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Il tema della Sanità è
stato frequentemente oggetto di dibattito nella nostra città
e anche nelle ultime settimane non sono mancati sulla stampa
locale interventi e dichiarazioni circa la situazione e le prospettive
per l'ospedale di Cividale.
In questo senso ci ha particolarmente colpito una intervista
apparsa sul Messaggero Veneto in cui l'Assessore Regionale alla
Sanità propone di "riqualificare" l'ospedale
di Cividale realizzando in esso una struttura dedicata alla cura
degli anziani e dei malati cronici.
Il progetto, seppure in forma sommaria, ci è stato illustrato
mercoledì 8 settembre dall'Assessore Beltrame nel corso
di un incontro a Cividale con i rappresentanti cittadini dei
partiti che si riconoscono in Intesa Democratica.
Pur non essendo ancora noti tutti i dettagli della proposta crediamo
di avere individuato le linee generali di un intervento che si
preannuncia foriero di conseguenze negative per la sanità
cittadina e regionale.
Nel corso dell'incontro l'Assessore ha illustato la situazione
della sanità in Regione sottolineando quelli che, a suo
parere, sono gli aspetti più critici. Naturalmente ogni
qual volta si vuole assestare un colpo basso alla sanità
di questa o quella realtà territoriale non mancano i riferimenti
alla situazione economica della sanità regionale. Così
non si fa mai a meno di segnalare che la spesa sanitaria è
troppo alta, che il numero medio di posti letto è più
alto che nelle regioni contermini, che dei circa 5.920 posti
letto a disposizione in Regione ne sono mediamente occupati circa
3.500, che la spesa per la parte tecnico-amministrativa è
molto superiore alla media nazionale (in alcune realtà
addirittura superiore del 7% rispetto alle regioni vicine), e
si evita nel contempo di parlare di altre fonti di spreco quali
le due facoltà di Medicina, le due Cardiochirurgie, l'Agenzia
Regionale per la Sanità, ecc.
In questa situazione, nel corso dell'incontro con l'Assessore,
si è ribadito che in Regione servono 4.200 posti per acuti
e si è preannunciato il taglio di circa 1.800 posti letto.
Un secondo dato è stato fatto emergere durante l'incontro
e riguarda la necessità di una struttura protetta che
segua prima (es. in sede di diagnosi) e dopo (es. in sede di
riabilitazione) la persona anziana, la persona debilitata e il
malato cronico che attualmente, superata la fase acuta, si trovano
sostanzialmente "abbandonati" a sé stessi.
Da qui la proposta di creare a Cividale una struttura di circa
180-200 posti letto (circa 50 per l'area medica, da 25 a 50 per
l'area riabilitativa (neurologica e polmonare), circa 80 per
la RSA (comprensiva di hospice) in cui garantire alla day surgery
una attività di circa 1.500 interventi l'anno).
Per fare questo si prevede una ristrutturazione dell'esistente
con un utilizzo meditato dei padiglioni a disposizione (es. la
chiusura notturna di un padiglione riduce la spesa di gestione
del padiglione medesimo di circa il 50%, ecc.) e un consistente
intervento finanziario.
Non ci sembra che la proposta dell'Assessore garantisca un grande
futuro alla nostra struttura ospedaliera. Un primo limite balza
subito all'occhio:
- una day surgery dimensionata su 1.500 interventi l'anno è
antieconomica ed è destinata ad avere vita breve;
- non è stato chiarito se, per i pazienti sopra i 65 anni,
la day surgery cividalese sarà unica nell'azienda o conviverà,
come oggi, con una analoga struttura presente nel Santa Maria
della Miseriocordia a Udine (gli esiti di questa convivenza sono
stati, per l'ospedale di Cividale, disastrosi);
Ancora minori sono poi kl egaranzieper il futuro se continua
la sottrazione di risorse e strutture al poco che è rimasto.
Ma c'è una cosa che ci preoccupa molto ed è l'introduzione
di un elemento che, se confermato, rappresenterebbe una novità
dirompente nella organizzazione sanitaria regionale: il ventilato
ingresso dei privati nella gestione dell'ospedale darebbe il
via alla privatizzazione della sanità nella nostra Regione.
Siccome i fondi a disposizione non sono illimitati si propone
l'intervento dei privati come strumento per abbassare i costi
e migliorare l'efficienza della struttura ospedaliera.
Ci è stato proposto il seguente esempio: si potrebbe far
realizzare il parcheggio del nuovo ospedale di Udine a un privato
lasciando ad esso la sua gestione. Con questa operazione si taglierebbero
dalle spese per la nuova costruzione quelle per il parcheggio
e si libererebbero risorse per altri interventi più incentrati
sulla parte sanitaria. Un esempio chiaro e anche efficace che,
nelle sua semplicità nasconde una insidia: si vuole, usando
lo stesso esempio, fare entrare il parcheggiatore nel Consiglio
di Amministrazione dell'ospedale.
A Cividale si pensa di coinvolgere i privati nella realizzazione
di questa nuova struttura ("l'ospedale polifunzionale di
cure continue") e, anche se non è stato chiarito
bene in che modo, li si vuole fare entrare nella gestione.
Non ci convince la rassicurazione che la gestione della parte
sanitaria sarà sotto controllo pubblico (cosa vuol dire?),
non sappiamo se sarà realizzabile la proposta di far partecipare
alla gestione i Comuni del territorio (con quali fondi i piccoli
comuni delle Valli del Natisone potrebbero entrarvi?), ci preoccupa
il richiamo al coinvolgimento di istituzioni finanziarie nella
creazione di una fondazione che dovrebbe occuparsi di sanità,
ci inquieta il ventilato interessamento alla proposta dell'Assessorea
da parte di alcune cooperative e di un noto imprenditore italiano,
ci sgomenta l'idea che sulla salute dei cittadini possa aprirsi
un mercato che coinvolga istituzioni, servizio pubblico e interessi
privati, ...
Insomma un progetto pilota (parole testuali) che non smentisce
nulla di quanto detto in precedenza e che, a nostro avviso, è
nel solco di un processo in atto da anni di depotenziamento della
sanità pubblica regionale.
Con questo passaggio, coma già da noi ribadito, la tutela
della salute da diritto garantito dalla Costituzione si avvierebbe
a diventare una vera e propria merce, soggetta alle leggi del
mercato e alle attenzioni interessate di qualche Consiglio di
Amministrazione.
Perdere la salute come diritto dell'uomo e del cittadino per
riconquistarla come prodotto da acquistare sul mercato non è
certamente una prospettiva auspicabile.
Ci si dirà, come al solito, che il privato costa di meno
e garantisce più efficienza nel servizio e produce anche
degli attivi di bilancio.
Ma poi perché si deve affermare che solo l'intervento
del privato migliora l'efficienza e la redditività? Cosa
ci stanno a fare i manager pubblici? Per cosa li si è
pagati fior di soldi?
Molti esempi dimostrano che la privatizzazione dei servizi sociali
non produce alcun risparmio per l'Amministrazione Pubblica, determina
un aumento dei costi a carico dei cittadini, un servizio non
efficiente, peggiori condizioni di lavoro per gli operatori,
più sperequazioni, più precariato e in generale
una insufficiente qualità del servizio.
Poi ci sono alcuni interrogativi ineludibili.
Cosa succederebbe se la struttura ospedaliera di Cividale non
producesse utili? Verrebbero tagliati i rami secchi (i reparti
meno produttivi)? Verrebbero appianati i deficit attingendo,
come al solito, ai fondi pubblici? Il privato si ritirerebbe?
E con la privatizzazione il rapporto con i cittadini e le istituzioni
locali sarebbe ancora salvaguardato?
Infine un ultimo dato sconfortante: se si andrà a una
revisione della Legge Regionale 13, molto probabilmente lo si
farà sulla base di quanto tracciato dal Piano a Medio
Termine e dal progetto per Cividale. Insomma non è la
legge che determina le linee guida in sanità, ma l'esatto
contrario.
I ritardi legislativi che si stanno accumulando, le problematiche
legate alla sanità che si aggravano in tutta la Regione,
l'azione delle lobby politiche e mediche ci fanno temere che
la riforma della sanità regionale, se sarà fatta,
non farà che proseguire la politica sanitaria delle amministrazioni
precedenti.
Rifondazione Comunista a Cividale ritiene indispensabile un deciso
cambio di rotta con l'abbandono di qualsiasi progetto di privatizzazione
della sanità (a Cividale come altrove), con la riduzione
della spesa sanitaria fatta a partire da ben altre fonti di spreco
del denaro pubblico (i doppioni, le 2 facoltà di medicina,
.), ritiene indispensabile un vero cambiamento della legge
13/95 e sostiene la proposta di legge di riforma della sanità
che PRC si appresta a presentare in Consiglio Regionale.
Non intendiamo abbandonare la nostra battaglia a difesa della
sanità pubblica e di una sanità al servizio del
cittadino; nelle prossime settimane i primi appuntamenti.
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Cividale del Friuli, 10 settembre
2004 |
PRC - circolo del Cividalese |