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Dopo un lungo periodo di
attesa, torniamo nuovamente a parlare dell'ospedale di Cividale
e lo facciamo partendo dall'unico dato positivo che possiamo
ad oggi registrare: la sottoscrizione unanime in Consiglio Comunale
di una mozione che, in buona sostanza, richiede la revisione
della Legge Regionale 13, la cui applicazione è alla base
delle difficoltà in cui versa buona parte della sanità
regionale.
E' un fatto importante, che manifesta la consapevolezza generale
della grave situazione in cui versa la sanità regionale
e locale: la spesa sanitaria non è diminuita, l'efficienza
del servizio non è aumentata, sono cresciuti i disagi
ed è sempre più difficile garantire una adeguata
risposta alla domanda di salute che viene dai cittadini. Parlavamo
di necessità di revisione della Legge 13, ma, a breve
termine, non è previsto nessun intervento deciso in questa
direzione e il recente impegno espresso dalla Giunta Regionale
a non chiudere i piccoli ospedali non ci rassicura molto.
Il nostro timore è che nel frattempo continui il processo
di indebolimento di ciò che resta dei piccoli ospedali
e in questo senso le notizie che ci vengono da Cividale, come
da altre realtà, sono molto preoccupanti.
Il laboratorio di analisi che eseguiva analisi su campioni
provenienti anche dai distretti di Udine e di Tarcento è
in via di smantellamento. Le promesse di sviluppo e potenziamento
espresse solo 2- 3 anni fa sono state smentite dai fatti: la
parte di servizio dedicata alla microbiologia non c'è
più e, nonostante che per molte analisi le risposte vengano
consegnate in tempi nettamente più rapidi di quanto non
avvenga in altre sedi, il servizio è a serio rischio di
chiusura.
Il servizio di Endoscopia che fino a pochi mesi fa era
in grado di fornire un numero elevato di prestazioni (circa 2000
l'anno) rischia seriamente la chiusura. Oggi vieme garantita
una sola seduta la settimana e per di più limitata alla
esecuzione di gastroscopie, mentre per le analisi del colon bisogna
rivolgersi a Udine dove le liste di attesa, per carenza di organico,
sono lunghissime (fino a 8-12 mesi).
Il Pronto Soccorso non è ancora stato trasferito
nella sua sede definitiva nonostante i locali ad esso riservati,
dopo due profonde ristrutturazioni, siano già da tempo
disponibili. Il Pronto Soccorso è chiamato a svolgere
una importante funzione di filtro, ma è in grado di svolgere
adeguatamente queste funzioni solo se alle sue spalle, e lo diciamo
da tempo, c'è una rete qualificata di servizi e consulenze.
Intanto non mancano voci su una possibile riduzione della sua
operatività alle ore diurne che, se veramente realizzata,
determinerebbe in sostanza la sua chiusura.
Il servizio di Radiologia dal mese di novembre resterà
con un solo medico che, con ogni probabilità, verrà
mandato a Udine a colmare le carenze di organico del Santa Maria
della Misericordia. Intanto, fin che dura, si continua a lavorare
con macchinari obsoleti di cui già da tempo è stata
richiesta la sostituzione.
Il servizio di Cardiologia ha ridotto in 10 anni di circa
il 30% il numero di prestazioni erogate.
Il servizio di RSA contribuisce a sollevare le famiglie
che hanno in cura anziani malati, ma non risponde in modo adeguato
alle esigenze di cura di pazienti anziani dimessi precocemente
o sottoposti a terapie chirurgiche. Questi pazienti spesso hanno
recuperi lenti e richiedono una assistenza infermieristica, medica
e assistenziale molto impegnativa, che può essere garantita
solo da una struttura sanitaria che prevede cure ad alta intensità.
E potremmo andare avanti parlando della demotivazione del personale,
delle richieste di trasferimento ad altra sede o funzione, dei
pensionamenti anticipati, delle mancate sostituzioni di personale,
delle promesse di potenziamento che vengono formulate ad ogni
occasione e che puntualmente vengono non mantenute ...
Se Cividale piange, Udine non ride: parlavamo delle lunghe liste
di attesa per analisi di routine, ma a queste bisogna aggiungere
le difficoltà di molti altri reparti. L'ospedale Santa
Maria della Misericordia è diventato un ospedale di I
livello in cui si curano principalmente le patologie più
semplici (quelle per intenderci che in passato erano trattate
nei piccoli ospedali periferici). Ci troviamo di fronte al controsenso
di un ospedale di Rilievo Nazionale e di Alta Specializzazione
che si trova a fare la medicina minore e che vede il suo ruolo
ridimensionato dall'invadenza della Facoltà di Medicina.
Oggi a Udine è la Facoltà di Medicina che svolge
il II livello (gli interventi più sofisticati) e che ha
tutto l'interesse a dequalificare il Santa Maria della Misericordia.
Cosa fare nell'immediato? Non crediamo sia realistico sperare
in un ritorno al passato e non vediamo nell'immediato la possibilità
di un recupero di tutto quello c'era a Cividale. Con pari franchezza
diciamo anche che l'ipotesi di un ospedale transfrontaliero,
per quanto accattivante, non ci sembra concretizzabile a breve,
sempre che sia realmente praticabile (pensiamo solo ai problemi
organizzativi che sorgerebbero nella gestione di ammalati di
lingua diversa e che fanno riferimento a sistemi sanitari diversi).
Crediamo sia più realistico intervenire su punti più
limitati, che però blocchino lo smantellamento dell'ospedale
e lascino aperta la prospettiva futura di una possibile inversione
di tendenza. In questo senso crediamo sia ad esempio utile potenziare
la day surgery (piccoli interventi chirurgici a decorso post
operatorio breve di tipo ortopedico, ginecologico, urologico,
...), facendo in modo che serva anche all'ospedale di Udine allegerendone
il carico di lavoro. Sarebbe importante che questo servizio venisse
svolto da un nucleo medico stabile e ad esso interamente dedicato.
Crediamo sia fondamentale poi salvaguardare e potenziare il servizio
ambulatoriale già oggi presente nel settore medico, chirurgico,
ortopedico, pediatrico, ...
Tutto questo naturalmente non può prescindere dalla revisione
della legge 13, dall'eliminazione dei doppioni, da una promozione
e rivalutazione della sanità pubblica, da una politica
sanitaria che non consideri la salute una merce, da una politica
regionale che non privilegi un territorio rispetto a un altro
solo perché elettoralmente più importante o più
rappresentato in Consiglio Regionale, da una presa in esame seria
del problema delle due facoltà di Medicina, ...
Rischieremo di ripetere cose che, inascoltati, diciamo già
da tempo e lo diremmo in una situazione politica in cui le forze
che, a suo tempo, realmente si sono battute contro la legge di
riforma sanitaria regionale, risultano essere minoritarie anche
all'interno della maggioranza che attualmente governa la Regione.
Insomma temiamo che le esigenze di bilancio, la visione aziendalistica
della sanità, la sostanziale intangibilità dei
centri di potere forti (leggi università), alla fine producano
cambiamenti più di facciata che di sostanza.
Speriamo di sbagliarci.
la
redazione del sito