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una preoccupante
deriva nazionalista

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Da un po' di mesi è in corso nel nostro territorio una pesante campagna antislovena che ha fra i suoi principali artefici alcuni noti esponenti delle destra nazionalista di Cividale e delle Valli del Natisone.
In concomitanza con l'approvazione in VI Commissione regionale e l'avvio in Consiglio dell'iter relativo alla nuova legge regionale di tutela della minoranza slovena si è scatenato "l'iradiddio". Numerosi gli episodi che possiamo citare: dalla pubblicazione dell'elenco (una vera e propria lista di proscrizione) dei consiglieri comunali da proporre al pubblico ludibrio per aver dichiarato l'appartenenza alla minoranza slovena, al tentativo della maggioranza consigliare di San Pietro al Natisone di impedire l'apertura della scuola media bilingue di San Pietro al Natisone, ai numerosi volantini di propaganda faziosa che stanno girando sul tema della legge di tutela della minoranza slovena, fino al più recente incontro a Cividale sui pericoli che l'identità friulana o italiana della nostra città starebbe correndo.
Ci sembra di essere tornati a tanti anni fa, quando in piena guerra fredda, ogni "concessione" alla tutela della minoranza slovena nella nostra Regione era visto da molti come un pericoloso cedimento agli "slavo-comunisti".
Nonostante la caduta dei muri, l'ingresso della Slovenia nell'Unione Europea e il prossimo abbattimento del confine orientale dovuto all'entrata della vicina repubblica nell'area Schoengen, per alcuni quel periodo sembra non essere passato.
Vorremmo fare qualche considerazione sul convegno promosso a Cividale sui pericoli di una possibile "slovenizzazione" di Cividale. Nel corso del convegno non sono emerse particolari novità e le posizioni sostenute dalla Lega per la Slavia Friulana e dal Comitato per la Difesa della Storia e Cultura locale sono ormai quelle classiche della propaganda nazionalista: l'inclusione di Cividale nell'ambito di tutela della lingua slovena è una grave forzatura, la lingua slovena non ha nulla a che fare con la realtà culturale di nessuna zona della provincia di Udine, la cartellonistica e la segnaletica bilingui mettono a rischio l'identità italiana della nostra città e del nostro territorio, possibilità di carte d'identità bilingui o in sloveno, ...
Per apparire moderati restringono il loro ambito di discussione e riflessione alla nostra città, ma a volte il ragionamento sfugge di mano ed ecco sostenere l'estraneità della cultura slovena da tutto il territorio del Cividalese e della zona confinaria della provincia di Udine.
Naturalmente molti hanno sottolineato come nei confronti della Slovenia non vi sia nessun pregiudizio, qualcuno ha evidenziato la sua origine familiare slovena, i molti hanno rimarcato l'importanza dello studio dello sloveno come lingua straniera, altri hanno parlato dei pericoli di estinzione delle parlate locali che la "slovenizzazione" determinerebbe, altri infine parlano dei costi a carico dello Stato che il finanziamento delle associazioni slovene determinerebbe, ecc.
Certi interventi ci hanno ricordato i toni drammatici che, nel lontano 1976, qualcuno usò per sottolineare i rischi che l'introduzione del divorzio avrebbe determinato sulla tenuta della famiglia; fatti i debiti confronti i toni sono gli stessi: una drammatizzazione della questione che ha lo scopo di spaventare le persone e di spingerle il più possibile a chiudersi a riccio senza ascoltare e/o comprendere le ragioni dell'altro e che alla fine tende a negare i diritti a chi sente di avere una identità culturale/linguistica diversa da quella della maggioranza. L'aspetto più triste della vicenda relativa all' approvazione delle leggi di tutela è proprio questo: la destra ha una visione dei diritti che rende loro accettabili solo quelli che rientrano nei propri standard culturali.
E' così per i diritti relativi alla convivenza, alla sessualità, alla religione, all'accoglienza dello straniero ed è così anche nei confronti delle lingue e culture minoritarie.
Questi parlano di difesa dell' identità italiana (che, se corre qualche pericolo, è per i modelli culturali che i media ci impongono), a volte parlano di difesa delle parlate locali (sempre però in contrapposizione a una parlata diversa), ma non ci risulta che il loro impegno in questo senso sia andato oltre le parole. Per i nazionalisti locali le minoranze sono o un fastidio o tuttalpiù una occasione per manifestazioni folkloristiche e fanno di tutto per dimostrarlo. Non riescono a concepire che nel nostro territorio qualcuno si senta sloveno e non accettano l'idea che lo sloveno per molti non sia una lingua straniera (ammesso che nell'era della globalizzazione abbia ancora senso parlare di lingue straniere/estranee).
Faranno di tutto per impedire l'approvazione di una legge che tuteli la minoranza slovena in provincia di Udine e cercheranno con tutti i mezzi di impedirne la successiva applicazione. Sono pronti anche ad andare contro chi nella comunità la pensa diversamente da loro anche a costo, come è successo a San Pietro al Natisone, di negare il diritto dei genitori a scegliere il modello educativo da proporre ai propri figli. Quanto successo con la scuola media bilingue di San Pietro al Natisone è un brutto segnale che, per quanto fallito, ci dà un' idea del livello dello scontro che si vuole raggiungere.

Cividale del Friuli, 12 ottobre 2007

la redazione del sito
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