaco di Resia,
il Comitato paritetico ha ribadito come la strada per lesclusione
dalla legge 38 non è sicuramente facile, soprattutto in
questo periodo, con la politica nazionale che difficilmente potrà
prendere in mano una legge di tutela delle minoranze linguistiche
per modificarla. La scelta fatta dal Consiglio comunale di Resia
è finalizzata alla difesa della specificità della
lingua resiana in quanto tale, che, per gli amministratori locali,
dovrebbe essere tutelata in maniera specifica. Sulla questione
è intervenuto anche il consigliere regionale Pdl, Franco
Baritussio. «Quali iniziative intende intraprendere lamministrazione
regionale in merito al riconoscimento al resiano dello status
di lingua storicamente radicata sul territorio in cui è
insediata e vive la Comunità resiana? - si chiede Baritussio
in uninterrogazione presentata allassessore regionale
alla Cultura Elio De Anna - In una nota del 10 novembre scorso
inviata alla Regione dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri,
si segnala la richiesta formale pervenuta dal Comune di Resia
il 30 luglio 2010 nella quale si sottolinea il riconoscimento
al resiano dello status di lingua, nonché lintegrazione
dellarticolo 5 della legge 38/2001 con lequiparazione
della minoranza resiana a quella germanofona della Valcanale.
Nella nota vengono, tra laltro - conclude - sono elencati
importanti dati e riferimenti relativi alla storia ed agli aspetti
linguistici della comunità resiana». (a.s.)
- 2 novembre
2010 - Messaggero Veneto - Resia: una specificità linguistica - Sembra assurdo, ma il
solito Catone, informatissimo, torna a parlare della
Val Resia e della collocazione del resiano tra le
lingue slave non autoctone, ma derivanti dallo sloveno. In Friuli
da secoli, invece, cè la Slavia friulana della quale
fa parte la Val Resia. Il resiano e la sua identità
linguistica sono da sempre anzi un motivo di importante riflessione
linguistica da parte dei glottologi che ha portato alla necessità
di una tutela del tipo linguistico per la sua particolarità.
La lingua, si sa, si identifica con il paese nel quale ha avuto
la sua origine, come è per il francese parlato nellIle
de France, o il tedesco parlato a Timau, a Sauris e in Valcanale.
Il resiano allo stesso modo è la manifestazione
concreta e tangibile della specificità linguistica e idiomatica
di tutto un popolo. Non cè unaltra soluzione.
Lesistenza di legami storici e tradizionali ne è
concretamente la testimonianza e non ammette alcun interrogativo.
Risulta, la lingua parlata, un ramo positivo con la terra dorigine,
quella dei loro avi. Nessuno nega il contatto con la Slovenia,
ma questo non è un legame che giustifica il mantenimento
dello sloveno nellarea resiana. Riflettiamo: il resiano,
obiettivamente, è una connessione genealogica proiettata
in una storia come succede anche per lo sloveno. Invece la testualità
delle leggi nate in proposito per la tutela non aiutano granché
e hanno anche aumentato la confusione. Da più parti, infatti,
è stata chiesta la modifica della 482/99. Anche dallUnesco
è arrivata una nota positiva che invita alla tutela del
resiano. È stata inclusa, anzi, nellAtlas
des Langues dellUnesco, dove si precisa a proposito del
resiano che il «Resiano, lingua in pericolo
di estinzione, è da tutelare». Nel 2008 anche il
Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, in concomitanza
con lopinione dellUnesco, che ha sancito che la comunità
resiana «non parla un dialetto, ma una lingua», ha
approvato un ordine del giorno che impegna la giunta a sostenere
presso il governo e il Parlamento la valorizzazione e lidentità
culturale delle espressioni linguistiche della Val Resia, delle
Valli del Torre e del Natisone. Per brevità non possiamo
dilungarci su queste iniziative, che comunque possono essere
consultate da chi è interessato. Le comunità linguistiche
di origine slava presenti nelle Valli del Natisone, del Torre
e di Resia, in provincia di Udine, sono, comunque, va precisato,
diverse da quelle della minoranza nazionale slovena di Trieste
e non vanno confuse con essa. Nella Slavia friulana, nella pubblica
amministrativa non è stato usato lo sloveno, mentre oggi
si subisce lassunzione di interpreti di sloveno e traduttori
di lingua slovena in contraddizione con le necessità e
la volontà dei locali. La possibilità di una relazione
con la minoranza slovena, parlante lo sloveno, in un amichevole
rapporto con lo Stato nazionale confinante, non deve assolutamente
portare alleliminazione di una lingua storica parlata da
oltre mille anni in Val Resia dove essa si è formata storicamente
ed è stata parlata per secoli. La Regione autonoma Friuli
Venezia Giulia, consapevole di questa realtà, deve esserne
garante e prevedere, anzi, linsegnamento della variante
resiana nel mondo della scuola. Nello San Gallo
- 30 settembre
2010 - Messaggero Veneto - Tutela: un progetto di speranza - Le polemiche estive
sulla collocazione della scuola bilingue di San Pietro al Natisone,
sulla Resia e sullassetto istituzionale da dare alla comunità
della Slavia friulana hanno confermato alcune situazioni che
meritano di essere sottolineate, per non cadere, troppo rapidamente,
nel dimenticatoio. Da queste constatazioni dovrebbe ripartire
la politica per dare, finalmente, una soluzione accettabile per
linsieme della cittadinanza, a un problema quello
della concreta tutela della comunità stessa che,
se non risolto, in breve rischia di inasprire ulteriormente
rapporti sociali sempre più tesi. Da quanto apparso su
queste colonne risulta che la legislazione, nazionale e regionale,
di tutela degli sloveni, attualmente in vigore, non tutela per
niente una comunità quella degli slavofoni della
provincia di Udine che non si riconosce assolutamente
nella minoranza nazionale slovena, che esiste, invece, a Gorizia
e Trieste: le mamme degli alunni della scuola bilingue riconoscevano,
forse un po ingenuamente, di non essere né residenti
né originarie delle Valli del Natisone; Daniele Lettig
di Resia, sostenitore della slovenità culturale e linguistica
della sua gente, affermava perentoriamente lappartenenza
alla nazionalità italiana della stessa popolazione; i
sindaci di centrodestra del Natisone dichiaravano la loro sottomissione
a Cividale mentre la locale Sinistra ecologica alla faccia
dei princìpi autonomistici ribaditi ogni anno in occasione
della commemorazione dellArengo rivendicava
la fusione di tutti i comuni in un unico (e quindi banalizzato)
ente amministrativo. Che desolazione! Quale soluzione? La costituzione
di un nuovo quadro politico locale che, superando i tradizionali
schieramenti dinteresse particolare, e sommando le residue
buone volontà, riuscisse a coagulare attorno a un progetto
di speranza quella maggioranza silenziosa sempre più
esasperata dallarroganza degli uni (nazionalisti sloveni)
e dallincresciosa inerzia degli altri (italo-slavi). Il
punto qualificante e discriminante di questo progetto di
speranza dovrebbe consistere nellirrinunciabile rivendicazione
di una forte autonomia istituzionale di una Comunità delle
Valli del Natisone (o della Slavia friulana) con personalità
giuridica, a guida eletta a suffragio universale, con significative
competenze e risorse in grado di assicurare la programmazione
della rinascita e dello sviluppo di questa storica comunità.
A questo proposito e sempre su queste colonne, mi pare di aver
rilevato una sorprendente coincidenza di prospettiva tra le posizioni
del Pd delle Valli del Natisone e quelle del Forum per la Slavia,
così come si è palesata unevidente complementarietà
tra le indicazioni formulate in merito da Sandra Medves della
Lega Slava e quelle di Pietro Qualizza a nome del
circolo culturale il Castagno. Solo nellambito
di una normale dialettica democratica si potranno affrontare
e risolvere anche le questioni identitarie, oggi delegate a rigidi
meccanismi imposti dallalto e dallesterno che producono
situazioni, alla lunga, insostenibili per la loro incongruenza
giuridica. Lapertura di questo confronto a tutto campo
dovrebbe avvenire a breve e assolutamente prima dellemanazione,
da parte del presidente della giunta regionale, del decreto presidenziale
relativo allapplicazione del disposto dellarticolo
10 della legge 38 del 2001, come richiesto dal Comitato
istituzionale paritetico per i problemi della minoranza slovena
il 6 luglio scorso. Tale decreto riaccenderà immancabilmente,
in provincia di Udine, il fuoco della polemica rendendo molto
più difficile lavvio dellauspicato dialogo.
Se le diciture Spietar, Podbuniesac eccetera
sono state favorevolmente accolte dalla maggior parte della popolazione
locale, la trasformazione di queste denominazioni tradizionali
in Speter Slovenov, Podbonesec eccetera
e il loro uso generalizzato nelle insegne degli uffici pubblici,
nella carta ufficiale e, in genere, in tutte le insegne pubbliche,
nonché nei gonfaloni, nelle indicazioni toponomastiche
e nella segnaletica stradale rischia di rinsaldare i vecchi steccati
che impediscono a questa comunità di avviarsi sulla strada
della normalità e cioè quella della discussione
su possibili traguardi essenziali da raggiungere, insieme. (Giovanni
Rossi - San Pietro al Natisone)
- 22 settembre
2010 - Messaggero Veneto - Valli del Natisone: sopraffazione politica in corso - Si continua a parlare
di dialetto sloveno tipico delle valli del Natisone
e dialetto resiano, unaltra variante del complesso
sistema dialettale sloveno. Prima di tutto, gli abitanti
delle valli della provincia di Udine non sono minoranza nazionale
slovena. Le loro parlate, infatti, erano già state riconosciute
con legge regionale 46/1991 come lingue locali, ma, potenza della
politica, ecco la metamorfosi: sono infatti diventate varianti
della lingua slovena con la legge regionale 26/2007. Quando è
stata approvata la legge nazionale 482/99 sulle lingue minoritarie
regionali, i Comuni interessati, in aderenza agli statuti comunali,
avevano chiesto alla Provincia il riconoscimento e la tutela
delle lingue locali. Invece è stata introdotta, con delibera
provinciale 33/2001, la lingua slovena che porterà tali
parlate alla rapida estinzione. Il fatto che si calcoli che ci
siano almeno 1.500 vocaboli panslavi, cioè presenti in
forma identica o molto simili in tutte le lingue slave, dimostra
che le parlate delle valli della Slavia friulana possono essere
assimilate non solo allo sloveno, ma anche al croato, al russo,
al ceco, eccetera. In realtà queste parlate, che sono
state definite anche da Giovanni Paolo II come protoslave, paleoslave
e veteroslave, si sono conservate per ben 1.400 anni con caratteristiche
proprie e uniche e, diversamente dalle altre lingue slave (sloveno,
croato, slovacco, eccetera), si sono evolute autonomamente in
un contesto culturale neolatino e friulano. Per questo vanno
riconosciute e tutelate. I valligiani, infatti, non parlano la
lingua slovena. La lingua parlata è dunque lelemento
essenziale per riconoscere la presenza di una minoranza in un
territorio. Allora ci si domanda: come mai a Cividale del Friuli,
dove non sono stati richiesti alla Provincia il riconoscimento
e la tutela né della parlata slava delle valli né
della lingua slovena, è stata invece riconosciuta, con
decreto del presidente della repubblica, la presenza di una minoranza
nazionale slovena? Per parlare di presenza di una minoranza linguistica
storica e/o nazionale è necessario prendere in considerazione
non solo la lingua, ma anche gli elementi fondamentali suggeriti
ed evidenziati dalla normativa vigente e precisamente: la storia
(storicamente presente art. 3 legge 482/99 e tradizionalmente
presente art. 4 legge 38/2001); il territorio su cui la
minoranza è storicamente radicata e la lingua messa a
tutela deve essere il modo di esprimersi della minoranza linguistica
e deve essere riconosciuta da una legge statale o regionale anteriore
alla data dellentrata in vigore delle leggi (art. 1 dpr
345/2001); il numero di persone che parla la lingua minoritaria
deve essere tale da giustificarne la protezione (art. 1 e 7 Carta
europea delle lingue regionali o minoritarie, 1992); la volontà
di ogni cittadino che ha il diritto di scegliere liberamente
di essere trattato o non esserlo come minoranza nazionale (art.
3 e 10 della Convenzione quadro europea per la protezione delle
minoranze nazionali, 1995). Quello che si sta perpetrando a Cividale
del Friuli e nelle valli della Slavia friulana è una sopraffazione
politica ai danni del popolo che, quindi, non è per nulla
sovrano. (Luciano Santoro - Cividale del Friuli)
- 18 settembre
2010 - Messaggero Veneto - Resia, un'estate amara - Il direttivo del circolo culturale resiano
Rozajanski dum si è riunito recentemente per esaminare
i fatti successi in luglio e agosto a Resia circa il rilascio
della prima carta didentità bilingue, linvio
alle famiglie di un questionario di censimento etnico
e la decisione del consiglio comunale di uscire dalle leggi di
tutela della minoranza linguistica slovena, che comprendono anche
il Comune di Resia, per identificarsi minoranza linguistica
friulana e, di conseguenza, entrare in questo gruppo linguistico.
I componenti del direttivo esprimono la solidarietà più
ampia al signor Gabriele Cherubini che, per aver chiesto la carta
didentità bilingue (italiano-sloveno), come era
suo diritto per legge, è stato oggetto di offese, minacce
e intimidazioni. Solidarietà e vicinanza sono espresse
anche ad altre persone che in questo contesto sono state offese
e minacciate. A riguardo del questionario di censimento
etnico, inviato dallamministrazione comunale a tutti
i maggiorenni residenti nel Comune, il direttivo esprime riserve
sulla sua legittimità, anche per quanto riguarda la privacy
visto che con i dati da riportare non è difficile risalire
allinteressato, considerato che in valle ci si conosce
praticamente tutti. A riguardo poi della decisione presa dal
consiglio comunale di far uscire Resia dalle leggi di tutela
a favore della minoranza linguistica slovena e di farla rientrare
in quella friulana, il direttivo manifesta tutto il suo sconcerto.
Per maggiore precisione, si evidenziano i punti della decisione
consiliare: uscita dalla legge 38/01 e normative consequenziali
in quanto manca il presupposto fondamentale della storicità
dellinsediamento della minoranza slovena sul territorio
comunale; inserimento allart. 2 della legge 482/99 anche
della lingua e della cultura della popolazione che parla il resiano;
inserimento, in conformità allart. 3 della legge
482/99, del Comune di Resia nellambito territoriale e subcomunale
in cui si applicano le disposizioni di tutela della minoranza
linguistica friulana, storicamente presente nel Comune di Resia.
Resia è inserita nel contesto delle leggi di tutela della
minoranza slovena della nostra regione perché il resiano,
o il po nes, così come il pa naam della Valcanale
o il po naim delle valli del Torre e del Natisone sono
tutte forme dialettali della lingua slovena. E di questo il Parlamento
italiano al momento di legiferare era sicuramente ben informato.
Definire storicamente presente la minoranza linguistica friulana
nel Comune di Resia è unassurdità. Le leggi
statali 482/99, 38/2001 e regionale 26/2007 sono leggi che hanno
aiutato e aiutano anche la nostra comunità, il nostro
dialetto e la nostra cultura, basti citare solo alcuni esempi:
contributi per attività di valorizzazione del dialetto
e della cultura resiani nelle scuole, per lattività
di sportello linguistico al museo dellarrotino, alla biblioteca
e allarchivio storico comunali a Stolvizza, per lattività
di varie associazioni culturali locali, contributi per iniziative
economiche, gestiti dalla Comunità montana del Gemonese,
del Canal del Ferro e della Valcanale ed altro ancora. Al resiano
e alla cultura resiana così come ai cittadini della valle
nulla è stato tolto, tanto meno la storia millenaria,
anzi è proprio grazie a queste leggi che potremo anche
in futuro conservare la nostra cultura. In alternativa, non potremo
certo tutelare e conservare il po nes parlando litaliano
o imparando il friulano. Lestate amara di Resia è,
speriamo, alle spalle e ci si augura che gli atti incivili ai
cui abbiamo, purtroppo, assistito non si ripetano più.
(Luigia Negro - presidente circolo culturale resiano Rozajanski
dum - Resia)
- 14 settembre
2010 - Messaggero Veneto - Dibattito - Nel dibattito sulla nuova organizzazione del
sistema delle autonomie locali, in particolare nellarea
montana, emerge lassoluta mancanza di riferimento a un
modello etico-ideale, storico, valoriale e politico. La logica
prevalente è quella dellaffannosa e maldestra ricerca
di un possibile risparmio di risorse pubbliche, tutto
sommato molto limitato. Comunque, ancora una volta i sacrifici
vengono scaricati sulle spalle dei più deboli, economicamente
ed elettoralmente. In questo preoccupante deserto di princìpi,
strategie e proposte, il Forum per la Slavia avanza
alcuni elementi di riflessione sui quali riflettere e ai quali
ispirarsi nellindividuazione di un modello istituzionale
che garantisca a tutti i cittadini migliori servizi, elimini
gli sprechi e aumenti il livello di partecipazione democratica.
Giusta riparazione. In maniera specifica, per quanto riguarda
la Slavia friulana va innanzi tutto e preliminarmente affermata
la legittimità delle rivendicazione di una giusta riparazione
per i danni arrecati al comprensorio dalla programmazione del
sottosviluppo avvenuta in più fasi storiche, ma in particolare
con lesclusione dei Comuni delle Valli del Natisone dallarea
di applicazione della legge nº 614 del 22 luglio 1966 recante
«interventi straordinari a favore dei territori depressi
dellItalia settentrionale e centrale». Sono i benefici
di questa legge che hanno determinato la concentrazione dello
sviluppo a Manzano, Buttrio, San Giovanni al Natisone eccetera
favorendo la seconda fase dello spopolamento delle Valli. Autodeterminazione.
Gli abitanti della Slavia vanno considerati, a tutti gli effetti,
come un popolo distinto da quelli contermini e, quindi, titolare
del diritto allautodeterminazione. Per quanto riguarda
la Repubblica italiana il diritto dei popoli allautodeterminazione
viene riconosciuto dal Patto internazionale relativo ai
diritti economici, sociali e culturali entrato a fare parte
del diritto interno della Repubblica italiana con la legge 25
ottobre 1977, nº 881. Tra altre importanti affermazioni
di principio, il Preambolo del Patto ricorda che: «in conformità
ai princìpi enunciati nello Statuto delle Nazioni Unite,
il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri
della famiglia umana e dei loro diritti, uguali e inalienabili,
costituisce il fondamento della libertà, della giustizia
e della pace nel mondo; ... in conformità alla Dichiarazione
universale dei diritti delluomo, lideale dellessere
umano libero, ... può essere conseguito soltanto se vengono
create condizioni le quali permettano a ognuno di godere dei
propri diritti economici, sociali e culturali, nonché
dei propri diritti civili e politici; che lo Statuto delle Nazioni
Unite impone agli Stati lobbligo di promuovere il rispetto
e losservanza universale dei diritti e delle libertà
delluomo». Larticolo 1 della Parte prima del
Patto sancisce invece che «tutti i popoli hanno il diritto
di autodeterminazione. In virtù di questo diritto, essi
decidono liberamente del loro statuto politico e perseguono liberamente
il loro sviluppo economico, sociale e culturale». Sussidiarietà.
Al fine di contemperare luniversalismo dei diritti e il
particolarismo della comunità politica locale, tra i princìpi
fondanti dellUnione europea è stato introdotto il
principio di sussidiarietà, riallacciato al principio
federativo. La sussidiarietà è concetto sufficientemente
astratto e flessibile da poter operare sia in senso ascendente
sia discendente. Afferma la presunzione di competenza per il
livello di governo più vicino ai cittadini e il fine
che da questa discende di realizzare istanze di socializzazione
dei poteri pubblici e di democratizzazione della comunità
politica. Non faccia lo Stato quello che meglio può fare
la Regione eccetera ... non facciano altri (Stato, Regione, Provincia
e Comuni) quello che meglio può fare la Comunità
autonoma. Esperienza storica. La pluri-secolare tradizione autonomistica
dellArengo della Schiavonia sopra Cividale,
ha lasciato nel Dna politico-istituzionale di questa Comunità
consistenti elementi di identificazione comprensoriale che da
un lato spiegano la sua assoluta riluttanza a farsi assimilare
alla nazione slovena e dallaltra confermano la sua volontà
di essere parte distinta della Patrie del Friuli.
La Comunità autonoma della Slavia dovrebbe
nascere sulla base dei princìpi qui sopra enunciati quale
istituzione rappresentativa dei cittadini del comprensorio, nellambito
della quale si svilupperanno tutti i processi propri alla vita
democratica che caratterizza lEuropa. Ai Comuni rimarranno
le competenze che non possono essere delegate, mentre la Comunità
sarà competente per tutto quanto i Comuni potranno delegarle,
assumerà le competenze delle Comunità montane soppresse,
quelle che la Provincia potrà assegnarle, quanto le deriverà
dalla legge 38/2001 e dalla legge regionale 26 del 2007 (di tutela
della minoranza slovena) e quanto la Regione le delegherà
in base al suo nuovo Statuto di autonomia speciale. La Comunità
autonoma avrà personalità giuridica e verrà
guidata da organi (assemblea, presidente e consiglio direttivo)
democraticamente eletti a suffragio universale. Per queste cariche
dovranno essere previste precise incompatibilità, rigidi
divieti di cumulo e di limite nei mandati. La comunità
della Slavia friulana si trova di fronte a una scelta epocale
sul suo futuro istituzionale. Tra soggetti di buona volontà,
liberi da condizionamenti e pregiudizi, andrebbero cercate le
più ampie convergenze possibili nellindividuazione
di soluzioni atte a restituire alla Comunità la sua piena
e autonoma capacità di autogoverno, condizione irrinunciabile
per la progettazione di un futuro migliore. Una proposta avanzata
unitariamente non potrebbe che essere accolta con attenzione
e rispetto dai livelli decisionali preposti alla sintesi politica
relativa al nuovo ordinamento locale in territorio montano. (Ferruccio
Clavora - Forum per la Slavia - Pulfero)
14 - settembre
2010 - Messaggero Veneto - La volontà dei cittadini - «Il popolo è
lunico sovrano del nostro Stato democratico». È
laffermazione che Francesco Cossiga aveva scritto nella
lettera indirizzata, qualche tempo prima di morire, al presidente
del Senato Renato Schifani. Ma questa affermazione, così
importante, che fa riferimento alla Costituzione, è normalmente
applicata? Non mi riferisco alle diatribe politiche, bensì
a certe leggi che sono state approvate senza tener in alcun conto
la volontà dei cittadini. Faccio riferimento, a esempio,
alla legge 38/2001, che ha già iniziato a essere applicata
nei comuni delle Valli del Natisone, del Torre, a Resia e persino
a Cividale. Comè possibile applicare una legge che
prevede lintroduzione del bilinguismo italianosloveno
senza sapere se i cittadini lo vogliono e senza verificare quanti
sono gli sloveni presenti in un comune? Chi ha voluto questa
legge e perché? La legge è stata proposta, a suo
tempo, ad arte, in modo tale che in qualsiasi comune della provincia
di Udine (anche Lignano Sabbiadoro) sia possibile su richiesta
di un terzo dei consiglieri comunali, indipendentemente dal fatto
che gli sloveni siano «tradizionalmente presenti»
(così richiede la legge!), oppure no, applicare il bilinguismo
italiano-sloveno. E lattuale Comitato paritetico, che deve
decidere su tale richiesta, immediatamente approverà lintroduzione
del bilinguismo. Ma perché è stata formulata e
approvata una legge tanto ingiusta? Non sarebbe stato più
democratico agire come in Alto Adige dove è stato fatto
un censimento per stabilire in quale proporzione fossero presenti
i vari gruppi (italiani, ladini e tedeschi)? Qui non si può
fare e si grida alla discriminazione! Tutto nasce da questioni
politiche e di denaro. Politiche, perché come hanno affermato
importanti politici locali e nazionali non si «può
irritare la Slovenia» che, a ogni costo, vuole una minoranza
nazionale slovena riconosciuta anche nella provincia di Udine.
La legge è stata approvata nel 2001 come ultima legge
del governo Prodi, non rispettando la sovranità del popolo,
come previsto dalla Costituzione e dalle norme internazionali,
pur essendo queste citate nella legge stessa. E ci rendiamo conto
che è una questione politica leggendo quello che sta succedendo
in questi giorni a Resia, dove lattuale amministrazione
comunale, di colore diverso da quella precedente che aveva richiesto
il bilinguismo, si sta muovendo, nel rispetto della volontà
popolare, in maniera decisa e clamorosa per uscire dalla famigerata
tabella dei Comuni in cui è stata riconosciuta
la tradizionale presenza della minoranza nazionale
slovena. E i nuovi amministratori comunali di Cividale, sindaco
in testa, quando cominceranno a muoversi? Di denaro, sì
di denaro, perché fiumi di denaro si riversano su tale
minoranza non quantificata, sulle sue associazioni (sono oltre
cinque milioni di euro lanno!), sulle sue scuole (abbiamo
assistito alla movimentazione di politici, addirittura sloveni,
per la scuola bilingue di San Pietro al Natisone), mentre della
situazione di quelle italiane non ci si preoccupa. E così
troviamo, in particolare, Cividale del Friuli (nota bene del
Friuli, non della Slovenia o degli Slavi o degli Sloveni!), che
ha dato il nome a tutto il Friuli, nellelenco dei Comuni
in cui tale legge verrà applicata, a scapito del friulano.
E questo senza che a Cividale, nella sua bimillenaria storia,
ci sia mai stata una qualche testimonianza della presenza di
sloveni nellarte, negli scritti, nelle tradizioni, nel
folclore! Per Cividale, gli otto consiglieri comunali presentatori
hanno motivato la richiesta con: lospedale transfrontaliero
(stiamo ancora aspettando almeno un segnale di tale iniziativa!),
il Mittelfest (ma non cè mica solo la Slovenia fra
gli Stati presenti!) e lentrata della Slovenia in Europa
(ma perché, quando la Romania è entrata in Europa,
non è stata proposta una legge per introdurre il bilinguismo
romeno-italiano a Cividale, dal momento che la comunità
romena è la più numerosa?). Basta indire un censimento
per quantificare la presenza di sloveni e potremmo sicuramente
risparmiare un bel po di denaro, in quanto verrebbe elargito
secondo la reale presenza di sloveni e non a favore di una minoranza
non quantificata (sembra che sia molto modesta in provincia di
Udine, almeno dai dati delle ultime elezioni regionali), che
non vuole farsi contare, adducendo motivazioni risibili che non
sono state sollevate né in Slovenia e Croazia, per gli
italiani contati senza alcun problema, né in Austria per
gli sloveni, né tanto meno in Alto Adige! (Piera Specogna
- Cividale del Friuli)
- 8 settembre
2010 - Messaggero Veneto - Valli del Natisone: alcune precisazioni - Quando la repubblica
di Venezia concesse lautodeterminazione agli slavi del
Friuli nord orientale si instaurò in quei territori una
forma di democrazia molto prima dellantica, e forse prima
al mondo, democrazia anglosassone. Le cose si svolgevano nel
seguente modo: ogni paesetto delle valli riuniva i capifamiglia
per eleggere il proprio rappresentante da mandare allassemblea
della Banca di Antro, per la valle del Natisone, e a quella della
Banca di Merso, per laltra valle; qui erano prese le decisioni
più importanti sulla vita delle comunità e veniva
amministrata pure la giustizia. Ahimè, Napoleone cancellò
tutto ciò col trattato di Campoformido; lAustro-Ungheria,
subentrata dopo la sconfitta di Napoleone, aveva nella sua lungimiranza
mantenuto nei nostri territori luso dellantica lingua
locale, ma le Banche di Antro e Merso non rinacquero. Quando
nel 1866 le popolazioni di queste terre scelsero quasi allunanimità
(un voto contrario) di schierarsi dalla parte italiana, mai avrebbero
pensato di essere emarginate e, in futuro, messe alla mercè
degli appetiti della minoranza slovena qui inesistente. Dopo
questa doverosa premessa passo ad analizzare la situazione attuale.
Alcuni consiglieri comunali, dopo essere stati eletti in determinati
partiti dellarco costituzionale e con precisi programmi,
hanno deciso, cosa non nota ai loro sostenitori, di dichiararsi
di lingua e nazionalità slovena favorendo in tal modo
una richiesta di legge a tutela della minoranza nazionale slovena
nella provincia di Udine. (Certe prese di posizione devono essere
rese note prima delle consultazioni elettorali!) Il governo Prodi,
appena prima della sua anticipata caduta, promulgava una legge
dello Stato passando sopra il parere dei veri interessati (gli
abitanti della Slavia friulana) con cui riconosceva lesistenza
di una fantomatica minoranza nazionale slovena nella provincia
di Udine. Orbene, personaggi che si definiscono democratici e
antinazionalisti esprimono, dopo la pubblicazione di alcune lettere
mie e di altri valligiani, le loro infuocate rimostranze contro
le opinioni espresse dagli abitanti delle valli non allineati
e contrari alla minoranza slovena che anela a imporre la propria
presenza anche dove non è mai storicamente esistita. Il
defunto e compianto Sergio Mattelig, presidente della Lega per
la Slavia, persona buona e tollerante, sempre citando leggi e
fonti, cercava di far capire bonariamente, mai scendendo a livelli
di offesa verso nessuno, le sue tesi, che erano anche nostre,
a quelle persone che secondo lui erano in errore. Questo squisito
valligiano, amante della propria gente, delle sue tradizioni
e della nostra lingua, probabilmente non conosceva il saggio
adagio friulano: a insegnà al mus, si piart timp e si
stize la bestie! Le stesse persone ignorano volutamente il fatto
che la stampa locale pubblichi le iniziative del Comitato genitori
della scuola bilingue, formato quasi totalmente da gente estranea
alle Valli, e di tutte le associazioni culturali ed economiche
slovene. Questo non li disturba! Nessun valligiano benpensante
si sogna di vietarne la pubblicazione inveendo contro la libera
stampa. Le dimostrazioni fatte dai genitori a sostegno della
scuola bilingue (appoggiate dal governo sloveno, con visita di
ministri vari) ricordano girotondi di recente memoria
ed erano volte a cercar di orientare esclusivamente a loro pro
le decisioni con cui lamministrazione comunale di San Pietro,
responsabile dei plessi scolastici presenti sul suo territorio,
eletta a stragrande maggioranza dai residenti, con il parere
del Prefetto, della Provincia e dellUfficio scolastico
regionale, si accingeva a definire lubicazione provvisoria
della scuola. Nessuno le ha vietate, come pure i sit-in davanti
al municipio e le espressioni verbali contro il sindaco e la
sua maggioranza. La scelta ora è stata fatta tenendo conto
delle risorse esistenti e si spera che i puntigli si fermino
lì, in attesa delladeguamento della sede di quella
scuola. (Renzo Onesti - San Pietro al Natisone)
- 15 agosto
2010 - Messaggero Veneto - Resia, il consiglio non vuole la tutela per le
minoranze slovene - Dopo le polemiche scaturite nella comunità
di Resia in seguito al rilascio della carta didentità
bilingue italiano-sloveno, il consiglio comunale prende posizione
a tutela dellidentità etnica e linguistica resiana.
Nel corso dellultima seduta infatti, a maggioranza, gli
amministratori hanno deciso di far uscire Resia dai comuni compresi
nella legge 38 del 2001, quella relativa alla tutele delle minoranze
slovene. Una decisione, come ha ribadito il sindaco Sergio Chinese:
«Presa per garantire la sopravvivenza della lingua resiana
e della sua unicità. Non abbiamo nulla a che fare con
la minoranza slovena e con la lingua slovena, siamo una realtà
a sé che come tale vuole essere considerata». Il
consiglio ha inoltre deliberato di far rientrare la comunità
di Resia tra quelle tutelate in quanto friulane nellambito
della legge nazionale 482 del 1999. «Ci sentiamo prima
di tutto resiani ha aggiunto Chinese poi italiani
e friulani». Al consiglio comunale hanno assistito quasi
200 persone, curiose di ascoltare il dibattito sfociato tra gli
amministratori in merito alla tutela linguistica del resiano.
Alla fine, a favore delluscita del Comune di Resia dalla
legge 38, hanno votato tutti i consiglieri della maggioranza
e uno della minoranza, gli altri si sono astenuti. «Speriamo
che questo atto possa servire ha continuato Chinese
intanto abbiamo già inoltrato la documentazione al presidente
del Consiglio e al presidente della Repubblica». (a.c.)
- 28 luglio
2010 - Messaggero Veneto - «Carta d'identità anche in lingua
slovena? No, in resiano» - La comunità di Resia non ci sta.
Non accetta che dal Comune possano uscire carte didentità
bilingui in italiano e sloveno. «La nostra lingua è
il resiano, non lo sloveno», commentano i cittadini che
ieri mattina hanno manifestato davanti al municipio. Una cinquantina
di persone con il Tricolore, arrivati a Prato di Resia per tutelare
la loro italianità e la loro resianità. Una delegazione
dellassociazione Identità e Tutela Val Resia
è stata accolta dal sindaco Sergio Chinese. «Chiediamo
allamministrazione di non emettere la carta didentità
in sloveno, poiché non è una lingua che ci appartiene.
Non siamo mai stati assoggettati allamministrazione slovena,
né in passato, al tempo della Repubblica Veneta e dellImpero
austro-ungarico, né recentemente con la Yugoslavia di
Tito. La popolazione di Resia non parla lo sloveno, ma il resiano.
Rilasciare un documento didentità in lingua slovena
hanno aggiunto i componenti dellAssociazione
sarebbe un atto grave e falso, segno del riconoscimento che la
nostra è una minoranza slovena». Il sindaco Chinese
ha ripercorso liter che ha portato alla richiesta di una
carta didentità in italiano e sloveno. «Tutto
è nato con le leggi nazionali 482 e 38, che in parte sono
state mal interpretate, visto che dal concetto di minoranza linguistica
si è arrivato a quello di minoranza nazionale. Il problema
è aver voluto inserire il territorio di Resia allinterno
delle delimitazioni della legge 38». Per questo ogni cittadino
che ne fa richiesta, ha diritto di ottenere la carta didentità
stampata in lingua slovena. Una situazione che aveva portato
a unistanza di commissariamento del Comune di Resia da
parte dei consiglieri regionali Pd Enzo Marsilio, Sandro Della
Mea e Igor Gabrovec, che avevano accusato il primo cittadino
di non aver voluto emettere il documento richiesto. «Non
abbiamo mai ricevuto il necessario software ha chiarito
Chinese e oggi, dopo le pressanti richieste del Prefetto,
emetteremo la carta didentità in sloveno scritta
a mano da un nostro funzionario. Non possiamo fare altrimenti».
Chinese ha chiesto al Ministero dellInterno di poter utilizzare
il resiano per stampare le carte didentità, ma la
risposta arrivata da Roma è stata negativa. «Parlerò
con il Prefetto e ho già chiesto udienza al capo dello
Stato e al presidente del Consiglio. Vogliamo essere tutelati
come resiani». (a.c.)
- 22 luglio
2010 - Messaggero Veneto - Bilinguismo e scuola bilingue - Dislocazione in cinque sedi. Soluzione
definitiva? Forse, fino a quando non arriverà la protesta
da parte della Slovenia. Ma cosa vuol dire applicare il bilinguismo
italiano-sloveno sul territorio di un comune riconosciuto per
legge bilingue su richiesta di un terzo di consiglieri comunali
che ha escluso che i cittadini potessero esprimere la propria
volontà, violando così i principi fondamentali
dei diritti umani? Bilinguismo vuol dire: «presenza in
uno stesso Stato di due gruppi linguistici»; «qualità
di una popolazione che si serve correttamente di due lingue diverse».
Pertanto la scuola bilingue, con linsegnamento in lingua
slovena, è nata proprio per dare forza allattuazione
del bilinguismo in un territorio dove i rappresentanti sloveni
sono pochi o quasi nulli. Inoltre il bilinguismo comporta luso
della lingua slovena nei rapporti con le amministrazioni comunali,
nei tribunali, negli atti pubblici (carte didentità,
certificati anagrafici, avvisi e pubblicazioni ufficiali), nei
consigli comunali, nelle insegne dei pubblici uffici, nella carta
ufficiale, nella segnaletica stradale, sul gonfalone comunale
e lesposizione della bandiera nazionale slovena sugli uffici
pubblici. Perché alcuni genitori scelgono la scuola bilingue
per listruzione dei propri figli? Non perché appartengano
alla minoranza slovena, bensì perché linsegnamento
delle materie in lingua slovena permette lapprendimento
e la conoscenza di tale lingua in modo gratuito, con, inoltre,
notevoli vantaggi nei servizi e nelle attività extracurricolari.
La minoranza nazionale slovena, non quantificata, presente per
legge nelle valli del Natisone, del Torre e a Resia, oltre che
a Cividale del Friuli (?!) ha ottenuto che le scuole, materna
privata ed elementare parificata di San Pietro al Natisone, divenissero
statali, con passaggio in ruolo di tutto il personale senza alcun
concorso, con lerogazione di 741.636 euro annui per le
proprie finalità; lautorizzazione da parte del governo
Prodi a istituire la scuola media in un mese, in piena estate;
i finanziamenti immediati per rendere antisismica la struttura
scolastica; uninterrogazione presentata ai ministri degli
Esteri, dellInterno e dellIstruzione sulla scuola
affinché si provveda con speditezza a dotare la
bilingue di un plesso idoneo definitivo. Comè
possibile che la minoranza nazionale slovena ogni volta che fa
sentire la propria voce per rivendicare i propri diritti ottenga
che i politici di sinistra, di centro e di destra, a tutti i
livelli, nazionale e locale, si mobilitino immediatamente per
non irritare la vicina Slovenia che, tramite i suoi massimi esponenti
politici, ha rivendicato il diritto di intervenire in tali territori,
in quanto ritiene siano abitati da sloveni? Per il riconoscimento
dei diritti degli slavi italiani, invece, nessuno prende posizione,
anzi, con promesse e interventi senza valore (presentazione di
disegni di legge, mai arrivati nemmeno in commissione, delibere
e ordini del giorno senza alcun valore) i politici ci prendono
in giro e offendono la libertà e la dignità delle
comunità storiche slave della Provincia di Udine, non
riconoscendone lesistenza e contribuendo anzi alla cancellazione
di un bagaglio storico, linguistico e culturale di ben 1.400
anni assimilandole alla minoranza nazionale slovena. (Sandra
Medves - Lega della Slavia friulana - Pulfero)
- 13 luglio
2010 - Messaggero Veneto - Scuola bilingue - Serve un po di razionalità
Un po di razionalità. Nella storia a volte capita
che, imbattendosi in un piccolo particolare in apparenza insignificante,
venga alla luce un complesso e insospettato mondo sepolto od
occultato. La vicenda della scuola bilingue di San Pietro al
Natisone è a mio avviso una di queste scoperte.
Levento scatenante è stata lordinanza di sgombero
delledificio di viale Azzida decisa dal sindaco: in sé
unimpellenza amministrativa che, fuori da uno stato di
calamità, non rappresenta di certo un ostacolo insuperabile.
La scoperta è stata un mondo di rancori, gelosie, invidia
e bassa politica. In quanto genitore di due bambini iscritti
alla scuola bilingue, ma che come molti altri poco ha a che fare
con la minoranza slovena, non avevo mai potuto tastare con mano
la ribollente situazione delle Valli del Natisone. Per questo
parlo di scoperta, che chiaramente per chi vive in quei luoghi
scoperta non è. Già altri genitori prima di me
hanno ricordato che la scelta della scuola bilingue è
stata effettuata in base a programmi e offerta formativa, ma
non è tutto. Sembra ci si dimentichi che la nostra regione
confina con due Stati o meglio nazioni, ambedue appartenenti
alla Comunità europea. La Slovenia, in particolare, è
a 200 metri in linea daria da casa mia. Personalmente trovo
logico e anche saggio che i miei ragazzi conoscano e possano
usare in modo efficace la lingua dei miei vicini, e in questo
non vedo alcuna limitazione della mia italianità. Una
scelta quindi essenzialmente europea, con la speranza
di contribuire alla formazione di cittadini europei
oltre che italiani. Questa mia lettera inizia però con
una richiesta di razionalità. Lo scrivo poiché
se cè un punto che nessuno ha potuto contestare
fino a oggi è il fatto che la proposta avanzata dal Comitato
dei genitori sia la più razionale e, guarda caso, anche
la più economica. Su questo il Comitato ha avuto unesplicita
approvazione del prefetto e di consiglieri regionali, ma infine
anche il sindaco Manzini ha dovuto ammetterlo, e nessuno dei
detrattori ha finora dimostrato, conti alla mano, il contrario.
La proposta consegnata al sindaco non ha richiesto nessuno sgombero
di altre scuole, ma soltanto un razionale utilizzo delle strutture
esistenti con lintento di evitare lo sperpero di denaro
pubblico in trasporti, mense, personale ausiliario aggiuntivo.
Purtroppo questa proposta non riesce ad accontentare tutti, e
in particolare modo non soddisfa coloro che sperano di trarre
dei vantaggi politici dalle disavventure altrui. A oggi non mi
risulta che ci sia stata alcuna proposta politica che guardi
oltre il proprio cortile, e riesca a valutare le contingenze
e le opportunità che probabilmente la comunità
di San Pietro dovrà affrontare entro pochi anni. Si prevede
la ristrutturazione dello stabile di viale Azzida, ma quando
questa sarà terminata probabilmente il complesso delle
ex Magistrali sarà semi-deserto, e non perché sfrattato
dalla bilingue, ma perché questi sembrano essere i piani
della Provincia di Udine, e anche gli ospiti della contesa Casa
dello studente potrebbero essere riuniti ai loro compagni a Cividale.
Solo riguardo a questultimo punto va ricordato che per
ospitare 25 ragazzi è tenuta attiva, e quindi riscaldata,
pulita, sorvegliata lintera struttura, con personale, cuochi,
educatori nonché una corriera per spostarli da Cividale
a San Pietro. Realmente si pensa che questa sia la soluzione
più razionale ed economica? I segnali che giungono dalla
Provincia e dal Comune attualmente ci indicano che piuttosto
che dare una sistemazione, che oggettivamente sarebbe migliorativa
per lIstituto bilingue, si preferisce sprecare centinaia
di migliaia di euro. E accontentare la vera minoranza, cioè
quella degli interessi privati di pochi cittadini antieuropei
propensi a restaurare una condizione che era a loro favorevole.
Vorrei infine ricordare al signor Onesti, autore dellintervento
del 6 luglio scorso, che nella lingua italiana esiste una grande
differenza tra arroganza e fermezza.
Il Comitato dei genitori ha scelto la seconda. (Mauro Fain -
Prepotto)
RESIA - Servizi sociali e tradizione
Faccio riferimento alla lettera da Resia («Più che
unici in via di estinzione») pubblicata dal
Messaggero Veneto il 1º luglio, a firma di quattro resiani
che presumo essere consiglieri di minoranza del comune limitrofo
a Lusevera. Non entro nel merito e nelle doglianze, peraltro
scontate ma senza proposte concrete, della lunga missiva anche
perché sul Messaggero Veneto, il nostro quotidiano, sono
state ampiamente sviscerate le questioni etnico-linguistiche,
quasi tutte a tutela della unicità dei resiani;
i quali peraltro, come noi dellAlta Val Torre, ritengono
di non aver nulla da spartire con la cultura e la lingua slovena
anche se purtroppo i nostri comuni sono stati recentemente qualificati
come sloveni nellambito del Friuli orientale.
Però siccome i firmatari fanno anche riferimento a Uccea,
frazione di Resia, mi sento di dire la mia in proposito perché
i miei nonni provenivano proprio da codesto paesino abbarbicato
sulla montagna a ridosso e sopra lomonimo torrente. Uccea
negli anni 50/60 aveva richiesto e ottenuto con una petizione
sottoscritta da una sessantina di capifamiglia di transitare
sotto la giurisdizione amministrativa del Comune di Lusevera
proprio perché attraverso la nostra vallata avevano lo
sbocco naturale verso la pianura friulana gravitando per lo più
su Tarcento. Poi, al limite della prescrizione ventennale, quando
già tutta la documentazione anagrafica era pervenuta nel
municipio luseverino di Vedronza si è tenuto un referendum
fra tutti i residenti del comune di Resia e non limitato alla
trentina di persone di Uccea: quindi la frazione continuò
a mantenere il proprio cordone ombelicale resiano. Gli attuali
abitanti (ricordo il compianto don Vito Ferrini parroco di Uccea
e maestro titolato vantarsi di avere oltre trenta scolati) sono
meno di una decina e sono privi dellunico locale pubblico
(osteria con telefono) che ancora dava una certa parvenza di
vita sociale; qualcuno deve farsi carico della dilagante indifferenza
al problema! Non posso però fare a meno di sorridere fra
me per la richiesta dei quattro firmatari della costruzione
di una nuova strada o di un tunnel per il collegamento
agevole tra la val Resia, Uccea e lAlta Val Torre;
la pia illusione può valere solo come battuta
almeno per chi conosce lorografia locale. Se i reclamanti
in argomento non riescono, per partito preso, a recepire che
la difesa della tipicità e peculiarità unica
tende a salvaguardare le proprie radici antico-linguistiche,
specie ora che cè in atto una subdola slovenizzazione
dellEst friulano, significherà che il tutto sarà
omologato ai minimi termini perdendo la propria peculiare identità
con leutanasia non solo della propria parlata. Più
servizi sociali, ma saldi nel mantenere la propria tradizione
avita! (Lidio Buttolo - Lusevera)
- 6 luglio
2010 - Messaggero Veneto - Scuola bilingue - Una dislocazione provvisoria Fino
a che, per motivi statici, la scuola bilingue di San Pietro al
Natisone non è stata costretta a traslocare, nessuno lha
mai messa in discussione. Ora con tanta arroganza pretenderebbero
di avere immediatamente, dove vogliono loro, una sede identica
a quella di prima, anche a costo di far traslocare listituto
superiore di San Pietro o altre realtà scolastiche già
esistenti in loco, rifiutando qualsiasi soluzione alternativa
proposta e addirittura interessando il governo sloveno. Questo
sembra eccessivo. Hanno avuto dallo Stato italiano la promessa
di un contributo di oltre un milione di euro in tempi da record
per mettere in sicurezza la loro scuola, cosa che altre realtà
se lo sarebbero sognato. Come dire: le scuole dellAquila
vogliono rientrare immediatamente nelle aule che
occupavano ante-sisma,cosa assolutamente irrealizzabile in tempi
brevi. Bene ha fatto il sindaco a prendere la drastica e non
facile decisione di fare sgomberare la scuola non adeguata e
con pericolo di crolli. Mi immagino cosa sarebbe venuto fuori
se si fosse verificato qualche malaugurato incidente magari con
vittime: «I fascisti italiani hanno teso una trappola mortale
alla scuola bilingue, sapevano del pericolo, ma non hanno preso
provvedimenti». Probabilmente ora lItalia intera
sarebbe sotto inchiesta a livello europeo, se non addirittura
davanti al tribunale dellOnu. Se invece fosse toccata la
medesima sorte, metti, alle strutture della scuola media italiana,
senza tanto frastuono, cortei, campagne di stampa e governi esteri
interessati, si sarebbe adottata a livello locale una delle soluzioni
proposte (Pulfero o Savogna) in attesa della definitiva soluzione.
Tutto ciò non avrebbe provocato alcuno scandalo. Nota
bene che la scuola di San Pietro già ora è dislocata
in sedi differenti: scuola materna ad Azzida, scuola elementare
al piano terra dellistituto magistrale, scuola media in
altro edificio, senza contare le sedi distaccate negli altri
comuni. Questa situazione suscita in me qualche domanda: perché
voler restare a tutti i costi a San Pietro e non prendere in
considerazione una dislocazione provvisoria temporanea di una
parte della scuola nei comuni limitrofi, dove esistono sedi idonee
e a norma? Dopo tutto si tratta di emergenza. Mi chiedo dove
sta la difficoltà a trasferire la scuola fuori da San
Pietro, dato che una gran parte degli alunni non è delle
valli e deve comunque spostarsi. Non mi si venga a dire che questo
può stravolgere i loro programmi scolastici. Mi sorge
il dubbio che siano stati fatti e si facciano sforzi sovrumani
per dimostrare che in loco esiste una grande partecipazione di
studenti residenti nelle valli, con relative famiglie, ansiosi
di essere considerati minoranza slovena, cosa che non è
sentita dalla quasi totalità della popolazione. Mentre
sto scrivendo le mie considerazioni sulla situazione della scuola
bilingue di San Pietro al Natisone, mi è venuta sottomano
la lettera al Messaggero Veneto di mercoledì 23 giugno
scorso scritta dal solito estraneo alla faccenda che spara le
sue bordate da quel di Tarvisio, spinto dalla sacra febbre della
Costituzione, costringendosi ad argomentare su questioni di non
sua pertinenza perché estraneo a esse, continuando altresì
a offendere gli abitanti della Slavia veneta, appellandoli come
beneciani. Ho avuto modo di chiarire in un mio precedente
scritto il significato di quel termine (schiavi e servi di Venezia).
Non so che diritto abbia costui di rapportarsi con gli slavi
di antichissima origine, del Natisone e del Torre; gli debbo
chiarire una volta per tutte che queste genti, nella quasi totalità,
escludendo pochi elementi che traggono beneficio (posto di lavoro)
presso la minoranza slovena, preferirebbero essere sudditi di
Venezia, dalla quale avevano ricevuto, a suo tempo, totale autonomia
di autogoverno legale, amministrativo nonché cultural-linguistico,
che invece essere esposti alle mire espansionistiche, sottomissive
e disgregatrici di suddetta minoranza nazionale, legalmente presente
nelle province di Trieste e Gorizia, supportata in questo disegno
dalla vicina repubblica. Questo signore è convinto che
la Costituzione, allarticolo 4, gli imponga di intervenire
in tutte le cose che non lo convincono anche se non direttamente
interessato (se così fosse, dovrebbe pontificare 24 ore
su 24, secondo i suoi punti di vista, sui ladini, sui resiani,sui
tedeschi e sugli altri italiani che popolano il Friuli Venezia
Giulia e non solo). Lo stesso articolo, secondo costui, dovrebbe
vietare alla signora Magda Succaglia, da sempre presente con
i suoi antenati in queste terre, di esprimere i propri punti
di vista su problemi che lei reputa vitali per la sopravvivenza
delle genti e delle tradizioni, usi e costumi della sua patria
natale. (Renzo Onesti - San Pietro al Natisone)
Schiavonia
veneta
- Unoccasione e lindifferenza Come ogni anno, le
manifestazioni organizzate a San Pietro al Natisone per celebrare
i Santi patroni Pietro e Paolo sono state loccasione per
commemorare unantica istituzione locale: lArengo
della Schiavonia veneta sopra Cividale, simbolo della
secolare tradizione autonomista della Slavia friulana. Un rituale
che ogni anno che passa, al di là della buona volontà
degli organizzatori, sprofonda ulteriormente nellindifferenza
generale. Scarsissima è stata, in effetti, la partecipazione
popolare: non più di una trentina di persone. Unimportante
occasione persa per affermare, in concreto, la validità
dellimpostazione programmatica che affonda nella tradizione
la pertinenza delle odierne elaborazioni innovative. In questo
difficile momento della storia della locale comunità.
combattuta tra confuse identità, strumentalizzazioni nazionalistiche
e incertezze istituzionali, questa stanca commemorazione poteva
costituire, invece, unottima occasione per unaggiornata
rivisitazione del profondo senso di autonomia che oggi ancora
pervade la coscienza collettiva di un popolo che non intende
rinunciare, nonostante tutto, allapplicazione del sacrosanto
diritto dei popoli allautodeterminazione, sancito dai più
importanti documenti internazionali sui diritti umani. Mi chiedo,
dunque: perché non è stata presa liniziativa
di un dibattito bi-partisan sul futuro istituzionale della Slavia
friulana dopo labolizione delle Comunità montane,
con conseguente mobilitazione di tutte le forze politiche e soprattutto
della cittadinanza? La meritevole iniziativa assunta in merito,
una decina di giorni prima, dalla Lista civica di San Pietro
al Natisone con la partecipazione in qualità di relatore
del professor Coen delluniversità di Udine, sarebbe
potuta essere considerata per la qualità della
relazione svolta, i contenuti e la pacatezza del dibattito
una significativa premessa a un più ampio e partecipato
confronto alla ricerca di soluzioni largamente condivise in loco.
Sono sempre più convinto che la soluzione ai gravi problemi
di questa martoriata comunità vadano ricercati nel superamento
delle posizioni preconcette, unilaterali, prevaricanti e totalizzanti.
Solo dal libero, tollerante e partecipato confronto tra le diverse
posizioni in campo potranno emergere le sintesi politiche oggi
indispensabili per assicurare un futuro democratico alla Slavia,
parte integrante di un Friuli che ha troppo spesso tendenza a
dimenticare la storia dei popoli che lo compongono e, per questo,
condannando se stesso e loro alla marginalità e alla sudditanza.
Mi sia, infine, consentito di cogliere questa occasione per esprimere
pubblicamente il mio apprezzamento al sindaco di San Pietro al
Natisone, Tiziano Manzini, per il modo equilibrato e responsabile
con il quale sta riuscendo a portare a positiva soluzione il
complesso problema della sede della scuola bilingue italiano-sloveno.
(Giovanni Rossi - San Pietro al Natisone)
- 25 giugno
2010 - Messaggero Veneto - Resia - Lassociazione e la tutela Stupisce il
richiamo del signor Pierpaolo Lupieri di Tolmezzo agli organi
di stampa regionali della minoranza slovena Novi Matajur
e Slovit che, a parer suo, sono incapaci di far valere
le loro ragioni verso la comunità resiana. Non capiamo
con quali presupposti egli si arroghi il diritto di intervenire
in merito dato che non è resiano, non ha parenti resiani
e non ha nessun altro titolo per metterci bocca. Bene hanno fatto
i responsabili delle suddette testate a rispettare lesternazione
della comunità resiana perché non si può
predicare bene e razzolare male e cioè pretendere la salvaguardia
della Costituzione e dei dettami europei per i propri diritti
e poi negare quelli degli altri. Il signor Lupieri si sente anche
in dovere di rilevare come i richiedenti della tutela slovena
per Resia, tra i quali due sindaci, siano visti come coloro che
scientemente o ingenuamente avrebbero favorito con la loro azione
linserimento in valle di un sorta di quinta colonna slovena.
I loro nomi sono riportati nelle delibere che gli stessi hanno
redatto, rendendosi protagonisti della vicenda, coscienti di
poter accedere ai cospicui contributi di cui sarebbero stati
destinatari, ma che purtroppo in tutti questi anni non hanno
portato né benefici né miglioramenti alla comunità
resiana, che invece è sempre più oggetto dellingerenza
dello Stato sloveno che non rispetta la nostra identità,
di cui tutti i resiani vanno orgogliosi. Lopportunità
di uno sviluppo degli scambi transfrontalieri di ogni tipo, in
amicizia, con il popolo sloveno, non è certo preclusa
dai resiani purché esso avvenga nel reciproco rispetto
della propria identità. Signor Lupieri, lei dimostra mancanza
di conoscenza anche per quanto riguarda il mantenimento del plesso
scolastico a Resia. Qui le scuole sono aperte e funzionanti (anche
se con pochi alunni) perché è la legge dello Stato
italiano che lo permette e non certamente per linteressamento
di quei quattro signori che ci hanno fatto entrare nella minoranza
slovena. I suoi ripetuti interventi su Resia hanno il sapore
della politica lontana dai concreti bisogni e dalla realtà
di un territorio che, come quello di Resia, desidera svilupparsi
economicamente e non solo, senza letichetta di minoranza
slovena. Le ricordiamo che lassociazione Identità
e tutela Val Resia, con i suoi oltre 600 iscritti, è apartitica
e non confonde la politica con la tutela dellidentità
resiana. Non ha mire politiche e tanto meno di potere, ma ha
in cuore soltanto la difesa del patrimonio storico, culturale
e linguistico della nostra amata Resia. (Alberto Siega presidente
Identità e tutela Val Resia - Udine)
- 24 giugno 2010 - Il Gazzettino
- San
Pietro al Natisone - Scuola bilingue, soluzione a metà
- Nuovo incontro e nuova protesta, ieri, sotto il palazzo
della Prefettura di Udine per la scuola bilingue. Genitori, insegnanti
e ragazzi hanno manifestato e una delegazione ha incontrato,
poi, lassessore regionale Roberto Molinaro, il sindaco
di San Pietro, Tiziano Manzini, e lassessore alla cultura
della Provincia, Elena Lizzi, alla presenza del prefetto Ivo
Salemme. Una soluzione è stata raggiunta ma a metà:
la elementari (120 bambini) saranno concentrate a San Pietro
mentre le media saranno probabilmente ospitate, dopo alcuni lavori
di adeguamento, a Savogna. Sono a favore delle scelta, perché
ritengono non ce ne siano altre, Regione e Comune. Contro, invece,
la Provincia, che ha abbandonato la riunione. Cè
scontro, quindi, tra istituzioni. E il primo cittadino che, suo
malgrado, sarà costretto a emettere un ordinanza di sgombero
per liberare larea del convitto data in concessione gratuita
alla Provincia diversi anni fa. Ci sono altre novità,
che lasciano presagire ulteriori tensioni: gli uffici della bilingue
saranno concentrati nel palazzo del Comune e una classe delle
elementari sarà ospitata nello stabile destinato alle
medie. «A livello economico - osserva Manzini - è
la soluzione migliore. A livello organizzativo la distanza da
Savogna è limitata, di appena 6 minuti. Abbiamo cercato
di fare tutto quanto era nelle nostre possibilità per
bambini e genitori». (p.t.)
- 23 giugno
2010 - Messaggero Veneto - Slavia friulana 1 - Appello ai normali processi democratici
La vena polemica, sempre più aspra, che caratterizza il
dibattito sul futuro della scuola italiano-slovena di San Pietro
al Natisone costituisce lennesima dimostrazione della necessità
di consegnare ai normali processi democratici le improcrastinabili
verifiche sulla questione della tutela dellidentità,
della lingua e della cultura delle comunità autoctone
delle Valli del Natisone, del Torre e di Resia. Il risultato
di questa verifica non può, in alcun modo, costituire
loccasione per un arretramento dei livelli di tutela raggiunti
in base alle leggi 482/1999, 38/2001 nazionali e della Lr 26/2007
di tutela della minoranza linguistica slovena del Fvg. Nonostante
le evidenti forzature relative agli ambiti e ai meccanismi applicativi
contenute in queste leggi, va preso atto - con buona pace di
chi le contesta - delle motivazioni nazionali e internazionali
che ne hanno determinato la sostanza. Altri sarebbero potuti
essere i tempi e i contesti politici nazionali, regionali e locali
per lapprovazione di una legislazione diversa, in particolare
per quanto riguarda la Provincia di Udine. Se, oggi, la minoranza
slovena del Fvg si avvale di un trattamento legislativo favorevole
e gode di notevoli sostegni finanziari (che fanno impallidire
la comunità friulana) lo si deve alla sua intraprendenza
e determinazione, alla sua capacità programmatoria, al
sostegno incondizionato della Repubblica di Slovenia e, last
but not least, allindifferenza e allarrendevolezza
sostanziale della politica dello Stato italiano in materia. Accontentate
lUnione europea e la Repubblica di Slovenia, soddisfatte
le organizzazioni triestina e goriziana della minoranza slovena,
garantiti gli operatori culturali incaricati della promozione
della lingua slovena in Provincia di Udine si può, ora,
passare alla fase successiva. Si può, finalmente e senza
remore di sorta, affrontare la questione della definizione dei
contenuti della tutela da assicurare alla quasi totalità
della popolazione delle Valli del Natisone, del Torre e di Resia.
Popolazioni che non si riconoscono, hic et nunc, nella minoranza
nazionale slovena regionale, tutelata dalle citate leggi, ma
che rivendicano norme, strumenti e mezzi per la difesa, la valorizzazione
e la promozione della loro storica e inconfondibile identità,
delle loro specifiche lingua e cultura, dei loro tradizionali
usi e costumi, anche tramite il recupero di un aggiornato sistema
di autogoverno. In questo contesto va interpretato e risolto
il problema della scuola italiano-slovena di San Pietro al Natisone
che come ripetutamente indicato dai genitori degli alunni
di detta struttura scolastica: «In buona parte non originari
delle Valli né ivi residenti» non risponde
alle esigenze identitarie del territorio, ma si configura come
una istituzione di promozione e diffusione della lingua del Paese
confinante in una dinamica logica di insegnamento bilingue. La
domanda che sorge legittima, a questo proposito, non è
tanto di carattere pedagogico bensì di legittimità
delluso di risorse pubbliche: è corretto limpegno
di denaro pubblico erogato per una ben precisa finalità
(tutela della minoranza linguistica) essere destinato allinsegnamento
indiscriminato di una lingua straniera (lo sloveno)? Inoltre,
considerando che tale lingua non è duso comune nel
territorio in parola, qual è leffettiva utilità
di questo insegnamento? Oltre a quelli già commessi, fonte
delle attuali contrapposizioni, due sono gli errori da evitare
per non appesantire di più i contrasti. Il primo è
quello di considerare una parte (minoritaria o maggioritaria
che sia) rappresentativa esclusiva del tutto e autorizzata a
parlare per tutta la comunità. Che piaccia o meno, accanto
al noi ci sono anche gli altri. Laltro
è quello di continuare e confondere i contenuti di due
diverse tutele: mentre la minoranza nazionale è già
ampiamente tutelata in base alla vigente legislazione, la comunità
storica di antico insediamento delle Valli del Natisone, del
Torre e di Resia, che ritiene di essere estranea alle logiche
e ai destini della (comunque amica) nazione slovena, attende
ancora che per quanto la riguarda sia attuato quanto previsto
dagli articoli 2, 3, 5 e 6 della Costituzione della Repubblica
italiana considerata nazione di appartenenza e
dalle Convenzioni internazionali in materia, già ratificate
dal Parlamento. Le norme di tutela e i meccanismi di ripartizioni
delle risorse tra le due sensibilità identitarie (minoranza
nazionale slovena e comunità autoctona di antico insediamento)
vanno rigidamente separati, per evitare confusioni, contrapposizioni
e insostenibili monopoli In realtà, si tratta di ampliare
e non di restringere gli spazi di democrazia sostanziale,
libertà e autodeterminazione nellambito di società
sempre più complesse e caratterizzate da mutevoli processi
identitari. In questo senso, lonere dellautoascrizione
nazionale e culturale deve necessariamente essere riconsegnato
ai cittadini e ai loro rappresentanti democraticamente eletti.
I meccanismi da porre in essere per raggiungere tale obiettivo
sono già stati sperimentati per altre realtà minoritarie
del nostro Paese. Si tratta di esaminarne lapplicabilità
sia nel nostro specifico contesto sia in quello regionale. Nelle
prossime settimane e nei prossimi mesi, non mancheranno le occasioni
per mettere allordine del giorno del dibattito queste questioni.
Nessuno potrà chiamarsi fuori, tanto meno le forze politiche.
La democrazia si fonda sul consenso politico di una maggioranza
che tutela la minoranza. In nessunaltra parte del mondo
è una minoranza presunta per legge a condizionare gli
orientamenti della maggioranza dei cittadini, sovvertendo la
loro volontà. Su queste tematiche, senza pregiudizi né
arroccamenti preconcetti, dovranno confrontarsi tutti i partiti
presenti in consiglio regionale nella ricerca di una soluzione
riparatrice dei danni provocati ampiamente condivisa,
in particolare dai cittadini interessati. (Ferruccio Clavora
- presidente del Forum per la Slavia - Pulfero)
Slavia friulana
2 - Dalla
tutela garanzie per tutti Non mi è mai piaciuto rivolgermi
a persone che si ostinano a non capire, le lascio perdere più
che volentieri. Dur cun dur no fa bon mur recita
un antico proverbio dei ladini delle Dolomiti. Perciò
ora non mi rivolgo alla signora Succaglia, che mi ha così
pesantemente rimproverato in una sua lettera sul Messaggero Veneto,
ma a quanti, dopo averla letta, sarebbero tentati di darle corda.
Spacciare che io non intervenga nel pubblico dibattito sulla
slovenità in provincia di Udine soltanto per amore della
verità, ma per un secondo fine, è come minimo ingeneroso
e una cattiveria inscusabile, almeno da parte mia. Larticolo
4 della Costituzione italiana termina così: «Ogni
cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità
e la propria scelta, unattività o una funzione che
concorra al progresso materiale o spirituale della società».
La Costituzione italiana parla di dovere, non di facoltà
e investe di questo dovere ogni cittadino. Da cittadino
ho svolto nientaltro che il mio dovere nella società
in cui vivo, che in senso stretto è quella della Valcanale
e in senso più lato quella del Friuli, dove i beneciani
rappresentano una componente minoritaria autoctona con la quale
sento in dovere di rapportarmi da sostenitore della sua identità
linguistica slovena, dialettalmente variata, perché su
questo perno poggia lautonomia speciale ricavata dalla
Regione Fvg, se no si sarebbe ancora sudditi di Venezia. Dalla
tutela degli sloveni del Friuli e della Venezia Giulia trae forza
anche quella di noi ladini friulani, che rappresentiamo la maggioranza
della popolazione complessiva, composta anche da italiani e tedeschi.
(Bruno Tassotti - Tarvisio)
- 20 giugno
2010 - Il Gazzettino - San Pietro al Natisone - «Per la scuola
serve ancora uno sforzo» - Il sindaco: «Non possiamo
fare miracoli, siamo al lavoro. Non cè strumentalizzazione
politica» - «Stiamo cercando di fare il possibile
per risolvere il problema della bilingue ma non possiamo fare
miracoli. Siamo al lavoro e speriamo di riuscire a raggiungere
una soluzione già nei prossimi giorni. Il Comune di San
Pietro, purtroppo, non ha molti strumenti ed è una piccola
realtà». Sono le parole del sindaco Tiziano Manzini
allindomani della protesta che ha portato insegnanti e
genitori a bloccare la statale per chiedere che le classi dellistituto
non vengano smembrate nei prossimi due anni scolastici, in attesa
dei lavori di adeguamento delle aule di Azzida. «Non è
una questione di strumentalizzazione politica, né il nodo
è quello della lingua - dice -, lesigenza delle
famiglie, più che comprensibile, è che i bambini
restino tutti assieme. Oggi, a tre mesi dalla sgombero dei locali
non sicuri, tanto è stato già fatto. Serve ancora
uno sforzo che, tutti insieme, possiamo fare». Per far
conoscere nei dettagli il problema, una delegazione dei genitori
degli allievi che frequentano listituto si è incontrata
a San Pietro col presidente del Comitato per lautonomia
e il rilancio del Friuli, Gianfranco DAronco, assieme
a diversi suoi componenti e una rappresentanza del Comitato
482 . Dopo unesposizione della situazione da parte
dei rappresentati dei genitori, è seguito un dibattito.
I due comitati, dopo aver portato la loro solidarietà
ai genitori della scuola bilingue, hanno auspicato che il sindaco
Manzini sappia trovare una soluzione soddisfacente allemergenza
creatasi con lordinanza di sgombero.
- 18 giugno
2010 - Messaggero Veneto - Slavia friulana - Mai stata contrapposizione Riflessioni
di un valligiano doc. Lautore di una lettera al vostro
giornale assoda che i dialetti slavi delle Valli
del Natisone, del Torre e di Resia appartengono alla giovane
(di nascita) lingua slovena. Le nostre parlate, anche se tramandate
oralmente, hanno resistito per secoli senza dover essere supportate
da alcuno al di fuori dei patri confini. A quel signore che crede
di avere scoperto a che gioco sto giocando dico che non ho alcuna
difficoltà a riconoscere come sloveni in Italia o in Austria
le persone che vivono nelle province di Gorizia e Trieste, e
appunto in Austria; ma mai gli slavi che vivono in provincia
di Udine potranno essere qualificati sloveni anche se una legge
mendace, senza alcuna verifica fra i diretti interessati sul
territorio, emanata come ultimo colpo di coda di una bestia morente
(il governo Prodi), ha voluto codificare a beneficio di una ben
conosciuta ideologia che, quando colta in fallo, non esita a
qualificare come fascisti o nazionalisti tutti quelli che non
ne seguono la dottrina e le direttive. Apprendo, dalla lettura
della posta del vostro giornale dell8 giugno 2010, che
gli sloveni austriaci ci appellano dispregiativamente come benesciani,
ribadisco che da parte degli abitanti della Slavia non cè
mai stata contrapposizione ad alcuno, non ci siamo mai sognati
di mettere in dubbio lappartenenza alla minoranza slovena
di chi effettivamente ne fa parte, invece cè un
tentativo storico di dimostrare, con grosso dispendio di energie
e di risorse che provengono dal di qua e al di là del
confine, che in provincia di Udine esista una minoranza nazionale
slovena. Noi non vogliamo mettere nessuno contro qualcun altro,
vogliamo solo che sia riconosciuta la verità. Assodato
che la scuola bilingue è stata equiparata a quella statale
italiana, con gli stessi diritti e doveri, non capisco le paure
di certi opinionisti a lunga gittata (esterni alla Slavia) di
perdere finanziamenti che vengono (per loro asserzione) dallestero
(Slovenia). I non modesti finanziamenti dello Stato italiano,
erogati per la salvaguardia delle diversità linguistiche
ed etniche (minoranze non nazionali), sono passati sulle teste
dei legittimi beneficiari senza neanche sfiorarli, se non per
favorire uno sparuto gruppo di gente che di questi problemi ne
fa un mestiere remunerato. Per quanto riguarda la protezione
del nostro slavo, potremmo condividere uneventuale legge
per la salvaguardia del friulano e del resiano; questo, assieme
allo sloveno e al tedesco, farebbe del Friuli Venezia Giulia
una regione che, per la sua posizione geografica (mondo slavo,
latino e tedesco) e per la particolare composizione multietnica
dei suoi abitanti, avrebbe titolo a mantenere lo status di regione
a statuto speciale tutelata, perché no, pure dallUnione
europea. Con riferimento alla lettera che riguarda il letargo
dei circoli sloveni di Resia dico che al suo autore non è
passato per la mente che forse i resiani si ritrovano più
daccordo con le tesi sostenute dallassociazione Val
Resia e da Alberto Siega, suo presidente, che non con quelle
dei circoli suddetti. Io penso che portare avanti testimonianze
che non corrispondono alla realtà storica della Slavia
veneta e di Resia non sia molto facile, anche se abbondantemente
supportate da risorse finanziarie; cè un limite
anche alla faccia di bronzo. Comunque lascio ai resiani lonore
di difendere se stessi da così massicci attacchi dal di
fuori e dal di dentro della Val Resia. Essi possono altresì
contare tranquillamente sul supporto della Slavia friulana, delle
Valli del Natisone e Torre che condividono le stesse aspirazioni
di una giusta tutela. Per quanto riguarda i buoni rapporti con
la vicina Slovenia, nulla osta, purché ci sia il reciproco
rispetto e la non interferenza politica in questioni che sono
di pertinenza interna della Regione Friuli Venezia Giulia e dellItalia.
Il maresciallo Tito diceva: dove vive anche un solo cittadino
jugoslavo lì è Jugoslavia; non vorrei che certe
elucubrazioni fossero ancora considerate. (Renzo Onesti - San
Pietro al Natisone)
- 19 giugno
2010 - Il Gazzettino - La protesta blocca la statale - A San Pietro al
Natisone in cinquecento manifestano per la scuola bilingue - Il sindaco Tiziano Manzini
non ha parlato. Ma a far sentire la voce del paese che governa
sono stati in più di 500, ieri, in chiesa, in piazza,
in strada, davanti al municipio. Una folla pacificamente tumultuosa
che, oltre il ponte di San Quirino, non si vedeva da decenni.
E nel cuore di tutti i manifestanti, dai genitori ai cittadini,
dagli insegnanti ai referenti delle associazioni locali, un solo
desiderio: mantenere uniti i bambini in un solo edificio scolastico.
In un istituto capace di accoglierli assieme, dove si possa imparare
in armonia, e nel rispetto degli altri, a leggere e a scrivere
in italiano e in sloveno. Un unicum, da tutelare e difendere,
la bilingue di San Pietro, al di là delle eterne beghe
che animano da anni gli esponenti del pro-sloveno e del pro-italiano,
se non del pro-slavo arcaico delle Convalli del Natisone. Alla
fine, come promesso, mamme e papà con bambini a seguito,
docenti e amici della bilingue di Azzida hanno occupato la statale.
Ma prima, come vuole la tradizione in questi luoghi fortemente
radicati alla tradizione, i manifestanti si sono riuniti nella
Parrocchiale di San Pietro, a pregare, nella loro lingua madre,
per quella scuola che non è più sicura e che, da
un giorno allaltro, è rimasta deserta, perché
può cadere a pezzi. E dalla chiesa alla statale, bloccata
per quasi unora, con lunghe file di auto. E non è
detto che quella di ieri sera sia lultima protesta. Solidali
coi genitori che hanno scelto di lottare sono in tanti, tra cui
13 sodalizi locali che hanno anche firmato un documento a sostegno.
Sono Circolo culturale sloveno Ivan Trinko, cooperativa Zadruga
Novi Matajur, la Most, lIstituto per la cultura slovena,
il circolo culturale Recan, la Planinska druina Benecije,
le associazioni alpinistica della Benecia, degli artisti della
Benecia, la Srebna kaplja, Pro loco Nedike doline, lassociazione
Don Eugenio Blanchini, Somsi Cividale, lUnione culturale
economica slovena provincia di Udine e la Confederazione organizzazioni
slovene della provincia di Udine. «Esprimiamo sostegno
allazione dei genitori dei bambini della bilingue - si
legge -. È una fase molto delicata della storia di unistituzione
attiva da oltre 20 anni».
- 17 giugno
2010 - Messaggero Veneto - San Pietro al Natisone - Bilingue, non c è
spazio per i bimbi al college - Alla vigilia della protesta dei genitori
degli allievi della Bilingue di San Pietro al Natisone, che domani
sera, dalle 19 in poi, manifesteranno davanti al municipio del
capoluogo valligiano e sulla statale insieme a docenti e bambini,
il rettore del Convitto nazionale Paolo Diacono di
Cividale, Anna Maria Germini, si inserisce nella diatriba sugli
spazi da assegnare allistituto per il prossimo anno scolastico
e mette i puntini sulle i. Di prorogare lospitalità
nella sede del College di San Pietro non se ne parla. Viene stroncata,
così, lipotesi caldeggiata dal Comitato genitori
sullubicazione delle materne e delle primarie. «Nel
momento in cui, in piena emergenza, misi a disposizione le aule
del College - sottolinea il rettore -, feci presente che tale
soluzione poteva durare fino al 30 giugno, non oltre. Da anni
il Convitto è un polo di relazioni internazionali riconosciute
a livello regionale e nazionale, e mette in atto iniziative di
scambio a vantaggio di realtà scolastiche del territorio
ma anche di reti nazionali di istituti. Nellanno 2010/11
verrà rafforzato il piano di scambio Italia-Argentina,
supportato dal Miur. Sarà mantenuta la continuità
operativa nel contesto della rete Frisali, e si potenziaranno
le opportunità di scambio offerte dal progetto Mun, Model
for United Nations, di cui il Convitto è partner da più
di 5 anni. Saranno incrementati i contatti con le scuole della
Turchia. Proseguiranno le iniziative di collaborazione con gli
istituti e attivati scambi con ulteriori scuole. Iniziative che
avranno realizzazione e buon esisto se saranno supportate dalla
possibilità di ospitalità che contraddistingue
il Convitto "Paolo Diacono" e il college di San Pietro».
Al problema delle medie si affianca ora quello delle elementari
e della scuola dellinfanzia. Mercoledì il sindaco
di San Pietro, Tiziano Manzini, gli assessori regionale e provinciale
allistruzione, Roberto Molinaro ed Elena Lizzi, e il direttore
dellufficio scolastico regionale, Daniela Beltrame, si
incontreranno in Prefettura per cercare di sbrogliare la matassa.
(l.a.)
- 16 giugno
2010 - Il Gazzettino - In piazza per la scuola bilingue - Manifestazione sotto
il palazzo della Prefettura di Udine, ieri mattina, a tutela
della scuola bilingue di San Pietro al Natisone. A raggiungere
la città e a chiedere udienza al prefetto, Ivo Salemme,
sono stati gli insegnanti dellistituto, e le madri e i
padri dei 221 bambini che frequentavano, fino a tre mesi fa,
le aule della scuola di Azzida, dichiarata inagibile perché
non sicura e non antisismica. La protesta, condita da manifesti
e volantini, si è composta di seguito in una riunione
cui hanno preso parte anche lassessore regionale alla cultura,
Roberto Molinaro, e lassessore provinciale alla cultura,
Elena Lizzi. Docenti e genitori hanno chiesto al prefetto e alle
autorità politiche di riuscire a trovare una soluzione
per evitare lo smembramento delle classi in tre poli diversi.
La divisione dei bambini in più sedi, tutte nel comune
di San Pietro, allindomani dello sgombero per motivi di
sicurezza, è stata necessaria per portare a termine i
programmi educativi dellanno scolastico 2009/2010. Di seguito,
grazie allimmediato interessamento dellassessore
Molinaro, dallo Stato sono arrivati un milione e 200mila euro
per il recupero della bilingue di Azzida, cui si sono affiancati
altri fondi della Regione. Il problema che si pone, ora, è
dove sistemare gli alunni senza dividerli nei prossimi due anni.
Tanto, infatti, sarà il tempo necessario per rendere di
nuovo agibile ledificio sgomberato. Lidea dei genitori
è di usare, a San Pietro, la Casa dello studente,
grande edificio in parte non sfruttato che il Comune ha però
concesso in comodato duso gratuito alla Provincia, in base
a una convenzione stipulata nel 2001. Grazie a questo accordo,
limmobile è stato adibito ad area convitto e ospita,
oggi, circa 25 ragazzi, ma solo nella parte del primo piano.
Madri, padri e insegnanti chiedono che la Casa dello studente
venga concessa agli alunni della bilingue nella parte non usata,
quindi il piano terra, dove è possibile anche disporre
della mensa. Nonostante la manifestazione e lincontro con
il prefetto, tuttavia, ieri non è stato possibile raggiungere
un accordo.
- 16 giugno
2010 - Il Gazzettino - San Pietro al Natisone - Venerdì in programma
un altro corteo - La protesta continuerà anche venerdì,
giornata di chiusura dellanno scolastico 2009/2010 - Alle 18, dalla bilingue
di Azzida, i genitori e gli insegnanti, ma anche gli esponenti
di diverse associazioni locali, formeranno un corteo che dallistituto
si porterà nel palazzo municipale dove sarà chiesto
un incontro al primo cittadino, Tiziano Manzini. A frequentare
la bilingue non sono solo bambini delle Valli del Natisone ma
anche quelli di Faedis, Povoletto e i figli di famiglie che si
sono trasferite a San Pietro da altre regioni dItalia.
Una terza protesta è già pronta. Tra i problemi
che sono stati messi in evidenza ieri anche quello della discriminazione
culturale e linguistica. (p.t.)
- 16 giugno
2010 - Messaggero Veneto - Duri attacchi a Chinese per la razza resiana -
Alla
stampa slovena del Friuli Venezia Giulia non sono piaciute le
dichiarazioni del sindaco di Resia Sergio Chinese, il quale ha
rivendicato lunicità della razza resiana,
dopo aver appreso i risultati della mappatura genetica del Centro
di Biomedicina molecolare di Trieste. Il primo cittadino infatti,
ha subìto un attacco frontale da parte della stampa della
minoranza slovena. Addirittura il Primorski ha paragonato le
dichiarazioni di Chinese ad alcuni stralci del Mein Kampf di
Adolf Hitler. In un fondo pubblicato il 12 maggio sul Primorski,
che tradotto letteralmente significa: «Da anni diciamo
che abbiamo una razza speciale, ma ora abbiamo le prove. Questo
non è un estratto dal libro "Mein Kampf", ma
una dichiarazione dei sindaco resiano Sergio Chinese, che ha
commentato euforico i risultati dell'indagine sulle caratteristiche
genetiche della popolazione di Resia». Parole che non sono
andate giù al sindaco Chinese, che interpreta la presa
di posizione slovena come un segnale di disappunto per la dimostrazione
scientifica che non esiste un legame genetico tra Resia e la
Slovenia. Anche il Dom, nelledizione del 31 maggio, non
ha risparmiato critiche a Chinese, definendo le dichiarazioni
dell«ineffabile primo cittadino» come un tentativo
di «alimentare una distorsione di tipo ideologico, confondendo
volutamente il piano biologico con quello socio-culturale, nella
fattispecie etnico e linguistico». Rammaricato il commento
del sindaco di Resia: «Cè da meravigliarsi
che, invece di affrontare largomento con soddisfazione,
serietà e interesse, tenendo conto delle importanti risultanze
scientifiche dello studio del parco genetico del Friuli Venezia
Giulia, si dia sfogo soltanto a uninutile ironia attraverso
la quale si vuole gettare discredito, estrapolando parole e periodi
da un intero contesto su un sindaco e unamministrazione
comunale, liberamente eletti, che intendono solamente affermare
lidentità etnica della popolazione resiana. Evidentemente
- ha aggiunto Chinese - il fatto che Resia, anche geneticamente,
rappresenti un unicum, dà fastidio. Io accetto le posizioni
e le affermazioni fatte da persone che non la pensano come me,
ma ci deve essere il rispetto per le prese di posizione altrui».
All'origine del contendere, il fatto che dalla mappatura genetica
del Friuli Venezia Giulia è emersa lunicità
della popolazione resiana. Non solo non ci sarebbero corrispondenze
con le altre comunità della regione, ma fino ad ora non
è stata individuata alcuna corrispondenza nemmeno con
altre popolazioni europee ed extraeuropee. (a.c.)
- 11 giugno
2010 - Messaggero Veneto - Slavia friulana 1 - Una situazione insoddisfacente Leggo
con una certa sorpresa la Lettera aperta al ministro Frattini
sottoscritta da Michele Coren e Viviana Gruden pubblicata sul
Messaggero Veneto. Essendo mia liniziativa del documento
consegnato allillustre ospite in visita a Cividale
in veste di esponente della maggioranza politica di centro-destra
del Parlamento nazionale ritengo doveroso assumermi il
compito della presente precisazione, anche per evitare lo svilupparsi
di inopportune polemiche, convinti, come ritengo siamo tutti,
della necessità di affrontare con serenità tutti
i problemi della Comunità della Slavia friulana. Non pensavo
che una semplice informativa interna a un partito politico potesse
suscitare un tale vespaio e dare adito a simili strumentalizzazioni.
Veramente la libertà despressione sul confine orientale
della repubblica italiana è messa a dura prova! Ogni manifestazione
del proprio pensiero anche se rappresentativa del comune
sentire della quasi totalità della popolazione
non pedissequamente allineato alla rappresentazione dellopinione
di una parte, invece di creare le premesse di un civile dibattito
nella ricerca di soluzioni le più ampiamente condivise,
determina automaticamente una scandalizzata levata di scudi.
Ovviamente, nello specifico, la cronista ha giustamente concentrato
la sua attenzione sulla questione della scuola bilingue, al centro
dellattenzione della cronaca di queste ultime settimane.
Il documento consegnato a Frattini affrontava anche altre importanti
questioni. In questa precisazione non intendo, quindi, affrontare
specificamente il discorso della soluzione al problema della
scuola bilingue. Devo però dare atto al sindaco Tiziano
Manzini ingenerosamente criticato da Coren e Gruden
di aver fatto e di continuare a fare tutto quello che è
nelle sue possibilità per risolvere al meglio la questione,
il che non significa aderire ciecamente e acriticamente alle
richieste formulate dai gestori della stessa. Secondo il mio
modesto parere, in effetti, una soluzione di ampio respiro dovrebbe
essere individuata sfruttando tutte le possibili opportunità
consentite dallarticolo 12 della legge 38 del 2001 e non
solo quelle derivanti dal suo comma 5. In quanto coordinatore
del Pdl di San Pietro al Natisone è mio dovere recepire
e interpretare gli umori dei cittadini e darne comunicazione
ai livelli superiori del partito perché ne tengano conto
nellelaborazione delle politiche territoriali che ci riguardano:
riordino degli enti locali, chiusura delle scuole, accelerazione
del degrado demografico, peggioramento della situazione socioeconomica,
problemi identitari, tutela della specifica identità etnico-linguistica
della comunità, eccetera... Non mi ricordo di aver mai
letto Coren e Gruden esprimere preoccupazioni circa la «caduta
del senso civico e comunitario» in assenza di interventi
per evitare la chiusura di scuole nelle valli. In questo senso
condivido la preoccupazione del vicepresidente della Commissione
europea, Franco Frattini, quando affermava: «Purtroppo
i vostri diritti non sempre ricevono lattenzione che meritano».
Nel nostro contesto la conseguenza di uniniqua e sbilanciata
legislazione penalizza effettivamente «una parte della
popolazione scolastica, in cui anche la giustizia cede il passo
a trattamenti discriminanti». Prossimamente ci rivolgeremo
allUnesco e al consiglio dEuropa per sollecitare
una verifica sulla situazione locale che riteniamo insoddisfacente
e squilibrata. Al Parlamento e al consiglio regionale chiediamo
di intervenire con le necessarie modifiche legislative, democraticamente
e rispettando la volontà dei cittadini, che prima o poi
dovranno essere interpellati «in nome della libertà,
della sicurezza e della giustizia». Io aggiungo, anche
in nome della democrazia. È nellinteresse di tutta
la comunità della Slavia e del Friuli affrontare apertamente
tutte le questioni, accettare i dissensi, non considerandoli
mai distruttivi bensì elementi di una sana dialettica
e di un reciproco arricchimento. La strategia della polemica
pregiudiziale e delle reciproche scomuniche non paga mai. (Aldo
Sturam - coordinatore Pdl San Pietro al Natisone)
Slavia friulana
2 - Sarebbe
utile un censimento Leggo larticolo pubblicato dal Messaggero
Veneto il 30 maggio scorso nella cronaca di San Pietro al Natisone
dal titolo Bilinguismo, le mamme scrivono a Frattini
e mi vengono in mente due considerazioni. 1) «Siamo cittadini
italiani in buona parte non originari delle valli né ivi
residenti». Questa affermazione conferma che queste scuole
non sono per la minoranza slovena delle valli (contiamoci con
un censimento), ma sono una questione politica che si trascina
dai primi anni 70 per dimostrare quello che non cera e
che anche oggi non cè. Si presenta lalto numero
degli iscritti come necessità dei residenti nelle valli
(?!). 2) «La scelta di far frequentare ai nostri figli
listituto bilingue ha motivazioni varie, che nessun politico
o amministratore si è mai sognato di chiedere».
Quanto agli amministratori insensibili alle esigenze della scuola
bilingue ci andrei un po piano perché il Comune
di San Pietro è piccolo, non è ricco e deve provvedere
alle necessità di un buon numero di scuole con spese non
indifferenti. Mi sembra gli sia stato dato anche un contributo
ad hoc proprio per la gestione dellistituto bilingue in
quanto frequentato da bambini provenienti da altri comuni non
appartenenti alle valli del Natisone. Se queste scuole servono
per imparare una seconda lingua, non legata al territorio e alla
minoranza, allora siamo in presenza di qualcosa di facoltativo,
come succede in altre istituzioni esistenti in provincia dove
linsegnamento è impartito in due lingue, esempio
italiano e inglese; scuole private e quindi a pagamento (ci sono
i contributi dello Stato alle famiglie per la frequenza di scuole
private). Gli alunni della bilingue sono cittadini italiani come
quelli delle scuole normali e non devono essere trattati in maniera
diversa. Io posso capire il lavoro fatto dai circoli, il lavoro
fatto dallistituto per listruzione slovena, la scuola
privata, la scuola paritaria, la scuola statale, i successi ottenuti,
i posti di lavoro creati e i posti di lavoro che si devono mantenere.
Questa istituzione è diventata una risorsa per il territorio,
ma non deve servire a far dire che io e la maggioranza degli
abitanti delle valli siamo minoranza slovena. Un censimento sarebbe
utile per mettere chiarezza e por fine a tante cose che non ritengo
giuste per le valli del Natisone e per tutta la Slavia veneta.
(Bianca Bacchetti - San Pietro al Natisone)
Resia Inutili ironie e ricerche
serie Come si legge negli ultimi numeri della stampa slovena
regionale, le ricerche genetiche commissionate dalla Regione
Friuli Venezia Giulia al Centro di biologia molecolare di Trieste
e ad altri importanti istituti hanno creato evidente trambusto
e notevoli difficoltà interpretative nel mondo sloveno
regionale che, dopo un iniziale silenzio, si è scagliato
nei confronti del sindaco di Resia, che pure rappresenta la popolazione
della valle. Cè da meravigliarsi che, invece di
affrontare largomento con soddisfazione, serietà
e interesse, tenendo conto delle importanti risultanze scientifiche
dello studio del parco genetico del Friuli Venezia Giulia, si
dia sfogo soltanto a uninutile ironia attraverso la quale
si vuole gettare discredito, estrapolando parole e periodi da
un intero contesto su un sindaco e unamministrazione comunale,
liberamente eletti, che intendono solamente affermare lidentità
etnica della popolazione resiana. (Sergio Chinese - sindaco/sndik
Resia)
- 8 giugno
2010 - Messaggero Veneto - Slavia friulana 1 - Hanno tradito le aspettative Ho davanti
una delle tantissime lettere inviate al Messaggero Veneto dagli
abitanti delle valli del Natisone, del Torre e di Resia impegnati
da anni a difendersi contro la forzata inclusione dei loro territori
nellambito di tutela della minoranza slovena. Mi ha colpito
in particolare quella del signor Renzo Onesti che descrive alla
perfezione lattuale situazione nella quale ci troviamo
a vivere visto che la legge 38-2001 istituita in quellanno
ci include dufficio nei Comuni dove la suddetta legge è
applicata. A niente sono valse le raccolte di firme organizzate
da semplici cittadini per cercare di avere attenzione dalla politica
che ha istituito questa forzosa applicazione territoriale nella
provincia di Udine, non sono servite le richieste di istituire
un referendum che desse voce alle popolazioni interessate, neanche
le prese di posizione di molti amministratori locali che invano
hanno cercato di spiegare linconsistenza dei presuppoosti
che creano questa difficile situazione che sradica le nostre
parlate locali introducendo la lingua slovena per volontà
politica. Merita ricordare che la legge 38-2001 è stata
promulgata dal centro-sinistra alla scadenza del mandato e chi
nelle convalli ha memoria si ricorda che specialmente la sinistra
ne ha sempre fatto un cavallo di battaglia storico e appena ne
ha avuto la possibilità è passata dalle parole
ai fatti. Chi pensava di affidarsi a una parte politica che agisca
diversamente e che sappia ascoltare le reali aspettative culturali
e linguistiche delle nostre zone allepoca ha votato e sostenuto
il centro-destra, in particolare Alleanza nazionale, ora diventata
Pdl. Ricordo le battaglie, le riunioni con deputati, senatori,
consiglieri regionali: quasi tutti prospettavano la soluzione
ideale. «Votateci che torniamo al governo e rimettiamo
le cose a posto» era la frase più ricorrente e noi
poveri illusi giù a votarli, convinti di aver trovato
almeno una persona che porti la nostra voce nelle istituzioni.
La delusione di riscontrare il totale menefreghismo di questi
parlamentari nei nostri confronti ci ha fatto capire che quasi
tutti questi politici miravano solo a fare incetta di voti per
sistemarsi, tanto è vero che non si sono mai ripresentati
sul territorio per affrontare la soluzione ai nostri bisogni
riguardanti questo problema, ma sono addirittura saltati sullaltra
sponda. Il senatore di allora Giovanni Collino ora europarlamentare
dopo aver organizzato manifestazioni in difesa dellitalianità
e delle parlate locali, comizi e riunioni di ogni genere, naturalmente
quando era solo un aspirante politico di carriera, così
pontificava in unintervista a tutto campo sul Messaggero
Veneto del 30 marzo 2003 a pagina 9: «Desidero ricordare
che la legge sulle minoranze linguistiche è stata approvata
nella precedente legislatura sulla base di un confronto e di
un accordo tra me e don Corgnali nel rispetto dellidentità
friulana». Ecco tradite per lennesima volta tutte
le aspettative e la voglia di chiarezza di chi in questa parte
dItalia ha creduto di poter contare sulle promesse di un
politico. (Sergio Venturini - San Pietro al Natisone)
Slavia friulana
2 - Interventi organici - Chiamato indirettamente in causa dal signor Onesti
di San Pietro degli slavi o al Natisone penso di dovergli rispondere
quanto segue: la sua e altre lettere di slavi in Friuli che si
dichiarano offesi di essere qualificati sloveni hanno finalmente
scoperto a che gioco giocano. Assodato che i loro dialetti appartengono
alla lingua slovena, che però la loro storia si accompagna
a quella di una parte del Friuli (Veneto), concesso che un tempo
gli sloveni austriaci diedero a quelli veneti il titolo dispregiativo
di benesciani, posto fine a queste artefatte contrapposizioni,
i fratelli prima nemici non sono più da rimettere luno
contro laltro. Se vogliamo attenerci a un clima di collaborazione
e di amicizia con la vicina repubblica di Slovenia dobbiamo riconoscere
che agli sloveni del Friuli non va tolto o negato il diritto
di imparare la lingua slovena nelle scuole dellobbligo,
non vanno eliminati o deviati i finanziamenti che le istituzioni
democratiche locali, statali e della Slovenia devolvono a questo
fine. Chi vuole fra i benesciani demonizzarli questi finanziamenti
fa il gioco dei nazionalisti e dei neofascisti italiani, fra
i quali ci sono purtroppo anche friulani che così rinnegano
la loro identità linguistica e storica. In veste di friulano
e di autonomista, non mi sta bene che una minoranza linguistica
dello stesso mio territorio sia privata dei finanziamenti che
le spettano per lapprendimento della sua lingua letteraria,
perché se il Friuli perde la sua minoranza linguistica
slovena è la fine anche del diritto autonomistico della
maggioranza friulana, che è minoranza etno-linguistica
nello Stato italiano costituzionale ed europeo. Dunque la mia
non è unindebita intromissione in casa altrui e
tanto meno unoffesa, ma un dovere che esplico in osservanza
delle norme di tutela vigenti. Se invece dellinsegnamento
scolastico della lingua slovena passa la finzione della lingua-dialetto
a sé stante il gioco è fatto: non più scuole,
ma solo piccoli contributi, il più raramente possibile,
a circoli fantasma, sparute associazioni culturali, aride mostre
fotografiche e inconcludenti convegni, pubblicazioni destinate
ad ammuffire in un angolo dimenticato. (Bruno Tassotti - Tarvisio)
Slavia friulana
3 - Circoli sloveni in letargo Ci risiamo, Alberto Siega, presidente
dellassociazione Identità e tutela val Resia, pubblica,
con nomi e cognomi, tra i quali due ex sindaci, la lista dei
proscritti cioè quella dei suoi concittadini resiani che
scientemente o ingenuamente avrebbero favorito linsediarsi
in valle di una sorta di quinta colonna slovena. Essi sarebbero
colpevoli di avere, attraverso la famigerata legge di tutela,
permesso a Resia e alla sua comunità di accedere ai benefici
previsti dalla suddetta normativa, prima di tutto il mantenimento
del plesso scolastico in loco. La questione è nota, quello
che sorprende non sono il movimentismo e il reducismo dei patrioti
italiani, ma il fragoroso silenzio dei circoli sloveni che pure
a Resia nei primi anni 90 avevano determinato le condizioni di
una vera e propria primavera resiana con la riscoperta linguistica
e identitaria e con la tenuta di convegni sulla questione dellidioma
che avevano suscitato interesse internazionale. Paiono annichiliti
e rinchiusi nei loro santuari: Novi Matajur e Slovid, incapaci
di riarticolare le loro ragioni davanti alla comunità
resiana. Sembrano irrimediabilmente in declino e subire laggressività
culturale e ambientale dei gruppi nazionalistici italofili della
Benecia. Sarebbe interessante capire se intendano o meno uscire
dal letargo in cui si sono piegati. (Pierpaolo Lupieri - Tolmezzo)
Slavia friulana
4 - Solidarietà
fra italiani Premetto che non sono un esperto circa le questioni
di Resia e della Slavia friulana, ma, leggendo le numerose lettere
inviate al Messaggero Veneto dai cittadini direttamente interessati,
mi sono fatto unopinione in merito e vorrei esprimerla.
Mi ha impressionato soprattutto il contributo (pubblicato il
28 maggio scorso) del signor Alberto Siega il quale, dopo aver
ripercorso la millenaria storia italiana della popolazione di
Resia, esprime tutto il suo sconforto per le pretese avanzate
dallo Stato sloveno sui territori in questione e per la mancata
presa di posizione della Regione e dello Stato centrale. Capisco
la sua amarezza. Come si fa a considerare «comunità
nazionale slovena» un popolo che da più di mille
anni vive in Italia, la cui lingua di cultura è litaliano
e che più volte (plebiscito del 1866 e dimostrazione popolare
del 1946) ha palesato la chiara volontà di essere italiano?
Dovremmo dunque negare anche lappartenenza allItalia
di Cividale, che oltre a conservare il toponimo di origine latina
(Civitas) ha dato il nome a tutto il Friuli (Forum Iulii)? Spero
vivamente che sia Roma che la Regione diano ascolto alla voglia
di appartenere alla nazione italiana di queste popolazioni. Non
so quanto possa valere, tuttavia vorrei esprimere la mia solidarietà
ai fratelli italiani di Resia e della Slavia friulana: voi resterete
sempre italiani e nessuno mai potrà privarvi di quellitalianità
che tanto orgogliosamente rivendicate. (Davide Meo - Gonars)
- 4 giugno
2010 - Messaggero Veneto - San Pietro al Natisone - Minoranza all attacco
sulla scuola bilingue - La minoranza consiliare ("Lista Civica - La
Nostra Terra") ha presentato al sindaco Tiziano Manzini
un documento nel quale si caldeggia la tempestiva assegnazione
di un incarico professionale per la progettazione dell'intervento
di messa in sicurezza dell'edificio della scuola bilingue - sgomberato
in via d'urgenza, come noto, per problematiche di natura statica
e antisismica - ed un celere appalto dei lavori. «Ormai
- dicono gli amministratori - è certa la disponibilità
di circa 1 milione e 200 mila euro, fondi stanziati urgentemente
in conto capitale dal governo italiano e dal ministero della
pubblica istruzione: non sussistono dunque giustificazioni nel
ritardo delle procedure. La responsabilità di un eccessivo
temporeggiamento - si continua nel testo - verrà attribuita
alle incertezze e alle diatribe nella maggioranza e alle estemporanee
ed antistoriche polemiche sul diritto costituzionale dell'insegnamento
dello sloveno nelle Valli del Natisone». I consiglieri
Simone Bordon, Giuseppe Firmino Marinig, Fabrizio Dorbolò,
Marina Pocovaz e Tatiana Bragalini sottolineano, poi, che la
loro richiesta è motivata da valutazioni di carattere
squisitamente educativo e ribadiscono: «I ritardi politici
nel dare avvio all'iter avranno effetti negativi sulla scuola,
impedendo l'ulteriore crescita di un istituto che, grazie all'innovativa
attività didattica e pedagogica proposta, è apprezzato
nella Slavia, nel Cividalese, in regione e a livello nazionale».
Il documento si chiude con una dichiarazione d'intenti della
"Lista Civica - La Nostra Terra": «Collaboreremo
- affermano gli amministratori - con la maggioranza per portare
a soluzione le criticità ancora irrisolte e sosterremo
la richiesta di costruzione di una nuova sede scolastica per
tutti gli allievi delle scuole dell'obbligo, piano inserito nel
programma politico-amministrativo del Comune di San Pietro».
(l.a.)
- 2 giugno
2010 - Messaggero Veneto - San Pietro al Natisone - Interrogazione al ministro
sull istituto bilingue - Il deputato di Idv Carlo Monai ha presentato ai
ministri degli Esteri, dellInterno e dellIstruzione
uninterrogazione a risposta scritta sul caso della scuola
bilingue di San Pietro al Natisone. Partendo dalla constatazione
che cinque sindaci di Comuni delle Valli hanno indirizzato al
ministro Frattini una lettera aperta in cui «lamentano
- ricorda il parlamentare - che listituto bilingue farebbe,
con le sue attività, concorrenza sleale alle scuole italiane
del territorio, attirando finanziamenti derivanti dalla legge
38/2001 di tutela della minoranza slovena», lonorevole
domanda «se i ministri intendano garantire il rispetto
della legge stessa» e se ritengano di adoperarsi affinché
lindividuazione di una sede provvisoria per la scuola italo-slovena
«sia operata senza detrimento delle scuole pubbliche italiane
viciniori» e affinché si provveda «con speditezza
a dotare la bilingue di un plesso idoneo definitivo». Nel
testo Monai ricorda che listituto ospita 71 allievi nella
scuola dellinfanzia (con sei insegnanti), 113 alla primaria
(14 docenti) e 36 alle secondarie di primo grado. (l.a.)
- 1 giugno
2010 - Il Gazzettino - San Pietro al Natisone - Documento di 13 associazioni
- Appoggio alla scuola bilingue - Sono 13 le associazioni delle Valli e
di Cividale che hanno sottoscritto un documento a sostegno della
realtà della scuola bilingue per cui si prospettano tempi
lunghi per messa in sicurezza e riutilizzo. Sono il Circolo culturale
sloveno Ivan Trinko, la cooperativa Zadruga Novi Matajur, la
Most, lIstituto per la cultura slovena, il circolo culturale
Recan, la Planinska druina Benecije, le associazioni alpinistica
della Benecia, degli artisti della Benecia, la Srebna kaplja,
Pro loco Nedike doline, lassociazione Don Eugenio
Blanchini, Somsi Cividale, lUnione culturale economica
slovena provincia di Udine e la Confederazione organizzazioni
slovene della provincia di Udine. Esprimiamo sostegno allazione
dei genitori degli alunni della bilingue statale di San Pietro
al Natisone - si legge nel documento - in una fase molto delicata
della storia di unistituzione scolastica attiva da oltre
20 anni sul territorio. (p.t.)
- 30 maggio
2010 - Messaggero Veneto - San Pietro al Natisone - Bilinguismo, le mamme
scrivono a Frattini - Nuova puntata nella vicenda della scuola bilingue
di San Pietro al Natisone, dislocata in sedi provvisorie dopo
un trasloco durgenza dallo stabile che lha accolta
per tanti anni: i sindaci di San Leonardo, Stregna, Drenchia
e Savogna precisano che lobiettivo della lettera da loro
sottoscritta e consegnata al ministro degli esteri Frattini «non
era quello di dichiarare guerra allistituto e/o a chiunque
altro, bensì di attivare un canale capace di favorire
la salvaguardia e la tutela della parlata delle Valli del Natisone
e della cultura ad essa legata, che non deve essere confusa con
la cultura, la lingua e le tradizioni della vicina nazione slovena».
«Il nostro unico obiettivo - precisano - è la pari
dignità. Abbiamo voluto richiamare lattenzione del
politico su quella che è la realtà delle Valli,
chiedendo che soprattutto in momenti di crisi come quelli attuali
ci sia equità e attenzione nellassegnazione delle
risorse. Unidonea messa in sicurezza del plesso della bilingue
di San Pietro al Natisone è certamente una priorità.
Per quanto riguarda, invece, altri interventi rivolti alla minoranza
slovena delle Valli, riteniamo debbano essere commisurati alla
reale consistenza della stessa». Intanto Aldo Sturam, coordinatore
del Pdl nel capoluogo valligiano (e promotore delliniziativa
della lettera a Frattini), dichiara: «La libertà
despressione sul confine orientale della Repubblica italiana
è messa a dura prova. Quando gli esponenti della minoranza
nazionale slovena si rivolgono al governo della loro madre patria,
noi non chiediamo di controllare i contenuti dei messaggi e delle
richieste che ad esso indirizzano. Quando ci permettiamo di interloquire
con gli esponenti del nostro partito per rappresentare la nostra
visione della realtà non riteniamo, dunque, di dover ricevere
permessi». E cè poi un terzo fronte: un gruppo
(indipendente) di mamme di allievi della bilingue ha anchesso
inviato una lettera al ministro Frattini. «Noi e i nostri
bambini - scrivono - siamo cittadini italiani, in buona parte
non originari delle Valli nè ivi residenti. La scelta
di far frequentare ai nostri figli listituto bilingue ha
motivazioni varie, che nessun politico o amministratore si è
mai sognato di chiedere. Siamo molto deluse per lesempio
che questa vicenda sta dando in rapporto alle modalità
di gestione del bene pubblico. Perchè, nellera della
globalizzazione, una scuola in cui imparano due lingue viene
considerata un ostacolo anziché una risorsa? Con che immagine
escono i nostri amministratori da questa storia?». (l.a.)
- 28 maggio
2010 - Messaggero Veneto - Resia sempre fedele alla nazione italiana - Dibattito Limposizione
che ci vuole comunità nazionale slovena rappresenta
unoffesa nei riguardi dei nostri padri che tanto hanno
fatto anche con il sacrificio della propria vita nel contributo
dato per lunità nazionale italiana, nel cui contesto
fa parte anche Resia in quanto, con plebiscito del 1866, i resiani
optarono per lappartenenza al Regno dItalia. Ciò
dopo più di mille anni di insediamento nella valle: liberi
e autonomi per i primi quattro secoli (630-1119) e poi, condividendo
il cammino storico con il vicino e amico popolo friulano; dapprima
sotto il Patriarcato di Aquileia (1120-1420), poi sotto la Serenissima
repubblica di Venezia (1421-1797) e dopo il breve periodo napoleonico
sotto lImpero austro-ungarico (1815-1865), per libera scelta
con il Regno dItalia (1866-1945) e infine nella Repubblica
Italiana (dal 1946 a oggi). Il primo aprile 1946, con il tricolore
italiano che sventolava in ogni angolo della valle e con il suono
delle campane, tutta la popolazione con a capo il sindaco Giovanni
Clemente Tomasig manifestò e chiese alla delegazione russo-anglo-americana
di restare italiani. Nel lungo cammino storico Resia è
sempre rimasta fedele alla nazione italiana con dedizione e comportamenti
nonché con la partecipazione ai vari conflitti per la
difesa dei sacri confini che hanno fatto registrare il sacrificio
della vita di numerosi giovani resiani che hanno così
onorato la nostra appartenenza allItalia e la fedeltà
alla bandiera. Oggi, nella ricorrenza del 150º anniversario
dellUnità italiana, le menzionate fedeltà
e appartenenza allItalia, Resia le vede vacillare sotto
lincalzante pressione del vicino Stato sloveno che, con
la complicità dei politici e delle attuali leggi di tutela
della minoranza slovena (mai esistita a Resia e nella Slavia
friulana) si arroga il diritto della supremazia territoriale
definendo i resiani comunità nazionale slovena
cioè sloveni in Italia, richiamando le nostre autorità
allapplicazione delle leggi numero 38/2001 nonché
la regionale numero 26/2007, strumenti che tutelano le minoranze
linguistiche slovene tradizionalmente presenti nelle province
di Trieste e di Gorizia, ma inesistenti e mai riconosciute tali
dal alcun trattato verso le comunità della provincia di
Udine. Tale richiamo è da definirsi vera e propria ingerenza
in uno Stato libero e autonomo quale è lItalia perché
impone con autorevolezza la supremazia slovena sulle nostre comunità
che mai hanno fatto parte dello stato Sloveno o jugoslavo. In
sintesi i richiami sono pervenuti e dal presidente della repubblica
di Slovenia e dal premier sloveno Turk che hanno accusato lItalia
di non applicare le leggi di tutela della minoranza slovena nelle
Valli del Natisone, del Torre e di Resia, mentre il nuovo console
sloveno in Trieste Valencic Pelikan in visita nelle predette
località ha definito i resiani e i valligiani della Slavia
friulana comunità nazionale slovena avocando
a sé il diritto di tutelare le nostre valli. Inoltre il
ministro degli Esteri sloveno Sbogar ha presentato un reclamo
presso il Consiglio delle Nazioni Unite a Ginevra lamentando
la mancata applicazione delle leggi di tutela della minoranza
slovena nella segnaletica stradale di Resia e ha chiesto il ripristino
delle tabelle in grafia slovena. Sono lamentele che non trovano
giustificazione né storica né scientifica in quanto
è risaputo che nella provincia di Udine la minoranza slovena
non è presente. È arcinoto però che sedici
comuni della Slavia friulana si trovano oggi inclusi nellambito
di tutela della minoranza slovena per una non corretta applicazione
della legge. Tali comuni infatti sono privi del requisito alluopo
richiesto dalla legge, cioè quello della tradizionale
presenza della minoranza slovena. La Slovenia vorrebbe
forse ora tutelarci come suoi connazionali? Vuole assimilarci?
Peraltro continua a meravigliare il fatto che di fronte a realtà
storiche così note e a pretese slovene così ingiustificate,
non vi sia stata alcuna presa di posizione da parte dello Stato
italiano e soprattutto della nostra Regione. Spetterebbe a loro
il dovere di salvaguardare i diritti delle proprie comunità
geograficamente e storicamente presenti sul territorio italiano
richiamando chi di dovere al rispetto del principio della sovranità
territoriale, sancita dalla Costituzione repubblicana. Ladesione
alle leggi della minoranza linguistica slovena è avvenuta
nel 2002 su richiesta di quattro consiglieri di minoranza del
Comune di Resia: Luigi Paletti, Nevio Madotto, Dino Valente e
Lino Di Lenardo con il supporto del consigliere di maggioranza
Lucio Clemente e inoltrata dal sindaco Sergio Barbarino, senza
la preventiva e dovuta consultazione popolare basandosi esclusivamente
su una preconcetta analisi di linguisti filo-sloveni alle prime
armi, i quali hanno ignorato suggerimenti, consigli e richiami
di autorevoli linguisti di fama internazionale (Baudouin de Courtenay
- Hamp - Browne) che hanno definito il resiano vera lingua
arcaica considerandola di grande aiuto anche per decifrare
le altre lingue slave, oltre che definire Resia area di grande
interesse per la conservazione della sua cultura tramandata dagli
avi per oltre un millennio. A sostegno della specificità
dei resiani ci viene a supporto una ricerca genetica effettuata
da professionisti del Burlo Garofolo di Trieste, coordinati dal
professor Paolo Gasparini, impegnati per la definizione del Parco
genetico del Friuli Venezia Giulia, ricerca che al fine documenta
lo stato eccezionale di Resia che non trova corrispondenze con
altre comunità limitrofe e forse nel mondo tanto da essere
definita razza unica. La caparbietà e lapporto che
lAssociazione identità e tutela Val Resia ha avuto
nella convinzione per una tutela specifica del resiano non può
più avere denigratori né oppositori e tanto meno
imposizioni di minoranze che non sono proprie, ma correre verso
una chiara meta per la valorizzazione e la tutela del patrimonio
storico, culturale, linguistico e genetico unico, quale è
il resiano. (Alberto Siega - presidente dellAssociazione
identità e tutela Val Resia)
- 27 maggio
2010 - Messaggero Veneto - Scuola bilingue, appello a Cividale - Lettere e contro-lettere
al ministro degli esteri Franco Frattini: il dibattito sulla
scuola bilingue di San Pietro al Natisone, penalizzata da un
inevitabile trasloco in via durgenza, si sta infuocando
e allargando a macchia dolio, tanto da estendersi al Comune
di Cividale. «Chiederò allassemblea civica
- annuncia il neo-eletto consigliere Rino Battocletti, del Pd
di pronunciarsi a favore di questa importante istituzione, frequentata
da 50 bambini della nostra città». Dal sindaco Stefano
Balloch nessuna dichiarazione al riguardo, salvo unanticipazione:
«La prossima settimana fa sapere incontrerò
i primi cittadini delle Valli e, nelloccasione, ci confronteremo
anche sul problema della bilingue». La direttrice della
scuola, Viviana Gruden e il presidente del consiglio distituto,
Michele Coren, esprimono intanto il proprio disappunto per i
contenuti del documento (sulla bilingue) che alcuni sindaci dellarea
valligiana hanno consegnato al ministro in occasione della recente
visita a Cividale, ed annunciano una controffensiva con arma
analoga. «Siamo indignati e addolorati dicono :
è sconcertante che a firmare la missiva siano stati coloro
che istituzionalmente avrebbero il dovere di assicurare, senza
discriminazioni, le basi materiali per il funzionamento delle
scuole del primo ciclo distruzione. Anche noi abbiamo scritto
a Frattini, evidenziando come il contributo ministeriale ottenuto
per porre in sicurezza statica ledificio sia il risultato
di una forte iniziativa dei genitori. Vedere i bambini sistemati
in locali provvisori, al di sotto di ogni standard qualitativo
rimarcano la Gruden e Coren ha spronato alla ricerca
di soluzioni e di proposte che, però, non sembrano tenute
in considerazione dall'amministrazione comunale». Nel testo
presentato al ministro dai sindaci, si prosegue, ci sono passaggi
«che vanno al di là di ogni presa di posizione politica
e sconfinano nella calunnia». Dire che la bilingue fruisce
di cospicui sostegni con i quali attua una concorrenza sleale
nei confronti degli istituti italiani è tuonano
i portavoce dellistituto vergognoso, in quanto gli
stessi sindaci sanno che tutte le scuole statali vengono finanziate
secondo precisi parametri ministeriali e che possono beneficiare
di contributi regionali e locali su bandi e progetti. Se la nostra
scuola è trattata come le altre per quanto concerne i
finanziamenti statali e regionali, è una Cenerentola se
si guarda al sostegno che giunge dagli enti locali». A
Frattini si fa presente che cercare una sistemazione dignitosa
per listituto significa rispettare la libertà delle
famiglie di scegliere un percorso educativo per i propri figli.
Battocletti, da parte sua, dichiara: «Confido che la nuova
amministrazione riconosca il valore aggiunto rappresentato dal
plurilinguismo e sappia associarsi alla vasta mobilitazione a
favore della bilingue, isolando la posizione poco illuminata
e tuttaltro che lungimirante espressa da alcuni sindaci
delle Valli». (l.a.)
- 27 maggio
2010 - Messaggero Veneto - Minoranza 1 - Ossequienti con la Slovenia Dalla lettura
della relazione sullincontro avvenuto a Trieste
il 4 maggio 2010 fra il presidente Tondo e il ministro sloveno
senza portafoglio, con delega per gli sloveni allestero,
Zeks, mi sono convinto che nelle Valli del Natisone, del Torre,
di Resia e a Cividale del Friuli è stata riconosciuta
lesistenza di una minoranza nazionale slovena e non una
minoranza linguistica slovena come sostengono i politici. Nellincontro
si è parlato solo di soldi, teatro sloveno, scuola bilingue
di San Pietro al Natisone, che le minoranze rappresentano un
valore aggiunto (ai soldi?) e che nella riunione del 18 maggio
a Lubiana «sarà istituito uno specifico ufficio
di presidenza per meglio coordinare i diversi tavoli tecnici
di cui uno è espressamente dedicato ai problemi delle
minoranze». Chissà se anche il presidente Tondo
sarà decorato con la più alta onorificenza della
Repubblica slovena, come, a suo tempo, il presidente del consiglio
Prodi, che fece, quindi immediatamente approvare la famosa tabella
prevista dalla legge 38/2001, che riconosce la presenza di una
minoranza slovena in 16 comuni della provincia di Udine, senza
il coinvolgimento della popolazione, ma soltanto su richiesta
di 1/3 dei consiglieri comunali? Se succederà così,
cosa regalerà, a nostre spese, il presidente
Tondo alla Slovenia? Basta essere ossequienti con la Slovenia!
Mettiamo in pratica quanto ha detto il presidente della Repubblica
Napolitano: «Serve uno spirito unitario, tornare a difendere
gli interessi la dignità degli italiani»! Non si
può svendere per motivi politici ed economici la storia,
la lingua, la cultura e le tradizioni, friulana di Cividale del
Friuli e slava, ma non slovena, delle Valli del Natisone, del
Torre e di Resia, con lintroduzione del bilinguismo e il
riconoscimento di una minoranza nazionale slovena mai esistita,
con grandissimo spreco di denaro pubblico, contro ogni principio
di giustizia, verità e libertà di decisione dei
cittadini interessati. Speravo che il nuovo governo regionale
di centro-destra avrebbe posto fine a questa ingiustizia e si
sarebbe impegnato per ristabilire la verità sulla reale
esistenza e consistenza degli sloveni in provincia di Udine,
e invece... Anche il presidente Tondo è ossequiente alla
Slovenia come Illy e programma addirittura un tavolo per i problemi
delle minoranze, in cambio dellassenso sloveno per la costruzione
del degassificatore, lallargamento della centrale atomica
slovena e la costituzione di unEuroregione che comporterà
tanto spreco di soldi, nostri ovviamente. (Fabio Fiorini - Cividale
del Friuli)
Minoranza
2 - Necessario
un censimento A Cividale del Friuli si sono appena concluse le
elezioni comunali con i risultati che conosciamo. Dal momento
che a Cividale del Friuli esiste per legge una minoranza nazionale
slovena, in quanto la nostra città è stata inclusa
nella tabella prevista dalla legge 38/2001, ho cercato,
invano, i risultati della lista Slovenska Skupnost, che rappresenta,
nei comuni delle province di Gorizia e Trieste, la minoranza
slovena. Sorpresa! Non esiste una lista slovena, ma non solo.
Nessun candidato a sindaco ben cinque ha parlato,
durante la campagna elettorale, della minoranza slovena a Cividale
del Friuli, né si è presentata alcuna lista, anche
agganciata a uno dei candidati, che rappresentasse gli sloveni,
ma, ancora peggio, non esiste nemmeno un candidato che si sia
dichiarato appartenente a quel 15% di sloveni, fantasmi a questo
punto, che la tabella sancisce esista a Cividale.
Come mai? Allora ci sono o non ci sono gli sloveni a Cividale?
Io penso, non solo da quanto conosciamo, cioè dalla lingua
parlata, dalla storia, dalle tradizioni, dalla cultura chiaramente
friulana di Cividale del Friuli, che non esistano, o almeno che
ce ne siano pochissimi, qualche decina, che non hanno nemmeno
il coraggio di dichiararsi tali. E allora perché elargire
i nostri denari agli sloveni le associazioni slovene hanno
finanziamenti di svariati milioni di euro lanno! ,
alle scuole slovene quella di San Pietro al Natisone,
per la quale si sono mosse addirittura tante autorità
slovene, può permettersi corsi di musica, sport e altri
extra curricolari, mentre quelle italiane non hanno nemmeno la
carta per le fotocopie senza conoscere la consistenza
di questa minoranza, per ora fantomatica? In tempi di ristrettezze
economiche facciamo un bel censimento e, in base al numero di
sloveni dichiaratisi tali, siano assegnati contributi! In fin
dei conti non dovremmo essere trattati tutti allo stesso modo,
o esistono ancora i figli e i figliastri? (Piera Specogna - Cividale
del Friuli)
- 26 maggio
2010 - Messaggero Veneto - Benecija - Una definizione dispregiativa Un necessario chiarimento
della definizione Benecija, benecijani usato con
troppa spregiudicatezza dai media. La mia famiglia e io, che
risiediamo da sempre nelle Valli del Natisone, Nediza,
non avevamo mai sentito un valligiano nedisovaz o recanj
(da rieka, il fiume Alberone, nome in idioma locale dato allaffluente
del Natisone che percorre le nostre convalli ai piedi dei monti
Matajur e Colovrat) chiamare questo territorio col nome Benecija.
La prima persona che ho sentito appellare con questo nome la
Slavia friulana è stata, subito dopo la 2ª guerra
mondiale, la moglie di uno sloveno proveniente da una frazione
di Caporetto (Slo), la cui famiglia, fuggita dalle epurazioni
del regime del maresciallo Tito, si era stabilita nel mio paese.
Questa signora mi spiegò che il termine Benecija
e benecijani era usato in Slovenia in modo dispregiativo
per indicare gli abitanti della Slavia veneta, e quindi pure
della Val Torre. Tale termine si traduce in servi di Venezia,
Repubblica dalla quale, peraltro, abbiamo avuto la massima autonomia
politica, amministrativa e giudiziaria (si celebravano in loco
tutti i processi, compreso lomicidio, fino allarrivo
di Napoleone - trattato di Campoformido). Quando certi media,
e specialmente quelli legati alla minoranza slovena (da noi inesistente;
importata artificiosamente da pochi elementi che traggono beneficio
economico nel sostenerla, aiutati pure dalla Slovenia; impostaci
per legge in un preciso contesto politico; passata sulle nostre
teste senza alcuna verifica locale fra gli abitanti), adoperano
quel termine per indicare la mia patria, esistente da 1400 anni
nel contesto del Friuli e dellItalia, mi sento profondamente
offeso. Le nostre genti, schiave di nessuno e non avvezze a farsi
mettere i piedi in testa da altri, avevano coniato in risposta
un altro termine per indicare gli sloveni di oltre lAlpe:
questa parola era ùneizi. Da bambino non capivo
cosa volesse dire, poi mi venne chiarito da mio nonno che derivava
da ùna (lana). Mi spiego: le due economie,
una al di qua e una al di là delle Alpi, erano molto diverse;
la nostra era basata sullagricoltura e sullallevamento
del bestiame (mucche nelle stalle), la loro era basata sul pascolo
degli armenti (pecore e capre), producevano e commerciavano lana,
da qui ùneizi (caprai, pecorai, lanai). Fino
al termine dellultima guerra mondiale a nessuno era mai
saltato in mente di cercare di fondere le due etnie. Le genti
di confine, pur nella loro diversità, avevano sempre avuto
rapporti commerciali con il massimo rispetto le une verso le
altre. La politica slovena invece ha sempre avuto mire espansionistiche
verso queste terre (vedi i piani di Tito fino al Tagliamento).
Io ricordo i primi tentativi di slovenizzazione: creazione di
circoli culturali, il primo fu lIvan Trinko
(allanagrafe Giovanni Trinco) di Cividale, gestito da poche
persone che si contavano sulle dita di una mano. Fui invitato
pure io, coi miei amici, da uno di loro a una festicciola che
lì si svolse; non aveva niente di culturale però
cera abbondanza di tutto: mangiare, bere, musica e qualche
ragazzina, invitata pure quella. Avendo intuito che qualcosa
non andava, con gli amici, decidemmo di non frequentare più
quel posto. Un giorno, chi mi aveva invitato, vedendo linsuccesso
della sua missione, mi disse: cosa credi, a noi basta che ne
resti uno su cento di voi, e abbiamo raggiunto lo scopo. Ultimamente,
dopo le vicende relative alledificio scolastico della scuola
bilingue, ho notato una specie di assalto al forte da parte della
minoranza slovena, supportata dalla vicina repubblica: visita
di ministri sloveni alla scuola bilingue di San Pietro al Natisone
e commissioni paritetiche; tutti prodighi di consigli e diktat
volti a indicarci come comportarci e chi siamo. Bontà
loro, non lo sapevamo! Ci dicono come le nostre autorità
devono agire per trovare una dislocazione a loro gradita, magari
a scapito delle istituzioni scolastiche già funzionanti
da sempre sul territorio comunale. Mi sorge qualche domanda.
È mai possibile che tutti, da Udine, da Gorizia, da Trieste,
da Tarvisio, da altre località della regione, dalla Slovenia
si sentano in dovere, attraverso la stampa, di insegnarci chi
siamo e da dove veniamo? Noi valligiani siamo così poveretti,
ignoranti e non degni di essere interpellati su quello che riteniamo
di essere e su quello che vogliamo continuare a essere? Non è
che siamo diventati merce di scambio per il raddoppio della centrale
nucleare di Krsko e della costruzione del rigassificatore di
Zaule? Sono queste due cose per le quali lItalia è
ricattata? Le genti delle Valli del Natisone, che hanno superato
difficoltà storiche attraverso i secoli, mantenendo lidentità
tramandata dai padri per 1400 anni, credo lo faranno anche in
futuro. Ho notato ultimamente che alcuni importanti politici
a diversi livelli si stanno adoperando per ripristinare la verità
storica da troppo tempo calpestata e mistificata e questo mi
riempie di speranza. Noi abitanti della Slavia, gente riservata
e che chiede solo di essere lasciata in pace, non siamo solo
quelli che frequentano la scuola bilingue (piena di risorse economiche)
e i circoli culturali sloveni (ben foraggiati anche questi)...
Siamo molti di più!... La nostra gente auspica inoltre
che sia considerata la possibilità di rivedere la sciagurata
legge che istituisce la minoranza slovena nella provincia di
Udine e che si ripristini la verità. Non mi si dica che
la cosa non è fattibile perché si tratta di una
legge dello Stato. Se ci sono la volontà e la necessità
si fa. (Renzo Onesti - San Pietro al Natisone)
- 29 aprile
2010 - Messaggero Veneto - Minoranze - La
necessità di un censimento E pensare che ci sono ancora
politici locali che continuano a sostenere che la legge 38-2001
Norme per la tutela della minoranza linguistica slovena
della regione Friuli-Venezia Giulia non tuteli una minoranza
nazionale slovena in quanto ciò non è scritto nella
legge! Ebbene, in Friuli Venezia Giulia, la legge 38-2001, voluta
dai governi DAlema e Prodi e dagli enti locali, senza coinvolgere
i cittadini, tutela una minoranza nazionale slovena non solo
nelle province di Gorizia e di Trieste (dopo la prima guerra
mondiale con il Trattato di Rapallo), ma anche nelle Valli del
Natisone, del Torre e di Resia e addirittura a Cividale del Friuli,
dove non è mai stata riconosciuta né dalla storia
né dai trattati internazionali (Londra e Osimo). Ciò
appare evidente dalle seguenti considerazioni. 1) Nellart.
2 della legge 38-2001 si afferma che «le misure di tutela
della minoranza slovena previste dalla presente legge si ispirano
alla convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali,
fatta a Strasburgo il 1º febbraio 1995 e ratificata ai sensi
della legge 28 agosto 1997, 302» . Tale convenzione stabilisce
allart. 3 che: «Ogni persona appartenente a una minoranza
nazionale ha il diritto di scegliere liberamente di essere trattata
o non esserlo come tale...» (nessun cittadino è
stato interpellato, ma i comuni sono diventati sloveni
solo su richiesta di 1/3 dei consiglieri comunali) e allart.
10 «nelle aree geografiche di insediamento sostanziale»
(a Cividale del Friuli il partito degli sloveni ha ottenuto nelle
ultime elezioni regionali ben 29 voti!) «o tradizionale»
(a Cividale del Friuli, in particolare, ma in tutta la Slavia
friulana gli sloveni non sono mai stati tradizionalmente
presenti) «delle persone appartenenti a minoranze nazionali,
quando queste persone lo richiedono e tale richiesta risponde
a un bisogno reale». Pertanto chi ha voluto e chiesto lapplicazione
della legge 38-2001 non ha tenuto in alcuna considerazione le
direttive della convenzione quadro europea. 2) Lart. 8
comma 3 della legge 38-2001 recita: «Nei comuni di cui
allart. 4 (quelli riconosciuti sloveni con il Dpr 12-9-2007)
la carta didentità e i certificati anagrafici sono
rilasciati a richiesta dei cittadini interessati sia in lingua
italiana e slovena sia nella sola lingua italiana». In
questo modo la consistenza dei cittadini italiani di nazionalità
slovena non può essere dedotta dal numero delle carte
didentità bilingui rilasciate, in quanto anche chi
si sente sloveno può richiederla soltanto in italiano.
Che raffinato cavillo legislativo! 3) Gli interventi delle autorità
slovene (presidente della repubblica che a Caporetto ha accusato
lItalia di non applicare la legge di tutela degli sloveni;
capo del governo che ha reclamato la tutela degli sloveni delle
Valli del Natisone, del Torre e di Resia; ministro degli Esteri
che ha fatto presente al consiglio delle Nazioni Unite riunito
a Ginevra la mancata applicazione della legge di tutela degli
sloveni nella segnaletica stradale di Resia; console generale
sloveno di Trieste che ha affermato che interverrà spesso
per rappresentare gli interessi della comunità nazionale
slovena della provincia di Udine e i finanziamenti che la repubblica
di Slovenia assegna per le minoranze nazionali slovene) sono
una dimostrazione che nei comuni della Slavia friulana e in Cividale
del Friuli è stata riconosciuta lesistenza di una
minoranza nazionale slovena né sostanziale né mai
tradizionalmente presente sul territorio, con la conseguente
istituzione e imposizione di un bilinguismo integrale (gonfaloni,
timbri, carta intestata, interpreti, ecc.), previsto, anche se
non ancora adottato, in tutti i comuni riconosciuti sloveni con
il Dpr. Ci sono ancora dubbi che la legge 38-2001 protegga una
minoranza nazionale slovena e non una minoranza linguistica slovena?
I sindaci dei Comuni sloveni della provincia di Udine se vogliono
salvaguardare la storia, la lingua, la cultura e le tradizioni
della propria comunità slavofona, ma di nazionalità
italiana si impegnino e facciano presente alle autorità
costituite perché sia indetto non un referendum
altra truffa, perché anche chi non si sente sloveno potrebbe
votare per sostenere la presenza di una minoranza nazionale slovena
bensì un «censimento per definire con chiarezza
la propria identità e per avvallare il peso della propria
numerosità» e «avere il coraggio di affermare
la propria identità» come ha suggerito la dottoressa
Manuela Quaranta Spacapan, moglie del consigliere regionale Mirko
Spacapan, di nazionalità slovena. (Luciano Santoro - Cividale
del Friuli)
- 30 marzo
2010 - Messaggero Veneto - Bilinguismo 1 - Una strada senza ritorno La questione
delle tabelle bilingui in Val Resia è finita davanti al
gruppo di lavoro del consiglio delle Nazioni unite per i diritti
delluomo, riunito nelle settimane scorse a Ginevra. Secondo
quanto riferito dallagenzia di stampa Sta (agenzia giornalistica
slovena), è stato il ministero degli Esteri sloveno a
sollevare la questione nellambito dellesame della
situazione della minoranza slovena in Italia. Nella sua relazione
alla riunione del gruppo di lavoro Onu, la Slovenia ha richiamato
lattenzione su tutte le carenze, a suo avviso, dello Stato
italiano e della Regione Friuli Venezia Giulia nella tutela della
minoranza slovena. In primo piano è stata posta la questione
del sostegno finanziario alle organizzazioni educative, culturali
e sportive della comunità slovena in Italia. A oggi, secondo
il rapporto del Gruppo di lavoro della revisione periodica universale
sullItalia, le seguenti raccomandazioni saranno prese in
esame dallItalia, che fornirà le risposte a tempo
debito, e non più tardi della XIV sessione del Consiglio
dei diritti umani. Da leggere attentamente i punti 64 e 65. Punto
64: Dare piena applicazione alla legge 38/01 sulla protezione
della minoranza slovena in Italia e alla legge 482/99. Rispettare
le istituzioni della minoranza slovena attraverso un trattamento
speciale e la partecipazione di processi decisionali (asili,
scuole e teatri). Punto 65: dare piena applicazione alla topografia
bilingue visibile nella regione autonoma Friuli Vg, popolata
dalla minoranza slovena e reinserire i nomi sloveni nei cartelli
stradali dei villaggi della comunità di Resia/Rezija (in
sloveno). (Fonte: http://www.scribd.com/doc/26870296/UPR-Raccomandazioni-in-Italiano.)
Sarebbe opportuno che i consiglieri regionali Novelli, Baritussio
eccetera prendano visione di tali documenti per poter intervenire
in difesa di Resia, Valli del Natisone, del Torre e di Cividale
del Friuli. Tutto questo anche perché allinizio
di questanno la nuova amministrazione comunale di Resia
ha provveduto a sostituire i vecchi cartelli stradali con altri
nuovi scritti in lingua resiana. Ebbene, da parte slovena è
stato grande il disappunto per ciò che il nostro consiglio
comunale ha fatto. Ecco il motivo di sollevare la questione al
consiglio delle Nazioni unite per i diritti delluomo. Loro,
gli sloveni, vogliono imporre a noi resiani la loro grafia, la
loro lingua e magari a breve insegnare ai nostri figli la storia
e la cultura slovena a discapito di quella resiana, friulana
e italiana. Tutto ciò è vergognoso. A Resia la
minoranza nazionale slovena è presente grazie a un gruppetto
di persone, che, sbagliando, hanno intrapreso una strada senza
ritorno. Non si rendono conto del grave errore che hanno fatto
e continuano a fare. La speranza è che con il tempo si
rendano conto di tutto ciò e che possano ritornare a essere
resiani al 100%. Mi rendo conto che lottare per un ideale è
faticoso. Mi rendo conto che salire sul carro del probabile vincitore
è più comodo. Ma dobbiamo far capire che lottare
per la nostra libertà è un dovere e non altro.
Provate a pensare ai nostri vecchi che hanno lottato, sudato,
e magari hanno perso anche la vita per i loro ideali, per poi
veder quasi distruggere la nostra identità da parte di
certi nipoti che, senza un briciolo di cuore, non ci hanno pensato
due volte e, abbagliati da facili guadagni, hanno tradito.
Franco Turan Di Lenardo San Giovanni al Natisone
Bilinguismo
2 - Promesse
elettorali e cartelli stradali Mentre nottetempo ignoti imbrattavano
i nomi dei centri abitati scritti in italiano sulle tabelle stradali
dei comuni di Stregna, San Leonardo e Savogna, lasciando intatti
quelli in sloveno, a Pulfero il consiglio comunale deliberava
di posizionare, per la prima volta nella locale storia, cartelli
in lingua slovena in violazione delle promesse elettorali
e anche delle previsioni statutarie. È successo recentemente
nelle dimenticate Valli del Natisone. Il tutto preceduto dalle
lamentele fatte dalla Slovenia allItalia per la mancata
applicazione della legge di tutela della minoranza slovena. Sono
iniziative che, mancando sul territorio la minoranza slovena,
offendono i nativi della Slavia friulana (Valli del Natisone,
del Torre e di Resia), che, nel rispetto della propria storia
italiana, non si riconoscono nella minoranza slovena. Sono aggressioni
oltraggiose per i residenti italiani, che non possono essere
trascurate né dallo Stato né dalla Regione né
tanto meno dai sindaci locali. I nativi di dette Valli hanno
pieno diritto di essere tutelati per quello che la loro storia
certifica, per quello cui essi aspirano. La Slovenia e le sue
associazioni di Trieste e Gorizia sbagliano nellinsistere
a sostenere, anche con mezzi violenti, che nella Slavia friulana
è presente la minoranza slovena. Infatti nessuno statuto
la riconosce presente. Se sono in buona fede lo dimostrino, citando
quali associazioni di minoranza slovena (senza coinvolgere i
dialetti di origine slava anche oggi parlati) siano presenti
nelle Valli. Promuovano un censimento come è stato fatto
in Slovenia per gli italiani. Pongano in sostanza fine alle pretese
annessionistiche oramai superate dalla storia e dalle iniziative
dellUnione europea, che oggi comprende anche la Slovenia.
Favoriscano la convivenza pacifica delle storiche diversità.
(Sergio Mattelig - presidente Lega della Slavia friulana - San
Pietro al Natisone)
Bilinguismo
- Un
becero tentativo Dopo Resia, anche nelle Valli del Natisone si
registra il becero tentativo di manomissione dei cartelli toponomastici
stradali, con cancellazione delle scritte dei riferimenti in
italiano. Atto che condanniamo e che non può più
essere sottovalutato né classificato semplicemente vandalico,
ma che devessere considerato di ordine politico, perché
legato al tentativo dimposizione sul territorio della minoranza
nazionale slovena e anche irrispettoso verso le stesse norme
di tutela della minoranza linguistica slovena; condizione, questa,
ben diversa. Al riguardo si deve prendere coscienza della netta
posizione in merito del governo sloveno: - le recenti dichiarazioni
del console sloveno in Trieste, Vlasta Valencic Pelikan, con
cui afferma di avere tutti i diritti per il controllo del territorio
della Slavia friulana definendo la popolazione «Comunità
nazionale slovena» (sloveni in Italia), arrogandosi così
il diritto di tutelare le nostre valli; - il ministro sloveno
degli Affari esteri, Samuel Zbogar, ha depositato reclamo presso
il consiglio delle Nazioni unite di Ginevra, lamentando la mancata
applicazione delle leggi di tutela della minoranza slovena nella
segnaletica stradale di Resia, chiedendo il ripristino dei cartelli
in grafia slovena; - il presidente della Repubblica di Slovenia,
Danilo Turk, in visita a Caporetto, ha accusato lItalia
di non applicare la legge di tutela degli sloveni; - anche il
premier Barut Pahor ha di recente reclamato la tutela della minoranza
slovena nelle valli del Natisone, del Torre e di Resia. Sono
prese di posizione e lamentele che non hanno giustificazione
storica, in quanto è risaputo in tutto il mondo che nella
provincia di Udine la minoranza slovena non è presente.
È notorio, inoltre, che 16 comuni della Slavia friulana
si trovano oggi nellambito di tutela della minoranza linguistica
slovena per una non corretta applicazione della legge. Tali comuni,
infatti, sono privi del presupposto richiesto dalla legge, cioè
quello della tradizionale presenza sul territorio della minoranza
slovena. Ora la Slovenia vuole forse tutelare queste popolazioni
come suoi connazionali? Vuole assimilarle agli sloveni? Fa meraviglia
che, di fronte a realtà storiche così note e a
pretese così ingiustificate, non vi sia stata risposta
alcuna da parte dello Stato italiano e soprattutto della nostra
Regione. Spetterebbe a loro salvaguardare i diritti delle proprie
comunità storicamente presenti in Friuli da oltre un millennio
e considerare il dovere di rispettare il principio di unitarietà
territoriale cui sispira la Costituzione repubblicana.
Si dovrebbe indire un censimento, come già richiesto anche
dalla vedova del consigliere regionale pacapan, per contare
lentità della minoranza nazionale slovena e dare
quindi lopportunità alla Corte dei conti di verificare
se vi sia ingiustificato sperpero di denaro pubblico. Reclamiamo
con forza di porre fine alla secolare mercificazione dei resiani,
dei torriani e dei natisoniani che li umilia segnatamente, imponendo
loro lidentità nazionale slovena e quindi la patria
slovena nella quale non si riconoscono per non averla mai condivisa;
depaupera inesorabilmente il patrimonio storico, culturale e
linguistico delle popolazioni delle Valli del Natisone, del Torre
e di Resia e ferisce il loro orgoglio, perché tanto hanno
dato per la difesa dei sacri confini dItalia. Chiediamo,
quindi, una legge che ci tuteli nel doveroso rispetto delle nostre
millenarie storia e cultura e della nostra identità nazionale
italiana, in ossequio ai principii costituzionali e alle norme
internazionali sui diritti delluomo. (Alberto Siega presidente
associazione Identità e tutela Val Resia - Udine)
- 30 marzo
2010 - Messaggero Veneto - San
Pietro al Natisone - Cartelli imbrattati nelle Valli del Natisone:
aperta condanna dalle organizzazioni slovene - Le organizzazioni slovene della provincia
di Udine «condannano senza riserve il raid degli ignoti
imbrattatori che hanno danneggiato i cartelli stradali nei Comuni
delle Valli del Natisone», ma rigettano, nel contempo,
insinuazioni che le collegano a tale atto vandalico. La precisazione
arriva dai rappresentanti dellIstituto per la cultura slovena
di San Pietro al Natisone, Bruna Dorbolò, dellUnione
culturale economica slovena, Iole Namor e dellassociazione
Don Eugenio Blanchini di Cividale, Giorgio Banchig, che hanno
sporto denuncia contro ignoti (alla stazione dei Carabinieri
di San Pietro) per i danni recati a diversi cartelli bilingui
«ma non - precisano - con la cancellazione di toponimi
italiani. Sono gesti di inciviltà e di intolleranza -
dicono gli esponenti dei tre sodalizi -, che vanno contro il
principio di convivenza fra le lingue e le culture di questo
territorio: alcuni dei cartelli deturpati sono il frutto di finanziamenti
ottenuti con la legge 482/99 sulla tutela delle minoranze linguistiche
storiche in Italia. Respingiamo- ribadiscono le associazioni
- insinuazioni su eventuali responsabilità delle organizzazioni
della minoranza slovena di cui facciamo parte. Ci riserviamo
di adire le vie legali contro gli autori di tali dichiarazioni,
apparse recentemente sulla stampa». Si rivolgono inoltre
al consigliere regionale Roberto Novelli chiedendogli pubbliche
scuse «per aver accostato il doveroso sostegno pubblico
alle associazioni che svolgono attività di tutela della
minoranza slovena, ai vili atti di ignoti teppisti». Al
coro si unisce il capogruppo dellopposizione di Drenchia,
Riccardo Ruttar: le forze dellordine, esorta, facciano
tutto il possibile per scoprire chi ha compiuto lazione
vandalica. «È offensivo - spiega proporre
estemporanei referendum, come se si volesse isolare gli sloveni
attribuendo loro gesti deplorevoli di cui non si sono trovati
i responsabili». In linea con tale posizione anche il Circolo
culturale Trinko, le associazioni alpinistica e filodrammatica
della Benecia, il Circolo Recan e lAssociazione artisti
della Benecia: «A chi giova domandano alimentare
un clima di tensione nelle Valli? Non si può non esprimere
sconcerto per le dichiarazioni dei sindaci di Stregna e San Leonardo,
che hanno fatto un parallelismo ingiustificato tra questi espisodi
di vandalismo e la minoranza slovena e quanti sentono di appartenervi.
Una presa di posizione assolutamente inaccettabile e superficiale».
(l.a.)
- 16 marzo
2010 - Messaggero Veneto - Prepotto - Cartelli imbrattati, nuovi episodi nelle
Valli - Dopo
Stregna, San Leonardo e Savogna i vandali sono entrati in azione
anche nel comune di Prepotto, in particolare a Castelmonte dove
i cartelli stradali sono stati imbrattati con la vernice spray
che ha cancellato i toponimi in lingua italiana per coprirli
con quelli in lingua slovena. Si stanno allargando a tutte le
Valli del Natisone gli atti che già nei giorni scorsi
hanno ispirato dure condanne. «Imbrattare i cartelli stradali
è un atto incivile e deplorevole sotto ogni punto di vista.
I vandali non hanno colore politico e nazionalità, sono
semplicemente degli idioti che più o meno incoscientemente
colpiscono il patrimonio pubblico e, nel caso specifico delle
scritte in italiano cancellate, innescano risentimenti di altro
tipo con effetti più gravi» ha commentato il consigliere
regionale del PD-SSk Igor Gabrovec. «Sono azioni alle quali
a Trieste e Gorizia, in tutti i decenni del Dopoguerra, siamo
ben che abituati - annota il rappresentante della Slovenska skupnost
- e che hanno visto sostanzialmente sempre imbrattato le versioni
slovene dei toponimi, come anche i monumenti ai caduti, le targhe
di intitolazione delle scuole con lingua dinsegnamento
slovena, i portoni delle sedi delle organizzazioni slovene. Mai
è successo che qualcuno sia stato preso con le mani nel
sacco, anche se le firme sotto i misfatti erano spesso ben chiare»
continua il consigliere. «Questi atti vanno condannati
senza alcuna reticenza perché inaccettabili a prescindere
da chi li commette. Non va accettata nemmeno - annota ancora
- una qualche possibile ricerca del rapporto causa-effetto: chi
offende la lingua, la cultura e la storia altrui dimostra semplicemente
la propria incapacità di accettare e relazionarsi con
laltro. A dire il vero un dubbio si pone ed è quello
di veder affiorare alcune vecchie abitudini riconducibili ai
tempi della cosiddetta strategia della tensione, quando le provocazioni
venivano non solo tollerate, ma addirittura stimolate».
Dura presa di posizione anche dal referente della Fiamma Tricolore
del Cividalese e Valli del Natisone, Walter Qualizza, che parla
di «un fatto di innaudita gravità che crea nuove
tensioni tra chi vuole imporre una slovenizzazione forzata e
che riapre una brutta pagina di intolleranza verso le nuove scelte
politiche fatte dai cittadini. A nostro parere ha dichiarato
sono maturi i tempi per definire, con un referendum consultivo,
la scelta delle popolazioni del Friuli Orientale di respingere
ogni apparentamento con ideali sloveni o di minoranze slovene.
Presenteremo mozione di condanna nel prossimo consiglio comunale».
- 24 febbraio
2010 - Messaggero Veneto - Minoranze linguistiche: cartelli e riconoscimenti
- In
primo piano Per posta e per e-mail Il nuovo console generale
della repubblica di Slovenia a Trieste, signora Vlasta Valencic
Pelikan, ha visitato recentemente la sedicente minoranza linguistica
slovena delle valli di Resia, del Torre e del Natisone, definita
minoranza nazionale slovena, cioè slovene
le comunità linguistiche di antico insediamento da 14
secoli presenti in provincia di Udine, in realtà mai state
slovene. È definizione forzata, provocatoria e inaccettabile
perché non trova riscontro alcuno nella realtà
storica e linguistica locale. Una definizione opportunista che
denuncia ancora una volta la persistente e ingiustificata volontà
annessionistica cominciata 90 anni fa dalla Jugoslavia nei confronti
di un territorio e di popolazioni slavofone che notoriamente
non si riconoscono nella minoranza slovena. Popolazioni di origine
slava che hanno avuto una millenaria storia culturale, linguistica
e tradizionale completamente diversa da quella degli slavi rimasti
già 14 secoli fa oltre le Alpi e poi, in parte, identificatisi
sloveni. Popolazioni che nel secondo dopoguerra hanno respinto
anche i tentativi annessionistici territoriali subiti a opera
dei partigiani di Tito. Tentativi anche oggi respinti di fronte
alle non corrette imposizioni legislative. Il console generale
di Trieste, signora Pelikan, avrà notato che nella Slavia
friulana anche i cartelli stradali di inizio e fine paesi non
sono scritti in sloveno, bensì nelle lingue locali protoslave
tramandate di generazione in generazione per oltre un millennio
e fino ai giorni nostri. Potrà inoltre facilmente constatare
su Internet che nessuno statuto comunale delle precitate valli
del Friuli riconosce la presenza sul territorio della minoranza
slovena che logicamente non tutela. Saprà che non vi sono
mai stati nemmeno candidati sindaci o consiglieri di detta minoranza
e che anche alle elezioni comunali del 2009 il partito della
minoranza slovena (Slovenska skupnost) non è stato presente.
Le sorgerà allora la domanda del perché alcune
persone insistono a sostenere il contrario. Scoprirà così
che anche quei pochi sindaci della Slavia che chiedono e addirittura
ottengono finanziamenti della minoranza slovena lo fanno per
difendere e tutelare le lingue locali, i cosiddetti dialetti
sloveni locali che anche secondo gli slavisti appartengono sì
al gruppo dei dialetti che hanno originato la lingua slovena,
ma di certo non individuano la minoranza slovena. L imposizione
di una tutela non pertinente, cioè estranea alla realtà
storica di comunità linguistiche ben definite come quelle
delle precitate tre valli friulane, è poi contraria ai
principi costituzionali e alle norme europee e internazionali.
Appare perciò incostituzionale perché mira chiaramente
alla distruzione, mediante assimilazione, delle storiche comunità
slavofone presenti da 14 secoli nella Slavia friulana, anziché
alla loro tutela prevista anche dai diritti fondamentali delluomo.
Unimposizione che stravolge poi addirittura lidentità
nazionale italiana degli slavofoni che l hanno sempre onorata
fino allestremo sacrificio. Sergio Mattelig (presidente
Lega della Slavia friulana - San Pietro al Natisone)
- 23 febbraio
2010 - Messaggero Veneto - A proposito di Resia isola linguistica slava -
In primo
piano Per posta e per e-mail In riferimento alla recente visita
del nuovo console generale della Repubblica di Slovenia a Trieste,
Vlasta Valencic Pelikan, fatta a Resia, alla comunità
locale definita di nazionale slovena, è doveroso
precisare, nel rispetto alla millenaria storia locale, che in
realtà la comunità resiana di origine slava storicamente
presente in quella valle non è di nazionalità slovena
e comunque non si riconosce nella minoranza linguistica o nazionale
slovena perché: 1) è presente nella sua isolata
valle del Friuli da 14 secoli e ha avuto sempre una storia linguistica,
culturale e amministrativa completamente diversa da quella della
minoranza slovena delle province di Trieste e Gorizia; 2) a causa
di tale isolamento la lingua resiana è anche oggi considerata
straordinario patrimonio linguistico che per gli studiosi rappresenta
la più importante isola linguistica slava
dellintera Europa, anche perché è nata circa
mille anni prima di quella slovena; 3) si differenzia dalla Slovenia
anche per il peculiare patrimonio culturale (canti e balli) e
gastronomico (piatti caratteristici locali); 4) nel rispetto
della propria millenaria storia non si riconosce nella minoranza
slovena perché è storicamente di patria italiana
che ha sempre difeso anche fino allestremo sacrificio.
Perciò non trova giustificazione alcuna laffermare
che i resiani sono «comunità nazionale slovena»,
anche perché la legge regionale nº 26/07 li tutela
come variante linguistica dello sloveno. Variante comunque non
gradita dai resiani linguisticamente di certo nati secoli prima
degli sloveni. Comunque amareggia che anche a livello consolare,
oltre che presidenziale e governativo, la Repubblica di Slovenia
insista ancora a sostenere di avere diritto a considerare come
propria minoranza nazionale le comunità di antico insediamento
delle valli del Friuli orientale, provincia di Udine, mai Stato
sloveno né jugoslavo e senza il loro diretto coinvolgimento.
Alberto Siega presidente Identità e tutela Val Resia Udine
Leggo in ritardo le considerazioni che mi trasmette il signor
Fabrizio Barbarino sulla questione resiana. Mi si
consenta ancora una breve replica. Devo ammettere in effetti
che da non resiano faccio forse fatica a comprendere la problematica
nella sua interezza. Quello che mi appare stridente tuttavia
non è tanto il contenuto delle cose, quanto la forma con
cui sono espresse. Ogni piccolo cavillo o elemento di discussione,
seppur non affatto attinente, richiama lintransigente monito
dei purissimi custodi della lingua e dellidentità,
quasi fosse un perenne tormento che non vi fa pensare ad altro
durante il giorno e dormire durante la notte. Sulla questione
nel merito osservo, da profano, vi definite di origine slava,
ma assolutamente non sloveni, daccordo, ma senta Barbarino,
chi sono gli slavi più vicini a noi, gli ostrogoti?, gli
unni? No, semplicemente gli sloveni, ammetterlo non è
essere traditori o comunisti. Così è anche se a
voi non pare, direbbe Pirandello. Vede io penso invece che tutta
la questione rasenti terribilmente il pregiudizio ideologico.
Credo anche che se i Muri sono caduti tutti quanti, a Berlino
così come a Gorizia, quello di Resia qualcuno continui
a volerlo ben alto e solido per logiche e interessi che poco
hanno a che vedere con la realtà vera anche della gente
che ancor vive in quella meravigliosa valle. Talvolta a sentire
certi linguaggi, anche sul web, par davvero che Resia voglia
rimanere ancora come sulla linea del trentottesimo parallelo
che divide la Corea del Sud da quella del Nord e questo appare
sinceramente lelemento davvero più strano e incomprensibile
per chi guarda dal di fuori. (Pierpaolo Lupieri - Tolmezzo)
- 20 febbraio
2010 - Messaggero Veneto - Resia - Cartelli bilingui, il sindaco Chinese:
«Decidiamo noi sul nostro territorio» - «La sostituzione
dei cartelli bilingui in val Resia non è un atto fine
a sé stesso, ma il frutto di una rivendicazione della
popolazione resiana». Parole del sindaco Sergio Chinese,
che ha gradito poco le ingerenze della Slovenia nella questione,
portata fin davanti ad un gruppo di lavoro del consiglio delle
Nazioni Unite per i diritti delluomo. «Il Consiglio
comunale di Resia ha reso noto Chinese si è
espresso sulla sostituzione dei cartelli con la nuova grafia,
ed è stata approvata una delibera che ha visto soltanto
due voti contrari. Se un Consiglio cittadino non è libero
di decidere sulle questioni del territorio che rappresenta, mi
dicano gli altri cosa dovrebbe fare. Non dovranno mica decidere
gli sloveni per Resia». Il sindaco ha ricordato come la
sostituzione della grafia sui cartelli stradali sia avvenuta
dopo l'analisi compiuta da un'apposita commissione di resiani:
«Ho convocato associazioni culturali ed organismi interessati
per costituire una Commissione incaricata di dare indicazioni
sulla grafia ufficiale resiana. Alla fine è stata individuata
una grafia da utilizzare negli atti pubblici e nella cartellonistica».
La grafia è quella delineata dal professor Han Steenwijk
nel volume Ortografia resiana. Una sostituzione,
quella dei cartelli, che si è resa necessaria non soltanto
per il deterioramento causato dalle intemperie, ma anche a causa
dellazione di alcuni vandali che li avevano imbrattati,
rendendoli inservibili. «Chiediamo soltanto di essere lasciati
in pace ha concluso Chinese facendo decidere ai
resiani la lingua che vogliono parlare e che vogliono sia utilizzata
sui cartelli. Tutto questo per continuare a trasmettere e mantenere
la nostra peculiarità, senza interferenza filo slovene».
(a.c.)
- 23 gennaio
2010 - Messaggero Veneto - lettera - A proposito di Resia della lingua e della
tutela - 1 - In
primo piano Per posta e per e-mail Premetto non sono resiano,
non parlo la lingua di quella comunità, ma mi permetto
dintervenire in risposta a quanto scritto dalla signora
Alessandra Manzini domenica 17 gennaio scorso. Devo dire che
conoscendo per ragioni di lavoro Resia, mi risulta veramente
difficile comprendere come si continui questa stucchevole e astiosa
polemica linguistica quando ben altri dovrebbero essere i problemi
più stringenti che interessano quel migliaio di resiani,
ciò che resta di un antico e fiero popolo, che coraggiosamente
continua a vivere in quella vallata contro ogni avversità
ambientale, economica e sociale che farebbe propendere per la
decisione di scendere un po più in basso. Mi risulta
facile invece capire come sia facile pontificare da Pagnacco
come fa la professoressa Manzini, sempre pronta a bacchettare
i suoi concittadini perché non sufficientemente pronti
a difendere la purezza del resiano. Lapice poi si realizza
quando cè linvito a un rappresentante del
popolo regolarmente eletto dai suoi concittadini per ben cinque
legislature consecutive, parliamo di Nevio Madotto, addirittura
a dimettersi per scarsa «coerenza». Madotto vive
e lavora a Resia e come molti suoi concittadini e qualche altro
coraggioso artigiano, sconta il fatto quotidiano
di questa onerosa scelta di coerenza. Credo che questo sia un
fatto sufficiente per permettergli di conoscere un po meglio
i problemi della sua gente. Apprezzabile che il sindaco poi di
quella maggioranza del 2002 che accettò la legge di tutela,
Sergio Barbarino, abbia lasciato la comoda pianura friulana,
per rispetto del mandato conferitogli dagli elettori, per tornare
a vivere nella terra dei suoi avi e per sentirsi più vicino
alla sua gente. Di cosa possa essere considerato responsabile
un amministratore che, utilizzando le norme in vigore, cerca
di trarne il più alto beneficio per la popolazione soprattutto
in termini di risorse e finanziamenti questo è tutto da
spiegarsi. Se avesse rifiutato le norme attuative e avesse lasciato
Resia ai margini della legislazione regionale, impedendole quindi
per diatribe puramente ideologiche di accedere ai contributi
previsti, questo sì sarebbe stato in realtà lunico
atteggiamento realmente colpevole per un amministratore. Contributi,
quelli della legge di tutela, di cui sicuramente ha beneficiato
tutta la comunità e anche, per paradosso, chi apertamente
la contesta. Credo anche che più di qualche resiano si
stia stancando di queste inutili e talvolta personali polemiche
che nulla hanno a che vedere con le reali problematiche del vivere
a Resia. Ora fate in modo che Resia viva o forse semplicemente
sopravviva, ma per i resiani che ancora ci risiedono,
non come cartolina del week-end. E a quel punto appuntatele anche
in cirillico quelle scritte sui cartelloni. (Pierpaolo Lupieri
-Tolmezzo)
- 23 gennaio
2010 - Messaggero Veneto - lettera - A proposito di Resia della lingua
e della tutela - 2 - In riferimento allarticolo Proteste
a Resia per la sostituzione dei cartelli bilingui, apparso
in cronaca domenica 17 gennaio, con cui si informa che il consigliere
regionale Igor Gabrovec ha presentato alla giunta regionale uninterrogazione
riguardante la costituzionalità dei cartelli bilingui
apposti dal comune di Resia allinizio di ogni frazione
della valle, si fa presente al signor Gabrovec che ciò
che lamenta è più che giustificato e veritiero.
Infatti nessun comune della Slavia friulana, di cui anche Resia
fa parte, ha diritto a usufruire dei contributi, previsti dalle
leggi nazionali n. 482/99, n. 38/2001 e da quella regionale n.
26/2007, in quanto non vi è tradizionalmente presente
la minoranza slovena. Nemmeno gli statuti comunali la prevedono,
come invece è richiesto dalle stesse leggi. Sarebbero
invece legittime delle sanzioni a quei Comuni e a quelle associazioni
varie che hanno beneficiato in tutti questi anni dei suddetti
contributi. Sarebbe addirittura opportuno che essi fossero restituiti,
in quanto vi è stato un uso improprio di denaro pubblico!
Rammentiamo al consigliere Gabrovec che Resia appartiene alletnia
slava, da non confondersi con quella slovena in quanto le due
realtà non hanno mai condiviso né storia né
lingua. Resia, infatti, si è sempre proiettata verso il
Patriarcato di Aquileia, prima, la repubblica di Venezia, limpero
austroungarico e infine verso la repubblica italiana. I resiani
sono un popolo a se stante che si è insediato ove si trova
ora prima ancora che Cirillo e Metodio avessero improntato il
gligolittico per la traduzione dei testi sacri. E ancor prima
che si fossero iniziate le prime formazioni delle nazioni. Pertanto
essi possiedono un patrimonio culturale e linguistico non assimilabile
a quello sloveno. La lingua resiana è stata comparata
alla lingua slovena e portata negli anni a tale classificazione
da alcuni slavisti filo-sloveni i cui risultati sono stati però
confutati da altri numerosi linguisti di fama internazionale,
tra cui il professor Eric Hamp delluniversità di
Chicago. Egli ha redatto un questionario, richiesto dallUnesco,
per il riconoscimento del resiano come lingua da salvaguardare
perché in pericolo di estinzione. In esso egli ha sottolineato
che la lingua resiana è unica e non può essere
assimilata alla lingua slovena soltanto perché tra le
due ci sono pochissime parole simili che troviamo però
anche in altre lingue di ceppo slavo, come il ceco, il serbo,
lo slovacco, il croato, lucraino eccetera. Non per questa
lievissima somiglianza il resiano deve diventare un dialetto
sloveno! È tempo che anche la Regione Friuli Venezia Giulia
apra finalmente un dibattito che porti al riconoscimento del
resiano come patrimonio storico, culturale e linguistico da proteggere
e da valorizzare, inserendolo in una legge ad hoc che tuteli
la sua particolarità. (Alberto Siega - presidente Identità
e tutela val Resia)
- 20 gennaio
2010 - Messaggero Veneto - lettere - Pahor - Sostenitore anche se non è
giusto - Nella
lettera pubblicata lo scorso 6 gennaio il consigliere regionale
di minoranza slovena Igor Gabrovec definisce addirittura «farsa
istituzionale» la prolungata attesa della concessione della
cittadinanza onoraria di Trieste allo scrittore Boris Pahor.
E giustifica tale definizione sostenendo che egli è uno
«dei figli più illustri di Trieste». Non si
vuole qua contestare i meriti del signor Pahor, ma si vuole soltanto
fare presente che egli si è dimostrato sostenitore della
minoranza slovena anche dove essa non è presente. Lo ha
fatto il 6 ottobre 2008 sul Piccolo di Trieste, censurando la
doverosa e legittima proposta sostenuta dai consiglieri regionali
di centro-destra, e in particolare dal triestino Camber e dai
cividalese Novelli, di tutelare con legge le lingue slave denominate
natisoniano, po-nasen e resiano storicamente presenti nelle Valli
del Natisone, del Torre e di Resia. Lingue slave per secoli tramandate
di generazione in generazione dalle popolazioni di ordine slava
giunte nel VII secolo dopo Cristo nelle citate Valli della provincia
di Udine. Lingue slave già tutelate da leggi regionali
e ora ingiustamente rimaste prive di qualsiasi specifica tutela.
Lamarezza di quella censura fatta da Pahor, che tra laltro
lamentava la negazione della cultura e della lingua degli sloveni
della provincia di Udine con argomentazioni impertinenti, permane
ancora oggi perché non si ritiene possibile che uno scrittore
come Boris Pahor, dal passato di combattente per la democrazia
e la libertà, possa aver negato agli slavofoni della Slavia
friulana un diritto costituzionale, un diritto naturale riguardante
luso della propria lingua materna. Una negazione che inoltre
non giova alla comprensione reciproca e, come ha scritto la dottoressa
Manuela Quaranta Spacapan, non facilita «la valorizzazione
delle peculiarità delle proprie radici in uno spirito
di integrazione e non di sopraffazione». Evidentemente
il signor Pahor non ha superato la politica nazionalistica seguita
nei confronti delle minoranze dopo la fine della prima guerra
mondiale. Potrebbe essere anche questo un ostacolo alla concessione
dellaspirata cittadinanza onoraria. (Sergio Mattelig -
presidente della Lega della Slavia friulana)
- 17 gennaio
2010 - Messaggero Veneto - lettera - ad alcune considerazioni riguardo alla costruzione
di una nuova centrale idroelettrica nel territorio di Resia,
lassociazione Identità e tutela val Resia sente
la necessità di replicare. Essa non vuole dare ulteriori
giudizi oltre a quelli che sono già stati espressi sulle
pagine del quotidiano regionale Messaggero Veneto circa linstallazione
di una seconda centralina per la produzione di energia elettrica
in valle. Desidera soltanto soffermarsi sulla frase detta da
Madotto: «Su temi così importanti, che possono incidere
sul futuro della nostra valle, cè la necessità
di istituire dei processi partecipativi che coinvolgano attivamente
la popolazione». Dichiarazione sacrosanta; ma, signor Madotto,
vale solo per la centralina o si può estendere anche al
grave problema dellinserimento del resiano nella minoranza
linguistica slovena? Come mai nellottobre del 2002, allinsaputa
della popolazione della val Resia, lei ha fatto sì che
il territorio resiano aderisse alla legge 38-2001 (legge che
tutela esclusivamente la lingua slovena) e, di conseguenza, che
la lingua resiana diventasse un dialetto minoritario sloveno,
con effetti che nel tempo saranno devastanti per la sopravvivenza
della lingua stessa? Per quale motivo, nel 2002, non ha fatto
partecipe la popolazione di ciò che stava avvenendo? Complice
anche lallora maggioranza del Comune di Resia, che, cosa
gravissima, il 23 maggio 2002 dichiarava che il 90% della popolazione
resiana parla un dialetto sloveno. E ancora, perché lei
con altri 4 consiglieri del Comune di Resia non ha indetto unassemblea
pubblica che informasse la popolazione del contenuto della sopraccitata
legge? Signor Madotto, quello che ora lei dichiara poteva essere
manifestato nel 2002, quando in gioco non cera una nuova
centralina, ma un bene molto più prezioso e inestimabile
qual è la lingua resiana! Purtroppo la sua dichiarazione
arriva tardiva e offende coloro che, da sempre, hanno difeso
la val Resia da intrusioni territoriali e linguistiche. Se lei,
signor Madotto, ha labitudine di predicare bene ma
razzolare male non le resta che dare le dimissioni perché
non è più credibile in quanto le sue attuali affermazioni
odorano di propaganda e opportunità politiche. Anche noi
dellassociazione non abbasseremo la guardia né sui
temi ambientali riguardanti la val Resia né, soprattutto,
sulla questione linguistica che più ci sta a cuore. Invitiamo
pertanto Madotto e la sua lista a prendere esempio da ciò
che hanno ottenuto per la loro lingua gli abitanti di Timau e
di Sauris e ad adoperarsi per un censimento che quantifichi leffettiva
presenza in valle della minoranza linguistica slovena. Solo dando
alla popolazione la facoltà di esprimere la propria opinione
le si rende giustizia e dignità. (Alessandra Manzini -
associazione Identità e tutela val Resia)
Lettera -
Imboccare la via della conciliazione - Ci si infiamma facilmente, senza volere,
quando si legge di chi difende con convinzione la propria storica
identità. È il caso degli appartenenti alla Slavia
friulana: San Pietro al Natisone, le Valli del Torre, Resia.
Recentemente lassociazione Identità e tutela della
val Resia ha promosso (12 dicembre, auditorium Zanon) sul tema
una serata culturale davvero encomiabile, con lintervento
di qualificati personaggi. Questa bella iniziativa ha riportato
anche me, per un momento, alla Slavia istriana per una riflessione
su di essa che può interessare e che intitolo: Leredità
di Venezia nellanima. Riguarda, infatti, non solo
gli italiani dellIstria, ma anche gli slavi originari,
cioè tutta lIstria, quella plurietnica. Ripercorro
velocemente la storia. Lingresso degli slavi risale al
VI secolo, quando in marcia verso lItalia, provenienti
dal Danubio, gli slavi si incunearono in Friujli e nella penisola
istriana (Grande atlante storico-cronologico comparato di G.G.
Corbanese). Si trattò, nel complesso, di una pacifica
immigrazione di coloni regolata per chiamata in tempi successivi
dai duchi franchi, prima, poi dai patriarchi di Aquileia, infine
dalla Repubblica di Venezia. Il fatto eccezionale è che
questi slavi originari, una volta stanziati nelle singole isole
etniche, non si sono mai considerati nella scala storica minoranza
di qualche altra popolazione slava, né quindi minoranza
slovena né minoranza croata, ma, invece, sempre, semplicemente,
appartenenti a una Lega della Slavia avente una lingua propria,
un antico dialetto slavo, e una propria storia da conservare
e tutelare. È la tesi sostenuta anche dallAssociazione
italiana slavisti, che sottolinea e aggiunge, anzi, che queste
popolazioni slave immigrate più di 1.200 anni fa in ogni
occasione hanno vantato unindiscussa autonomia e «uno
spaccato antibalcanico affidato alleternità».
La catalogazione di appartenenza, come si è tentato di
fare, allex Jugoslavia (oggi Slovenia e Croazia) è
rifiutata come lesser gettati in una fossa comune. Questa
lega ha partecipato, infatti, attivamente alle vicende del Patriarcato
di Aquileia, poi a quelle della Repubblica di Venezia, infine
a quelle del Regno dItalia. Verrebbe a mancare, quindi,
la giustificazione storica, che i media sloveni e croati continuano
a sfornare con una predicazione dal pulpito nazionalistico, di
inglobare queste popolazioni per liberarle dalloppressione
italiana. Per quanto riguarda specificamente lIstria, siccome
ciò è già avvenuto, è stato sul piano
politico un viscerale favore politico, una diminutio capitis,
indecente e contraria al volere della popolazione originaria
che grava sulla coscienza politica di chi lha realizzata.
Sarebbe ora di imboccare la via della conciliazione proponendo
la costituzione di una regione autonoma istriana sullesempio
di quanto ha ottenuto lAustria dallItalia per il
Südtirol. Cesserebbe così ogni recriminazione e tacerebbe
per sempre quel diapason stonato del nazionalismo ormai superato
che viene fatto vibrare. Intanto si eviti di ostentare nella
mischia piazzaiola delle manifestazioni le gigantografie di Tito
e si intitoli la piazza di Capodistria, oggi piazza Tito, al
Vergerio, il giurista artefice della riforma protestante. (Nello
San Gallo)
lettera -
Minoranza estranea - Minoranza estranea Anche a San Pietro al Natisone
ha avuto luogo verso la fine dellanno scorso un convegno
trattante il consuntivo decennale della legge 482-99 di tutela
delle minoranze linguistiche storiche tra cui la slovena. Nelloccasione,
lex direttore del servizio regionale per le minoranze linguistiche
ha esposto luci e ombre sulla citata legge, sostenendo la necessità
della sua completa attuazione non solo con maggiori risorse finanziarie,
«ma anche in virtù di indirizzi operativi più
determinati e vincolanti». Incredibile! Si continua a ignorare,
a stravolgere, non solo la realtà storica della Slavia
friulana, ma addirittura la volontà e le aspirazioni dei
nativi delle valli del Natisone, del Torre e di Resia che mai
sono stati sloveni e che comunque non si riconoscono nella minoranza
slovena di Trieste e Gorizia. Lo dimostra il determinante fatto
che i 13 comuni della Slavia friulana, ingiustamente inclusi
nellambito di tutela di detta legge, non lhanno recepita
per come essa stessa prevede. Non hanno cioè disciplinato
luso scritto e orale della lingua slovena richiesto dallart.
6, co. 4 del regolamento attuativo. Inoltre nelle citate valli
mai nessun candidato sindaco o consigliere comunale si è
dichiarato agli elettori di lingua slovena. Segno evidente che
la minoranza slovena non è presente. Gli stessi statuti
comunali non la prevedono. Allora, che senso ha dire nella Savia
friulana che la legge 482-99 va sostenuta «in virtù
di indirizzi operativi più determinati e vincolanti»?
Siamo veramente oltre il limite della tolleranza. Siamo in piena
illegittima imposizione assimilatrice, addirittura con interventi
illegittimi e luso improprio di denaro pubblico! Chiediamo,
per contro, in primo luogo il doveroso rispetto della stessa
legge di tutela che non prevede imposizioni e il diritto per
i nativi di conservare liberamente, per primo, lidentità
nazionale italiana ereditata dai propri antenati. Suggeriamo,
al limite, la distribuzione nelle valli anche al prossimo censimento
generale della popolazione italiana di moduli in lingua slovena.
Allanalogo censimento del 2001 nei 13 comuni della Slavia
friulana inclusi nella legge 482 risultavano utilizzati soltanto
7 moduli in lingua slovena. Anche perciò appare ingiustificato,
per non dire artificioso, parlare per le valli di indirizzi di
tutela slovena «più determinati e vincolanti».
(Sergio Mattelig - presidente Lega della Slavia friulana)
- 9 gennaio
2010 - Messaggero Veneto - San Pietro al Natisone - Slavia, la Lega critica
il Forum sui finanziamenti - E' polemica tra la Lega della Slavia
Friulana ed il Forum per la Slavia, il quale, nei giorni scorsi,
aveva lamentato il taglio - da parte della Regione - di un finanziamento
a favore delle minoranze di Resia e delle Valli. «Tale
finanziamento - replica il presidente della Lega, Sergio Mattelig
- riguarda non già le minoranze citate, bensì il
resiano e le varianti linguistiche delle Valli del Natisone,
del Torre e della Val Canale, cioè varianti della lingua
slovena tutelata dalla legge 38/01 e non le storiche, millenarie
lingue slave, cioè la resiana, la torriana, la po-nasen
e la natisoniana. Nelle citate varianti linguistiche le comunità
presenti a Resia e nelle Valli non si riconoscono, come non si
risconoscono nella minoranza slovena di Trieste e Gorizia, della
quale non hanno mai fatto parte. Il mancato finanziamento, perciò,
è ritenuto dalla Lega della Slavia Friulana opportuno
per contrastare l'assimilazione delle lingue locali alla minoranza
slovena e anche perchè l'individuazione delle varianti
linguistiche risulterebbe comunque impossibile: sono una decina,
e nessuna riconosciuta a livello di statuto». L'organismo
respinge, inoltre, la richiesta del Forum di ricevere direttamente
dalla Regione 200 mila euro per attività da promuovere
nelle Valli, «perchè - dice - si tratta di un'associazione
che nel proprio statuto si pone l'obiettivo di contribuire alla
riscoperta e al rafforzamento dell'identità culturale
ed etnica slovena degli appartenenti alla comunità della
Slavia. Comunità che però, come detto prima, non
si riconosce affatto nella minoranza slovena». Ma c'è
anche un secondo capitolo d'accusa, riservato alla proposta (avanzata
dal Forum) di istituire un ente autonomo per l'esercizio associato
delle funzioni dei Comuni e di quelle della Comunità montana
del Torre, Natisone e Collio, in via di scioglimento. Ipotesi
insensata, a parere della Lega della Slavia, per quanto «privilegi
giustamente l'aspetto identitario della storica comunità
linguistica presente sul territorio: in compenso - aggiunge l'organismo
- si trascura completamente l'obiettivo principale cui mira il
previsto riordino dell'attuale Comunità montana, cioè
quello di migliorare i servizi riducendo la spesa». «Anche
il presidente dell'Uncem, Firmino Marinig - dichiara Mattelig
-, ha evidenziato che la proposta necessita di una serie di approfondimenti».
(l.a.)
- 7 gennaio
2010 - Il Gazzettino - Drenchia - Monumento ai preti, polemiche sulla
lingua - Il
Monumento ai parroci che hanno collaborato a favore della comunità
locale, e che sarà installato nei pressi della chiesa
di Santa Maria Assunta di Drenchia, ha suscitato polemiche tra
lopposizione ma il capogruppo di maggioranza Claudio Crainich
e il consigliere Ettore Tomasetig difendono loperato dellamministrazione
municipale. «A seguito di alcune perplessità espresse
dalla popolazione, il 21 e 22 novembre ci siamo impegnati come
cittadini a realizzare un questionario informativo rivolto ai
residenti per chiarire il pensiero comune e trarre le relative
conclusioni» spiegano. Tre le domande riguardanti lessere
favorevoli o meno allinstallazione, la lingua della targa
e lubicazione del monumento. «Girando per le case
ci siamo accorti che la maggioranza delle persone intervistate
non sapeva nulla o quasi a riguardo del monumento e sono rimaste
contente nel vedere che qualcuno le stava informando. Di più:
molte persone sono venute di loro iniziativa ad esprimerci il
loro parere. Inutile dire che la maggioranza della comunità
si è dichiarata a favore dellinstallazione di unopera
per ricordare i preti, anche se molti hanno detto desser
più propensi a qualcosa di più sobrio». Sulla
lingua, solo il 9% ha dichiarato che andava bene unicamente in
sloveno mentre nella maggioranza dei casi avrebbe preferito il
testo in bilingue o solo in italiano. La stele commemorativa
sarà collocata nel cimitero di Santa Maria, in corrispondenza
della tomba del defunto Jozef Gosgnach, deceduto nel 1904. (p.t.)
- 3 gennaio
2009 - Messaggero Veneto - San Pietro al Natisone - Forum per la Slavia: autonomia
nelle valli dopo lo scioglimento della Comunità - Il presidente dell'Uncem
(Unione nazionale comuni comunità enti montani) della
provincia di Udine, Giuseppe Firmino Marinig, ha ricevuto recentemente
una delegazione dell'associazione "Forum per la Slavia",
che desiderava consegnare ai vertici dell'Unione un documento
elaborato per definire un possibile assetto istituzionale nelle
Valli del Natisone a seguito dello scioglimento della locale
Comunità montana. Assetto traducibile, in sintesi, con
la voce "autonomia". Ad illustrare i contenuti della
proposta è stato il presidente del Forum, Ferruccio Clavora,
che ha ricordato come in Friuli-Venezia Giulia la Slavia costituisca
una realtà unica: «per tale comunità - ha
detto - il diritto all'autodeterminazione è storicamente
riconosciuto e già sperimentato. Nelle Valli - ha proseguito
- andrebbero mantenute le singole identità municipali
degli attuali Comuni: gli obiettivi da perseguire sono da un
lato quello di garantire una maggiore efficienza e qualità
dei servizi erogati, dall'altro quello di restituire ai cittadini,
dopo decenni di interventi calati dall'alto e di manipolazioni
ideologiche, il diritto di esprimere le proprie determinazioni
sia in campo identitario che relativamente al modello di sviluppo
socioeconomico giudicato migliore». L'ipotizzata comunità
autonoma avrebbe competenze pari a quelle dei Comuni oggi esistenti
e della Comunità Montana, più altre da definire
con la Regione. A sostegno del progetto, ha sottolineato Clavora,
dovrebbe esserci un impegno politicamente trasversale. Marinig
ha apprezzato la proposta, evidenziando, nel contempo, come la
stessa necessiti di una serie di approfondimenti; ha poi reso
noto alla delegazione del Forum per la Slavia che l'Uncem si
sta impegnando a cercare una soluzione per tutte le aree della
regione interessate dalla riforma, vale a dire dallo scioglimento
delle Comunità montane. «Di vitale importanza, per
le Valli del Natisone -, è la stesura e l'attuazione di
un concreto piano di rilancio socioeconomico». (l.a.)
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