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Redazione: poche settimane fa si
è parlato in Consiglio comunale di un importante investimento
della Regione (20 milioni di Euro, di cui 10 milioni immediatamente
disponibili) a favore della struttura ospedaliera di Cividale.
Possiamo interpretare questo fatto come l'avvio di una inversione
di tendenza per il nostro ospedale?
Stefano Pustetto: credo proprio di no,
anche perché, al punto in cui siamo, investire denaro
pubblico in questa struttura non garantisce nulla di nuovo e
di diverso per il futuro. Se da un lato si prevede la demolizione
di buona parte dell'ala che attualmente ospita le mediche, la
RSA e gli ambulatori e la realizzazione di una nuova ala sul
lato sud dell'attuale edificio, dall'altra non c'è un
idea sul futuro di questo ospedale. Manca, come si dice in gergo,
un piano industriale.
Red.: vuoi dire cioè
che il futuro dell'ospedale è ancora incerto?
S.P.: un ospedale deve avere
una medicina, la RSA, la riabilazione, il laboratorio di analisi,
la dialisi, ma non può reggere senza un minimo di area
chirurgica funzionante. In queste condizioni l'ospedale di Cividale
non può funzionare nemmeno coma luogo in cui avvicinare
a casa il paziente dopo un intervento a Udine. Senza un chirurgo
presente in modo non accidentale come si fa a seguire un malato?
Si pensa di far fare loro, ad ogni piccolo problema, un tour
Cividale-Udine e ritorno? Se è così bisogna pensare
al potenziamento del servizo ambulanze. E poi credo sia noto
che le mediche sono rimaste a Cividale solo perché l'ospedale
di Udine, attualmente, non è in grado di reggere i carichi
di lavoro che gravano su di essa.
Red.: i nuovi lavori per
l'ospedale di Cividale prevedono la realizzazione di un primo
lotto con polo tecnologico e sale chirurgiche. Quindi il problema
che tu poni dovrebbe essere superato, ...
S.P.: con investimenti ben
più modesti di quelli prospettati dalla Regione si potevano
risitemare le attuali sale chirurgiche e con una seria organizzazione
del lavoro e del personale si potevano realizzare anche 4 mila
interventi di piccola chirurgia l'anno. Non credo sia questa
la volontà di chi amministra la Sanità in Regione.
Red.: ma allora che senso
ha investire nell'ospedale di Cividale?
S.P.: il vero affare è
ormai diventato costruire di tutto, usando tutto il denaro pubblico
a disposizione. Poi al cosa fare di questa o quell'opera ci si
penserà in un secondo tempo. Il nuovo ospedale di Cividale
pottrebbe fare la fine di quello di Cormons il cui ospedale appena
realizzato è stato chiuso. Vista la linea di condotta
sul welfare dell'attuale ministro Sacconi mi sembra concreta
la possibiltà che il pubblico possa dismettere alcuni
settori della sanità e in questo senso non escluderei
a priori che l'ospedale di Cividale possa essere gestito in futuro
da privati. D'altronde già Illy in Friuli si è
incamminato su questa strada nel momento in cui ha reso possibile
che molta diagniostica (TAC, radiografie, ecografie, ...) venga
fatta in strutture convenzionate.
Red.: cosa è canmbiato
nella sanità con l'attuale Giunta Regionale?
S.P.: mentre le grandi decisioni
vengono assunte in Giunta o direttamente da Tondo, in III commissione
non si riesce ad andare oltre a discussioni su dettagli di scarso
rilievo. Manca nelle sedi istituzionali e nella società
un dibattito politico serio su sanità e welfare; è
più facile scaricare su extracomunitari le difficoltà
del sistema che prendere provvedimenti seri di ampio respiro
che garantiscano l'universalità del diritto alla salute
e colpiscano centri di potere, di spesa e di spreco. Nel complesso
in questi 2 anni la Sanità regionale è cambiata
poco: qualche miglioramento modesto nelle liste d'attesa, solite
difficoltà per il personale dipendente, solito giro di
manager, tagli mascherati da esigenze di razionalizzazione, ...
Se poi diamo retta ad alcune voci che girano in Regione, c'è
la seria possibilità che il nuovo piano sanitario prepari
la chiusura definitiva di alcuni piccoli ospedali. Nulla di ufficiale,
ma, visti i tempi che corrono, non credo si sia lontani dalla
realtà.
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