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Pio De
Angelis, medico presso
l'ospedale di Maniago, è sempre stato fortemente impegnato
nella difesa della sanità pubblica. Attualmente è
Consigliere Regionale di PRC, è membro della III Commissione
Regionale e partecipa alle attività del Gruppo di Lavoro
che, nel centro-sinistra regionale, si occupa dei problemi della
sanità. Abbiamo avuto modo di intervistarlo poco dopo
una riunione con il Circolo del Cividalese di PRC e abbiamo parlato
con lui delle prospettive della sanità in Regione. Le
righe che sotto vi presentiamo propongono i passaggi più
significativi della intervista curata dalla redazione del sito.
Redazione: da molte parti emerge una forte richiesta
di revisione della normativa che ha riformato la sanità
regionale: lo chiedono gli operatori della sanità, i cittadini,
molti rappresentanti delle istituzioni, ...
Vorremmo chiederti come
stanno le cose in merito.
Pio De
Angelis:: a mio parere le cose non stanno andando
nel verso giusto. Trovo preoccupante il fatto che si sia pensato
di andare prima alla realizzazione di un nuovo Piano a MedioTermine
e solo dopo a una possibile revisione della L.R. 13.
E' un controsenso perché i contenuti del nuovo Piano a
Medio Termine condizioneranno e forse anticiperanno le scelte
politiche che si faranno al momento della revisione della Legge.
Red.: eppure ad ogni occasione ci viene detto
che la spesa sanitaria della Regione è troppo elevata
e condiziona pesantemente la possibilità di spesa regionale...
P.D.A.: la spesa sanitaria è indubbiamente
alta, ma è tale anche perché l'età media
della popolazione regionale è elevata (con tutto ciò
che questo comporta in termini di tutela della salute), perché
ci sono sempre nuove esigenze sanitarie e nuove richieste in
termini di diritto alla salute. Sottolineo il significato del
termine salute che va inteso correttamente non come "assenza
di malattia", ma come benessere complessivo della persona.
Se poi si vuole dire che sono necessari altri tagli devono spiegarci
dove si vogliono fare: non certo sul personale che è ridotto
all'osso, non certo sulla spesa farmaceutica che è al
di sotto di quella di molte altre Regioni, non certo sui servizi
territoriali che già funzionano in modo ridotto, ...
Ci sono molte ipotesi: si parla di ridurre ancora il numero degli
ospedali, qualcuno accenna alla possibilità di creare
una unica azienda sanitaria regionale, qualcun altro preferisce
ipotizzare l'introduzione di una "tassa di scopo" per
sostenere la sanità in Regione, ...
Tante ipotesi, tante proposte, tutte non convincenti; i doppioni
e le vere fonti di spreco, cito solo l'Agenzia Regionale per
la Sanità, hanno invece l'aria di essere intoccabili.
Red.: è parere molto diffuso che la
L.R. 13 abbia sostanzialmente mancato gli obiettivi di efficienza
ed efficacia che si proponeva e colpisce che a dirlo siano anche
personalità politiche che hanno avuto un ruolo nella formulazione
della riforma sanitaria ...
P.D.A.: gli ultimi dati a disposizione dimostrano
in modo inconfutabile il fallimento della L.R. 13 ed evidenziano
tutti un peggioramento della situazione della sanità in
Regione.
E' aumentata la sfiducia nella nostra sanità e molti nostri
corregionali preferiscono utilizzare il Servizio Sanitario del
Veneto (con notevoli esborsi da parte della Regione). In alcune
aree marginali, con il depotenziamento dei piccoli ospedali,
è meno garantito il diritto alla salute; i posti letto
in Regione si sono ridotti a 5 ogni 1000 abitanti (c'è
chi punta a ridurli al 4 per 1000). L'offerta sanitaria è
in calo, sono in calo i posti letto, il personale è ridotto
all'osso, sono sempre più diffuse sono le dimissioni anticipate
(per risparmiare sui costi), in tutta la Regione ci sono solo
679 posti di RSA (2,6 posti letto per ogni 1000 abitanti ultra65enni),
c'è poca attenzione alla riabilitazione, mancano le strutture
adatte a ospitare i malati terminali, ...
Red.: un quadro desolante che richiama il
centro-sinistra ad una grande attenzione al problema ...
P.D.A.: il quadro è anche drammatico:
nelle RSA la mortalità è del 9,5% , il tempo medio
di degenza è di 29 giorni (su un massimo di 60 giorni)
e alcune strutture ospedaliere rischiano il collasso (a Pordenone
la carenza di posti letto in ospedale assume aspetti particolarmente
pesanti ad ogni epidemia di influenza).
E c'è di peggio perché si prepara l'ingresso dei
privati con il modello del project financing. In alcune aree
della nostra regione è il privato che si è preso
in carico i malati anziani sostenendo anche alcune spese, ma
utilizzando liberamente le strutture ospedaliere. E' di oggi
la notizia che il Città di Udine (struttura privata) ha
inaugurato un nuovo centro di dialisi con il finanziamento della
Regione e fa pensare il fatto che a Cividale lo stesso reparto
non è adeguato alle richieste del territorio o alla prospettiva
di un ospedale transfrontaliero.
E' il solito discorso: al privato verranno poi affidate le funzioni
più remunerative (es. diagnostica), al pubblico rimarranno
gli oneri.
Red.: quali prospettive per i piccoli ospedali
e per la revisione della normativa regionale?
P.D.A.: per i piccoli ospedali la situazione
non è facile anche perché in alcuni settori della
maggioranza è forte l'opinione che questi debbano essere
chiusi. Non è una opinione generale, ma anche nel centro-sinistra
c'è chi sostiene che la L.R. 13 non ha funzionato a dovere
solo perché non è stata ben applicata. Non so nemmeno
se c'è l'intenzione di rispettare i contenuti del programma
comune di Intesa Democratica in tema di sanità, ...
Detto questo capisci come intervenire sulla normativa regionale
non sia facile. Un aiuto però a cambiare la normativa
può e deve venire dal basso e in questo senso credo sia
importante ogni iniziativa di sensibilizzazione e di mobilitazione
a favore dei piccoli ospedali.
Per i piccoli ospedali è comunque improponibile il ritorno
al passato. Bisogna rivedere la funzione che questi ospedali
possono assumere e in questo senso ritengo indispensabile la
presenza non solo di ambulatori, ma di veri e propri reparti
come una Medicina, una Day Surgery, una RSA e un Pronto Soccorso
sulle 24 ore. Ci sarebbe molto da fare anche per gli anziani,
i malati terminali e più in generale per l'assistenza
domiciliare.
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