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documento
sulla sanità
Prima delle elezioni
regionali del 2003 una non facile trattativa fra Riccardo Illy
(allora candidato alla Presidenza della Regione) e una delegazione
di PRC portò alla elaborazione di un accordo i cui contenuti,
sulla sanità, recitavano:
La legge 13/1995 va modificata
e aggiornata soprattutto per quanto riguarda i suoi aspetti più
qualificanti: il potenziamento dei servizi territoriali. E' necessario
produrre un nuovo piano sanitario regionale che parta dall'analisi
epidemiologica della popolazione, dalla definizione di obiettivi
prioritari, dalla necessità di definizione dei servizi
e delle strutture, quindi dalla individuazione delle risorse
indispensabili. Il nuovo piano dovrà anche rivedere gli
accordi di area vasta, ridisegnando l'autonomia sanitaria della
Regione.
Alla soppressione dei piccoli ospedali e alle conversioni di
quelli maggiori verso i soli casi acuti, non hanno corrisposto
finora il potenziamento e lo sviluppo dei servizi territoriali
e non ha raggiunto il livello previsto proprio per il blocco
della riorganizzazione ospedaliera. Questo ha determinato il
sostanziale mantenimento dei costi in capo agli ospedali ed ha
determinato un grave peggioramento nell'offerta dei servizi,
specie in alcune aree della Regione.
Per questo devono essere individuate, per gli ospedali ex articolo
21, delle strutture intermedie come gli ospedali di comunità
(ospedali di territorio, di base, ecc.), che oltre ad una RSA
devono vedere la presenza di un'area di degenza di medicina,
con un pronto soccorso, l'attività ambulatoriale, il day
hospital ed eventualmente il day surgery.
Andrà verificato il ruolo delle RSA. I posti letto nelle
RSA devono essere portati tendenzialmente ad un rapporto 1/100
ultrasessantacinquenni nell'arco della legislatura, e sarà
valutata la possibilità dell'estensione della gratuità
oltre il primo mese. In ogni caso tutte le categorie cosiddette
ad alta integrazione di cui al DPCM del 29/11/02, ora art. 54
della Finanziaria, cioè anziani cronici, malati psichiatrici,
soggetti affetti da dipendenze, malati di AIDS sono in carico
della Regione.
Va potenziata la rete degli Hospice, strutture atte ad accogliere
pazienti che richiedano cure palliative, che dovranno essere
progressivamente presenti su tutto il territorio regionale, all'interno
degli ospedali.
L'integrazione tra Aziende ospedaliere e strutture universitarie,
come previsto dalla legge, dovrà approdare, conclusa la
sperimentazione, al modello unitario.
Le Aziende sanitarie e ospedaliere, pur tenendo conto delle esigenze
di bilancio, non possono gestire il diritto alla salute dei cittadini
con criteri squisitamente economicistici ma devono tener conto
soprattutto dell'efficacia e la qualità dei servizi offerti.
A livello regionale va potenziata la Direzione della sanità
e delle politiche sociali che dovrà tornare ad avere il
ruolo di programmazione e indirizzo delle politiche socio sanitarie,
va ripensato il ruolo e l'eventuale assetto dell'Agenzia regionale
che si è, in questi anni, sovrapposta alla Direzione regionale
competente, assumendo funzioni improprie.
Abbiamo voluto riportato integralmente
i passi relativi al tema del diritto alla salute per poter confrontare
le aspettative e le parole di allora con la realtà attuale
della sanità in Regione e in provincia di Udine.
Gli impegni allora stipulati su un tema così importante,
quale la tutela della salute dei cittadini, sono stati ampiamente
disattesi e non solo la situazione della sanità non è
cambiata, ma, almeno ai nostri occhi, è addirittura peggiorata
assumendo a volte alcuni connotati di classe e di censo inaccettabili.
Mentre scriviamo abbiamo sotto gli occhi diverse testimonianze
di chi, per superare liste di attesa lunghe anche alcuni mesi,
ha preferito/dovuto pagare di tasca propria interventi che, in
questo modo, è stato possibile realizzare dopo pochi giorni
dagli stessi medici e nelle medesime strutture pubbliche.
Un dato sconfortante che si somma ad altri e che illustrano la
situazione della sanità in provincia di Udine. Lo stesso
stato di agitazione proclamato nei giorni scorsi dall'Intersindacale
medica è un ulteriore segnale di una difficoltà
generale.
Le ragioni di questa situazione sono riconducibili alla Legge
Regionale sulla sanità approvata a suo tempo dal centro-destra
e i cui gravi limiti sono sotto gli occhi di tutti. L'ospedale
Santa Maria della Misericordia, la struttura ospedaliera di riferimento
per il nostro territorio, ha subito una intensa "cura dimagrante"
e i piccoli ospedali, come quello di Cividale, che in qualche
modo supportavano questa importante struttura trattando patologie
più semplici sono praticamente delle realtà ectoplasmatiche.
Se alcuni piccoli ospedali resistono e mantengono ancora un po'
di posti letto è solo perché a Udine non saprebbero
dove mettere i pazienti che attualmente si trovano in queste
piccole realtà.
Dimagrimento della rete ospedaliera, carenza di personale, fusione
con l'università, politica del budget e del risparmio
a tutti i costi hanno creato non pochi problemi organizzativi.
E' noto che all'ospedale di Udine mancano gli infermieri e l'idea
di chiamarne un certo numero dall'estero (Polonia, Romania),
non ha certo risolto i problemi della carenza di personale, ma
ne ha invece creati di nuovi legati alla necessità di
"integrare" personale straniero in un sistema complesso
e articolato. Per non parlare poi dei problemi di lingua che,
se si possono superare nel caso di una permanenza che si protrae
a lungo nel tempo, diventa invece una costante se il ricambio
di infermieri non italiani è ripetuto con frequenza.
Anche a livello medico non mancano i problemi e le numerose richieste
di pensionamento anticipato e di trasferimento ad altre strutture
che i medici hanno presentato in questi ultimi anni è
un segnale di una situazione difficile e di una perdita delle
motivazioni che spingono un medico a restare in un reparto o
in una struttura ospedaliera. Se poi ad andarsene precocemente
sono quei medici che hanno un notevole bagaglio di esperienza
e di conoscenza la perdita per la struttura è sicuramente
importante non solo a livello medico, ma anche per il ruolo che
i medici più esperti possono avere nella formazione delle
nuove leve.
I medici che se ne vanno sono rimpiazzati da medici più
giovani, sicuramente preparati, ma anche più facilmente
ricattabili e disponibili ad accettare situazioni di superlavoro
o ad accettare la logica del budget.
Quest'ultima prevede che non si sfori un certo tetto di spesa
e per contenere i costi può succedere che i pazienti siano
dimessi il prima possibile.
Che cosa si risparmi alla fine non lo sa nessuno, anzi temiamo
che le dimissioni affrettate di molti pazienti alla fine producano
un aumento di costi perché il rientro di pazienti richiede
trattamenti costosi (nuove analisi, antibiotici costosi, ...)
che, almeno in parte si sarebbero potuti evitare con una degenza
solo di qualche giorno più lunga. Forse si risparmiano
2-3 giorni di spese di "albergaggio", di sicuro i costi
conseguenti al reingresso sono molto maggiori.
E che dire delle esternalizzazioni di alcuni servizi, che motivate
da una politica di tagli sconsiderata, ha prodotto problemi anche
consistenti; l'affidamento a esterni del servizio di portantini
ha creato equivoci a più non posso (es. malati conferiti
a reparti sbagliati) anche perché la conoscenza di una
realtà complessa come un ospedale non si acquisisce in
poco tempo.
Si taglia dove già la situazione è difficile, ma
non si toccano i centri di potere:l'Agenzia regionale della sanità
(un copia dell'assessorato) è ancora lì, i doppioni
sono ancora al loro posto, la trapiantistica (un lusso esagerato
per le dimensioni della nostra Regione) non la toccherà
nessuno anche perché il manager dell'Ospedale, Bresadola,
è il Big-Boss dei trapianti in Regione. E se non bastasse
tutto questo ecco delinearsi all'orizzonte la realizzazione di
un nuovo centro di potere: la "Centrale Unica degli Acquisti".
Siamo convinti che il risparmio conseguito dagli acquisti centralizzati
di materiale sanitario saranno vanificati dagli stipendi per
il manager di turno chiamato a guidare questa struttura e dalle
spese per organizzare lo staff dirigenziale.
Si parla poi, sempre per risparmiare, di introdurre sul modello
inglese (gli UTAP) delle aggregazioni di medici di base che gestendo
un budget prescriveranno direttamente una serie di analisi e
terapie. Non ci vuole molto a immaginare che, per evitare di
sforare il tetto di spesa stabilito sulla base dei precedenti
storici, si finirà con il risparmiare sulla pelle del
malato evitando di prescrivere ad esempio analisi troppo costose.
Questo sistema ha demolito la sanità pubblica in Inghilterra,
ma questo non impedirà probabilmente di applicarlo da
noi in Regione.
E cosa dire degli esiti dell'unione del Santa Maria della Misericordia
con l'Università? Non deve essere facile tenere assieme
la clinica universitaria, che non ha l'obbligo dell'assistenza
salvo motivi di ricerca, con un ospedale in cui i carichi di
lavoro sono altissimi e in cui è tuttaltro che infrequente
scoprire personale medico con centinaia di ore di straordinario
all'anno (che nemmeno vengono pagate perché alla fine
ciò che conta è l'obbiettivo di produttività).
E non deve essere nemmeno facile per molti medici accettare che,
mentre qualcuno deve sobbarcarsi carichi di lavoro pesanti, c'è
qualcun altro (leggi i medici dell'università) che gode
di orari di lavoro molto meno impegnativi e per di più
hanno maggiori possibilità di carriera grazie anche ad
appoggi più significativi.
Per l'ospedale di Cividale il futuro non è chiaro: l'apertura
del nuovo pronto soccorso, la realizzazione di strutture mediche
legate all'Università ci sembrano solo cortine fumogene
che periodicamente vengono sollevate per nascondere il vuoto
di prospettiva di questa struttura.
Il dato politico più sconfortante è la constatazione
che in questi 4 anni e mezzo di governo del centro-sinistra non
è cambiato sostanzialmente nulla nelle politiche della
sanità regionale e suscita una notevole amarezza constatare
che il progetto di legge di riforma della sanità regionale
presentato da PRC due anni fa non è riuscito nemmeno ad
arrivare sulla soglia dell'aula consiliare. Lo stesso ordine
del giorno presentato all'ultima conferenza di organizzazione
provinciale in cui si chiedeva al Partito di sostenere con forza
in sede istituzionale la Proposta di Legge di Revisione della
L.R. 13 presentata dai nostri Consiglieri Regionale non ha avuto
alcun esito.
Non crediamo sia mancato il tempo per approfondire la tematica
e siamo convinti che il tema sia stato sicuramente preso in esame
a livello informale, ma non si è andati oltre.
Per un argomento, la sanità appunto, che da sola incide
per più del 50% sul bilancio regionale, non è un
gran risultato, crediamo che il centro-sinistra abbia fallito
un obbiettivo importante, non per contingenze esterne, ma per
una precisa scelta politica. Anche per il nostro partito questo
esito deve essere oggetto di una approfondita riflessione e la
prossima conferenza programmatica, se ci sarà, dovrà
affrontare anche questo risultato negativo.
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Cividale del Friuli, 28 ottobre
2007 |
--PRC - circolo del Cividalese |