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la minoranza slovena
nella stampa locale - 2007 e 2008

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- 17 dicembre 2008 - Messaggero Veneto - Lingue minoritarie nelle Valli: interpellanza a Strasburgo - L'europarlamentare Luca Romagnoli ha presentato alla Commissione europea un'interrogazione relativa all'introduzione del bilinguismo italo-sloveno nelle Valli del Natisone, del Torre e di Resia. Nel testo si ricorda come la legge 482/99, "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche e storiche", non riconosca né salvaguardi Natisoniano, Resiano e Po nasem, "lingue tradizionali di un territorio ben definito della regione Friuli Venezia Giulia", disattendendo così la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie (articoli 1,7), il Trattato sull'Unione Europea (art. 21,22) e la comunicazione della Commissione 636/2007, "Promuovere l'apprendimento delle lingue e la diversità culturale". Con l'applicazione della legge 38/01 è stata riconosciuta la presenza della minoranza nazionale slovena in 18 Comuni delle Valli del Natisone, del Torre e di Resia. (l.a.)

 

- 7 dicembre 2008 - Messaggero Veneto - Non ci sono scuole con così pochi scolari - In questo periodo in cui l'argomento scuola è molto d'attualità e tutti cercano di avere informazioni oggettive e veritiere, può capitare di imbattersi in siti Internet alla ricerca di diverse opinioni, valutazioni e interpretazioni della legge Gelmini e di cercare di capire quali potrebbero essere le potenziali ripercussioni sul territorio in cui si vive. La navigazione, come si sa, è a volte casuale e può condurre verso lidi imprevisti. Così ci è capitato di visitare il sito dell'assessore comunale all'Istruzione di San Pietro al Natisone Teresa Dennetta e di trovare nella rassegna stampa un articolo alquanto strano dal titolo: "Discriminare gli italiani? Si può fare", nel quale in un'intervista rilasciata nel gennaio 2008 a Milano a Maria Giovanna Della Vecchia l'assessore Dennetta afferma: "...nel Comune di San Pietro al Natisone, la Regione guidata da Riccardo Illy tiene aperta un'intera scuola statale per soli 8 bambini classificandola come bilingue a tutela della minoranza slovena..." e successivamente prosegue: "...Tenere aperta una scuola per 8 bambini è un evidente spreco e un insulto alle famiglie di bimbi disabili che invece non riescono ad avere adeguato sostegno scolastico...". Leggendo queste frasi siamo rimasti sconcertati. Per prima cosa, facendo mente locale, ci siamo chiesti quali fossero le scuole a San Pietro con meno di 10 bambini e verificando i dati la risposta che si palesava era nessuna, né bilingue né non bilingue... probabilmente in altri Comuni delle Valli del Natisone ci sono scuole con così pochi iscritti, ma a San Pietro al Natisone proprio no, di nessun ordine e grado! Ci viene da pensare che l'assessore Dennetta pur di portare delle prove a sostegno delle proprie idee si sia sentita in diritto di fornire dati privi di riscontro. Ci si chiede dunque: un assessore rappresentativo di una comunità che in essa vive non dovrebbe primariamente porsi a servizio e a tutela degli interessi della propria comunità piuttosto che utilizzare il suo ruolo istituzionale per personali campagne? Difficile credere che si tratti di un refuso di stampa (ripetuto per ben 2 volte): nella realtà il solitario numero 8 è preceduto da ben 2 cifre! Se infatti ci si riferisce all'intero istituto comprensivo bilingue (sloveno-italiano) il dato nell'anno scolastico 2007- 2008 è 188; se invece si vuole fare riferimento alla sola scuola media il numero comunque non è 8, ma esattamente il suo doppio, 16. È inoltre doveroso ricordare che il dato della scuola media deve essere ponderato: si sta parlando della prima classe di una sola sezione che era da poco istituita. Quest'anno, infatti, si è formata anche la seconda classe, composta di altri 15 alunni; il numero è dunque destinato ad aumentare quando sarà completato il ciclo formativo (1ª, 2ª e 3ª media). A oggi il totale è di 202 alunni! È opportuno, infine, precisare che la scuola bilingue non è una scuola di immigrati o frequentata esclusivamente da immigrati, così come l'assessore Dennetta ha insinuato, ma è una scuola pubblica, frequentata da bambini autoctoni, scelta da famiglie autoctone... l'italianità si esprime attraverso le molteplici e poliedriche culture di cui è composto il nostro paese: conoscere e rispettare le culture locali significa rispettare la cultura italiana. Abbiamo provato a chiedere chiarimenti direttamente all'assessore Dennetta all'indirizzo e-mail che lei stessa ha indicato sul suo sito, ma non è giunta nessuna risposta... che peccato! (Tatiana Bragalini - circolo del Partito democratico San Pietro al Natisone)

 

- 28 novembre 2008 - Messaggero Veneto - "Anche il resiano tra le lingue da salvare" - L'impegno a chiedere la modifica delle legge 482, che tutela la lingua friulana, slovena e germanica, affinché anche il resiano, il natisoniano e il po-nasen, dialetti slavofoni, vengano riconosciuti e salvaguardati come lingua. È la posizione assunta dal Consiglio provinciale che, approvando un ordine del giorno presentato dal capogruppo del Pdl Renato Carlantoni, ha deciso di sostenere la modifica della 482. Con il documento, quindi, l'assemblea impegna la giunta provinciale, guidata da Pietro Fontanini, a farsi promotrice nei confronti della Regione, del Governo e del Parlamento, della necessità di allargare l'elenco delle lingue tutelate con la 482. Legge che già menziona le comunità linguistiche storiche presenti in Val Resia e nella Valli del Natisone e del Torre, ma le ricomprende, garantendo contributi per l'attuazione di iniziative in favore di quei dialetti, nel più ampio bacino della minoranza linguistica slovena. E invece per la Provincia vanno differenziate. "Aver deciso di assumersi quest'impegno - ha detto Carlantoni -, è un passo importante per le minoranza linguistiche e un successo per comunità che da anni si battono per avere un riconoscimento di quella che è una vera e propria lingua e che quindi, come tale, va riconosciuta e difesa. Non esiste alcuna contrapposizione con le altre lingue tutelate - conclude il capogruppo del Pdl - ma semplicemente la volontà di salvaguardia e di pari dignità con le altre lingue riconosciute in Friuli Venezia Giulia". (a.b.)

 

- 6 novermbre 2008 - Messaggero Veneto - I cittadini di Resia a Tondo: non siamo minoranza slovena - Una delegazione composta da oltre quaranta resiani ha manifestato al presidente del Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, preoccupazione per l'attuale normativa che definisce "minoranza slovena" la loro comunità, unitamente a quelle delle altre aree friulane raggruppate sotto questa forma di tutela. Nel corso di un incontro svoltosi a Tolmezzo, la Lega della Slavia friulana e il Comitato identità e tutela della Val Resia hanno evidenziato al governatore le perplessità presenti in coloro i quali intendano, piuttosto, valorizzare pienamente la propria rappresentatività. "Il riconoscimento delle rispettive identità - ha affermato Tondo - è un impegno fondamentale e su questo punto sono d'accordo con chi si batte per tutelare i valori nei quali si riconosce". Secondo il presidente della Regione, "il patrimonio linguistico del Friuli Venezia Giulia si conferma articolato e ricco di sfumature, rendendo proprio per questo motivo necessaria un'attenta valutazione di ogni singolo passaggio rispetto alla legislazione vigente e - ha concluso Tondo - l'apertura di un confronto sereno e positivo sia con le nostre comunità sia con il Governo sloveno".

 

- 18 ottobre 2008 - Il Gazzettino - Finanziamenti: comunità slovena in difficoltà - Le recenti proposte di Governo che indicano una drastica riduzione dei finanziamenti per le principali attività della minoranza slovena, se confermate, porrebbero la comunità in una situazione di rilevante crisi.
Di questi argomenti hanno parlato a Roma i presidenti delle due maggiori organizzazioni slovene in Italia, Rudi Pavsic per l'Unione Culturale Economica Slovena (Skgz) e Drago toka della Confederazione delle organizzazioni slovene (Sso). I rappresentanti della comunità slovena si sono incontrati in Senato con una delegazione del Partito democratico e con il senatore del Pdl Ferruccio Saro. Alla Camera c'è stato l'incontro col il parlamentare della Svp Siegfrid Brugger. Il senatore del PdL Ferruccio Saro ha espresso le difficoltà generali del momento, per cui anche su questo fronte è difficile non prevedere dei tagli ai finanziamenti. Toka e Pavsic hanno ribadito la pecularità della comunità slovena nel Fvg e di quella italiana in Istria, anch'essa nel mirino della scure finanziaria governativa. In quest'ambito si dovrebbe tenere conto del ruolo delle due minoranze in un'area che proprio per la presenza delle richezze etnico-linguistiche trae la sua specialità ed il suo valore aggiunto. Non va poi dimenticato il ruolo delle due comunità nell'ambito della collaborazione tra il Friuli Venezia Giulia, la Slovenia e l'Istria. A questo va aggiunto il fatto che le minoranze, slovena e italiana, sono tutelate attraverso accordi internazionali, nazionali e da una particolare legge regionale. A causa di impegni imprevisti all'estero è stato rinviato l'incontro di Toka e Pavsic con il Sottosegretario all'Interno Francesco Nitto Palma. All' incontro con la delegazione del Partito democratico erano presenti, oltre alla senatrice slovena Tamara Blazina, Luigi Vimercati, Carlo Pegorer e Flavio Pertoldi. Il segretario della Commissione lavori pubblici Vimercati segue da vicino l'iter della Finanziaria, mentre i senatori Pertoldi e Pegorer conoscono bene la situazione della comunità slovena. I deputati del Pd hanno ribadito che esporranno nelle commissioni parlamentari l'insostenibilità dei tagli ai finanziamenti per la comunità slovena ed italiana e manterranno la stessa linea pure in Senato.Un incondizionato appoggio alle richieste dei rappresentanti della minoranza è stato espresso da Siegfrid Brugger, capogruppo del gruppo misto Minoranze linguistiche ed esponente della Sdtiroler Volkspartei. Le minoranze nazionali e linguistiche dispongono di un esiguo numero di rappresententi in Parlamento, ma Brugger ha promesso tutto il loro sostegno affinchè la legge finanziaria mantenga invariati i finanziamenti per gli sloveni. La SKGZ e la SSO su questi temi confidano anche nel sostegno da parte della Slovenia. La problematica sarà affrontata dai presidenti Pavsic e Toka nei prossimi giorni con il candidato alla presidenza del Governo sloveno Borut Pahor e con il nuovo Ministro degli esteri sloveno. Delle difficoltà previste dalla nuova finanziaria sono stati già informati l'attuale premier sloveno Janez Jana ed il ministro degli Esteri Dimitrij Rupel.

 

- 18 ottobre 2008 - Il Gazzettino - Il catechismo di Trubar non è in sloveno - Continua il tentativo di fare apparire per forza slovene le lingue di antico slavo parlate da 14 secoli nelle Valli del Natisone, del Torre e di Resia. Lo hanno fatto, recentemente, ancora una volta, le solite associazioni culturali slovene di Trieste, la Skgz e la Sso, negli incontri organizzati, anche a Cividale del Friuli e a San Pietro al Natisone, per ricordare il 500° di nascita del sacerdote e predicatore Primoz Trubar. Nell'occasione è stato infatti sostenuto che Trubar avrebbe stampato nel 1550 il primo libro, il catechismo, in lingua slovena, contenente anche un canto natalizio il "Te dan ie usega veselia" (Quel giorno è pieno di felicità) ancora cantato in alcune locali chiese. È stato sostenuto anche che le recenti proposte dei consiglieri regionali di centro-destra di tutelare a parte le lingue slavofone storicamente parlate nelle valli del Natisone, del Torre e di Resia, non hanno alcuna giustificazione perché prive di dati storici. Affermazioni chiaramente di parte e non rispondenti alla realtà, perché il catechismo di Trubar risulta scritto in lingua slava e non slovena. Lo afferma anche il prof. Joachim Hosler, docente di storia dell'Europa Orientale presso l'università di Marburgo, che nel recente suo libro "Slovenia", a pagina 54, parlando di Trubar, scrive: "Nel 1550 venne pubblicato il "Catechismo in lingua slava" (Catechismus in der windschen Sprach); nel 1555 vide le stampe la sua traduzione del Vangelo di Matteo e due anni dopo una prima parte del Nuovo Testamento (Ta pervi dei tiga noviga testamenta) con i quattro Vangeli e gli Atti degli Apostoli. Questi sono i primi libri che siano stati stampati nella lingua che Trubar e i suoi contemporanei chiamavano slava (slouenski, lat schlauica, tedwindisch) e che noi potremmo definire antico sloveno". Va anche aggiunto che nell'introduzione aLlo stesso libro è precisato che la storia dela Slovenia ha avuto inizio nel rivoluzionario 1848 (anni in cui nella Slavia friulana i giovani locali si opponevano all'Austria al canto "Predraga Italia preliubi moi dom" (Carissima Italia, mia carissima patria). Si profilò come realtà statale slovena con la creazione dello Stato Jugoslavo (paese degli Slavi del Sud) dopo il 1918. Divenne Repubblica di Slovenia nel 1991. Storia quindi completamente diversa da quella degli slavi giunti nelle citate valli del Friuli a partire dal VII secolo d.C., che spontaneamente si intrecciarono con le realtà locali conservando in famiglia e in chiesa alcune originarie peculiarità tra cui la lingua materna che oggi sperano finalmente di avere tutelate autonomamente, appunto per merito dei consiglieri regionali di centro-destra e con il sostegno di questa Lega della Slavia Friulana, anche a legittima difesa dell'indiscussa loro italianità. (Sergio Mattelig - presidente Lega della Slavia Friulana)

 

- 17 ottobre 2008 - Messaggero Veneto - Lettera - Ultimamente sono state pubblicate sul Messaggero Veneto varie lettere di persone dal cognome italiano che si dichiarano appartenenti alla minoranza nazionale slovena che affermano, fra l'altro, che la "tradizionale" presenza della minoranza nazionale slovena può essere rilevata controllando i cognomi di un elenco telefonico (ma allora loro con quei bei nomi e cognomi tipicamente italiani come possono dichiararsi sloveni?) e non invece dal numero delle persone che, indipendentemente dal cognome e dalla lingua che parlano, si sentono veramente appartenenti alla minoranza slovena. O no? È molto facile, empiricamente, stabilire se la minoranza slovena è tradizionalmente presente, come richiede la legge 38/ 2001, in un comune. Basta operare come ha fatto il comitato paritetico! Con quale criterio il comitato paritetico, ente giuridico che ha la facoltà di decidere in quali comuni esiste una minoranza nazionale slovena "tradizionalmente" presente, ha stabilito che esiste la minoranza slovena a Cividale del Friuli e che quindi bisogna introdurre il bilinguismo, che significa segnaletica, scritte anche in sloveno, compreso il gonfalone, bandiera slovena esposta sugli edifici pubblici, e così via? Non occorre che ci siano cittadini che si dichiarano sloveni, no! Sono state sufficienti la presenza di alcune associazioni slovene che vi trovano sede per evidenti motivi di comodità (centro grande, dotato di servizi), la proposta di otto consiglieri comunali, con motivazioni che nulla hanno a che fare con l'effettiva "tradizionale" presenza della minoranza nazionale slovena e cioè la manifestazione del Mittelfest, l'ingresso della Slovenia in Europa e la prospettiva di un ospedale transfrontaliero e la decisione del comitato paritetico che non ha tenuto in alcun conto il parere del consiglio di Stato che ha testualmente affermato che "il comitato paritetico è tenuto a verificare se la minoranza sia tradizionalmente presente nel territorio considerato" e quindi "a procedere al riesame delle proposte ricevute dai soggetti interessati, integrando eventualmente l'attività istruttoria, al fine di verificare se i comuni considerati sono effettivamente territori nei quali la minoranza linguistica sia tradizionalmente presente". Questa decisione è forse corretta? Significa forse che a Cividale del Friuli esiste una minoranza nazionale slovena?Allora sarebbe sufficiente costituire qualche associazione slovena in qualsiasi comune della regione per sostenere, con la proposta di un terzo di compiacenti consiglieri comunali, che in quel comune esiste una minoranza nazionale slovena e poter accedere ai lauti finanziamenti previsti dalla legge 38/2001 (oltre 10 milioni di euro annui), in aggiunta a quelli elargiti dalla Regione e dalla Slovenia. E già nel novembre 2006 un consigliere comunale di San Giovanni al Natisone si è dichiarato eletto di lingua slovena! E bisogna tener presente che dove è riconosciuta la presenza della minoranza slovena il friulano passerà in secondo piano, in quanto lo sloveno è una lingua nazionale, mentre il friulano è una lingua regionale. E così Cividale del Friuli (l'antica Forum Iulii), che ha dato il nome a tutto il Friuli, risulterà centro abitato "tradizionalmente" da sloveni. Ma siamo arrivati addirittura ad affermare che l'iscrizione che si trova sull'ara di Ratchis, unico esempio di arte veramente longobarda, possa essere "slovena o meglio pre-slovena" (non slava, attenzione!), quando invece la discussione verte solamente sull'origine di un'unica parola di origine incerta! E allora ben venga la proposta della dottoressa Manuela Quaranta, vedova del consigliere regionale Mirko Spacapan, che, pur dichiarandosi slovena invita: "Se tutti coloro i quali si sentono di appartenere alla minoranza nazionale slovena presente storicamente nei nostri territori proponessero un censimento per definire così con chiarezza la propria identità e per avvallare il peso della propria numerosità, si potrebbe forse evitare di discutere ancora inutilmente di matrici slave, protoslave o di tentativi di slovenizzazione di cui tale minoranza viene talora tacciata". E ancora "Avere il coraggio di affermare la propria identità (...) potrebbe facilitare la comprensione reciproca, la valorizzazione della peculiarità delle proprie radici in uno spirito di integrazione e non di sopraffazione" (Luciano Santoro)

 

- 9 ottobre 2008 - Messaggero Veneto - San Pietro, Novelli ribadisce: "Dignità alla lingua nelle Valli" - "L'attività politica per dare la giusta dignità alle comunità linguistiche delle Valli del Natisone, del Torre e di Resia, che chiedono il riconoscimento ufficiale della propria parlata, proseguirà con coerenza e serietà, senza alcun ripensamento". Lo ribadisce, all'indomani di alcune prese di posizione sull'argomento, il consigliere regionale del Pdl Roberto Novelli: "Le genti della Slavia friulana - dichiara - attendono da anni una norma slegata da quella sulle minoranze nazionali slovene, che riconosca, appunto, le loro peculiarità. É compito della politica e rappresenterà parte del mio impegno ottenere questo risultato, un segnale di civiltà giuridica che potrà restituire orgoglio e senso di appartenenza a queste popolazioni non aiutate dalla storia. Non si vogliono esacerbare gli animi: si vuole solamente dar voce a molte persone che, forzatamente, sono state classificate come "minoranza slovena". Anche l'inserimento del Comune di Cividale nell'ambito di tutela di tale minoranza non trova riscontro nel presupposto della legge 38/01, che è la tradizionale presenza della minoranza stessa sul territorio". Alle sezioni del Pd delle Valli e del Cividalese, infine, Novelli risponde che "volere assimilare forzosamente una larga parte della popolazione ad una minoranza linguistica è una scelta inqualificabile". (l.a.)

 

- 9 ottobre 2008 - Messaggero Veneto - Nessun esame superato - Dante Del Medico, presidente della Zveza slovenskih izseljencev Furlanie Juliske Krajne - Unione emigranti sloveni di Cividale del Friuli -, sostiene, in sostanza, che in provincia di Udine la lingua slovena, pur avendo superato l'esame, viene ora addirittura negata dalla proposta di legge regionale di tutela dei dialetti locali, asseritamente chiesta senza motivazione seria, da consiglieri regionali di centro-destra. È affermazione non corretta, perché non risulta che la lingua slovena, cioè la minoranza linguistica slovena, sia mai stata riconosciuta presente in provincia di Udine, né dagli statuti comunali e nemmeno dalle varie associazioni culturali presenti. Quindi nessun esame superato. Che alcuni sindaci della Slavia friulana abbiano chiesto, in seguito a un'ingiusta inclusione dei loro comuni nell'ambito di tutela della minoranza slovena, interpreti e traduttori di lingua slovena non prova nulla sul piano dell'identità linguistica, storica e accademica. Dimostra soltanto il mancato rispetto dei principii fondamentali. Altrettanto non corretta risulta l'affermazione che riguarda la non motivata proposta di legge regionale di tutela dei dialetti slavofoni storicamente parlati in provincia di Udine. Infatti detti dialetti, da molti definiti sloveni, ma in realtà di origine slava, erano già tutelati da due leggi regionali poi ingiustamente abrogate con l'arrivo delle leggi di tutela degli sloveni. Pertanto la proposta attuale non costituisce novità. Mira invece a ripristinare la tutela già goduta e, come detto, ingiustamente abolita. Inoltre, trattasi anche di proposta ampiamente motivata, presentata, in particolare per la Slavia friulana, dal consigliere Roberto Novelli di Cividale del Friuli, su richiesta delle comunità linguistiche slavofone storicamente presenti sul territorio che non si riconoscono nella minoranza slovena. Non si sentono di patria slovena. Non intendono tradire la storia né i sacrifici vissuti per oltre un millennio dai propri antenati sul territorio friulano. Meraviglia comunque la difesa della lingua slovena da parte del signor Dante Del Medico, perché non risulta che gli emigrati della Slavia friulana, che dice di rappresentare, si siano mai riconosciuti nella minoranza linguistica slovena. In democrazia, però, tutti hanno diritto di dire il proprio pensiero. (Sergio Mattelig - presidente Lega della Slavia friulana - San Pietro al Natisone)

 

- 4 ottobre 2008 - Messaggero Veneto - San Pietro al Natisone - La "querelle" linguistica divide la Slavia - Le sezioni delle Valli del Natisone e di Cividale del Partito Democratico rispondono con una nota congiunta alle recenti dichiarazioni del consigliere regionale del Pdl Roberto Novelli, intervenuto - ricordano dal partito - "sull'annosa (e noiosa) querelle sulla lingua slovena della Slavia friulana". "Da un giovane consigliere regionale di maggioranza, votato e apprezzato nella sua Cividale come pure nelle Valli - dichiara il Pd - , ci si attendeva, francamente, un approccio decisamente diverso nei confronti del territorio che rappresenta. Diverso - si precisa - perché il Partito Democratico locale ritiene che certe dissertazioni di natura linguistica, nello scenario europeo ormai mutato da quasi vent'anni, non abbiano più alcun senso e possano pregiudicare, anzi, il mantenimento della specificità regionale; diverso - si rincara quindi - perché altre e ben più gravi sono le problematiche che riguardano il territorio. I valligiani - conclude il partito - sarebbero più felici di non essere in coda a livello regionale a tutte le classifiche di reddito pro capite o di servizi attivi sul territorio, piuttosto che essere finalmente illuminati sul nome da dare alla propria caratteristica parlata". Ma sul caso interviene anche la Lega della Slavia Friulana: "La proposta del consigliere Novelli - osserva il presidente Sergio Mattelig - non tende a revisionale la legge esistente sulla tutela dello sloveno: mira invece alla "tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio linguistico e dialettale del Friuli Venezia Giulia"; vuole offrire, cioè, ai consigli comunali della Slavia friulana la possibilità di chiedere alla Regione la tutela delle specifiche parlate storicamente usate sul territorio senza dover fare riferimento alla minoranza nazionale slovena, come oggi in alcuni casi avviene. Non ha alcuna logica motivazione insistere ancora, in presenza dell'Unione Europea, nel voler contrastare la legittima autonoma tutela delle storiche realtà locali, costringendo queste ultime a subire l'imposizione di una lingua e una nazionalità non proprie". (l.a.)

 

- 3 ottobre 2008 - Messaggero Veneto - Per la lingua slovena gli esami non finiscono mai - È vero che nella vita gli esami non finiscono mai. Tuttavia un esame superato non si ripete all'infinito, così come un processo si conclude con la sentenza e non si riapre se non in casi assolutamente eccezionali. Ultimamente, invece, apprendiamo dalla stampa locale che in provincia di Udine gli sloveni non esistono e quindi la lingua slovena è una lingua straniera come tante. Anzi, si tratta di una lingua che ci vogliono imporre i "colonizzatori". Immaginiamo si tratti di orde di triestini e goriziani appartenenti alla comunità slovena che irrompono nelle sedi del Novi Matajur, del Dom o dell'Emigrant, distruggono gli scritti nel nostro dialetto e fanno violenza a quanti ancora si ostinano a dire "Buog žegni" invece che "dober tek" prima di affrontare un piatto di pasta. Purtroppo non c'è molto da ridere. I nostri dialetti ci sono cari, li usiamo quotidianamente in forma orale e scritta. Lo facevamo anche quando i loro paladini di oggi li avversavano e proibivano il loro uso. Per questi "linguisti" essi dovrebbero diventare un relitto culturale, una manifestazione di puro folclore. Non abbiamo nulla contro i dialetti, non ci è invece chiaro perché il "po našem" (espressione slovena letteraria) dovrebbe essere una lingua a se stante e non uno dei dialetti sloveni che dalla lingua letteraria traggono la linfa per un loro sviluppo e un adeguamento alla vita contemporanea. Vorremmo chiedere ai promotori di questa legge regionale perché non suggeriscano ai rappresentanti nazionali dei partiti a cui appartengono di tutelare con apposite norme il dialetto di Napoli oppure quello di Bari. Non pensano, inoltre, che potrebbe suonare un'offesa ai morteglianesi vedere tutelato il friulano goriziano e il loro no? Piuttosto che arrampicarsi sugli specchi non sarebbe più semplice ritornare alle posizioni di partenza e dire chiaramente che per loro la presenza degli sloveni in Friuli ricorda, per usare le parole di un quotidiano della fine dell'800, "la vergognosa presenza dello straniero in Italia"? Almeno sarebbe chiaro e comprensibile a tutti. Alcuni si ritengono sloveni, lo stesso diritto appartiene a chi si ritiene italianissimo e nessuno lo contesta, men che meno noi. Intanto sulla stampa leggiamo un'altra notizia che dovrebbe preoccupare. Da anni la Benecija è il fanalino di coda di tutte le statistiche socio-economiche. Drenchia continuerà a essere il comune più povero della regione, però potrà avvalersi dell'insegnamento del "drenchiese" nelle scuole che non ci sono più e altrettanto potrà fare nelle numerose imprese che, grazie a questi provvedimenti, sorgeranno sulle pendici del Kolovrat. (Dante Del Medico - Presidente della Zveza slovenskih izseljencev Furlanije Julijske Krajine - Unione emigranti sloveni del Friuli Venezia Giulia)

 

- 28 settembre 2008 - Il Gazzettino - Minoranza slovena inventata - Non sfugge nemmeno Cividale del Friuli alla ormai abituale invenzione, da parte di estranei al territorio, di sostenere, con argomentazioni non pertinenti, la presenza sul territorio della minoranza slovena anche dove questa non è mai esistita. Si pensava fosse irreale prassi riservata alle Valli del Natisone, del Torre e di Resia. Invece recentemente a sostenere che a Cividale del Friuli vi è la minoranza slovena "per la presenza di numerosi cittadini sloveni", è stato addirittura un valligiano di Grimacco, Fabio Bonini, citando la guerra fredda, il nazionalismo e la miopia. E ciò in risposta a una logica richiesta fatta da un cividale se, il consigliere regionale Roberto Novelli, che a pieno titolo aveva proposto l'esclusione della sua città dall'ambito di tutela degli sloveni, motivandola con la realtà storica e dati di fatto inconfutabili. Il gratuito intervento dell'estraneo Bonini su Cividale colpisce anche perchè a Cividale sono presenti una decina di associazioni culturali sedicenti slovene, che evidentemente non si sentono di intervenire non sentendosi sostenute da gruppi di persone che si riconoscano nella minoranza slovena tutelata da una legge che prevede scritte in sloveno nelle insegne pubbliche, nella carta ufficale e nei gonfaloni e dà anche diritto all'uso della bandiera nazionale slovena. Sono invece pienamente solidali con la reale richiesta del consigliere regionale Novelli, le Associazioni culturali delle Valli del Natisone, del Torre e di Resia, Cividale compresa, che per storia, cultura e lingua non si riconoscono nella minoranza slovena. Esse hanno già presentato un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica chiedendo l'annullamento del decreto che ingiustamente include i loro 16 comuni della provincia di Udine (quelli della Slavia friulana) nell'ambito di tutela della minoranza slovena, classificandoli così forzatamente sloveni e non più italiani. Aspirano poi al riconoscimento legislativo delle loro storiche peculiarità, per come richiesto in Senato della Repubblica dal senatore Ferruccio Saro. (Sergio Mattelig - Lega della Slavia Friulana San Pietro al Natisone)

 

- 19 settembre 2008 - Messaggero Veneto - Così si rinfocolano antiche diatribe - Le note di dissenso espresse dal consigliere regionale del Pd Igor Gabrovec e del segretario regionale della Slovenska Skupnost Damijan Terpin sulla proposta di legge del centro-destra mirante a valorizzare i dialetti e le parlate locali del F.V.G. non fanno altro che rinfocolare annose diatribe sullappartenenza o meno dei dialetti parlati nel resiano, nelle valli del Torre e del Natisone alla matrice slovena. Senza entrare nel campo dellaspetto storico e culturale, che lascio agli esperti, vorrei solo sottolineare che nella nostra regione già esiste una legge di tutela dello sloveno. Se tutti coloro i quali si sentono di appartenere alla minoranza slovena presente storicamente nei nostri territori proponessero un censimento per definire con chiarezza la propria identità e per avvallare il peso della propria numerosità, si potrebbe forse evitare di discutere ancora inutilmente di matrici slave, protoslave o di tentativi di slovenizzazione di cui tale minoranza viene talora tacciata. Avere il coraggio di affermare la propria identità,in un paese democratico come il nostro, senza scendere a toni di querelle del dopoguerra, potrebbe facilitare la comprensione reciproca, la valorizzazione della peculiarità delle proprie radici in uno spirito di integrazione e non di sopraffazione. (Dottoressa Manuela Quaranta Spacapan moglie del compianto consigliere regionale Mirko Spacapan di nazionalità slovena)

 

- 13 settembre 2008 - Messaggero Veneto - Chi si sente veramente italiano - La politica non è larte di fare le cose, ma la sua attività si sostanzia nel rendere possibile ciò che è necessario. È necessario riconoscere la giusta dignità alle comunità linguistiche denominate natisoniano e resiano. Il signor Bonini nel suo intervento nella posta dei lettori scrive che nella nuova Europa non ci sono più lingue maggioritarie, ma che tutte sono minoritarie. Tali affermazioni ripropongono vecchi schemi nazionalistici che sono la manifestazione di una persistente miopia nella visione delle cose. Se non esistono più lingue maggioritarie e pur vero che esistono e prosperano lingue ufficiali che uno Stato civile e moderno come il nostro riconosce e deve tutelare con pari dignità. Lo Stato, nella sua lungimiranza legislativa, non ha trattato con la giusta considerazione le comunità linguistiche presenti nelle Valli del Natisone, del Torre e del Resia accorpandole con la lingua slovena e quindi con la relativa minoranza che è giustamente tutelata dalle leggi dello Stato e della Regione, ma non può arrogarsi il diritto di privare della propria identità linguistica, culturale e storica queste comunità che si riconoscono italiane a tutti gli effetti e che non parlano lo sloveno, ma presentano solo una matrice slavofona nella propria parlata. Così come è giustamente tutelata la lingua slovena devono essere tutelate anche queste lingue, con il riconoscimento delle proprie radici, attraverso una normativa regionale, attualmente assente, che riconosca tali tradizioni linguistiche e culturali. Queste comunità chiedono correttamente una legge che le tuteli per quello che sono e che le distingua dalla minoranza slovena. In questa direzione guarda anche il gruppo del Pdl in consiglio regionale che, in forza del disegno di legge presentato al Senato per la modifica della legge 482/1991, chiede una forma di tutela diretta per queste popolazioni. La volontà da parte della comunità slovena di non voler riconoscere queste dignità linguistiche, preferendo unerrata omologazione, fa sorgere il fondato sospetto che la minoranza slovena possa temere una riduzione dei propri finanziamenti in seguito al riconoscimento di altre lingue minoritarie. Mi sembra anche fuori luogo e strumentale parlare di demagogia di stampo fascista quando si chiede il censimento della minoranza slovena in Italia. Tale prassi, democratica e indispensabile per poter effettivamente valutare lincidenza di una comunità su un determinato territorio, è già ampiamente applicata in Slovenia nei confronti delle comunità italiane. Per quanto riguarda Cividale, culla secolare di civiltà e crocevia di culture, invece di guardare lelenco telefonico per scoprire i nomi di origine slava, bisognerebbe chiamare tali persone e domandare loro se si sentono italiani o parte della minoranza slovena. Le risposte, sono certo, potrebbero sorprendere il signor Bonini. (Roberto Novelli - consigliere regionale Pdl)

 

- 29 agosto 2008 - Messaggero Veneto - Stregna, ondata di proteste contro la slovenizzazione - La Lega della Slavia Friulana sferra un nuovo attacco contro lamministrazione di Stregna, accusata di «slovenizzare forzatamente, in violazione dello statuto», il territorio comunale. «Dopo essersi dichiarati eletti di lingua slovena, a elezioni avvenute, e aver tradotto in sloveno lo statuto, recentemente scrive lorganismo in un volantino il sindaco e il vicesindaco hanno chiesto alla Regione luso della lingua slovena nelle insegne degli uffici pubblici, sulla carta intestata e sul gonfalone comunale, come se a Stregna fosse presente una minoranza slovena». La storia e lo stesso statuto ribadisce la Lega della Slavia Friulana attestano che così non è. «Perché domanda il sodalizio è stata presa una simile decisione senza interpellare la popolazione e senza lapprovazione del consiglio? Quali motivazioni spingono il sindaco e il suo vice a imporre con insistenza la nazionalità slovena alle antiche famiglie di Stregna, mai state slovene? Denunciamo pubblicamente tali imposizioni arbitrarie, che comporteranno anche spreco di denaro pubblico, e invitiamo i cittadini a scegliere, alle elezioni comunali del prossimo anno, candidati rispettosi della storia del paese e della volontà degli abitanti». Ma gli strali della Lega della Slavia colpiscono anche il sindaco del Comune di Grimacco, Lucio Paolo Canalaz: in un volantino diffuso nei giorni scorsi lorganismo contesta il fatto che il primo cittadino abbia chiesto anchegli alla Regione di poter usare lo sloveno nelle insegne degli uffici, sulla carta intestata e sul gonfalone, «in violazione dello statuto comunale, che non prevede il bilinguismo italo-sloveno». (l.a.)

 

- 28 agosto 2008 - Messaggero Veneto - Minoranze slovene: Novelli propone di escludere Cividale - «Nessuna minoranza slovena è presente nel comune di Cividale ed è quindi assurdo, fuori luogo e scorretto da parte dellex Governo Prodi aver inserito la città friulana nella tabella della legge 38/2001 che tutela le minoranze linguistiche slovene presenti in Friuli Venezia Giulia».La ferma presa di posizione è del consigliere regionale del Pdl Roberto Novelli che oltre a condividere le argomentazioni del presidente della Provincia Pietro Fontanini e contenute in una lettera inviata al consiglio dei Ministri ribadisce che: «A Cividale non è mai esistita una minoranza slovena e che nel territorio è riconosciuto e valorizzato luso della lingua friulana quale riferimento storico della comunità locale. È importante sottolineare come lassenza di tale minoranza sul territorio sia facilmente dimostrabile. Nel 2001 precisa Novelli è stato richiesto un solo modulo in sloveno per il censimento, ma il dato più evidente è rappresentato dai soli 29 voti che la Slovenska Skupnost (partito sloveno) ha ottenuto nelle passate elezioni regionali. Questo consenti sono solo 0,4% ben lontano dal 15% richiesto dalla legge per essere rappresentativi. Tale partito non si è mai presentato alle elezioni per la Provincia di Udine».«Il passato Governo Prodi aggiunge Novelli incurante dei pareri espressi dal Consiglio di Stato, dal Presidente di Palazzo Belgrado e di alcune associazioni storico culturali di Cividale ha riconosciuto la presenza di una minoranza, inesistente nei fatti ed inserito il comune in una tabella falsata commettendo una grave violazione allo spirito stesso della legge 38/2001».Il consigliere Roberto Novelli si associa alle richieste del presidente Fontanini circa lesclusione del comune di Cividale dalla menzionata tabella e condivide la necessità di collocare in altro comune lufficio bilingue.«Se si ritiene conclude Novelli che una minoranza slovena sia presente è necessario che questa venga accertata mediante censimento o autocertificazione come è stato fatto in Austria per la minoranza slovena e in Slovenia e Croazia per la minoranza italiana».

 

- 21 agosto 2008 - Messaggero Veneto - Identità linguistica, sostegno alle minoranze slavofone - San Pietro al Natisone - Una richiesta legittima, che va tenuta in debito conto: il consigliere regionale del PdL Roberto Novelli condivide le istanze avanzate dalle comunità slavofone delle Valli del Natisone, del Torre e di Resia, che si battono per veder riconosciuta la loro identità linguistica ben distinta dallo sloveno e che chiedono la revisione della legge di tutela 482/99. «Le aspirazioni di queste genti dichiara Novelli presenti da 14 secoli sul territorio friulano, sono condivisibili. Le popolazioni di origine slava che abitano le Valli del Natisone, quelle del Torre e la Val Resia rimarca non sono mai state slovene e non si riconoscono nella minoranza slovena. Ritengo si debba valutare la possibilità di presentare a livello regionale una proposta di legge che preveda la tutela di Natisoniano, Torriano e Resiano. I tempi sono maturi e lo dimostra il disegno di legge presentato al Senato, che punta a modificare larticolo 2 della legge 482. Per tenere vive le nostre tradizioni culturali conclude il consigliere è fondamentale evitare che le lingue locali vengano smantellate». La proposta di revisione è stata avanzata dal Ferruccio Saro, già firmatario, anni fa di unanaloga richiesta, decaduta per fine legislatura. (l.a.)

 

- 14 agosto 2008 - Il Gazzettino - Ripresentato in Parlamento il disegno di legge. Mattelig (Lega della Slavia) si augura che lobiettivo venga raggiunto - Lingue minoritarie, "natisoniano" da tutelare - Ripresentato in Parlamento il disegno di legge che propone la modifica della legge 482/99 riguardante le minoranze linguistiche. La legge tornata in questi giorni alla ribalta per la circolare ministeriale che caldeggia l'insegnamento del friulano nelle scuole della Regione, a detta della Lega Slavia Friulana, esclude tra le 12 lingue storiche elencate, l'antica lingua slava parlata nelle Valli del Natisone, denominata natisoniano, e le millenarie lingue slavofone, pro-nasen e resiano, parlate nelle corrispondenti Valli del Torre e di Resia. «È stato il senatore friulano Ferruccio Saro a proporlo al Senato, in questa XVI legislatura-spiega Sergio Mattelig, presidente della Lega della Slavia- con un disegno di legge ampiamente motivato a partire dall'immigrazione in Friuli delle prime popolazioni slave risalenti al VII secolo. Nelle motivazioni è fatto riferimento alla inesistenza della minoranza slovena in dette Valli, testimoniata già dalla millenaria diversità storico-linguistica vissuta dagli slavofoni del Friuli rispetto agli sloveni di Trieste e Gorizia. Diversità riconosciuta dal Memorandum di Londra del 1954 e poi anche da leggi regionali e dagli statuti comunali che per legge sono presenti a "garantire" la tutela delle minoranze». Alla base della richiesta di inserimento e della tutela del natisoniano, del pro-nasen e del resiano, che a differenza delle lingue friulana, slovena e germanofone sono state escluse dalla legge n. 482, sono non solo motivazioni storiche ma anche il rispetto per la millenaria autonoma storia, cultura, lingua e tradizioni di queste Valli. «Le motivazioni- commenta Mattelig- ricalcano quelle che accompagnavano la richiesta di tutela delle stesse precitate lingue slave, presentata nel 2004 alla Camera da sei parlamentari del Friuli, tra cui l'allora deputato Saro e primo firmatario Fontanini. Tale proposta di legge decadde per fine legislatura. Ora le comunità slavofone del Friuli e in particolare le due associazioni sostenitrici dell'attuale iniziativa parlamentare, la Lega della Slavia Friulana e Identità e Tutela Val Resia, sono certe che il disegno di legge, proposto da Saro, avrà il seguito desiderato». (c.v.)

 

- 27 giugno 2008 - Il Gazzettino - Il presidente tuteli la Slavia friulana - La lettera aperta (pubblicata il 17) inviata al presidente del Governo dalle due associazioni slovene di Trieste - la Skgz (Slovenska Kulturno Gospodarska Zvesa) e la Sso (Svet Slovenskih Organizacij) - chiede in sostanza al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi «un valido, costante e forte sostegno» dei loro diritti previsti dalle leggi. È risaputo che a beneficio della minoranza slovena della regione Friuli - Venezia Giulia sono da anni in vigore ben due leggi nazionali (la n. 482/99 e la n. 38/01), liberamente applicabili sul territorio di 32 comuni, 6 della provincia di Trieste, 8 di Gorizia e ben 18 di Udine, compresa Cividale del Friuli, inclusi nell'elenco come aventi sul territorio la presenza della minoranza slovena. È anche noto che i principali beneficiari di dette leggi sono i citati Comuni, che però in provincia di Udine non le utilizzano, salvo eccezioni, perché non hanno sul territorio la minoranza slovena da tutelare. Emerge così chiaro che l'elenco dei citati comuni non è stato compilato correttamente. In realtà è mancata, da parte del Comitato paritetico di Trieste e del precedente governo Prodi, la verifica della prevista presenza della minoranza da tutelare, verifica proposta anche dal Consiglio di Stato. La lettera aperta delle due associazioni slovene non trova pertanto giustificazione alcuna. Non può essere il presidente del Governo a imporre le leggi di tutela degli sloveni ai Comuni della provincia di Udine che non hanno la presenza di tale minoranza sul territorio, quando le stesse leggi la richiedono. Violerebbe i principi costituzionali. Le associazioni slovene, se sono in buona fede, dovrebbero chiedere ai Comuni, prima il censimento degli sloveni, dato che non risultano, e poi la loro tutela.Invece le comunità linguistiche di antico insediamento presenti da 14 secoli nelle Valli del Natisone, del Torre e di Resia, che mai si sono riconosciute nella minoranza slovena, cioè slovene e non italiane, appaiono legittimate a chiedere al nuovo presidente del Governo onorevole Silvio Berlusconi il doveroso e semplice rispetto delle citate leggi e dei loro diritti, cioè l'annullamento del citato illegittimo elenco comprendente ingiustamente anche 16 Comuni della Slavia friulana privi della minoranza slovena, come testimoniano i loro statuti e precise norme legislative regionali. (Sergio Mattelig - presidente Lega della Slavia Friulana)

 

- 14 giugno 2008 - Il Gazzettino - I numeri parlano chiaro - Egregio sig. M.K. - premetto che non sono lettrice del Dom, ma occasionalmente suoi lettori mi chiedono di tradurre qualcosa che non hanno capito bene. Questa volta qualcuno mi ha fatto leggere il suo articolo, scritto in italiano, sul n. del 31.05.08 che fa chiaro riferimento a una mia lettera, pubblicata a suo tempo da Il Gazzettino, Il Friuli e dopo molta titubanza anche dal Messaggero Veneto. Devo dire con la nota pubblicità: «Ci risiamo!». È infatti un suo vezzo definire senza pudore, sprovveduto, maldestro, poco intelligente e ignorante chi non la pensa come lei (cito testualmente: ...non hanno avuto il pudore di... si tratta di un'operazione maldestra, che si commenta da sé sul piano dell'intelligenza, della conoscenza della realtà locale... anche i più sprovveduti sanno che...). Più o meno lo stesso copione del n. 7 del 15 aprile 2007! (A proposito, perché non firma valutazioni così negative?). Se i consensi raccolti dalla Slovenska skupnost sono per lei «un notevole balzo in avanti» definirei «italianissimo» il suo modo di valutarli! È noto infatti che tutti i nostri politici affermano sempre di aver avuto comunque successo perché... bla, bla, bla... bla, bla, bla...! Purtroppo per lei, non sono i bla, bla, bla, che contano, ma i numeri, e quelli hanno parlato chiaro! E sempre purtroppo per lei, nelle Valli ci sono molti «italianissimi» come me, orgogliosi di esserlo, e pochi «slovenissimi» come lei, perché se ce ne fossero quanto lei crede, si sarebbero fatti avanti; se non l'hanno fatto significa che nel cuore si sentono «italianissimi» e si preoccupano più delle sorti dell'Italia che non dell'affermazione degli «slovenissimi», nonostante la scuola e le associazioni che lei cita. Dall'alto della sua sapienza e intelligenza, mi spieghi perché mai tutti i Beneciani (Veneziani!) sono sloveni. Forse perché hanno cognomi che terminano in «c» e «ch» o «g» e «gh» e parlano una lingua che ha comuni radici slave? Non sono un cognome e un comune ceppo linguistico che danno il senso di appartenenza ad un popolo, ma la condivisione delle vicende storiche (altrimenti come si spiegherebbe ad esempio la situazione degli stati americani del Nord e del Sud, dove perfino chi ha la pelle nera si sente americano e si mette la mano nel cuore al suono dell'inno nazionale, o al contrario il cruento smantellamento della Jugoslavia e dell'Urss, dove i popoli sono tutti di ceppo slavo?), vicende storiche che gli abitati delle Valli non hanno mai condiviso con Lubiana, che rispettano come ogni altro paese straniero, ma con Cividale , Aquileia, Venezia e Italia. È per questo che si sentono «italianissimi» e, mi scusi, rimandano al mittente il disprezzo che lei ci mette in questa parola. Amano la loro terra, la loro lingua (che non è quella che usa il suo giornale, altrimenti non ci sarebbe bisogno di traduzioni), la loro bandiera (e non ne vogliono altre) e la loro storia, che è un bellissimo esempio di democrazia e non si può mistificare con più o meno dotte disquisizioni panslovene, e soprattutto, amano tanto le Valli che non le abbandonano e non le venderebbero mai per un piatto di lenticchie e nemmeno per qualche milione di euro. Detto questo, ognuno può sentirsi quello che vuole o che gli convince e studiare la lingua che vuole o che gli conviene, senza però pretendere di imporlo a tutti. (lettera - Magda Succaglia)

 

- 21 maggio 2008 - Il Gazzettino - Il Governo riveda l'ambito di tutela - La lettera aperta inviata al presidente del Governo dalle due associazioni slovene di Trieste - la Skgz e la Sso - chiede in sostanza al presidente Berlusconi «un valido, costante e forte sostegno» dei loro diritti previsti dalle leggi. È risaputo che a beneficio della minoranza slovena della regione sono da anni in vigore ben due leggi nazionali (la 482/99 e la 38/01), liberamente applicabili sul territorio di 32 comuni, 6 della provincia di Trieste, 8 di Gorizia e ben 18 di Udine, compresa Cividale del Friuli, inclusi nell'elenco come aventi sul territorio la presenza della minoranza slovena. È anche noto che i principali beneficiari di dette leggi sono i citati Comuni, che però in provincia di Udine non le utilizzano, salvo eccezioni, perché non hanno sul territorio la minoranza slovena da tutelare. Emerge così chiaro che l'elenco dei citati comuni non è stato compilato correttamente. In realtà è mancata, da parte del Comitato paritetico di Trieste e del precedente governo Prodi, la verifica della prevista presenza della minoranza da tutelare, verifica proposta anche dal Consiglio di Stato. La lettera aperta delle due associazioni slovene non trova pertanto giustificazione alcuna. Non può essere il presidente del Governo a imporre le leggi di tutela degli sloveni ai Comuni della provincia di Udine che non hanno la presenza di tale minoranza sul territorio, quando le stesse leggi la richiedono. Violerebbe i principi costituzionali. Le associazioni slovene, se sono in buona fede, dovrebbero chiedere ai Comuni, prima il censimento degli sloveni, dato che non risultano, e poi la loro tutela. Invece le comunità linguistiche di antico insediamento presenti da 14 secoli nelle Valli del Natisone, del Torre e di Resia, che mai si sono riconosciute nella minoranza slovena, cioè slovene e non italiane, appaiono legittimate a chiedere al nuovo presidente del Governo il doveroso e semplice rispetto delle citate leggi e dei loro diritti, cioè l'annullamento del citato illegittimo elenco comprendente ingiustamente anche 16 Comuni della Slavia friulana privi della minoranza slovena, come testimoniano i loro statuti e precise norme legislative regionali. (Sergio Mattelig - presidente Lega Slavia Friulana)

 

- 5 aprile 2008 - Messaggero Veneto - Le parlate slavofone non sono uguali - Il signor Davide Turello di Udine con la sua lettera pubblicata ne Il caso del Messaggero Veneto il 31 marzo sembra incunearsi tra i due noti fratelli Raimondo e Marzio Strassoldo sul problema linguistico delle piccole minoranze tendendo quasi a screditare il secondo (ex presidente provinciale) perché fa il gioco dei nazionalisti italiani contrari alla minoranza slovena. Non mi pare che ludinese Turello sia mai stato (oltre a qualche pic-nic) nelle valli del Friuli orientale: Resia-Torre/Cornappo-Natisone; se avesse vissuto per qualche tempo lassù o conoscesse sufficientemente la gente e le loro (anche mie, sono di Pradielis) parlate, sicuramente capirebbe senza scomodare studiosi vari (più o meno interessati) che il resiano, il po-nasin e il natisoniano non hanno nulla da spartire con la lingua slovena, anche perché i tre dialetti contermini sono inintelleggibili fra loro stessi e con la gente doltre confine cè in comune qualche sporadica parola. Bando quindi, allabusato termine nazionalismo quasi a voler fascistizzare le genti del Friuli orientale, italianissime in tutto e per tutto! Anzi dico di più, lex presidente della Provincia di Udine ha secondo me, la colpa di essersi svegliato in ritardo nel voler ora rafforzare le parlate locali contro lassimilazione alla minoranza slovena, quando invece ricoprendo la più alta carica provinciale ha dovuto ex lege ingabbiare nel contenitore sloveno le proposte di alcuni consiglieri comunali favorevoli alla minoranza linguistica (che peraltro non è tale) slovena; e lex rettore delluniversità udinese non ignora che lapplicato (dai consiglieri comunali) articolo della legge nazionale prevedeva in primis che si fosse espresso in proposito almeno il 15% della popolazione locale; o quanto meno a posteriori anche ora fosse consultata con un inequivocabile referendum. Quindi, il signor Davide Turello lasci pure agli studiosi (più o meno) seri le disquisizioni sugli slavofoni della provincia di Udine constatando in loco le realtà non solo idiomatica, la quale è stata da secoli tramandata in famiglia solo oralmente senza tirare in ballo quel politichese partitico che tende ora alla slovenizzazione e che se attuato linguisticamente, provocherebbe leutanasia degli idiomi del Friuli Orientale. (Livio Buttolo - Udine)

 

- 26 febbraio 2008 - Messaggero Veneto - Nel Cud 2008 i pensionati Inpdap trovano il toponimo degli Schiavi, accantonato dal 1867 - San Pietro ritorna al vecchio nome, per errore - Nati a San Pietro degli Schiavi, non più a San Pietro al Natisone: con estremo stupore i pensionati Inpdap del capoluogo delle Valli si sono accorti che il modulo Cud 2008, che stanno ricevendo in questi giorni, ribattezza sotto la voce Comune di nascita il loro luogo di residenza, per poi tornare (nelle altre parti del documento) alla denominazione corretta. Una bizzarria che prima ha lasciato attoniti gli interessati e poi ha aperto la strada a congetture sul perché di questo apparentemente inspiegabile svarione: «Pensiamo - dichiara una pensionata Inpdap, facendosi portavoce della categoria - che non sia un errore dovuto al caso. Ci sembra lampante, infatti, che ci sia di mezzo la storia delle Valli e della minoranza slovena. Saremo dunque riconoscenti a chi volesse indagare sulla questione, senza paura di pestare i calli a qualche politico locale, da cui probabilmente dipende il disguido». «Chi lo facesse - aggiunge - renderebbe un bel servizio alla verità, permettendo di individuare il responsabile di questa mistificazione». Dal 1867, ricordano i pensionati Inpdap, il capoluogo delle Valli si chiama San Pietro al Natisone: «É veramente incredibile - notano quindi - che i computer dellInpdap abbiano improvvisamente cambiato il nome del luogo di nascita di persone i cui dati sono memorizzati ormai da anni». Va ricordato che nei libri dei battesimi, dei defunti e delle cresime, custoditi nei vari archivi parrocchiali delle Valli, troviamo annotata lespressione Paroecia S. Petri Slavorum fino al 1940 e in certi casi anche dopo questa data. La denominazione ufficiale San Pietro degli Slavi fu cambiata nel 1867 in San Pietro al Natisone per «meschini interessi nazionalistici» come scrive Desinan nel volume Problemi di Toponomastica Friulana. Eguale sorte toccó allantico sigillo della parrocchia di San Pietro sul quale campeggiava la scritta Ecclesia Sancti Petri Sclaborum; lantico sigillo sparí e fu sostituito con un timbro su cui campeggia la scritta Chiesa o Parrocchia di San Pietro al Natisone. ( l.a.)

 

- 5 febbraio 2008 - Messaggero Veneto - Censimento degli sloveni - Il signor Aurelio Tavano di Udine sabato scorso ha evidenziato le lamentele delle comunità linguistiche delle Valli del Natisone e della Val Resia per il fatto, definito molto grave, che - con il pretesto di salvaguardare, promuovere e sviluppare lo sloveno ufficiale - «si mira contemporaneamente allomologazione e quindi alla scomparsa delle espressioni minoritarie presenti sul territorio». Ciò è vero, ma è doveroso far sapere che la parte più consistente delle lamentele si riferisce al fatto che, con un decreto presidenziale pubblicato il 27 novembre scorso, tali comunità linguistiche storicamente italiane sono state ingiustamente considerate addirittura come minoranza nazionale slovena in Friuli. Avranno perciò diritto alla bandiera slovena e alluso dello sloveno «nella pubblica amministrazione, nelle insegne e nella toponomastica e allemissione di carte di identità bilingui». Tutte previsioni mai richieste e non fruibili dalle citate comunità che non si riconoscono nella minoranza nazionale slovena anche perché hanno sempre avuto una storia completamente diversa. Addirittura uninaccettabile e illegittima disarticolazione dellunità nazionale contraria alla Costituzione. Comunque, anche la Commissione europea per la democrazia elenca tra i doveri degli Stati quello «di astenersi dal perseguire o incoraggiare politiche tendenti allassimilazione delle minoranze». In Provincia di Udine comunque, visto che non si vuole fare riferimento alle realtà acquisite (Statuti comunali, censimento nazionale 2002, stime 2002, voti elettorali eccetera) e visto che si insiste nellillegittima slovenizzazione senza il coinvolgimento della popolazione interessata, appare urgente il censimento regionale degli sloveni, come ha fatto la Slovenia per gli italiani, lAustria per gli sloveni e Bolzano per i tedeschi. (Sergio Mattelig - presidente Lega della Slavia friulana)

 

- 26 gennaio 2008 - Messaggero Veneto - A proposito di scuole bilingui - Il contenuto della lettera a firma Fabio Bonini di Grimacco, pubblicata mercoledì, che, per il mantenimento delle scuole nella Slavia friulana nonostante il numero basso degli alunni, propone «la creazione di una rete scolastica bilingue (italiano-sloveno) in tutti i comuni in cui il Parlamento ha riconosciuto la presenza della minoranza», andrebbe chiarito perché non rappresenta la verità. Infatti non risulta che il Parlamento abbia riconosciuto i comuni con diritto alla tutela della minoranza slovena. Esso ha semplicemente indicato in legge i presupposti necessari per avere la tutela, e cioè la richiesta del 15% degli elettori o di un terzo dei consiglieri comunali presenti nei comuni dove però la minoranza è già storicamente o tradizionalmente presente. È questultimo presupposto che manca in provincia di Udine e che rende lapplicazione della tutela degli sloveni uningiusta imposizione calata dallalto. Si vuole fare altrettanto con gli alunni delle Valli del Natisone imponendo loro linsegnamento dello sloveno mentre nel resto del territorio ciò è facoltativo e lasciato alla libera scelta dei genitori? Alla proposta di Bonini si oppone anche un altro specifico ostacolo, costituito questo dalla previsione dellarticolo 12 della stessa legge 38/01 che al comma 6 precisa: «Nei comuni della provincia di Udine compresi nella tabella di cui allarticolo 4 è prevista listituzione... di scuole statali bilingui o con sezioni di esse, con insegnamento nelle lingue italiana e slovena, senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato». Fabio Bonini dovrebbe perciò indicare anche a carico di chi andrebbero i costi dellistituzione e della gestione delle scuole bilingui che lui propone, tenendo presente anche che i comuni della provincia di Udine inclusi dal Comitato paritetico nellambito di applicazione della legge di tutela della minoranza linguistica slovena sono 18, mentre la recente legge regionale tutela «il resiano e le varianti linguistiche delle Valli del Natisone, del Torre e della Valcanale». (Sergio Mattelig - presidente Lega della Slavia friulana)

 

- 9 gennaio 2008 - Messaggero Veneto - Pulfero - la Lega della Slavia all'attacco del sindaco Domenis - E' il Comune di Pulfero, questa volta, e nella fattispecie il sindaco Piergiorgio Domenis a trovarsi nel mirino della Lega della Slavia friulana, che nei mesi scorsi ha ripetutamente preso posizione sulla decisione di alcuni amministratori delle Valli di proclamarsi eletti di lingua slovena. «Il sindaco Domenis - scrive l'organismo in un volantino -, senza consultare la popolazione, ha chiesto alla Regione il bilinguismo italo-sloveno per la "minoranza slovena" che egli ha affermato presente sul territorio: non era mai accaduto, nella storia di Pulfero, che un primo cittadino facesse una simile dichiarazione. Sono state così classificate come slovene le famiglie italiane presenti a Pulfero da 14 secoli, anche se esse non conoscono lo sloveno e non hanno mai rinnegato la nazionalità italiana. A Domenis conclude la Lega per la Slavia friulana nel suo volantino domandiamo perché ha tradito lo statuto comunale, dove non si parla di minoranza slovena proprio perché la stessa non è presente sul territorio». (l.a.)

 

- 4 dicembre 2007 - Messaggero Veneto - Così si distrugge non si tutela - Nelle valli del Natisone, del Torre e di Resia si chiedono tutti, in questi giorni, perché è stato approvato il decreto pubblicato il 27 novembre che include 16 Comuni della Slavia friulana nellelenco dei 14 del Carso che realmente hanno sul territorio la minoranza slovena tradizionalmente presente e anche già riconosciuta. Come potrà mai essere applicata, senza inganni, la stessa legge di tutela degli sloveni nelle province di Trieste, Gorizia e Udine se in questultima le storiche comunità linguistiche di origine slava non parlano la lingua slovena? Chi ha favorito tale decreto? La Lega della Slavia friulana ricorda i richiedenti la tutela slovena anche nelle citate valli del Friuli. Eccoli: 1) i sindaci o i loro delegati di quattro Comuni che il 1º dicembre 1989 la chiesero alla commissione Affari costituzionali della Camera, a Roma, mancando di rispetto ai propri statuti comunali; 2) i consiglieri comunali dei Comuni di San Leonardo, Savogna e Stregna che nel 2002 la chiesero affermando addirittura che sul loro territorio la minoranza slovena era «tradizionalmente presente»; 3) il sindaco e sei consiglieri della lista civica di San Pietro al Natisone che sempre nel 2002 approvarono un regolamento, anche questo non rispettoso dello Statuto, che faceva assumere al Comune «lo sloveno quale elemento della propria identità storico-culturale»; 4) lAssociazione italiana slavisti che, trascurando la realtà locale, ritiene «artificiosa» la distinzione delle parlate slavofone dalla lingua slovena; 5) i tre periodici locali sedicenti sloveni (scrivono: uno solo in italiano e gli altri due in italiano, parlate locali e sloveno) che, oltre a sostenere la citata affermazione degli slavisti, considerano la presenza della scuola bilingue italiano-sloveno a San Pietro al Natisone testimone della presenza nelle Valli della stessa minoranza slovena. Infine il Comitato paritetico di Trieste, composto anche da un consigliere comunale valligiano dichiaratosi eletto di lingua slovena, che ha proposto nel decreto in parola i Comuni della provincia di Udine senza verificare il presupposto della presenza sul territorio della minoranza slovena da tutelare, ignorando addirittura un parere del consiglio di Stato che suggeriva tale verifica. Trattasi di richieste e considerazioni che chiaramente non trovano riscontro alcuno nella realtà storica locale e nella volontà delle comunità linguistiche slavofone interessate, nemmeno citate. Appaiono perciò di parte, per nulla giustificate dalla volontà di tutelare le storiche realtà locali. Anzi, sembrano dirette alla loro distruzione. Inaccettabile! (Sergio Mattelig - presidente Lega della Slavia friulana - San Pietro al Natisone)

 

- 27 novembre 2007 - Messaggero Veneto - San Pietro al Natisone - Sloveno, la Lega annuncia il ricorso - Imboccare la via del ricorso: oggi, nella giornata in cui la Gazzetta Ufficiale pubblica il decreto del Presidente della Repubblica relativo ai 32 Comuni del Friuli Venezia Giulia che beneficeranno della legge 38/2001 di tutela della minoranza linguistica slovena, la Lega della Slavia Friulana annuncia il contrattacco e si appella ai partiti, alle associazioni del territorio, a tutte le persone che si sentono coinvolte dalla problematica; gli interessati, esorta lorganismo, possono contattare il sodalizio al numero 0432 727211. «Il decreto del Presidente - si sottolinea in un apposito volantino, distribuito in questi giorni - include nellelenco anche 16 Comuni della Slavia Friulana (dieci delle Valli del Natisone, 5 delle Valli del Torre e uno della Val Resia) in cui la minoranza slovena non è mai stata presente: lo testimoniano gli statuti comunali». Unimposizione inaccettabile, questa, insiste la Lega della Slavia. «Ora cosa dobbiamo fare? Subire tacendo o tentare una legittima difesa? La Lega della Slavia Friulana propone il ricorso amministrativo». (l.a.)

 

- 20 novembre 2007 - Messaggero Veneto - San Pietro: approfondimento sulla legge regionale - Sloveno, convegno sulla tutela - Una quarantina di consiglieri comunali di Cividale e delle Valli del Natisone hanno partecipato, nei giorni scorsi, ad un convegno organizzato dalle liste civiche "Rinnovamento", di San Pietro al Natisone, e "Uniti nel Rinnovamento" (di Pulfero) per approfondire i contenuti della legge regionale sulla tutela della minoranza slovena del Friuli Venezia Giulia. Introdotto dai portavoce delle due liste, Aldo Sturam e Sandra Medves, lincontro ha registrato gli interventi del sindaco di San Pietro, Tiziano Manzini, di Ferruccio Clavora, presidente del Forum per la Slavia, e del consigliere regionale Roberto Molinaro, che ha illustrato nei dettagli il testo della legge. E seguito un lungo e vivace dibattito, «a conferma - sottolineano i promotori della circostanza - dellattenzione che i consiglieri comunali dellarea moderata riservano allargomento». «E stata espressa - si rimarca quindi - ununanime valutazione negativa su di una legge che tende a ghettizzare la comunità di riferimento, creando antidemocratici meccanismi di privilegio a favore delle già consolidate organizzazioni slovene. E stato inoltre rilevato che invece di tenere in considerazione le varie sensibilità identitarie presenti sul territorio, considerandole complementari e non contrapposte, si è preferito usare la forza cogente delle istituzioni per imporre soluzioni unilaterali e verticistiche, certamente non condivise dalla stragrande maggioranza della popolazione». Il pubblico ha concordato sulla necessità di continuare lattività di approfondimento del testo di legge, di avviare unazione di diffusione capillare dei contenuti del provvedimento e di sensibilizzazione dellopinione pubblica. (l.a.)

 

- 8 novembre 2007 - Messaggero Veneto - Guardia sempre alta per il resiano - Il consiglio regionale ha recentemente approvato la legge per la tutela della minoranza linguistica slovena che avrà effetto sulle Province di Trieste, Gorizia e Udine. Fra le aree assoggettate a tutela vi è anche il comune di Resia, vallata con un suo specifico idioma proto-slavo, diverso dalla lingua slovena. I resiani, infatti, sono una popolazione dorigine slava insediatisi nellomonima valle tra i secoli VI e VII d.C.. Essi rimasero sempre ancorati al proprio territorio per le difficoltà di comunicazione dovute allorografia dei luoghi. I popoli slovacchi, croati sloveni eccetera acquisirono invece una propria identità linguistica e culturale solo nel IX e nel X secolo d.C.. Già è strano il fatto che un popolo (i resiani), la cui presenza e identità su un preciso territorio è attestata secoli prima, possa essere definito minoranza di un popolo nato quattro secoli dopo. Questo, però, è quanto oggi qualcuno ha voluto e vuol far credere. Nella nuova legge regionale, in particolare nel testo giunto in aula dopo il vaglio della commissione competente, si è consumato il palese tentativo di far risultare il resiano, a torto, minoranza linguistica slovena. Un tempo qualcuno avrebbe urlato «un pezzo dItalia è stato venduto!». Oggi, senza usare particolari proclami, è sufficiente affermare che, almeno per alcune delle aree interessate, la «pulizia etnica per legge» ha avuto inizio. Significativo e bizzarro poi, soprattutto per chi ha assistito ai lavori dellaula, quanto riportato dai giornali prima, durante e dopo liter legislativo. Alcuni partiti come la Lega e altri partiti o rappresentanti della maggioranza si sono attribuiti il ruolo di paladini di Resia, proponendo alcuni emendamenti (approvati) che dovrebbero, secondo loro, riuscire a tutelare il resiano pur nel contesto della legge destinata alla minoranza slovena. Ma siamo sicuri che quegli emendamenti saranno sufficienti a garantire la vera autonomia e la concreta tutela del resiano? Chi sarà garante di un tanto? Perché sono stati bocciati gli emendamenti dei gruppi di An e dellUdc che chiedevano, concretamente, di normare separatamente la tutela del resiano? La guardia non può pertanto essere abbassata. La mobilitazione per la difesa della lingua resiana dovrà continuare nelle sedi istituzionali di competenza e, se del caso, anche nelle piazze. (Carlo Altomonte - consigliere di minoranza del Comune di Resia)

 

- 30 ottobre 2007 - Messaggero Veneto - Savogna, chiesti cartelli anche nell'idioma locale - I confini tra Italia e Slovenia stanno per dissolversi, facilitando dialogo, interscambio e progetti di cooperazione nell'area di rara integrità ambientale a cavallo tra Valli del Natisone e Alto Isonzo. Ma un problema, quello linguistico-culturale, rimane ancora aperto in relazione alla definizione di "minoranza". Ne è esempio la petizione popolare indirizzata dagli abitanti della frazione di Cepletischis al Sindaco del Comune di Savogna.Nel documento - sottoscritto da 27 dei 38 residenti - si fa riferimento alla decisione delle istituzioni di installare lungo la nuova strada provinciale dell'Alberone (che collega Savogna al valico di Polava) cartelli bilingui in italiano e in sloveno.Nessuna contestazione per questa decisione, però.... «Nel rispetto della Costituzione che tutela i diritti delle minoranze - si legge nel documento - richiediamo che sui cartelli indicanti la località di Cepletischis oltre alla indicazione nella lingua ufficiale slovena venga indicata anche quella in indioma locale». Ecco la novità: nessuna obiezione al bilinguismo, bensì la precisazione che la maggioranza degli abitanti non si riconosce tanto nella "lingua slovena", quanto piuttosto nell'idioma slavo delle Valli.

 

- 19 ottobre 2007 - Messaggero Veneto - Drenchia - Sergio Mattelig querelato da Riccardo Ruttar - Il presidente della Lega della Slavia friulana, Sergio Mattelig, è stato querelato dal capogruppo della minoranza del Comune di Drenchia, Riccardo Ruttar, per i contenuti di un volantino distribuito nei Comuni delle Valli del Natisone, nel quale - ricorda lo stesso Ruttar - «venivano offesi i consiglieri comunali che si sono dichiarati sloveni ai sensi delle leggi 482/99 e 38/01. Nel volantino - prosegue - si elencavano per Comune, per nome e cognome, i consiglieri comunali che hanno partecipato all'assemblea regionale dei consiglieri eletti di lingua slovena: nulla di strano, in ciò; i consiglieri in questione, infatti, non si nascondono né si mimetizzano in chissà quali organizzazioni segrete. Il testo, però - aggiunge -, recitava: "Trattasi di consiglieri comunali che hanno chiesto e ottenuto voti promettendo la tutela delle lingue locali e che solo dopo si sono comportati come eletti di lingua slovena, tradendo così la buona fede degli elettori che non si riconoscono nella minoranza linguistica slovena. Un inganno imperdonabile". E questa accusa di tradimento e di inganno - conclude il capogruppo della minoranza - non ci è piaciuta affatto». Di qui la denuncia di diffamazione, in cui si chiede una pubblica smentita. (l.a.)

 

- 17 ottobre 2007 - Messaggero Veneto - Resia: presentate in consiglio regionale le 351 firme - Petizione in difesa del resiano - Una petizione, sottoscritta da 351 cittadini di Resia, primo firmatario Franco Pacilio, è stata consegnata ieri al consiglio regionale, presente la consigliera Alessandra Battellino, per il riconoscimento giuridico della lingua e minoranza resiana attraverso una legge specifica e perché la popolazione di Resia non venga riconosciuta come minoranza linguistica slovena: e pertanto che la lingua resiana non sia inserita nella proposta di legge 205 contenente Norme regionali per la tutela della minoranza linguistica slovena. Con il documento, i cittadini si dicono preoccupati per limminente approvazione di questo testo che riconosce la minoranza slovena anche in comune di Resia e che - sottolineano - ignora la legittima aspirazione dellintera popolazione locale per il giusto riconoscimento della minoranza resiana con pari diritti e dignità delle altre minoranze già riconosciute. La minoranza slovena è di fatto inesistente in comune di Resia - ha spiegato Pacilio - e, se è costituzionalmente illegittimo imporre a un popolo una lingua diversa da quella in uso sul proprio territorio, ciò costituirebbe il colpo di grazia definitivo alla lingua resiana. Apparteniamo al grande mondo slavo, ma non abbiamo nulla a che fare con lo sloveno, che non comprendiamo - ha detto ancora il primo firmatario ricordando le peculiarità della cultura resiana anche in fatto di tradizioni, musica, cucina, danze, religiosità popolare, fiabe, espressioni linguistiche-. Da noi sopravvivono aspetti originali, oggetto di interesse per studiosi di ogni parte del mondo. Per questo chiediamo al consiglio regionale di esprimere la volontà di tutelare la nostra minoranza con una legge ad hoc. La petizione sarà inviata allattenzione della VI Commissione, competente per materia, ma già oggi sarà data comunicazione della richiesta allaula impegnata a completare lesame della proposta di legge 205».

 

- 11 ottobre 2007 - Messaggero Veneto - Nasce monca la legge sulle minoranze - Lo spunto offerto dalla lettera su Resia, pubblicata nella rubrica della Posta lunedì 8 ottobre scorso, consente di fare una valutazione puntuale sul percorso legislativo della legge di tutela della minoranza slovena. I quasi duecento dimostranti, presidiando per due giorni la sede del consiglio regionale e assistendo ai lavori in aula, possono testimoniare che - grazie ai lavori preparatori proposti da questa nostra associazione - alcune richieste della popolazione resiana hanno trovato corrispondenza nellarticolato di legge. Le rivendicazioni di veder riconosciuto il resiano è un fatto acquisito. Nel prosieguo dellapprovazione dei vari articoli di legge, presumibilmente, verranno affidati in gestione al Comune di Resia anche i finanziamenti necessari per lapplicazione della legge sul territorio comunale. Ma lopposizione categorica perpetrata in aula dalla relatrice di maggioranza, supportata tenacemente dai consiglieri triestini della minoranza linguistica slovena e dalla maggioranza stessa, non ha permesso di ufficializzare linsegnamento del resiano, peraltro già sancito nel 2003 dallallora sovrintendente scolastico Bruno Forte, nelle scuole della valle. Analogamente, le stesse forze politiche si sono ostinatamente opposte allinserimento nella commissione consultiva di un rappresentante delle minoranze storiche slave della provincia di Udine. Ai più è parso che, invece di assistere a un serio dibattito politico sulla tutela delle minoranze storiche del Friuli Venezia Giulia, ci si trovasse di fronte a un pallottoliere utile per conteggiare la consistenza dei due opposti schieramenti politici. In aula si è potuto appurare che questa legge nasce monca e non tiene assolutamente in considerazione le rivendicazioni della popolazione regionale a qualsiasi minoranza essa appartenga. Ecco allora limportanza di svolgere unoperazione resiana congiunta e comune per tutelare un patrimonio linguistico storico unico nel panorama mondiale. A cose fatte, oltre a capire e commentare una legge, rimane solamente il rimpianto di non aver partecipato alla difesa del resiano. (Sergio Chinese - presidente Identità e tutela val Resia).

 

- 7 ottobre 2007 - Messaggero Veneto - Tarvisio - Legge di tutela linguistica Moschitz: sono favorevole - L'appello lanciato dal sindaco Renato Carlantoni per l'istituzione di una legge finalizzata alla tutela del quadrilinguismo della Valcanale, in vista delle nuove misure di tutela della sola minoranza slovena adottate dal governo nazionale nell'ambito della legge 38 del 2001, ha aperto il dibattito tra le varie realtà minoritarie del territorio. Ad intervenire sull'argomento è Gabriele Moschitz, presidente dell'Associazione culturale Don Mario Cernet: «Desidero esprimere pieno sostegno alla proposta di Carlantoni - ha affermato - in quanto sono contrario a proposte unilaterali le quali, oltre a creare equivoci, malcontento e discriminazioni, riaprono vecchie ferite tra le nostre genti. L'organizzazione che presiedo - ha spiegato - è nata 10 anni fa con lo scopo di dare voce alle realtà che coltivano la centenaria liturgia slovena del canto corale nelle parrocchie di Camporosso e Ugovizza e tra le proprie fila annovera parte delle realtà canore e musicali attive in Valcanale, tutte aventi come comune denominatore il quadrilinguismo (i Doganirs, il Gruppo bandistico della Valcanale, la Opice Band, la Corale Mangart)». Moschitz è convinto che nel caso in cui le nuove norme della legge 38 venissero attuate, a beneficiarne sarebbero soprattutto una ristretta cerchia di associazioni: «Sarebbe opportuno conoscere a questo proposito - ha precisato - il parere del presidente dell'Associazione culturale slovena Planika, che ha sede in Valcanale, in quanto molto probabilmente, questo nuovo status che andrebbe a crearsi, aumenterebbe i flussi di denaro nelle casse della sua organizzazione, che solo in questi inizi del nuovo millennio - ha concluso - ha già utilizzato, pur senza far sapere in che modo, parecchie centinaia di migliaia di euro di denaro pubblico». (a.c.)

 

- 28 settembre 2007 - Messaggero Veneto - Resia. Una delegazione si è presentata in consiglio regionale a Trieste - Protesta per difendere il resiano - Una folta delegazione di resiani ha partecipato alla seduta del consiglio regionale, in occasione della discussione della legge sulle lingue minoritarie,mentre allesterno del palazzo protestava un gruppo di persone delle Valli del Natisone. «È stata una mediazione, ma è un passo avanti non da poco, considerato che la legge nazionale 482/99 non prevede il resiano tra le lingue minoritarie - affermano con una certa soddisfazione i consiglieri regionali Virgilio Disetti e Giorgio Baiutti, anche se solo a metà, del riconoscimento, di fatto, della variante linguistica della Val resia inserito nella legge per la tutela della minoranza linguistica slovena -. Ci eravamo impegnati a sottoporre il problema al gruppo regionale della Margherita, considerato che il resiano non può essere considerato una variante locale della lingua slovena, ma è ununicum a sè stante. Ed è stato proprio lintervento di Cristiano Degano, presidente del nostro gruppo, a sbloccare una situazione per questo primo riconoscimento della particolarità di questa lingua protoslava. E per questo non possiamo che esprimere la nostra soddisfazione per il sostegno ottenuto dai consiglieri della Margherita. Daltra parte la nostra convinzione - spiega il consigliere regionale Disetti - che la tutela delle lingue minoritarie sia una ricchezza per la nostra Regione, non poteva farci dimenticare anche la storia, la cultura e la lingua che la maggior parte dei cittadini della Val Resia intendono giustamente affermare. Se per i fondi statali a sostegno delle lingue minoritarie si dovranno necessariamente seguire le procedure fin qui adottate - prosegue Disetti - per i fondi regionali, proprio per il riconoscimento avvenuto della variante linguistica della Val Resia, il Comune stesso potrà utilizzarli per promuoverla e valorizzarla. Così, pur non potendo, a causa della sua esclusione dal riconoscimento della legge nazionale 482/99 quale lingua minoritaria, inserirla ufficialmente nellinsegnamento, se il Comune proporrà un progetto di questo tipo avrà la possibilità di avere anche i finanziamenti necessari. È un passo in avanti - concludono i consiglieri regionali Disetti e Baiutti - per dare una risposta concreta alla sensibilità espressa dai resiani».

 

- 25 settembre 2007 - Messaggero Veneto - Slavi del Natisone fra storia e identità - È tornato in questi giorni nelle edicole il libro di don Giuseppe Jaculin Gli slavi del Natisone, ristampato sempre dalle Arti grafiche friulane proprio nel momento in cui con norme legislative nazionali e regionali si tenta di stravolgere la millenaria loro storia e di cambiare la loro identità nazionale italiana, imponendogli ingiustamente la tutela prevista per la vera minoranza slovena di Trieste. Il libro, uno dei pochi che tratta la materia a livello locale, è documentato e descrive ampiamente, a partire dal VII secolo, la storia linguistica, culturale, amministrativa e religiosa degli slavi del Natisone, facendo emergere ancora una volta la profonda loro diversità rispetto agli sloveni di Trieste e Gorizia. Evidenzia, in sostanza, con il confronto delle realtà attuali, che il tentativo di far passare per forza per slovene le comunità slavofone delle valli friulane non potrà avere alcuna pratica applicazione per mancanza di sloveni sul territorio. Risulterà una tutela non fruibile, chiaramente diretta solo allassimilazione e cioè alla distruzione delle storiche comunità linguistiche presenti sul territorio da 14 secoli, chiaramente anche contraria ai principi costituzionali (Servio Mattelig - presidente della Lega della Slavia friulana - San Pietro al Natisone)

 

- 15 settembre 2007 - Messaggero Veneto - Resia - Interventi per la tutela della lingua resiana - «Proprio perchè siamo per la tutela delle lingue minoritarie, confermiamo la necessità della salvaguardia della lingua resiana, lingua protoslava parlata nella Val Resia». È questo limpegno preso dai consiglieri regionali Virgilio Disetti e Giorgio Baiutti nellincontro, avuto recentemente, con Sergio Chinese presidente dellAssociazione identità e tutela Val Resia, proprio ora che in Regione si stanno esaminando le norme per la tutela della minoranza linguistica slovena. «Il disegno di legge di cui è relatrice la collega Bla~ina - spiega Disetti - parla solo della tutela della minoranza slovena e, quindi, penalizza fortemente la popolazione della Val Resia che, nella stragrande maggioranza parla, non lo sloveno, ma il resiano. Erroneamente esso viene considerato un dialetto minoritario dello sloveno, con cui, invece non ha nulla a che fare, mentre autorevoli studiosi lo definiscono una lingua a sè stante, ununicum, ben più antico dello slavo. E' legittima quindi la protesta che in questi mesi ha agitato quelle popolazioni. L'impegno che ci siamo presi non è, quindi, un semplice impegno formale, ma opereremo concretamente affinchè alle popolazioni della Val Resia sia dato il legittimo riconoscimento della loro lingua».

 

- 2 settembre 2007 - Messaggero Veneto - Tutela dello sloveno: sit-in delle associazioni per informare la gente - «Gli sloveni contendono ai friulani Cividale», «Ma quanti sono gli sloveni a Cividale?»: sono, questi, solo due dei numerosi slogan che ieri mattina alcune associazioni e comitati che si battono per la tutela delle parlate slave locali hanno posizionato in piazza Duomo, all'imbocco di Corso Mazzini. La manifestazione, un sit-in informativo - come lo hanno definito gli organizzatori - già promosso a Resia, nelle scorse settimane, e destinato a toccare altri centri della regione, è conseguente all'approvazione, da parte del Consiglio dei ministri, dell'elenco dei Comuni del Friuli Vg in cui saranno applicate le misure di tutela della minoranza linguistica slovena. Fra di essi rientra, appunto, anche la città ducale, «ma la gente - dichiarano i portavoce dei sodalizi - sa ben poco su quelle che saranno le conseguenze dell'inclusione di Cividale, così come delle altre località interessate, nella lista». Non sa, ad esempio - hanno chiarito -, che nei 18 Comuni delle Valli del Natisone, del Torre-Cornappo e della Val Resia rientranti nell'elenco sarà introdotto l'uso della lingua slovena nei rapporti con le amministrazioni comunali, nei tribunali, negli atti pubblici, negli avvisi e nelle pubblicazioni ufficiali; non è a conoscenza del fatto che sono previsti l'uso dello sloveno nelle assemblee civiche, nelle insegne degli uffici pubblici, sulle carte ufficiali del Comune, sul gonfalone, nella segnaletica stradale, l'istituzione di scuole pubbliche con l'insegnamento della lingua slovena e via dicendo. «Il friulano, a Cividale - dichiarano dai Comitati -, sarà insomma meno importante dello sloveno. Forum Iulii o Forum Sloveniae?». «Per la minoranza slovena presente in Friuli Vg - hanno inoltre evidenziato, in un volantino, i promotori dell'iniziativa - è prevista l'erogazione, ogni anno, di ben 10 milioni 622 mila euro, di cui 5 milioni circa solo a vantaggio delle associazioni culturali, sportive e ricreative». (l.a.)

 

- 1 settembre 2007 - Messaggero Veneto - San Pietro al Natisone -Via libera dal ministero alla media bilingue - Listituto comprensivo bilingue si farà e il suo avvio è previsto già con lanno scolastico entrante. Il Ministero della pubblica istruzione ha autorizzato, due giorni fa, l'istituzione di una scuola media bilingue a San Pietro al Natisone, a completamento del ciclo delle primarie con insegnamento in italiano e in sloveno. Lo rende noto il vicepresidente del Consiglio regionale Carlo Monai, che si era interessato alla questione. Liniziativa è stata oggetto di un lungo dibattito, nel capoluogo delle Valli, fra i sostenitori dell'iniziativa e chi, invece, non riteneva opportuna l'attivazione delle medie - su sollecitazione dei genitori dei bambini usciti dalla quinta elementare bilingue. «Giovedì - annuncia Monai, che aveva sottoposto il caso all'attenzione dell'assessore regionale all'istruzione Roberto Antonaz e del sottosegretario Milos Budin - la direttrice della scuola elementare bilingue è stata autorizzata a firmare il decreto di istituzione della classe prima media con insegnamento in lingua italiana e slovena, in attesa che il dirigente scolastico regionale sottoscriva l'atto di istituzione dell'istituto comprensivo bilingue». Nel capoluogo valligiano, dunque, vi saranno a partire da quest'anno scolastico due istituti comprensivi. Il progetto di attivazione delle medie bilingui è stato al centro, come detto - negli ultimi due mesi -, di numerosi interventi e prese di posizione: sul caso si era espressa anche l'Unione dei Comuni di Pulfero, San Pietro al Natisone e Savogna, che aveva prodotto un documento a sostegno dell'iniziativa. Che quest'ultima fosse destinata ad andare a buon fine era stato poi anticipato, nei giorni scorsi, dalla Lista Civica, forza di minoranza all'interno del consiglio comunale del capoluogo delle Valli: ora la notizia è ufficiale. «Un risultato importante - commenta Monai -, che garantisce a numerosi bambini delle Valli ma anche del Cividalese continuità nel loro percorso formativo». La bilingue, infatti, ha sfiorato lo scorso anno (fra materne e primarie di primo grado) i 200 iscritti: gli allievi provengono dall'intero territorio valligiano ma anche da Cividale - in alta percentuale -, Faedis, Moimacco, Povoletto, Premariacco, Remanzacco, Manzano, addirittura Tarcento. (l.a.)

 

- 25 luglio 2007 - Messaggero Veneto - Scuola bilingue, una libera scelta - La signora Lucia Carlig sembrerebbe non appartenere alle categorie dei neo-gladiatori e archeo-slavi che si sono volute esibire tanto nella rubrica Posta dei lettori, pertanto mi sento di dover replicare alle argomentazioni della sua lettera apparsa il 18 luglio, sperando di non tediare gli incolpevoli lettori e acquirenti di codesto giornale. Sono uno dei «grandi che, in nome di unatmosfera che lIstituto comprensivo di San Pietro al Natisone non offre», ha deciso di ritirare dallo stesso liscrizione del proprio figlio esercitando così il primo dei diritti naturali e costituzionali: leducazione dei figli. Ho deciso altresì, come prima di me hanno fatto fin dal 1984 centinaia se non migliaia di genitori delle Valli e del Cividalese, di esercitare un secondo diritto garantito da Costituzione e leggi di tutela degli sloveni, pertanto leggi dello Stato interpretabili solo da giudici e non da avvocati o comuni cittadini , cioè di impartire a mio figlio unistruzione adeguata nella lingua della minoranza slovena cui appartengo. Come liscrizione di mio figlio alla scuola primaria di primo grado a insegnamento sloveno-italiano è stata una mia libera scelta così presumo sia stata una libera scelta liscrizione dei figli della signora Carlig alla scuola primaria di primo grado a insegnamento italiano. Come liscrizione dei figli della signora Carlig allIstituto comprensivo di San Pietro al Natisone è o è stata il frutto di una sua libera scelta, si consenta pure al sottoscritto di esercitare diritti e doveri di genitore iscrivendo il proprio figlio al primo anno di una scuola secondaria di primo grado bilingue in cui si studino come lingue straniere comunitarie linglese e il tedesco (solo per specificare). Sinora mio figlio ha partecipato a tutti gli intervalli delle lezioni, a tutte le uscite sul territorio organizzate dalla scuola, alle attività del Mittelteatro, alle feste di compleanno di quanti hanno voluto invitarlo, è iscritto a una società di ginnastica, frequenta la Glasbena Matica - Scuola di musica e i centri vacanze comunali, gioca in strada con i suoi coetanei, va pure a dottrina e in chiesa: ha e coglie le occasioni di una corretta socializzazione. (Gian Pietro Petricig - San Pietro al Natisone)

 

- 20 luglio 2007 - Messaggero Veneto - Orgoglioso di essere italiano e sloveno - Il 15 giugno è stata pubblicata una lettera dal titolo Minoranza, quegli italiani che si dichiarano sloveni, scritta dalla consigliera comunale di Pulfero Sandra Medves. Essendo stato espressamente citato tra i consiglieri che si sarebbero macchiati, secondo la tesi della Medves, di una specie di tradimento della loro italianità dichiarandosi sloveni, chiedo il diritto di replica. Il sistema (dis)informativo su questioni così delicate, dando spazio a prese di posizione offensive oltre che basate su presupposti falsi e tendenziosi, merita una pubblica denuncia. Non accetto per alcuna ragione che una slovena come me, qual è la signora Medves, anche se lei se ne vergogna, o qualsiasi altro mestatore di professione metta in dubbio la mia identità di cittadino italiano per il fatto che io mi dichiari sloveno. È unoffesa alla mia dignità, una manifestazione dignoranza oltre che di stupida provocazione. Sono stufo di leggere e ascoltare tesi politiche preconcette sostenute con argomentazioni che tendono a mostrare come contrapposte e irriducibili italianità e slovenità nella pacifica comunità slovena delle valli del Natisone. Invito la Medves, assieme a neonate Leghe slave e circoli accoliti, a rileggersi i primi articoli della Costituzione italiana. L'articolo 3 recita: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Dunque per essere cittadini italiani la lingua parlata non fa differenza. Il cittadino italiano, con i doveri e i diritti conseguenti, non rinuncia alla sua lingua, anzi, se oltre a quella italiana ne sa unaltra con ciò arricchisce lo Stato a cui appartiene. Alla Medves non piace dirsi slovena? Si calmi! Si definisca come vuole, ma non lo impedisca a me e soprattutto la smetta di rimestare le manfrine nazionalistiche, ribadite periodicamente sul giornale anche da altri profeti di pubbliche sventure. Nessuno dei consiglieri comunali elencati nello scritto della Medves, i quali hanno dichiarato la loro appartenenza alla comunità slovena in Italia, si è mai sognato di porre ipoteche o equivocare sulla propria italianità e la Medves non se lo deve permettere. Le leggi 428/99 e la 38/01 sono leggi dello Stato italiano? Smettiamola di coinvolgere la Slovenia, che qui non centra! La democrazia permette a tutti di esprimersi liberamente, ma non dimpedire, usando dichiarazioni false e tendenziose, ai cittadini italiani di usufruire dei diritti che sono loro riconosciuti da norme interne e da trattati e convenzioni internazionali. Ribadisco: la Medves e suoi simili mi fanno un torto che non sono disposto più a sopportare passivamente, quando artatamente mettono in dubbio la mia italianità per il fatto che io mi dichiaro, giustamente e orgogliosamente, sloveno. La mia italianità e il diritto alla mia slovenità mi sono riconosciuti non dalla Medves, ma niente meno che dalla Costituzione. Si guardino allo specchio questi paladini di unitalianità falsa e pidocchiosa e si definiscano in base alla lingua dei loro padri: slavi? Natisoniani? Pulferesi? Che scomodino un qualsiasi esperto di lingue slave e comincino a usare il cervello calmandosi un poco! Io personalmente parlo, scrivo, canto in quello che loro chiamano slavo o natisoniano. Loro non lo so. Lunica differenza tra me e loro è che io non mi vergogno delle mie origini, ho superato già da piccolo il complesso dinferiorità che attanaglia loro, per cui rifiutano la loro caratteristica etnolinguistica come Michael Jackson il colore della propria pelle. Ma chi sono poi gli sloveni? Dico, quelli di là dal confine, appestati? E poi, signori, ma vi rendete conto che il mondo sta andando avanti? Tra qualche mese salterà il confine con la Slovenia. Lascio alle loro patologie coloro che rifiutano di riconoscere i giusti diritti di concittadini italiani lo ribadisco che hanno il merito di aver mantenuto un minimo di dignità e rispetto per la propria terra, per la propria cultura espressa tramite la lingua e che, anche se maltrattati, guarda caso, rappresentano una ricchezza in più per lo Stato di cui fanno parte. (Riccardo Ruttar - Capogruppo di minoranza Comune di Drenchia)

 

- 15 luglio 2007 - Messaggero Veneto - Basta pasticci sulle minoranze - Mentre a Cividale del Friuli la sedicesima edizione del Mittelfest propone al pubblico unampia riflessione sui diritti umani ingiustamente calpestati e disattesi, a Trieste il Comitato paritetico previsto dalla legge 38/01 di tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli Venezia Giulia ingiustamente disattende non solo detti diritti umani, ma anche le leggi che li proteggono. Sono state infatti illegittimamente considerate minoranza linguistica slovena, senza alcuna verifica ritenuta necessaria addirittura dal consiglio di Stato e senza il coinvolgimento delle popolazioni interessate, le comunità friulana di Cividale stessa, e slavofona di antico insediamento presenti da 14 secoli nelle vicine valli del Natisone, del Torre e di Resia che mai sono state slovene e mai hanno chiesto di diventarlo. Queste, pur avendo avuto sin dal VII secolo vicende storiche e linguistiche completamente diverse dagli sloveni di Trieste e Gorizia, si trovano ora illegittimamente classificate dal comitato minoranza slovena in Italia. Sorge logica la domanda ai responsabili del Mittelfest 2007, che si svolge proprio a Cividale del Friuli con temi pertinenti, come si conciliano le citate due contrapposte scelte e se spetti anche agli slavofoni delle valli del Natisone, del Torre e di Resia, della provincia di Udine, il legittimo diritto di avere rispettata la propria storica identità italiana. Ciò anche nel rispetto dei principi costituzionali e delle Carta europea dei diritti che tra laltro prevede il rispetto delle diversità. (Sergio Mattelig - presidente Lega della Slavia friulana)

 

- 14 luglio 2007 - Messaggero Veneto - Noi non siamo minoranza slovena - Dopo aver letto diversi articoli apparsi ultimamente sul Messaggero Veneto e non solo, mi sento costretto a chiedere ospitalità per replicare. Chi scrive è un consigliere comunale di Stregna, primo firmatario della richiesta di cancellazione del proprio comune dallelenco di quelli ammessi alla tutela della minoranza linguistica slovena. Questa, a Stregna, non è mai esistita. Esiste invece una comunità linguistica di antico insediamento da oltre 1.400 anni, riconosciuta e tutelata da leggi regionali, che la nostra lista Per il nostro futuro continua a difendere nel rispetto delle aspirazioni più volte palesate dalla popolazione locale. È per ribadire la difesa di detta millenaria realtà linguistica locale che il nostro gruppo consiliare ha chiesto al Comitato paritetico di Trieste di non includere il comune di Stregna tra quelli che si riconoscono nella minoranza slovena, inesistente su questo territorio. Richiesta che vorrebbe anche porre fine alle infinite diatribe fratricide, speculazioni politiche e falsità da troppo tempo presenti sul territorio. Un atto democratico liberamente sottoscritto da un terzo dei consiglieri come contributo per una seria riflessione sulla realtà storica comunale che deve essere tutelata nel rispetto della Costituzione italiana. Quindi nessuna grave responsabilità nei confronti degli sloveni che hanno giustamente diritto a essere tutelati, come tutti, dove sono presenti. Nessun intendimento di arrecare danno economico al Comune. Non siamo masochisti, tuttaltro. Siamo i primi a rivendicare i fondi diretti a sostenere le realtà e i problemi locali. Riteniamo però, e lo diciamo a costo di essere ripetitivi, che tali fondi devono essere spesi solo per la tutela della nostra identità e non per tradurre gli atti comunali in lingua slovena. Infine, contestiamo i riferimenti del tutto dispregiativi nei confronti dei vari circoli culturali. Ne cito alcuni: circolo Jacopo Stellini, Valli San Leonardo e Castagno di Graverò, Salviamo Resia, Po-Nasem Lusevera, Lega della Slavia friulana. Ricordando che questi circoli e associazioni sparsi in diversi comuni valligiani sono nati spontaneamente per volontà della nostra gente che ha anche sottoscritto petizioni a difesa della propria storia, di cultura, lingua e tradizioni, e che soprattutto non ricevono né fondi né ordini né spinte da nessuno e tanto meno dallesterno. Si autofinanziano, non hanno idee impositive e nulla vogliono boicottare. Sono apartitici, aperti a tutti e lavorano alla luce del sole ascoltando semplicemente la gente del luogo. Meritano il massimo rispetto perché lunico loro scopo è quello più volte dichiarato di restare nella storia per quello che sono sempre stati. Con queste finalità riferite alla storia locale, e non altre, è stato chiesto al Comitato di non considerare, senza il coinvolgimento della popolazione, la comunità linguistica storica di Stregna minoranza linguistica slovena come quella di Trieste e Gorizia. (Augusto Crisetig - consigliere comunale e già sindaco di Stregna)

 

- 11 luglio 2007 - Messaggero Veneto - Legittima difesa della mia identità - Mi riferisco anchio alla lettera con la quale il signor Bisiach di Aiello il 28 scorso ha definito il mio intervento del 15 precedente, che rendeva semplicemente noti i nomi dei consiglieri comunali delle valli friulane dichiaratisi eletti di lingua slovena, espressivo di «una marcata e molto strana animosità antislovena» in quanto il mio cognome sarebbe di origine slovena. Trattasi di definizione che a me pare pretestuosa. Infatti è storicamente acquisito che nelle Valli del Natisone, del Torre e di Resia, in provincia di Udine, vivono comunità linguistiche di antico insediamento (a partire dal VII secolo) di origine slava che portano cognomi originari come il mio e che, nel rispetto della propria ultramillenaria storia, si sentono profondamente inseriti nellambito della popolazione friulana, pur conservando gelosamente alcune loro peculiari caratteristiche originarie che chiedono di avere tutela. Pertanto dette comunità contrastano quanti in vari modi, tra cui il dichiararsi improvvisamente eletti di lingua slovena, tentano di assimilarle alla minoranza nazionale slovena di Trieste nella quale non si riconoscono. Quindi da parte mia nessuna animosità antislovena, ma semplice contrasto allassimilazione nello spirito di una legittima difesa della mia identità italiana che fa riferimento alla storia e al mio sentire, confortata dal mio cognome di origine slava e dalle scelte fatte dai miei avi nel 1866 di appartenere allItalia. (Sandra Medves - consigliere comunale di Pulfero)

 

- 7 luglio 2007 - Messaggero Veneto - Perché slovenizzare la mia città? - Appena tornata da una breve vacanza ho trovato, sul Messaggero Veneto, la lettera del signor Giustino Bisiach di Aiello, che mi coinvolge direttamente. Desidero chiarire al signor Bisiach alcune cose che mi riguardano. Il mio cognome? Non ho mai fatto ricerche sulla origine del mio cognome, ma posso affermare con certezza (da documenti notarili) che già mio bisnonno, nato allinizio del 1800, aveva come cognome Specogna: quindi nessun cambiamento nazional-patriottico, come lei crede e afferma. In secondo luogo, secondo il Dizionario dei cognomi del Friuli di Enos Costantini (Messaggero Veneto 2002) si «tratterebbe di un cognome derivato, col suffisso accrescitivo e/o peggiorativo onja (nella grafia italiana ogna), dalla voce dialettale slovena spèh lardo che è un antico prestito tedesco, quindi origine tedesco-slava. Mi domando comunque cosa centri lorigine del cognome con il sentirsi italiano o sloveno? Secondo il suo ragionamento chi a Cividale del Friuli ha un cognome di origine slava dovrebbe sentirsi sloveno? Parrebbe di sì. Ma allora un illustre personaggio come Cavour, si sarebbe dovuto sentire francese, vista lorigine del suo cognome, o il presidente francese Sarkosy dovrebbe sentirsi ungherese, dal momento che suo padre (pensi suo padre, non i suoi antenati!) fuggì dallUngheria comunista poco più di sessantanni fa e invece mi sembra che si senta molto francese! Sentimenti antisloveni? Non ne posseggo, ma mi sembra assolutamente disonesto modificare la storia a vantaggio di una minoranza tutta da verificare. Forse lei, signor Bisiach, non conosce la legge 38/2001 che favorisce in maniera incredibile una minoranza slovena che non vuole essere contata (chissà perché!), non solo economicamente parlando (milioni di euro lanno solo per loro! E per i friulani?), ma anche modificando la friulanità di Cividale del Friuli, cioè slovenizzandola, inventando una toponomastica slovena nella mia città (che dovrebbe diventare Cedad e non più Cividat!) non esistono nomi sloveni, perché non è mai stata abitata, in tutta la sua storia, da sloveni , esponendo la bandiera slovena sul palazzo municipale, assumendo interpreti (per chi?) negli uffici pubblici, inserendo uno sloveno nelle commissioni comunali, e così via. In conclusione, quindi, posti riservati a sloveni e tanti, tanti soldi a pochi, pochi sloveni. E tutto questo solo per una minoranza slovena che dovrebbe essere tradizionalmente presente con una consistenza almeno del 15%, ma che non lo è sicuramente a Cividale del Friuli. Perché, ripeto, questa minoranza non vuole essere censita? E intanto... i friulani stanno zitti, zitti! I miei antenati? I miei bisnonni (a quanto mi raccontava mia nonna) si sono sempre considerati e sentiti italiani, quindi non potevano «cancellare la loro identità che certamente era slovena, anzi, illirica (?)» come afferma lei, perché la loro identità è sempre stata italiana, anche se in famiglia la lingua prevalentemente parlata era il natisoniano parlata delle Valli del Natisone che non è certo la lingua nazionale slovena. Un tanto per una giusta informazione e per correggere uninterpretazione personale e distorta delle mie affermazioni. (Piera Specogna - Cividale del Friuli)

 

- 16 giugno 2007 - Messaggero Veneto - Cividale è tutta friulana - In riferimento alla recente lettera pubblicata con il titolo A Cividale non cè minoranza slovena, vorrei rincuorare la signora Piera Specogna che, sulla questione della friulanità di Cividale, mi trova completamente daccordo. Alla prossima riunione del Comitato istituzionale Paritetico per i problemi della minoranza slovena fissata per venerdì mattina in cui sarà adottata la delimitazione del territorio di lingua slovena in particolare, credo sia doveroso richiamare lattenzione dellopinione pubblica e delle istituzioni tutte sulla possibilità che fra i Comuni delimitati sia inserito anche quello di Cividale del Friuli (come richiesto da 8 consiglieri comunali su 20 di Cividale nel 2003: Emilio Fatovic, Enrico Minisini, Carlo Monai, Paolo Moratti, Giovanni Pelizzo, Marino Plazzotta, Mauro Pascolini e Domenico Pinto). A tale proposito ritengo necessario sottolineare concordando appieno con quanto scritto dalla signora Specogna e recentemente comunicato ufficialmente al Comitato paritetico dal sindaco di Cividale, Attilio Vuga, e dai consiglieri comunali che lo sostengono che linserimento della stessa cittadina in tale delimitazione costituirebbe un grave violazione della stessa legge 38/2001 sulla tutela degli sloveni, in quanto in tale territorio non sussiste la tradizionale presenza della minoranza slovena richiesta dallarticolo 4 della citata legge. Tale richiesta si fonda, quindi, su motivazioni estranee al fatto puramente storico, linguistico e culturale. Ritengo quindi che linserimento di Cividale, lantica Forum Iulii, da cui deriva il nome del Friuli, nel territorio slovenofono sia un atto che viola profondamente oltre che la lettera anche gli stessi principi su cui si fonda la legge 38/2001, volta a tutelare la minoranza slovena solo ed esclusivamente ove essa risulti presente. Su ciò si è espresso molto chiaramente anche il Consiglio di Stato nel 2004. Un tale atto, pertanto, rischierebbe di inficiare tutto il lavoro svolto dal Comitato paritetico in questi anni. Ribadisco infine che lamministrazione provinciale di Udine, come già avvenuto negli ultimi anni, continuerà a impegnarsi per sostenere la cultura e gli idiomi propri delle comunità storicamente presenti sul suo territorio. In particolare, per quanto riguarda le comunità delle Valli del Natisone, del Torre, di Resia e della Valcanale, lavoreremo verso una politica di rafforzamento della loro specifica individualità linguistica e storica. Mentre in altri comuni della pedemontana vi sono, a fronte di una compatta maggioranza friulana dei centri abitati della pianura, alcune frazioni in quota che appartengono allarea slovenofona, questo non avviene nel comune di Cividale dove tutte le frazioni, anche le più periferiche e orientate verso le valli, sono sicuramente friulanofone. Certo, vi sono abitanti delle Valli che sono immigrati in città, ma questo non vuol dire che Cividale sia parzialmente slovena. A meno che lo stesso non si possa dire per città come, a esempio, Udine, San Giovanni al Natisone e Manzano. (Marzio Strassoldo - presidente della Provincia di Udine)

 

- 15 giugno 2007 - Messaggero Veneto - Quegli italiani che si dichiarano sloveni - Lapplicazione della legge 38/2001 (Norme per la tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli Venezia Giulia) è prevista nel territorio in cui la minoranza è tradizionalmente presente, su richiesta di almeno il 15% dei cittadini iscritti nelle liste elettorali, o su proposta di un terzo dei consiglieri dei Comuni interessati. Tali richieste, valutate dal Comitato Paritetico vengono inserite in una particolare tabella. La richiesta di tutela della minoranza slovena, con lo scopo di beneficiare dei fondi messi a disposizione dalla legge, è stata presentata in tutti i 18 comuni della provincia di Udine da un terzo dei consiglieri comunali, che non hanno coinvolto, furbescamente, la popolazione, ma lhanno messa di fronte al fatto compiuto, perché sarebbe stato difficile reperire il 15% di elettori disponibili a dichiararsi di nazionalità slovena. Infatti i consiglieri comunali delle Valli del Natisone, Torre, Cornappo e Resia che si sono dichiarati eletti di lingua slovena, in questo modo, hanno affermato che non solo loro, ma anche almeno il 15% degli elettori del proprio comune, sono cittadini italiani di nazionalità slovena, parlanti la lingua slovena, mentre, in realtà, non si sono mai presentati ai loro elettori, ne prima, ne durante, ne dopo la campagna elettorale, come rappresentanti di una minoranza slovena presente sul territorio comunale. Per questo è opportuno che gli elettori conoscano i nomi dei consiglieri comunali che si sono dichiarati eletti di lingua slovena: nessun consigliere nei comuni di Cividale, Attimis, Faedis, Nimis, Prepotto, Resia, Tarvisio e Torreano; 4 a Drenchia: Emanuela Cicigoi, Michele Qualizza, Michele Coren e Riccardo Ruttar (questi ultimi due non residenti nel comune!); 5 a Grimacco: Lucio Paolo Canalaz, Giuseppe Crainich, Alessandro Feletig, Angelina Gariup, Gianpaolo Pauletig; 5 a Savogna: Germano Cendon, Lorenzo Cernoia, Renata Cromaz, Romano Franz, Fabio Trinco; 6 a Stregna: Matteo Balus, Antonietta Maria Berto, Davide Clodig, Caterina Dugaro, Claudio Garbaz, Manuela Lepera; 7 a Pulfero: Pio Coren, Mario Domenis, Piergiorgio Domenis, Giorgio Guion, Gabriele Manzini, Mario Miscoria, Giuseppe Specogna; 5 a S. Pietro al Natisone: Simone Bordone, Bruna Dorbolò, Fabrizio Dorbolò, Luca Manig, Giuseppe Manig; 3 a San Leonardo: Beppino Crisetig, Stefano Predan, Francesco Paolo Tomada; 3 a Taipana: Elio Berra, Arturo Blasutto, Fabrio Micheliza; 3 a Lusevera: Mara Cerno, Marina Gelleni, Giordano Micottis; 1 a Malborghetto: Alessandro Oman. Avete notato che tutti questi consiglieri, che si sono dichiarati eletti di lingua slovena, possiedono tutti, ripeto tutti, nessuno escluso splendidi nomi italiani e non sloveni? E quanti di questi sono in grado di parlare, leggere e scrivere in sloveno e sono disposti a dimostrarlo praticamente? E si dichiarano eletti di lingua slovena! Ogni ulteriore commento è superfluo. (Sandra Medves - consigliere comunale di Pulfero)

 

- 14 giugno 2007 - Messaggero Veneto - A Cividale non c'è minoranza slovena - Ho letto con interesse il resoconto de La Fraie de Vierte della Società filologica friulana, giornata di amicizia e cultura, ma anche di orgoglio friulano che si è svolta nella giornata di domenica 10 giugno a Paularo, alla presenza del presidente dottor Lorenzo Pelizzo e del presidente della provincia professor Marzio Strassoldo. Una festa fra canti, presentazioni, premiazioni, messa in friulano, promozione della lingua friulana. E allora mi sono chiesta: perché questi autorevoli personaggi non hanno fatto niente per difendere la friulanità di Cividale del Friuli, città che ha dato il nome a tutto il Friuli? Il Comitato istituzionale paritetico di Trieste, infatti, sta procedendo allapprovazione della tabella in cui Cividale del Friuli figura fra i comuni in cui tradizionalmente è presente una minoranza linguistica slovena, che deve essere protetta. Mi domando allora: come mai il presidente della Filologica, che è un cividalese, e il presidente della Provincia, che è un attento assertore della friulanità, non si sono attivati per far sentire la loro voce contro un progetto a dir poco assurdo, perché loro sanno benissimo che a Cividale, mai nella sua storia, è esistita, né esiste una minoranza slovena? Perché non hanno alzato la voce, perché non hanno protestato contro una richiesta di otto consiglieri comunali di Cividale, che non parlano, non capiscono, né sono stati eletti come rappresentanti della minoranza slovena, ma che hanno chiesto che Cividale del Friuli venga inserita in questa tabella, non perché esista una minoranza slovena tradizionalmente presente (così richiede la legge 38/2001!), bensì per il Mittelfest (nome tedesco e non certo sloveno!), per lospedale transfrontaliero (di cui non si parla più!), per lingresso della Slovenia in Europa? Si sono domandati, nel caso questa richiesta venisse accolta, quale lingua verrà adoperata, per esempio per le tabelle stradali, o per il nome delle vie, o per le indicazioni turistiche, o negli uffici pubblici: il friulano che è una lingua regionale protetta, o lo sloveno che è una lingua nazionale protetta? E quale bandiera dovrà sventolare sugli edifici pubblici, accanto a quella italiana, quella del Friuli o quella della Slovenia (articolo 6 della legge regionale 27 novembre 2001 nº 027)? Sono piccole cose, che, penso, la gente non apprezzerà, anche perché di sloveni, o meglio di coloro che si dichiarano cittadini italiani di nazionalità slovena, a Cividale ce ne sono ben pochi (lo abbiamo visto dal numero di moduli, in lingua slovena soltanto 1 , richiesti per il censimento del 2001). E noi per questo uno, o per qualcuno in più, dovremmo rischiare di perdere la nostra friulanità? Non è forse giunto il momento di prendere posizione per la difesa della nostra storia, della nostra cultura e delle nostre tradizioni? (Piera Specogna - Cividale)

 

- 29 maggio 2007 - Messaggero Veneto - La gente scelga con un referendum - Intervengo sulla prossima applicazione della legge 38/01 di tutela della minoranza linguistica slovena anche nelle valli del Resia, del Torre e del Natisone in provincia di Udine. Ricordo che è storicamente acquisito che sul territorio delle citate Valli vivono da 14 secoli popolazioni di origine protoslava che ancora oggi parlano un idioma slavo e si tramandano oralmente tradizioni peculiari e specifiche. Non va ignorato il sentimento di solidarietà che unisce tali popolazioni allo scopo, più volte esternato anche con petizioni, di preservare la loro storia, la loro lingua e le loro tradizioni. E da non ignorare che la legge 38/01 di tutela della minoranza linguistica slovena è prevista, come logico, solo dove la minoranza stessa è tradizionalmente presente. Presenza che nelle Valli non è stata mai attestata da alcun atto pubblico, né evidenziata da alcuna petizione popolare. Nessuna associazione culturale locale si è mai dichiarata rappresentante della minoranza linguistica slovena. È irrilevante, per lapplicazione della citata legge, che lAssociazione italiana slavisti sostenga che i dialetti parlati lungo la fascia di confine in provincia di Udine appartengono scientificamente alla lingua slovena e che di conseguenza i parlanti tali dialetti sono sloveni. La legge tutela la lingua slovena dove gli sloveni sono presenti e non i dialetti delle Valli che con tale legge subirebbero la distruzione. Appare pertanto privo di qualsiasi giustificazione dichiarare ignoranti e ridicoli quei valligiani del Resia, del Torre e del Natisone che non si riconoscono nella minoranza slovena di Trieste e Gorizia e chiedono una legittima specifica tutela, nel rispetto dei principi costituzionali e delle norme internazionali. Ciò anche perché le loro pecualiarità erano già tutelate, fino al 2001, separatamente dalla minoranza slovena, dalla legge regionale 46/91, art. 2 bis. Comunque, per evitare ulteriori contrapposizioni arroganti, dannose per tutti, e per favorire i lettori a conoscere meglio, anche tramite i giornali, le realtà storiche e linguistiche locali, sarebbe bene fare riferimento al principio del reciproco rispetto e del democratico confronto delle parti. Alle comunità linguistiche autoctone interessate, comunque, la decisione finale di scegliere, secondo coscienza, con un referendum, a chi appartenere, dove riconoscersi. (Sergio Mattelig - Lega della Slavia friulana - San Pietro al Natisone)

 

- 26 maggio 2007 - Messaggero Veneto - Legge di tutela e finanziamenti - Abbiamo letto di recente sul Messaggero Veneto che lassociazione Identità e tutela Val Resia si sta preparando ad andare a Trieste, per laudizione davanti alla VI Commissione del consiglio regionale che discuterà sul disegno di legge numero 205 riguardante La tutela della minoranza linguistica slovena in Friuli Venezia Giulia. Abbiamo capito che la visita a Trieste per Identità e tutela Val Resia viene intesa come una gita turistica, considerato, a detta di loro, che sarà arduo che le loro istanze vengano accolte. Se le cose stanno così, o uno va a Trieste con argomenti e suggerimenti credibili e realistici, consapevole che, se è così, il legislatore sarà attento e disponibile a recepire migliorie al testo di legge, oppure è meglio stare in casa per non incorrere in sgradevoli figuracce che potrebbero nuocere allintera comunità resiana. Si pensava che questo comitato, anche se aspetta ancora documenti ufficiali e pareri autorevoli di linguisti che attestino la nostra particolarità, fosse nato per tutelare la resianità della valle e il resiano, invece scopriamo che vogliono andare a Trieste perché sono interessati ai 60 milioni di euro di cui larea confinaria beneficerà da questa legge. Non ci sorprende visti i precedenti con la legge 38/01, quello che stupisce è che ripetono sempre che le leggi di tutela sono nefaste per la nostra comunità e che non bisogna vendersi per un piatto di lenticchie. Parlano bene e poi razzolano male. Fa piacere che abbiano finalmente capito la differenza tra una minoranza nazionale e una minoranza linguistica e che la nostra valle ha avuto nei secoli passati percorsi storici diversi, dalle altre aree confinarie di Gorizia e Trieste. Meglio capirlo tardi che mai. Hanno anche dimostrato di essere ottimi acrobati, perché fino a poco tempo fa a Resia non cerano sloveni, ora sostengono che cè una esigua rappresentanza, non vorremmo ritrovarci fra un anno tutti sloveni. Come mai questa ambiguità? Il richiamo dei soldi è sempre molto convincente. In secondo luogo, dobbiamo considerare che questa associazione, nata appena cinque mesi fa per tutelare la nostra identità (ma il vero obiettivo è quello di prepararsi alle prossime elezioni comunali), è stata accolta in valle con molto scetticismo. Uno, perché composta da gente che abita fuori valle e, due, perché per avere visibilità in questi mesi hanno usato larma della sensibilità che i resiani hanno nei confronti della loro storia e della loro cultura, paventandone la scomparsa a causa di queste leggi di tutela, cose completamente false, ma che sono state riproposte come quattro anni fa. Ma la gente la puoi prendere in giro una volta sola, come è stata presa nel 2003. La seconda volta invece la gente dubiterà, come sta facendo nei confronti di questa nuova associazione che ha unidentità ambigua, ma degli obiettivi elettorali e propagandistici molto chiari. (Dino Valente - Oseacco di Resia)

 

- 18 maggio 2007 - Messaggero Veneto - L'identità della Val Resia - Identità e Tutela Val Resia si sta preparando per laudizione che si svolgerà a Trieste davanti alla VI commissione del consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia. Tale commissione entro la metà di giugno dovrà licenziare il disegno di legge nº 205 riguardante la tutela della minoranza linguistica slovena nelle province di Trieste, Gorizia e Udine. Siamo impegnati non solo a raccogliere documenti ufficiali che attestano il percorso storico di Resia scevro da legami con lattuale Slovenia o ex Jugoslavia, ma soprattutto a dimostrare, con scritti autorevoli di linguisti usciti in tempi non sospetti, che il resiano è una lingua di antico ceppo slavo parlata da una comunità che nei secoli si è completamente inserita nella vita del territorio a cui apparteneva. Va ribadito altresì che questa comunità, come quelle della fascia confinaria della provincia di Udine, non costituisce una minoranza nazionale slovena, come invece lo sono gli sloveni del Carso triestino e del Goriziano in quanto separati dalla nazione slovena per effetto del Trattato di Rapallo, con il quale vennero definiti i confini orientali del Regno dItalia, nel 1920. A tal proposito sarà arduo convincere i componenti la sesta commissione perché gli interessi in gioco non sono solo politici, ma soprattutto di carattere economico, visto che ci sono sessanta milioni di euro da distribuire nei comuni, compresi nella fascia confinaria con la Slovenia e inclusi nella legge nazionale nº 38/01 concernente la tutela della minoranza linguistica slovena. Questi sessanta milioni di euro di contributi, messi a disposizione dallo Stato italiano, verranno però gestiti e distribuiti secondo le disposizioni dellattuale progetto di legge nº 205 da due organizzazioni: la Slovenska Kulturno - Gospodarska Zveza e la Svet Slovenskih Organizacij, riconosciute come organismi di riferimento della minoranza linguistica slovena. Lassociazione Identità e tutela Val Resia chiederà dunque in commissione che al resiano sia data pari dignità e che i fondi, già previsti, le vengano comunque assegnati così come avviene per le altre realtà linguistiche storiche e minoritarie italiane: i Mòcheni, i Cimbri, i Ladini, gli Albanesi , i Croati, i Catalani, i Timavesi, i Saurani etc, riconosciuti autonomi. Il disegno di legge nº 205 è un inno alla slovenità, nella quale noi non ci riconosciamo; è un grande regalo che lo Stato italiano concede alla minoranza slovena che, nel territorio delle Valli del Natisone, del Torre e della Val Resia, è talmente esigua da non giustificare ladozione di tali misure di protezione. (Identità e tutela - Val Resia)

 

- 17 maggio 2007 - Messaggero Veneto - Tutela delle lingue: sabato un incontro sullo sloveno - Resia - Il disegno di legge numero 205 del 2006 sulle Norme regionali per la tutela della minoranza linguistica slovena sarà al centro di un incontro organizzato per sabato alle 20 dallamministrazione comunale di Resia. Nella sala del Consiglio comunale si discuterà dei contenuti del disegno di legge regionale di prossima approvazione e più in generale della specificità della minoranza resiana e del quadro normativo in cui essa è inserita. Lobiettivo degli amministratori di Resia è infatti quello di ottenere il riconoscimento ufficiale della specificità resiana. Un argomento che negli ultimi mesi ha animato lopinione del piccolo comune del Canal del Ferro, con alcuni amministratori che hanno lanciato lallarme per un presunto pericolo corso dallidentità italiana in valle. Una posizione respinta con fermezza dal sindaco Sergio Barbarino, che ha ribadito più volte come la realtà resiana, in quanto unica, non potrà essere assimilabile a qualsiasi altra. La popolazione locale, a suo parere, si sente friulana e italiana, ma alla luce delle proprie specificità, ha intenzione di farsi riconoscere in quanto comunità resiana. Ciò non toglie comunque, come ha messo in luce da Barbarino, che possano esserci rapporti «di buon vicinato» con la Slovenia. «Conoscersi e capirsi meglio - ha scritto di recente Barbarino sul Giornale di Resia - non può che produrre sia nel breve che nel lungo periodo, frutti positivi per lo sviluppo di territori fisicamente confinanti e spesso afflitti dai medesimi problemi, per i quali la conoscenza linguistica potrebbe di più e meglio aiutare a risolvere i non pochi problemi dordine pratico, come la possibilità di comprensione verbale diretta, senza bisogno di traduttori». Lincontro di sabato è rivolto soprattutto ad amministratori, associazioni e singoli cittadini. Tra i temi trattati, lemanazione da parte della Repubblica Italiana delle leggi numero 482/1999 per la tutela delle minoranze linguistiche storiche e numero 38/2001 per la tutela delle minoranze linguistiche slovene, con particolare riferimento al disegno di legge regionale numero 205 finalizzato alla tutela della minoranza slovena presente in Regione nelle province di Trieste, Gorizia ed Udine. (a.c.)

 

- 18 aprile 2007 - Messaggero Veneto - Minoranza slovena: i sindaci chiedono maggiori tutele - Attimis - Un appello per una maggior tutela delle comunità linguistiche slovene della provincia di Udine, mediante la modifica della nuova legge regionale sulla tutela della minoranza linguistica slovena è arrivata da Attimis, dove la scorsa settimana si sono riuniti i sindaci dei comuni interessati. Se il sindaco Oman, di Malborghetto Valbruna, aveva già trasmesso le sue osservazioni, per discutere di una eventuale proposta volta alla tutela dei dialetti afferenti al ceppo sloveno della nostra provincia sono intervenuti, ad Attimis, Firmino Marinig presidente Uncem, Camillo Zanuttig assessore di Prepotto, Alessandro De Bellis, per Lusevera, Cristiano Shaurli per Faedis, il vicesindaco di Stregna Davide Clodig e i sindaci di Taipana, Elio Berra, di Pulfero, Piergiorgio Domenis, di Attimis Maurizio Malduca. Si è in particolare discusso se spingere su una tutela attraverso il veicolo dellistituzione e della formazione scolastica, oppure se la chiave giusta per mantenere e salvaguardare la ricchezza e la varietà dei dialetti, in particolare afferenti alle famiglie del Nediako, del Terako e del Rezjansko. Nella sua introduzione, Marinig ha sottolineato come:«Lo stato di degrado dei dialetti sloveni parlati tuttora nelle Valli del Natisone, del Torre e nella val Resia e val Canale ha raggiunto un grado di declino linguistico così preoccupante da richiedere una particolare attenzione. È necessario, pertanto, riconoscere nel disegno di legge una sezione speciale che riguarda solo la lingua nelle sue varietà dialettali Nediako, del Terako e del Rezjansko parlate nella Slavia friulana». (b.c.)

 

- 21 marzo 2007 - Messaggero Veneto - Altomonte: «Mille firme per non sentirsi sloveni» - Polemica sull'identità resiana - Resia - Non si placano a Resia le polemiche sullidentità della comunità locale. La minoranza resiana rappresenta unisola linguistica a sé o deve essere compresa tra le varianti della lingua slovena? Su questo punto si sono susseguiti gli interventi di amministratori, associazioni e cittadini, che in alcuni casi sono sfociati in atti di censura verso alcuni consiglieri comunali e in scritte sui muri contro la Slovenia. A tornare sullargomento è il consigliere di minoranza, Carlo Altomonte. «Questa questione va discussa e risolta pubblicamente, e non continuamente rimandata. Anchio come tutti, auspico che il resiano sia salvaguardato. Il problema però è un altro, è cioè che che pur di ricevere i notevoli fondi messi a disposizione da Stato e Regione, si fa passare Resia come minoranza slovena. A questo proposito - ha aggiunto Altomonte - in pochi sanno che nel 2003 il sindaco Barbarino, ha firmato un documento ufficiale nel quale dichiarava che il 90% della popolazione resiana apparteneva alla minoranza slovena». Il consigliere di minoranza risponde poi alle accuse lanciate da Barbarino:«Stando alle parole del sindaco, io vorrei svilire l'identità resiana. Perché? Per il solo fatto di aver avuto il coraggio di denunciare che Resia non è una minoranza slovena? Il sindaco su tale questione è già stato sfiduciato e smentito ma non dal sottoscritto, ma dalla popolazione resiana, che nel 2004 presentò mille firme contro l'appartenenza alla minoranza slovena». (a.c.)

 

- 11 marzo 2007 - Messaggero Veneto - Il sindaco Barbarino: messa in discussione lonorabilità della comunità - Resia, il consiglio censura Pacilio - Resia - Il consiglio comunale di Resia ha censurato i comportamenti tenuti negli ultimi mesi dal consigliere Franco Pacilio considerandoli «lesivi della dignità e dellonorabilità della comunità resiana». La decisione è arrivata al temine dellultima seduta del consiglio, e ha trovato consensi non soltanto tra la maggioranza guidata dal sindaco Sergio Barbarino, ma anche tra la minoranza che ha prodotto un documento simile a quello poi approvato (con esclusione di Franco Pacilio e Carlo Altomonte, direttamente interessati dalla questione). Motivo del contendere, le polemiche scaturite nelle scorse settimane sul presunto tentativo di voler svilire lidentità italiana di Resia privilegiando quella slovena. «Da due mesi e mezzo - ha affermato Barbarino - Pacilio e Altomonte non fanno altro che denigrare il lavoro svolto dallamministrazione comunale, affermando cose gravissime non soltanto sugli organi di stampa, ma anche su internet, attraverso la voce del comico Beppe Grillo e in seno al consiglio comunale, ledendo la dignità della maggioranza dei cittadini resiani. Vanno affermando - ha aggiunto - di aver subito vessazioni e intimidazioni, violazioni di domicilio e persino della posta. Tutti fatti che sono stati denunciati alla Polizia di stato, al Commissariato di pubblica sicurezza di Tolmezzo e alla Procura. E perché non ai nostri carabinieri responsabili di zona?». Barbarino ha poi voluto far riferimento all'identità resiana: «Resia è dei resiani, come tutta la cultura, gli usi e i costumi, la lingua e le tradizioni. Il consigliere Pacilio e altri, con il clima avvelenato che si è creato, stanno giocando pesante in una prospettiva politica di difficile lettura, ma sono convinto che saranno chiamati a rispondere in prima persona con i cittadini di questa campagna autolesionista per la Val Resia. Un gioco elettorale preparatorio per le prossime elezioni comunali? - si è chiesto Barbarino -. Una tesi difficile da sottoscrivere, ma che nel caso in cui fosse dimostrata, credo lelettorato saprà giudicare la scellerata scelta di dividere la gente resiana». (a.c.)

 

- 4 marzo 2007 - Messaggero Veneto - Nelle Valli non si parla sloveno ma un idioma di origine slava - Il signor Mario Simaz di San Leonardo, nella sua lettera dal titolo Parlare sloveno nelle Valli, un dono ricevuto dai genitori, pubblicata il 23 febbraio, nel tentativo di giustificare la dichiarata sua appartenenza alla minoranza slovena, a suo dire avente il sacrosanto diritto di ricevere i programmi tv redatti per tale minoranza, definisce slovena la sua lingua materna appresa dai genitori, mentre è storicamente acquisito che gli autoctoni nostri genitori hanno sempre parlato nellambito familiare e religioso solo un idioma locale di origine slava. Non è però la prima volta che al termine sloveno, che secondo il vocabolario della lingua italiana vuol dire abitante della Slovenia, lingua del gruppo slavo parlata in Slovenia, viene attribuito dai pochi locali dichiaratisi della minoranza slovena cui ora si aggiunge anche il Mario Simaz, il significato di nazionalità slovena, cioè di appartenente alla Slovenia. Sono convincimenti e affermazioni personali che però non trovano riscontro nella millenaria realtà linguistica e culturale delle Valli del Natisone, del Torre e di Resia, nel nedisco, tersco e resiansco, e che comunque non giustificano lapplicazione delle leggi di tutela delle minoranze linguistiche espressamente prevista solo dove le minoranze stesse siano «storicamente radicate» o «tradizionalmente presenti». Nel particolare, per le citate Valli friulane dove la minoranza slovena, nei fatti, non è stata mai riconosciuta presente, imporne ora la tutela vorrebbe dire violare i principi costituzionali e favorire la distruzione delle millenarie realtà locali, ingiustamente ora rimaste prive di qualsiasi tutela e da tutti riconosciute completamente diverse dalla minoranza nazionale slovena di Trieste e Gorizia. Vorrebbe dire imporre una tutela non azionabile e non fruibile per mancanza di utenti. Uno spreco ingiustificato di denaro pubblico. Un grosso problema ormai risolvibile solo con il censimento, come è stato fatto in Austria per gli sloveni e in Slovenia per gli italiani. Circa la costrizione alla scuola italiana dei giovani di una volta delle valli, citata dal Mario Simaz, è da tenere semplicemente presente che le popolazioni di origine slava, giunte nelle valli friulane 1.300 anni fa, nel 1866 scelsero plebiscitariamente di appartenere allItalia. Infine non trova riscontro nella realtà laffermazione che i circoli culturali come il Valle San Leonardo non avrebbero fatto assolutamente nulla per difendere la nostra lingua e tradizioni. Essi, come è risaputo, hanno invece per prima cosa evitato 60 anni fa lesodo dalle valli friulane e poi sempre difeso alla luce del sole, lealmente e con grande rispetto della realtà storica e linguistica quanto di originario le popolazioni autoctone delle Valli del Natisone, del Torre e di Resia hanno voluto e saputo conservare e tramandare fino ai giorni nostri, nello spirito della tradizione. (Sergio Mattelig - portavoce della Lega slava della Slavia friulana San Pietro al Natisone)

 

- 3 marzo 2007 - Messaggero Veneto - Il popolo resiano non è sloveno - Ricordo unalba di gennaio di alcuni anni fa. Mi ero appena svegliato nella tenda rossa da alpinista adagiata sulla neve del Canin. Indossai gli scarponi ghiacciati e con la mano un po lenta aprii lingresso del mio rifugio. Credo che forse mai più rivedrò uno spettacolo così bello. Una valle adagiata nel silenzio e illuminata da una luce limpida tinta di azzurro e verde, come fosse riflessa dai boschi profumati e dalle acque vive che le danno lanima. Questa è la Val Resia ed è stretta al mio cuore da un legaccio robusto fatto di ricordi dei miei cari che sono nati lassù, di ideali che troneggiano sui duemila di roccia, di emozioni e pace che provo camminando per le vie dei paesi. Mi ricordo anche che, ammirando quellalba di gennaio sulla valle, pensai per un attimo di essere solo di fronte a tanta bellezza. Credo che anche i nostri antenati, quando posarono il piede su questa terra per la prima volta, provarono emozioni simili sapendo però in fondo ai loro cuori che tanto ben di Dio richiedeva un lavoro più duro e una vita più sacrificata che altrove. Eppure rimasero lì e crebbero con la loro unica lingua e cultura fino ad arrivare a oggi. Ed è un rutto bestiale quello che ho sentito rimbombare negli ultimi periodi. La Val Resia sta per essere venduta, la sua identità calpestata in nome di denari, le origini dei nostri avi mistificate e il libro della storia riscritto infangando quegli eroi, tutti quei cittadini di Resia che vissero in valle durante la seconda guerra mondiale e, dopo aver sofferto bestialmente la miseria più cruda, decisero nella loro unicità culturale di voler far parte dellItalia. Resia sarà minoranza slovena anche se non ha niente in comune con quello Stato! I resiani sono, a detta delle carte ufficiali siglate da alcune persone, sloveni per la stragrande maggioranza! Siete contenti di tutto ciò resiani? Stanno cancellando la vostra unicità e pure vi stanno allontanando dalla Patria Italia. Tutto questo per sparuti individui che vedono ideologicamente lunione con la Slovenia (un Paese al quale porto rispetto) una manna per la valle. Per non parlare che vogliono issare la bandiera slovena in municipio! La salvezza di Resia sta nella conservazione delle autentiche radici dei nostri padri! Altrimenti a lungo andare tutto verrà perso. Resiani di ogni sesso ed età, non abbiate paura a far sentire la voce, non abbiate paura di niente quando dite la verità e professate il vostro amore per Resia. Sarete come mille leoni ruggenti! (Tommaso Zuzzi - Pagnacco)

 

- 28 febbraio 2007 - Messaggero Veneto - Aspettiamo da 50 anni i programmi tv in sloveno - Programmi tv in sloveno imposti in provincia di Udine? Sono solo cinquantanni che li aspettiamo. Può darsi che a qualcuno piacciano poco, ma non per questo si possono fare discorsi fantasiosi e fuori della realtà. Mi riferisco alla lettera del signor Renato Simaz del 20 febbraio scorso. Sulla stessa pagina, lo stesso giorno, è stata pubblicata una nobile lettera intitolata Ingiustizia e vendetta sul confine orientale. Leggendola attentamente si comprenderà perché oggi, a sessantanni dalla fine della guerra, alcuni guardino alla minoranza slovena che vive nel Friuli orientale con gli occhi di allora. Cè un gruppo di persone che ripete in continuazione discorsi triti e ritriti da mezzo secolo solo per creare confusione. Per coprire la realtà e continuare nella demolizione della nostra comunità (sarebbe interessante conoscere quale parola si dovrebbe usare, per esempio, per definire il crollo del numero dei cittadini di Drenchia/Dreka passati da 1.600 a poco più di un centinaio). Nel Friuli orientale molti, a mio avviso moltissimi, desiderano continuare a parlare in sloveno, dialetto ovviamente, e accrescere la propria cultura; altri non ne voglio sapere e pensano che lassimilazione sia il non plus ultra - e infine ci sono quelli che non nutrono proprio nessun interesse per largomento. Sono tutte posizioni rispettabilissime. Che nelle Valli si usi un dialetto sloveno lo sappiamo tutti noi che ci viviamo, lo attestano gli esperti in linguistica, con buona pace del maestro Renato Simaz, ed è stato riconosciuto con ben due leggi dal Parlamento italiano. Poi, poiché non desideriamo ridurci in un ghetto di emarginati, è logico che gli sloveni vogliano ampliare le proprie conoscenze e la cultura. Con il mezzo più normale: la lingua e tutti i media collegati. Provi qualcuno ad andare a Capodistria e proponga che al posto della lingua italiana sinsegni listro-veneto: vedremo come andrà a finire. Tutti, nessuno, mai, sempre sono parole che andrebbero usate con parsimonia. Specie se in contesti discutibili. «Non risulta che le popolazioni... abbiano mai chiesto trasmissioni televisive in lingua slovena» scrive. Certo che lhanno chiesto, centinaia di volte, enti pubblici, associazioni, circoli, singoli. Personalmente quando ero sindaco per ben due volte, in modo formale, e con il completo appoggio del consiglio comunale. Di più: se in molti paesi della Slavia friulana sono riusciti a vedere la televisione (italiana) è stato grazie a una legge degli anni Settanta che prevedeva la costruzione di ripetitori per servire le aree in cui viveva la minoranza slovena. Potremmo andare avanti per molto tempo, parlando della scuola bilingue di San Pietro, dei consiglieri comunali che si sono dichiarati sloveni per gestire quanto è destinato agli sloveni, e di tanto altro. Di fronte ai tutti, nessuno, mai, sempre non servirebbe niente. Certo sarebbe interessante sapere come la Lega slava intende valorizzare il dialetto di origine slava (che tra parentesi è unorigine che non dà fastidio a nessuno). Sarà un caso, ma sui loro giornali scrivono solo in italiano, non partecipano mai ai concorsi in dialetto, e così via. Infine la cultura di origine slava ci sta a cuore: magari rispettiamola scrivendo natisoniana-nadiaka non natisoniana-nedisca, oppure terska non tersca, rezjanska non resiansca. Seguendo le auree regolette del Vocabolarietto italiano - natisoniano, Editore Comitato Pro Clastra Onlus - San Leonardo, Grafiche Manzanesi srl, 1999. (Fabio Bonini già sindaco di Grimacco/Garmak)

 

- 26 febbraio 2007 - Messaggero Veneto - Parlare sloveno nelle Valli, un dono ricevuto dai genitori - Caro Renato, ho letto la tua lettera pubblicata sul Messaggero Veneto il 20 febbraio, in qualità di presidente del Circolo culturale e assistenziale Valle San Leonardo. Come fratello, devo dire che non ti riconosco in quella lettera che ricalca i toni e gli argomenti di altre lettere più volte pubblicate da chi, a quanto pare, trova grandi spazi nel giornale che credo vorrà ospitarmi. Forse per dare maggiore credibilità al tutto cera la necessità di un ricambio. Devo anche dirti che mi trovo in difficoltà nello scrivere queste righe in quanto so che andremo incontro ai commenti ilari di parecchie persone. Ti conosco come persona di cultura, sincera e rispettosa delle idee altrui, pertanto permettimi di fare alcune considerazioni. Ti scuso pure, parzialmente, perché conosco chi sta dietro alle tue righe. Innanzi tutto il titolo, I programmi tv in sloveno imposti in provincia di Udine, la dice lunga sullargomento. Mi sorprende la tua affermazione sul fatto che le popolazioni delle Valli del Natisone non conoscano la lingua slovena. Tu e io abbiamo ricevuto dai nostri genitori un grandissimo dono: appena nati ci hanno parlato in questa lingua; abbiamo continuato così finché la scuola ci ha costretto a impararne una diversa. Io questo dono lo voglio conservare per sempre e, se possibile, arricchire. Come maestro di scuola elementare quale sei, sai benissimo che se un fanciullo non frequenta la scuola fino ai gradi superiori rimane analfabeta; non riesce a leggere un giornale, a seguire un telegiornale o un discorso parlato in forma linguisticamente evoluta. Noi non avendo avuto le nostre scuole possiamo considerarci analfabeti; il vocabolario del nostro sloveno è legato principalmente ai termini del mondo rurale, per cui è del tutto naturale che talvolta ci possa essere qualche parola incomprensibile. Siccome ritengo che il conoscere una lingua sia innanzi tutto un fatto di cultura, ho preso in mano una grammatica della lingua slovena e dopo pochissimo studio ho cominciato a leggere e comprendere benissimo quella che tu definisci lingua sconosciuta. Anzi, la grande sorpresa è stata nello scoprire come la lingua che ho appreso dai miei genitori applichi tutte le regole della grammatica slovena. Altre considerazioni: è possibile che labitante di Cepletischis, in Italia, non comprenda quello di Luico, in Slovenia, visto che le due frazioni distano tra loro circa uno o due chilometri, e che lungo tutta la zona confinaria cè un continuo scambio di contatti? Recentemente sono stato nella Repubblica Ceca. Devo dire che un buon ottanta per cento di quello che leggevo era compreso da me, e siamo a 700 chilometri da casa nostra. Stranamente non dovrei comprendere chi sta a pochi chilometri da casa mia. E finisco con un fatto familiare: come penso ben sai, il nostro nonno aveva una morosa a Serpenica, nei pressi di Bovec. Dai racconti della mamma non esistevano tra i due incomprensioni linguistiche. Altro che lingua straniera! La lingua straniera poteva essere, a suo tempo, litaliano per mia nonna visto che lo capiva a malapena. E poi parli di politica di assimilazione! Potrei continuare a lungo con molti altri argomenti, ma non penso sia il caso in quanto su queste cose non prevale la ragione, soprattutto quando, come io ritengo, alcuni degli ispiratori di certe lettere non hanno nulla a che fare con le nostre valli. Lascio le conclusioni al buon senso di chi legge. Permettimi però di richiedere quello che è un mio sacrosanto diritto: quello di ricevere i programmi tv regionali redatti per la minoranza slovena, visto che a quella appartengo e visto che vengono già prodotti, per cui non è un gran costo diffonderli. Non puoi parlare anche a nome di coloro che li vogliono (e ti assicuro che sono molti) e dire che nessuno in queste valli li vuole; per questo poi cè il telecomando. Quanto al termine più volte da te citato per le Valli del Natisone, e cioè valli friulane, ricordo che in queste valli, a parte lappartenenza politica al Friuli e qualche fastidioso cartello in friulano piazzato dove tutto parla sloveno (non so se siano stati messi con una logica di reciprocità, ma finora non ho visto nel Cividalese un cartello con la scritta Dreka), di friulano non cè nulla, con tutto il rispetto che porto per gli amici friulani con i quali sono in contatto quotidianamente. Ti voglio però dare un consiglio pubblicamente, in modo che, per le varie affermazioni contenute nella tua lettera, ti sentirai obbligato a seguirlo. Visto il grande amore che avete (il plurale non è un errore) per la nostra lingua e per le nostre tradizioni e che per queste fino a ora non avete fatto assolutamente nulla, datevi da fare! Sarò volentieri vostro collaboratore. PS. Non posso pretendere che la presente non abbia repliche. Non risponderò io a eventuali repliche in quanto si innescherebbe una storia infinita. Conosco benissimo linfiammabilità delle mie valli su questo argomento. Volevo solamente far capire a mio fratello che non può parlare per me e neppure per chi non la pensa come lui. (Mario Simaz - San Leonardo)

 

- 22 febbraio 2007 - Messaggero Veneto - Sloveno, un volantino contro sindaco e vice - Stregna - Una spiegazione pubblica: è quanto chiedono alcuni cittadini di Stregna - la sollecitazione giunge tramite un volantino - al sindaco e al vicesindaco, «dichiaratisi per iscritto, per la prima volta nella storia del Comune e senza dire nulla alla popolazione, appartenenti al gruppo linguistico sloveno, in occasione dell'assemblea degli eletti di lingua slovena in ambito regionale». Gli abitanti di Stregna - si afferma nel volantino - domandano pertanto, come detto, un chiarimento pubblico, «sentendosi coinvolti a livello della propria identità e per capire il perché di tali dichiarazioni», che stridono - evidenziano - con quanto promesso in sede di campagna elettorale. I due amministratori dovrebbero precisare «se con tali silenziose dichiarazioni intendono chiedere l'attuazione della legge che tutela solo la minoranza linguistica slovena (non i dialetti)». (l.a.)

 

- 20 febbraio 2007 - Messaggero Veneto - I programmi tv in sloveno imposti in provincia di Udine - Recentemente (il 13 febbraio scorso) il Messaggero Veneto ha dato notizia della nuova stesura del contratto di servizio tra il ministero delle comunicazioni e la Rai per impegnare questultima, con riferimento alla legge 482/99 di tutela delle minoranze linguistiche storiche tra cui la slovena, a trasmettere anche nella Provincia di Udine i programmi televisivi in lingua slovena, finora previsti solo per le Province di Trieste e Gorizia. È lattuazione della richiesta più volte avanzata dallassociazione slovena Skgz rappresentata in provincia di Udine dalla signora Jole Namor. Non risulta però che le popolazioni autoctone delle valli friulane del Natisone, del Torre e di Resia abbiano mai chiesto trasmissioni televisive in lingua slovena anche perché tali popolazioni non conoscono la lingua slovena. Gli stessi consiglieri comunali che nel 2000 chiesero per 13 comuni delle citate le valli friulane lapplicazione della legge 482/99 lo fecero precisando di volere la tutela delle lingue locali di origine slava o slovena e non la sconosciuta lingua slovena. È pertanto chiaro che le trasmissioni televisive in lingua slovena ora previste in Provincia di Udine si troveranno semplicemente a svolgere localmente le funzioni di una qualsiasi lingua straniera, e non come trasmissioni dirette a tutelare e sviluppare le lingue locali (natisoniana-nedisca, torriana-tersca, resiana-resiansca) parlate localmente da oltre un millennio. Queste lingue locali, pertanto, rimarranno ancora più esposte alla già presente e ingiusta assimilazione da parte della lingua slovena di Trieste e Gorizia. La stessa politica assimilatrice in atto da qualche tempo appare poi ora più evidente se si considera che la legge definitiva di tutela della minoranza slovena, la 38/01, non ha ancora avuti elencati i comuni in cui la minoranza slovena è tradizionalmente presente. Deve essere ancora verificato, addirittura su parere del Consiglio di Stato, se in provincia di Udine, dove la minoranza slovena non è stata mai riconosciuta presente contrariamente a quanto avvenuto a Gorizia e Trieste, sia oggi in realtà tradizionalmente presente. Presupposto questo che comunque non risulta nemmeno citato negli statuti comunali interessati, statuti comunali che per legge (D.Lgs 9/97) sono preposti a garantire la tutela delle minoranze linguistiche. Azioni assimilatrici che chiaramente tendono alla distruzione di lingua, storia, cultura e tradizioni delle comunità linguistiche locali del Friuli che, insediatesi nelle valli del Natisone, del Torre e di Resia nel VII secolo, hanno avuto una millenaria evoluzione storica completamente diversa da quella degli sloveni delle province di Trieste e Gorizia. Imporre oggi loro una legge che li consideri e tuteli come minoranza nazionale slovena uguale a quella di Trieste e Gorizia è chiaramente antistorico e illegittimo. La Lega Slava della Slavia friulana denuncia pubblicamente anche questa ultima manipolazione radiofonica ritenuta anchessa diretta alla distruzione mediante assimilazione delle specifiche comunità slavofone del Friuli alla minoranza nazionale slovena di Trieste e Gorizia e si appella comunque, oltre che alle popolazioni autoctone interessate, ai princìpi costituzionali e alle norme internazionali che vietano la discriminazione e prevedono il rispetto delle diversità linguistiche. (Renato Simaz - presidente Circolo culturale e assistenziale Valle San Leonardo)

- 18 febbraio 2007 - Messaggero Veneto - Val di Resia slovenizzata - Tra pochi giorni la VI commissione permanente del consiglio regionale Friuli Venezia Giulia si riunirà per approvare le norme attuative della legge regionale numero 205 riguardante la tutela della minoranza linguistica slovena nelle Province di Trieste, Gorizia e Udine. Ciò comporterà, soprattutto nella Provincia di Udine, la perdita dellidentità culturale dei paesi che si trovano lungo la fascia confinaria con la Slovenia. In particolare una piccola e amena valle, la valle di Resia, detentrice da 1.400 anni di una cultura unica che si riflette nella lingua e nel ballo, rischia di essere slovenizzata da una legge che non rispetta lidentità culturale e soprattutto la volontà del popolo resiano, che non si sente sloveno e non comprende questa lingua. Come siamo giunti negli anni a questo stato di cose? Bisogna premettere che la prima legge di tutela della minoranza linguistica slovena risale al 1970. Da quellanno la Jugoslavia di Tito, con laiuto dellallora Partito comunista italiano, ha intessuto una rete legalizzata attraverso rappresentanti di minoranza linguistica slovena eletti nei consigli comunali della fascia confinaria suddetta e attraverso leggi nazionali come la numero 482 o la numero 38. E ora il disegno di legge regionale numero 205 ha raggiunto lo scopo, quello cioè di slovenizzare i territori. Che cosa fare ora? A chi chiedere aiuto? Agli italiani? AllItalia? Ai politici regionali che nel 2008 alle elezioni regionali si giocheranno il governo del Friuli Venezia Giulia? Ai politici che siedono nel Parlamento italiano e che fra non molto dovranno approvare il nuovo statuto regionale di autonomia della Regione Friuli Venezia Giulia? (Alessandra Manzini - segretaria di Identità e tutela Val Resia - Pagnacco)

 

- 15 febbraio 2007 - Messaggero Veneto - Una storia del tutto diversa - L'eco della doverosa commemorazione del 10 febbraio, Giornata del ricordo, è giunta anche nelle valli del Natisone, del Torre e di Resia dove le vicende 43-46 del confine orientale dellItalia sono state allora direttamente vissute anche se marginalmente a ricordare che tuttoggi le locali millenarie comunità linguistiche slavofone stanno subendo i residui di quelliniziale disegno annessionistico territoriale che era della Jugoslavia di Tito. Residui tendenti oggi, non più sul piano territoriale, bensì su quello storico-culturale-linguistico, a fare passare per minoranza nazionale slovena, addirittura con la partecipazione di alcuni amministratori locali e nellindifferenza dei poteri centrali, regionali e statali, le comunità linguistiche natisoniana-nedisca, torriana-tersca e resina-resiansca, di origine slava, che mai sono state slovene e mai hanno chiesto di diventarlo, anche perché sin dal loro insediamento nelle citate valli (VII secolo) hanno avuto una storia linguistica, culturale e amministrativa completamente diversa da quella degli sloveni delle province di Gorizia e Trieste. Unartificiosa azione assimilatrice che giustamente va contrastata, nel rispetto dei princìpi costituzionali, delle norme internazionali, nello spirito della Giornata del ricordo. (Sergio Mattelig - San Pietro al Natisone)

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