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dossier sanità

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ospedale di Cividale:
cosa sta succedendo?

breve inchiesta sulla situazione
della Sanità a Cividale

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circolo del Cividalese

Ritorniamo ancora una volta a parlare di ospedale e di sanità pubblica a Cividale e lo facciamo in un momento in cui crediamo siano ancora più forti i segnali di un ulteriore impoverimento dei servizi sanitari presenti nel nostro territorio. Fino a pochi giorni fa si è parlato dell'accorpamento dell'ospedale di Cividale con l'ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine come di una occasione per "rilanciare" o salvare la nostra struttura ospedaliera, ma sempre più forte è il sospetto che questa operazione altro non sia che l'ennesima manovra per depotenziare ulteriormente ciò che rimane dell'ospedale stesso. Continuiamo a parlare di ospedale, ma crediamo sia opportuno chiarire ancora una volta che quello che sopravvive oggi a Cividale non è una struttura ospedaliera, ma un qualcosa di non ben definibile che ci ostiniamo a chiamare ospedale più per abitudine che per altro. Cosa c'è oggi a Cividale? C'è un'area chirurgica (alle dipendenze dell'ospedale di San Daniele) che svolge attività di chirurgia, di ortopedia, di ginecologia e anestesia e un'area medica (alle dipendenze dell'ospedale di Udine) da cui dipendono il laboratorio di analisi, la medicina vera e propria e il pronto soccorso. Già la presenza di due entità diverse (ospedale di San Daniele e ospedale di Udine) lascia un po' perplessi se non altro per i problemi organizzativi che questa coesistenza può creare in due strutture che non possono essere funzionalmente separate. Perché questa doppia presenza? Ufficialmente questa situazione è stata imputata alla volontà di graduare nel tempo l'operazione di accorpamento e renderla così meno complicata e, anche se più volte si è ribadita la volontà di aggregare a Udine anche l'area chirurgica, non possiamo non pensare che dietro la scelta dei due tempi forse non ci sono motivazioni tecniche (le modeste dimensioni dell'area chirurgica non avrebbero comportato grossi impegni nell'accorpamento) quanto piuttosto la volontà di prendere ancora tempo impoverendo ulteriormente, se possibile, la qualità dei servizi erogati. Non mancano alcuni dati di fatto che comprovano questa volontà di depotenziare la struttura ospedaliera:
- la trasformazione della medicina da struttura operativa complessa (retta da un primario) a unità semplice (senza primario, con pochi medici e con un medico a coordinare il lavoro);
- la mancata valorizzazione dell'area chirurgica (day surgery) che pur lavorando bene (riesce a svolgere annualmente circa 300 interventi chirurgici, 500 ginecologici e 200 ortopedici), è utilizzata solo un giorno la settimana;
- la mancanza consolidata di medici-anestesisti che ha visto fino a poco tempo fa un medico-anestesista trovarsi nelle condizioni di dover garantire contemporaneamente l'attività di day surgery e le eventuali urgenze;
- l'avanzamento dei lavori di ristrutturazione dell'ospedale (spesa prevista 18 miliardi) con la sempre più evidente volontà di potenziare solo le strutture pertinenti alla R.S.A.;
- l'elevata probabilità che i medici dell'area chirurgica a breve non svolgano più attività a disposizione della struttura di Cividale;
- l'affidamento in convenzione delle attività ambulatoriali che attualmente si svolgono a Tarcento e a Codroipo (a carico di San Daniele e che sono state svolte anche da medici di Cividale) a medici dell'ospedale di Udine con inevitabile aumento di costi a carico dell'ospedale di San Daniele.
Appare sempre più evidente l'assenza di un qualsisi progetto per la struttura ospedaliera di Cividale che non sia la chiusura e, nonostante l'accorpamento con Udine, non decolla nemmeno l'idea spostare a Cividale quel carico di piccoli interventi che ora gravano su Udine. Significativo è poi il palleggiamento di responsabilità fra San Daniele e Udine sul problema degli anestesisti e solo da poco Udine si è assunta l'onere di garantire un anestesista-rianimatore per le urgenze (il Pronto Soccorso si fa carico delle urgenze e il Pronto soccorso dipende da Udine). La soluzione adottata (dopo una breve sperimentazione che ha creato situazioni paradossali e ritardi incredibili) è la tipica soluzione insostenibile economicamente e che prefigura ulteriori tagli. Si è deciso cioè di preparare a Udine un'ambulanza con rianimatore a bordo che in caso di necessità è in grado di arrivare a Cividale e garantire un soccorso rapido ed efficace. Ma per fortuna a Cividale le urgenze non sono molte e il costo del servizio, almeno nei termini sopra descritti, rischia di essere prossimo al miliardo annuo. Un costo insostenibile che determinerà la riduzione del servizio e giustificherà la probabile chiusura del pronto soccorso la notte (magari riservando al medico di guardia una azione di primo soccorso e mobilitazione dei medici a disposizione). Intanto, per permettere ai lavori di avanzare, si preparano nuovi spostamenti di reparto: sicuramente verrà spostata la medicina e probabilmente il nuovo spostamento deteminerà una nuova riduzione di posti letto in una struttura che ne ha già una disponibilità esigua. Il Piano dei lavori di ristrutturazione non prevede il potenziamento dell'area chirurgica e questo è un ulteriore segnale di smobilitazione della struttura anche perché, se quest'area non crescerà, sarà destinata a chiudere e con la sua chiusura tutta la struttura attualmente ancora in piedi non reggerà più. Mentre succede questo, e a poche settimane dalla visita a Cividale dell'Assessore Regionale alla Sanità Tondo, il quadro che si presenta non induce all'ottimismo. Già si parla di ulteriori tagli alla sanità in Regione, di privatizzazioni, di assicurazioni sanitarie. Naturalmente a farne le spese saranno gli ospedali più piccoli e i veri centri di spesa (2 Facoltà di Medicina, l'Agenzia Regionale per la Sanità, i reparti doppione, i manager, ecc.) non saranno toccati. Sempre più evidente è il fatto che i tagli indiscriminati nel settore della sanità hanno determinato un aumento dei costi e questo avviene mentre manca una vera politica regionale per la sanità che tenga conto delle caratteristiche del territorio, delle necessità delle popolazioni, della situazione epidemiologica, ecc. Invece, negli ultimi anni, abbiamo visto svolgersi una guerra miope fra potentati sanitari in cui tutti erano contro tutti per ricavare finanziamenti, potenziare la propria struttura di riferimento, aumentare il prestigio, ecc. La spesa sanitaria, nonostante le rassicurazioni quotidiane di questo o quel personaggio politico, sta sfuggendo di mano e non possiamo escludere che il processo di "cividalizzazione degli ospedali" (impoverimento progressivo dell'offerta e svuotamento lento delle strutture) investa altre strutture ospedaliere regionali. E mentre la barca sanità sta affondando si continuano, almeno a Cividale, a spendere soldi per interventi di ristrutturazione mastodontici senza che nessuno sia in grado di dire chiaramente cosa si vuole fare della struttura così rinnovata. E mentre pare non manchino soldi per l'avanzamento di queste opere, non si trova il denaro per rinnovare la dotazione strumentale, anche elementare, dei reparti ancora attivi (una semplice occhiata ad alcuni macchinari del reparto di radiologia è sufficiente per constatare lo stato di senescenza di alcune attrezzature) e addirittura può mancare l'autoclave (costo pochi milioni di lire) per la sterilizzazione di molti strumenti medici. Ma a quale pro si ristruttura l'ospedale di Cividale? Non riusciamo a capirlo e l'ipotesi di una possibile svendita della struttura ospedaliera ad una cordata di privati per farne una clinica privata convenzionata non appare più tanto peregrina. Se, alla mancanza di un ospedale, aggiungiamo le difficoltà dei servizi sanitari sul territorio (inadeguati per la configurazione stessa di un territorio che appare frazionato in molte piccole realtà spesso anche isolate) e i problemi di alcuni servizi assistenziali, ecco che possiamo concludere di trovarci in presenza di un quadro drammatico in cui non possono che crescere sfiducia e rabbia per l'inadeguatezza di una politica sempre più lontana dalle esigenze dei cittadini e sempre più fatta di nulla, a Cividale come altrove.

Cividale del Friuli, 14 marzo 2001 

PRC - circolo del Cividalese

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