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Riparliamo ancora dell'ospedale
di Cividale! E' di pochi giorni fa la notizia di un sopralluogo
in ospedale dei direttori generali delle Aziende Sanitarie del
Santa Maria della Misericordia e del Medio Friuli accompagnati
dal Sindaco di Cividale Vuga e dal Presidente della Commissione
Sanità del Consiglio Regionale.
Che cosa poteva emergere da questa incursione? Il solito "Tutto
va bene! Non c'è alcun problema". I lavori procedono:
il Pronto Soccorso, nonostante l'errore di realizzazione, è
perfettamente agibile (è bastato chiedere una italianissima
deroga), sono stati svolti alcuni interventi di messa in sicurezza
(cosa a nostro avviso normale e non bisognosa di una particolare
sottolineatura), si sta preparando il trasferimento del distretto
dall'attuale sede di via Cavalieri del Lavoro al padiglione est,
si pensa all'attivazione di alcuni posti letto per malati terminali
e poco altro. Eppure i conti non ci tornano. Eh sì! Perché
se guardiamo quanto sta succedendo all'ospedale di Cividale notiamo
che il degrado del servizio ospedaliero sta continuando: la reperibilità
di radiologia non esiste più (non c'è più
il tecnico di radiologia) con conseguente minor utilizzo di altre
professionalità mediche, non c'è più la
reperibilità dei chirurghi, si sta preparando la chiusura
notturna del Pronto Soccorso, la tanto strombazzata telemedicina
è morta prima di nascere, in via di "riorganizzazione"
è pure il servizio di day-surgery. La parola riorganizzazione
l'abbiamo messa fra virgolette per il particolare significato
che questo termine ha assunto presso i responsabili della sanità
in regione: riorganizzazione = chiusura morbida (vedi, solo per
citare un caso, quanto successo al Gervasutta).
Ma soffermiamoci un po' su quanto sta succedendo nel comparto
operatorio di Cividale. Diciamo subito che si tratta di un reparto
di piccole dimensioni con pochi chirurghi (3 su un organico che
ne prevedeva almeno 7) e circa una decina di infermieri professionali.
Eppure si tratta di un reparto che, nonostante tutto, è
riuscito a mantenere una elevata efficienza garantendo nel 2001
circa 1000 interventi in sala operatoria, 750 prestazioni chirurgiche
ambulatoriali, 140 prestazioni chirurgiche per il Pronto Soccorso,
90 prestazioni urologiche, 650 eco color doppler, 2400 prestazioni
endoscopiche e a tutto ciò bisogna aggiungere 1 migliaio
di visite, consulenze ecc.
Un risultato positivo reso possibile principalmente dalla lunga
esperienza di lavoro comune maturata dall'equipe che lavora a
Cividale. Ma tutto ciò sta per finire con lo smembramento
dell'equipe chirurgica di Cividale e l'arrivo nell'ospedale di
Cividale di personale proveniente da Udine.
Situazione non nuova, perché anche adesso su malati inviati
a Cividale dal Santa Maria di Udine operano medici di Udine,
che però hanno il vantaggio di trovare in sala operatoria
dei pazienti "preparati" all'intervento dal personale
di Cividale. L'efficienza della Day Surgery di Cividale (superiore
di un buon 25% rispetto al Santa Maria della Misericordia) ha
permesso di ridurre le liste di attesa a Udine, ma ha avviato
paradossalmente la "riorganizzazione" del servizio
a Cividale.
Colpisce un primo dato di fatto e cioè il ruolo sempre
più marginale riservato ai medici di Cividale (non possono
operare i malati provenienti dal Santa Maria della Misericordia)
quasi si volesse dire loro: "i malati di Udine sono cosa
nostra! Se volevano farsi operare da voi venivano direttamente
a Cividale senza passare prima per Udine". Il secondo fatto
che colpisce è lo smembramento dell'equipe di chirurghi
che operava a Cividale. I medici lavoreranno con tre primari
diversi in due dipartimenti diversi. Il tutto in un quadro di
una proclamata volontà di potenziamento della Day Surgery,
che appare molto aleatoria (sarà attiva solo due giorni
alla settimana) e, crediamo, anche difficilmente sostenibile
in termini economici. Poi c'è la contraddizione fra volontà
di potenziamento della day surgery ed eliminazione della reperibilità.
Ricordiamo che alla Day Surgery possono accedere solo pazienti
con alcune caratteristiche: devono essere fondalmente sani (es.:
non cardiopatici), devono avere qualcuno in casa che possa eventualmente
prestare assistenza nelle prime fasi dopo la dimissione, devono
essere domiciliati relativamente vicino alla struttura ospedaliera
(a meno di 30 minuti di distanza), devono essere dimissibili
la sera stessa dell'intervento. Ecco il nocciolo del problema!
E se la sera non stanno bene che si fa? Il medico reperibile
non c'é. Per i malati operati a Cividale residenti attorno
ad Udine non è un problema, avranno come riferimento la
Chirurgia di Udine. Quelli operati a Cividale e residenti nelle
Valli a chi si rivolgeranno? A Udine pure loro? Sì, anche
perché il Pronto Soccorso a Cividale (lo sanno tutti anche
se nessuno vuole dirlo) è in via di chiusura notturna.
Insomma non c'è nessun segnale positivo e le chiacchere
sui giornali sono pura cortina fumogena. A Cividale si prepara
il vuoto: un poliambulatorio sul tipo di quello che c'è
a Manzano un pochino più accogliente e un po' più
grande, ma niente di più. Cividale insomma rischia di
fare la fine di Codroipo e non ci consola sapere che anche per
il Santa Maria della Misericodia si sta avviando un processo
di Cividalizzazione. Il problema è sempre rappresentato
dalla facoltà di Medicina che costa troppo. Cosa fare
allora? O si reintroducono i ticket (crediamo sia solo questione
di tempo), o si chiude la facoltà di Udine (un centro
di potere ora inattaccabile), o si continua nella devastazione
delle strutture ospedaliere. Il Santa Maria ha tutta l'aria di
essere la prossima vittima e ci sembra inevitabile il suo declassamento
a ospedale di primo livello. Via quindi tutta la specialistica
(che passerebbe all'Università che, detto per inciso,
ha l'obbligo dell'insegnamento, ma non quello dell'assistenza),
ulteriore calo dei posti letto, ecc.
E mica risparmiano! Non solo le spese aumentano, ma pure gli
sprechi continuano: soldi a pioggia sui direttori generali e
a cascata sui loro collaboratori, si parla di miliardi spesi
in consulenze specialistiche (fra i beneficiari anche un ex-assessore
regionale), si parla di acquisti non sempre chiari e trasparenti
con il centro unico di acquisti sempre più struttura incontrollabile
(voci insistenti parlano dell'acquisto senza bando di gara di
attrezzature mediche per miliardi). E il servizio non migliora,
anzi le liste di attesa si allungano, la gente non sta meglio,
i servizi sul territorio arrancano, ecc...
Basta, non andiamo avanti anche perché rischiamo di ripetere
le solite cose. I giochi ormai sono fatti, non crediamo ci siano
grosse prospettive per Cividale, nè per Maniago, nè
per gli altri piccoli ospedali. E la nostra non è una
battaglia solo per l'ospedale di Cividale (cerchiamo di vedere
un po' più in là delle piccole cose locali), ma
per una sanità diversa in tutta la regione, più
al servizio dei cittadini e meno al servizio dei vari potentati
medici, ecc. La battaglia è contro la devastazione della
sanità pubblica, per una sanità non aziendalizzata,
per la difesa del diritto (costituzionalmente garantito) alla
salute; molta gente forse non capisce esattamente la posta in
gioco fino a che non è toccata direttamente dal problema,
c'è in molti l'idea che la sanità pubblica sia
inefficiente di per sé, c'è disinformazione, ...
Noi continuiamo a combattere per una sanità diversa e,
scusateci la citazione, resistiamo.
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Cividale del Friuli,
25 gennaio 2002 |
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