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Al Signor Sindaco della
Città di Cividale del Friuli
dott. Attilio Vuga - Sua Sede
e p. c.
al Signor Presidente del
Comitato Istituzionale Paritetico per
i Problemi della Minoranza Slovena
avv. Rado Race - Sua Sede |
Egregio Signor Sindaco,
poche righe per fare alcune puntualizzazioni
in merito alla missiva di data 16.04.2003, che Ella ha indirizzato
al Comitato Istituzionale Paritetico per i Problemi della Minoranza
Slovena all'atto della trasmissione della richiesta di inserimento
del Comune di Cividale nell'ambito territoriale di tutela della
minoranza linguistica slovena ex art. 4 della L. 38/2001 sottoscritta
da 8 Consiglieri sui 20 assegnati.
In primo luogo, osservo la pretestuosità e la strumentalità
dell'argomentazione, laddove si rileva come nella richiesta degli
8 consiglieri, formulata secondo i dettami della legge, venga
a mancare il richiamo alla ""tradizionale presenza"
sul territorio del Comune di Cividale del Friuli della minoranza
slovena". Appare del tutto evidente che la formulazione
stessa della richiesta di inclusione nell'ambito di tutela costituisce
propriamente l'atto con il quale si riconosce e si afferma la
"tradizionale presenza" della minoranza linguistica
slovena sul territorio. Un tanto ai sensi della legge 38 del
23.02.2001, che, all'art. 4. (Ambito territoriale di applicazione
della legge), comma 1, recita: "Le misure di tutela della
minoranza slovena previste dalla presente legge si applicano
alle condizioni e con le modalità indicate nella legge
stessa, nel territorio in cui la minoranza è tradizionalmente
presente. In tale territorio sono considerati inclusi i comuni
o le frazioni di essi indicati in una tabella predisposta, su
richiesta di almeno il 15 per cento dei cittadini iscritti nelle
liste elettorali o su proposta di un terzo dei consiglieri dei
comuni interessati, dal Comitato entro diciotto mesi dalla sua
costituzione, ed approvata con decreto del Presidente della Repubblica".
Del resto, la stessa legge, all'art. 8, dettando le norme per
l'esercizio del diritto all'uso della lingua slovena e stabilendo
gli impegni da assumere da parte della pubblica amministrazione,
specifica, al comma 4, che: "nelle zone centrali delle città
di Trieste e Gorizia e nella città di Cividale del Friuli,
invece, le singole amministrazioni interessate istituiscono,
anche in forma consorziata, un ufficio rivolto ai cittadini ancorché
residenti in territori non previsti dall'articolo 4 che intendono
avvalersi dei diritti di cui ai commi 1, 2 e 3". Dal che
si deduce che la città di Cividale del Friuli è
individuata esplicitamente come punto di riferimento amministrativo,
stante o meno la sua inclusione nella tabella di cui all'art.
4, inclusione che, come ripeto, è peraltro avvenuta per
effetto della richiesta di cui sopra.
In secondo luogo, rilevo come Ella comunichi al Comitato Istituzionale
Paritetico per i Problemi della Minoranza Slovena che, nel dibattito
"tenutosi in seno al Consiglio Comunale nella seduta del
29.09.2000", la "tradizionale presenza" della
minoranza slovena sul territorio del Comune di Cividale del Friuli
sarebbe stata "unanimemente esclusa sulla base di incontrovertibili
testimonianze storiche". Obietto che in quel dibattito personalmente
ho sostenuto una posizione che esplicitamente e implicitamente
è stata tesa a sostenere l'esigenza di una tutela nei
confronti di una minoranza la cui presenza sul territorio non
solo è stata da me riconosciuta, ma è stata indicata
come elemento di ricchezza per la Città e il territorio
di Cividale del Friuli. Le rammento che il disconoscimento della
stessa esistenza di una minoranza slovena era precisamente l'oggetto
della discussione, tanto in merito alla mozione n. 4, ("in
merito al disegno di legge n. 4735 avente per oggetto la tutela
della minoranza linguistica slovena", a firma Felettig,
Balloch, Pace, Domenis), che contestava il riconoscimento dello
sloveno come lingua da tutelare sia nelle Valli del Natisone
che nel territorio di Cividale del Friuli, quanto sull'Ordine
del Giorno n. 1 ("sul disegno di legge per la tutela della
minoranza linguistica slovena della regione Friuli-Venezia Giulia,
in discussione al Senato della Repubblica", a firma Monai,
Moratti, Fatovic), che sottolineava la necessità di escludere
dall'ambito di tutela la Città di Cividale del Friuli,
pur ammettendo la legittimità di una tutela nelle Valli
del Natisone. Per entrambe le istanze, l'esito del voto, non
è stato affatto unanime e nella fattispecie il mio voto
è stato, in entrambi casi, contrario. Quanto alla "tradizionale
presenza" della minoranza slovena sul territorio del Comune
di Cividale del Friuli, è particolarmente significativo,
in riferimento e a sostegno della mia posizione, richiamare il
secondo dei documenti succitati, poiché in esso i consiglieri
Monai, Moratti e Fatovic esprimono "ferma opposizione acché
la Città di Cividale del Friuli venga ricompresa nel comma
4 art. 8 del disegno di legge, cosa che costituirebbe il riconoscimento
di un bilinguismo ufficiale italo-sloveno alterando la "facies"
di una gente e di un territorio che nella sua storia bimillenaria
ha fuso in sé stesso gli invasori di ogni epoca mantenendo
intatta la sua identità latina". Ritengo che la mera
espressione del mio voto contrario, quand'anche non fosse stato
sostenuto da un'argomentazione, valga a testimoniare la non condivisione
della posizione culturale e dell'analisi storica dei Consiglieri
proponenti e dunque infici di fatto e di diritto le affermazioni
da Lei fatte circa una unanimità che non c'è stata,
anche e soprattutto, per il disconoscimento dell'incontrovertibilità
delle testimonianze storiche da Lei evocate.
In terzo luogo, considero come la questione sollevi una preoccupazione
di carattere etico e un problema di responsabilità politica
e istituzionale, che qui mi limito a evocare ricordando i fatti.
Rammento di avere avuto notizia del documento qui discusso durante
la seduta del Consiglio Comunale del 26.09.2003, nel contesto
della risposta dell'Amministrazione a una mia interrogazione
in merito agli atti posti in essere dal Comune di Cividale del
Friuli in applicazione del dettato della legge 38/2001. In quella
occasione Ella informava l'interrogante e il Consiglio di avere
inviato al Comitato Istituzionale Paritetico per i Problemi della
Minoranza Slovena, congiuntamente alla richiesta di inserimento
del Comune di Cividale nell'ambito territoriale di tutela della
minoranza linguistica slovena ex art. 4 della L. 38/2001 sottoscritta
da 8 Consiglieri sui 20 assegnati, la lettera di cui qui si tratta,
ma ne aveva illustrato il contenuto in modo che risulta difforme
rispetto a quanto apprendo dalla lettura. Ella riferiva, infatti,
al Consiglio di avere manifestato all'Organo destinatario una
perplessità circa l'onere finanziario derivante dall'applicazione
della legge 38/2001, da un lato riscuotendo da parte mia la comprensione
per le preoccupazioni dell'amministratore, dall'altro dando atto
della rilevazione del possibile risvolto dilatorio della Sua
presa di posizione. Oggi, dopo avere ottenuto il documento qui
in esame, a seguito di una regolare richiesta di accesso agli
atti amministrativi di data 6.10.2003, annunciata già
in sede di Consiglio, sono a esprimere sconcerto e inquietudine,
nel rilevare una mancanza di correttezza nel metodo e nel merito.
Non posso infine evitare di sottolineare, nella lettera inviata
al Comitato Istituzionale Paritetico per i Problemi della Minoranza
Slovena, il registro scelto dal Sindaco, che in prima persona
riafferma la pervicace contrarietà Sua e della Sua maggioranza
consiliare avverso una legge dello Stato. Non posso non cogliere
i tratti di una presa di posizione estrema, non necessaria e
poco opportuna, specchio di un assunto ideologico che si è
tentato di gabellare come posizione unanime del Consiglio Comunale
di Cividale del Friuli, con le forzature e le inesattezze che
ho testé deplorato. Ribadisco, infine, che la legge 38/2001
oggi in vigore, gradita o meno che sia al Sindaco e alla Sua
maggioranza, è stata pienamente rispettata nei termini
sostanziali e formali nella richiesta degli 8 Consiglieri comunali.
Quella richiesta il Sindaco era tenuto a trasmettere per obbligo
istituzionale e un tanto avrebbe potuto limitarsi fare, sic et
simpliciter, evitando le affermazioni infondate, pretestuose
e strumentali alle quali ha voluto affidare quella che ha l'aspetto
di un'ultima sortita.
Distinti saluti
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Cividale del Friuli, 28
ottobre 2003 |
Domenico
Pinto
Consigliere comunale Rinascita - PRC |