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Il tema della Sanità è
stato frequentemente oggetto di dibattito nella nostra città
e anche nello scorso mese di agosto non sono mancati sulla stampa
locale interventi e dichiarazioni circa la situazione e le prospettive
per l'ospedale di Cividale.
In questo senso ci ha particolarmente colpito la proposta dell'Assessore
Regionale alla Sanità di "riqualificare" l'ospedale
di Cividale con la realizzazione di una struttura dedicata alla
cura degli anziani e dei malati cronici.
I dettagli del progetto saranno resi noti alla fine del mese
di settembre e aspettiamo un prossimo incontro con l'Assessore
per comprendere meglio le linee di un intervento che si preannuncia
foriero di conseguenze negative per la sanità cittadina
e regionale.
Crediamo che siano doverose alcune considerazioni.
Risulta
evidente che il progetto sulla sanità proposto a suo tempo
dal centro-sinistra cividalese è stato gettato nel cestino. Eppure quello presentato lo scorso mese di marzo
in una affollata assemblea cittadina al teatro Ristori non era
un progetto "rivoluzionario", quanto piuttosto una
proposta di minima e per di più in linea con la legislazione
regionale, volta a salvaguardare quello che restava dell'ospedale
di Cividale e a garantire un livello accettabile di servizi per
i cittadini del nostro territorio.
Da allora a oggi, nonostante autorevoli rassicurazioni, è
continuato il depotenziamento già in atto da anni, si
è trasferito il laboratorio di analisi del nostro Ospedale
e oggi giunge la proposta di realizzazione di un "ospedale
polifunzionale di cure continue" a gestione mista pubblico-privata.
L'ipotesi non è nuova e per certi aspetti ricorda le proposte-promesse
già fatte in passato e puntualmente non realizzate (ne
abbiamo sentite e viste tante che non ci stupiamo più
di nulla).
Ma la
cosa che più ci preoccupa è l'introduzione di un
elemento che, se confermato, rappresenterebbe una novità
dirompente nella organizzazione sanitaria regionale: noi riteniamo
che il ventilato ingresso dei privati nella gestione dell'ospedale
darebbe il via alla privatizzazione della sanità nella
nostra Regione.
Con questo passaggio la tutela della salute da diritto garantito
dalla Costituzione si avvierebbe a diventare una vera e propria
merce, soggetta alle leggi del mercato e alle attenzioni interessate
di qualche Consiglio di Amministrazione.
Cosa succederebbe se la struttura ospedaliera di Cividale non
producesse utili (cosa possibile, visti la concorrenza di altre
strutture ospedaliere e il piccolo bacino di utenza)? Verrebbero
tagliati i rami secchi (i reparti meno produttivi)? Verrebbero
appianati i deficit attingendo come al solito dai fondi pubblici?
Il privato si ritirerebbe? E con la privatizzazione il rapporto
con i cittadini e le istituzioni locali sarebbe ancora salvaguardato?
Ci si dirà, come al solito, che il privato costa di meno
e garantisce più efficienza nel servizio e produce anche
degli attivi di bilancio.
Molti esempi
dimostrano che la privatizzazione dei servizi sociali produce
un aumento dei costi a carico degli utenti, un servizio non sempre
più efficiente, peggiori condizioni di lavoro per gli
operatori e in generale una qualità del servizio non eccelsa.
E mentre sui giornali leggiamo queste proposte non sappiamo nulla
del Piano a Medio Termine che dovrebbe guidare la sanità
regionale nei prossimi 2-3 anni né sappiamo nulla sulla
promessa revisione della L.R. 13.
Anzi, la proposta per l'ospedale di Cividale diverrebbe lo strumento
per svincolare la struttura dal sistema sanitario regionale e
l'unica opzione praticabile per quel salvataggio della che alcuni
politici locali hanno promesso in campagna elettorale.
Perdere la salute come diritto dell'uomo e del cittadino per
riconquistarla come prodotto da acquistare sul mercato non è
certamente una prospettiva auspicabile. Senza contare che tutto
questo costituirebbe una truffa politica e un attentato ai principi
costituzionali, perpetrati proprio dalle forze che in Regione
si sono unite intorno a un progetto che prometteva una revisione
della legge 13/95.
I ritardi
legislativi che si stanno accumulando, le problematiche legate
alla sanità che si aggravano in tutta la regione, l'azione
delle lobby politiche e mediche ci fanno temere che l'eventuale
riforma della sanità regionale non farà che proseguire
la politica sanitaria delle amministrazioni precedenti.
Rifondazione Comunista a Cividale chiede al centro-sinistra regionale
un cambio di rotta con l'abbandono di qualsiasi progetto di privatizzazione
della sanità (a Cividale come altrove), denuncia le reali
fonti della spesa sanitaria finite fuori controllo in Regione
(i doppioni, le 2 facoltà di medicina,
.) e ribadisce
la validità del progetto sulla sanità del centro
sinistra cividalese e ritiene indispensabile un vero cambiamento
della legge 13/95 anche sulle direttrici che Rinascita-PRC
ha contribuito a tracciare e a indicare come le uniche praticabili.
Non dimentichiamo che la richiesta di revisione della legge è
stata avanzata in forma unanime dallo stesso Consiglio Comunale
di Cividale, su proposta del consigliere della lista Rinascita-PRC.
Infine, e solo per inciso, non ci piacerebbe scoprire che i partner
del centro-sinistra si vogliono divertire con le parole, giocando
sull'ambiguità del termine "revisione" per andare
a un aggiustamento legislativo contrario a quello da noi auspicato,
con connessa mercificazione dei diritti. Ognuno si assumerà
le sue responsabilità politiche.
Per quel che ci riguarda le proposte e la linea di condotta coerente
sin qui tenuta sono eloquenti.
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Cividale del Friuli, 4 settembre
2004 |
PRC - circolo del Cividalese |